di Mario Caspani •
Che la vita ne sia piena, di contraddizioni, è un dato di fatto, a partire dall’auspicio che si ripete ad ogni capodanno “anno nuovo, vita nuova” per poi accorgersi che in fondo nulla cambia, restano solo i buoni propositi che spesso durano solo lo spazio di una brinata mattutina.
La cronaca di questi primi caotici giorni dell’anno ce ne ha dato numerose e a volte eclatanti prove in diverse situazioni. Che dire, ad esempio, della levata di scudi contro le mire statunitensi sulla Groenlandia? Si può essere d’accordo o meno sui toni, modalità e contenuti delle pretese trumpiane, ma fa sorridere vedere leader di varie nazioni appellarsi al sempre più fantomatico “diritto internazionale” per difendere che cosa? Un possesso coloniale, che dura ormai da 3 secoli, da parte di una piccola nazione su una popolazione di poco più di 50 mila anime sperdute tra i ghiacci di quella che mille anni fa venne battezzata “terra verde” (a tal proposito, chi dice che il riscaldamento globale sia questione dei giorni nostri e colpa dell’umana attività dovrebbe farci una piccola riflessione…). Insomma, per anni ci hanno riempito la testa di sensi di colpa perché noi, occidentali, europei, civilizzati, abbiamo bellamente sfruttato paesi arretrati, il colonialismo è costantemente additato come una delle peggiori nefandezze umane e ora che succede? Facciamo retromarcia e difendiamo lo status quo perché il ciuffo biondo amerikano ha delle pretese? Boh.
La voce contraria che più mi ha stupito e divertito è stata quella del presidente francese, sempre pronto e “volenteroso” (potevano lui e Starmer inventarsi un termine meno ridicolo), che sembra abbia affermato tutto il suo sdegno per questa forma di neo colonialismo. Detto da lui??? Cioè dal presidente di quella nazione che detiene il record di fusi orari al mondo grazie ai possedimenti d’oltremare, o che impone ancor oggi una rigida forma di colonialismo economico a molti paesi africani costringendoli all’utilizzo del franco coloniale (cambio fisso parità con l’euro) quale moneta ufficiale.
Seguo con apprensione l’evolversi dei fatti in Iran. Il regime teocratico, in piena crisi economica e politica, sta reagendo con grande violenza alle proteste popolari che sconvolgono tutte le principali città, si parla di migliaia di morti e decine di migliaia di arresti. Seguo con altrettanto stupore la completa mancanza di solidarietà verso quella popolazione da parte dei nostrani professionisti della protesta, sempre pronti a incendiare le piazze, sfasciare vetrine e mandare forze dell’ordine all’ospedale per ogni causa “giusta”. Non ho visto una scuola, un’aula universitaria “okkupata” per protesta/solidarietà. Non ho visto una femminista, che sia una, lamentarsi per la negazione di ogni diritto alle donne iraniane, incarcerate e a volte uccise solo per aver messo il velo in modo sbagliato. Quel velo che una nota politica italiana, in visita alcuni anni fa a Teheran in veste di commissario europeo, sfoggiava compiaciuta.
Non ho sentito una sillaba profferita dell’ex eco fanatica svedese, riciclatasi ora pro-pal. Intendiamoci, giusto denunciare gli eccessi sanguinosi compiuti da Israele sul popolo di Gaza (spesso ostaggio di Hamas), ma secondo recenti studi esistono al mondo in questo momento 52 conflitti armati, con ammazzamenti e stragi di civili, non solo truppe militari. La domanda è, perché ci si mobilita all’infinito solo per uno di questi? Perché, ad esempio, non si parla anche, se non in “brevi di cronaca” dei quotidiani rapimenti, stupri, ammazzamenti perpetrati ai danni delle popolazioni cristiane in Africa?
Qualche domanda me la faccio a volte anche sul comportamento del fu più grande sindacato italiano. Ho scritto “fu” perché se è vero che l’ultimo sciopero generale proclamato ha avuto adesioni inferiori al 10%, beh, qualche domanda me la farei, così come mi chiederei che senso ha inseguire a colpi di massimalismi politici le posizioni delle USB rompendo l’unità con le altre sigle storiche, ma vabbè, ognuno ha la sua fede politica.
Suona però stonato il fatto che non sia stato fatto nemmeno uno sciopero in questi anni per combattere lo smantellamento del fu (anche qui “fu”…) più grande gruppo industriale automobilistico (e dell’indotto) italiano, mentre ogni motivazione di natura politica risulti buona per mobilitare le piazze. Ultimo caso eclatante l’appoggio al regime di Maduro con la tragicomica affermazione che mentre noi in Italia viviamo (neanche il condizionale è stato usato) in un regime autoritario, il caudillo venezuelano era stato democraticamente eletto! (ovviamente senza la doverosa precisazione che i brogli furono così evidenti che pochissimi paesi hanno riconosciuto il regime, tanto che la principale oppositrice si è vista assegnare il Nobel per la pace).
Non sono un esperto di geopolitica, anzi, non lo sono di nulla, mi limito a farmi domande che spesso non trovano risposte nemmeno con la buona volontà di documentarsi, tante sono le opinioni in materia, quasi sempre condizionate dalla visione politica di chi le espone.
Mi limito a rilevare che, per tanti, troppi argomenti, parafrasando Mogol e Battisti, si potrebbe canticchiare “tu chiamale, se vuoi, contraddizioni…”.










