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N. 5 / 2024

Acquisizione il tormentone del secondo millennio

Al Plurale Online Acquisizione UBI

di Nino Lentini •

Procede, ed anche in modo piuttosto spedito, l’acquisizione materiale di UBI BANCA. Trattative serrate che mettono in evidenza la volontà di Intesa Sanpaolo, di concludere, prima possibile questa pratica che vede scomparire, in modo definitivo, una delle più grosse banche italiane, la quarta per la precisione. Stiamo parlando di una banca che riuniva al suo interno altri istituti di credito che nel tempo l’hanno composta. Ricordiamo la banca Carime e la banca Popolare Commercio Industria che insieme alla Banca Popolare di Bergamo, davano origine ad una sola banca denominata BPU (Banche Popolari Unite) ed infine l’unione con la Banca Popolare di Brescia che portava alla costituzione di UBI, Unione delle banche Italiane. Anche se la costituzione di questa banca risale solo a qualche decennio, con l’operazione di acquisizione da parte di Intesa San Paolo, sono stati cancellati oltre duecento anni di storia. Banche che hanno operato nei territori con la massima attenzione verso di essi e quindi verso il popolo degli imprenditori, degli artigiani, delle massaie, degli studenti, degli operai, degli impiegati, degli stockholder.

C’era un rapporto di grande fiducia e stima tant’è che ogni qual volta la gente aveva bisogno, prima di fare un qualunque passo per un eventuale investimento o per la necessità familiare di dover richiedere un finanziamento, veniva presso le filiali per chiedere consiglio ed aiuto. I dipendenti, di volta in volta, davano loro i migliori suggerimenti per fare fronte alle proprie esigenze, sempre con grande rispetto ed attenzione per gli interessi della persona ma senza, nel contempo, creare alcun nocumento alla banca per cui lavorava. Tutto ciò creava un feeling fra lavoratore e cliente che associato al rispetto e alla stima reciproca, portava la clientela a rafforzare e fidelizzare il rapporto con la banca.

Oggi spesso, si cambia casacca, per cause di forza maggiore, e questo a lungo andare non può che creare disorientamento, non solo fra i dipendenti, ma anche e soprattutto fra la clientela. Oggi vedi un marchio sopra la banca di riferimento, dopo qualche tempo ne vedi un altro e anche se i dipendenti sono sempre quelli il cliente si domanda cosa sta succedendo, ma alla fine ci fa l’abitudine e va avanti di nuovo come se nulla fosse successo.
In effetti nulla è successo se non che una banca ne ha acquisito un’altra. Passa un poco di tempo, ma non tanto, e di nuovo sopra la porta di quella banca il cliente vede un nuovo marchio. Per un momento rimane sconcerto, convinto di avere sbagliato, ma poi si da un pizzicotto, si desta, si accorge di essere nel giusto ed entra, ancora leggermente timoroso ed incerto, per fare le sue operazioni e vede sempre lo stesso personale, che lo accoglie con il solito sorriso e garbo (a volte capita di notare l’assenza di qualche dipendente e nel domandare che fine abbia fatto gli viene spiegato che è solamente andato in prepensionamento come del resto è successo a molti altri). Il cliente quindi si tranquillizza e prosegue nel fare le sue cose, consapevole che ancora una volta vi era stata un’altra acquisizione e quindi il marchio era stato cambiato con uno nuovo. Questo stato di cose oramai va avanti da qualche decennio. Con cadenza quasi annuale, una banca ne acquisisce un’altra o cerca altri partner per potersi rafforzare ed affrontare in modo più sereno le esigenze del mercato, sempre più difficile ed intransigente. Sembra, insomma, che questa faccenda delle acquisizioni con la scusa delle esigenze di mercato debba essere come la tela di Penelope che non arriva mai alla fine. In tutte le cose ci deve essere necessariamente un inizio ed una fine. Anche le rette parallele, alla fine hanno un punto d’incontro) si incontrano infatti all’infinito.

Nella fattispecie avremo raggiunto l’infinito o dovremo ancora assistere a questo mercato che non fa altro, a mio modo di vedere, che distruggere invece che costruire? Distrugge posti di lavoro, (circa settantamila i posti bruciati nel settore bancario) distrugge sentimenti, distrugge il rispetto, distrugge la dignità, si cancellano centinaia di anni di storia lasciandosi dietro solo macerie. Penso sia arrivato il momento di dare a tutti, perché questo non è solo il mondo dei bancari ma di tutti, un segnale di serenità, di tranquillità e di rispetto.

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