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Sicurezza sul lavoro

(Un’emergenza che riguarda tutti)

di Nino Lentini •

La sicurezza sul lavoro non è più un tema di nicchia, ma riguarda ogni ambiente professionale, dall’impiegato che lavora al computer all’operaio che solleva pesi in un cantiere. La sicurezza sul lavoro continua a essere una delle grandi sfide del mondo occupazionale italiano e non solo, e non riguarda esclusivamente chi lavora nei cantieri o nelle fabbriche, ma anche uffici, scuole e ospedali, ambienti apparentemente sicuri che in realtà non lo sono affatto. I numeri lo confermano: ogni anno in Italia si registrano centinaia di migliaia di infortuni sul lavoro e migliaia di casi mortali. Secondo i dati INAIL 2024 si contano circa 590 mila denunce di infortunio e oltre 1.200 decessi.

Un bilancio così nefasto merita una profonda riflessione. Un altro dato che colpisce riguarda le malattie professionali, con circa 88 mila nuove denunce nel 2024, il livello più alto degli ultimi cinquant’anni e in crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Questo aumento riflette una maggiore attenzione verso patologie come i disturbi osteo-muscolari, i problemi del sistema nervoso e altre condizioni croniche legate all’attività lavorativa.

L’ufficio viene spesso escluso dal dibattito sulla sicurezza, ma rappresenta invece una fonte di problemi crescenti per la salute. Posture scorrette, uso prolungato del computer, sedute non adeguate ed elevati carichi e ritmi di lavoro sono tra le principali cause di disturbi cronici. Le patologie più denunciate oggi sono infatti quelle muscolo-scheletriche, i disturbi visivi e lo stress da lavoro correlato. Non si tratta quindi di incidenti improvvisi, ma di danni progressivi che incidono sulla qualità della vita e sulla produttività.

Nei settori ad alto rischio, come l’edilizia, il manifatturiero e i trasporti, il pericolo è più evidente e spesso più grave. L’industria manifatturiera continua a essere tra i comparti con il maggior numero di infortuni denunciati, mentre l’edilizia resta uno dei settori più colpiti dagli incidenti mortali. In questi ambiti la prevenzione passa dall’uso corretto dei dispositivi di protezione individuale, dalla formazione continua e dal rigoroso rispetto delle procedure di sicurezza. Come detto in precedenza, il fenomeno non è solo italiano.

In Europa si registrano ogni anno circa 3 milioni di infortuni non mortali e oltre 3.000 decessi sul lavoro, a dimostrazione del fatto che la sicurezza resta una priorità irrisolta anche nei Paesi più avanzati. Dietro ogni statistica ci sono persone, famiglie e comunità. Anche se l’incidenza dei decessi sul lavoro in Italia è lentamente diminuita negli anni grazie alle politiche di prevenzione e controllo, i dati assoluti restano molto significativi e dimostrano che ogni giorno lavorativo può comportare rischi reali che devono essere affrontati con strumenti concreti.

In Italia il quadro normativo è solido e fa riferimento al Decreto Legislativo 81/2008. Tuttavia, i dati dimostrano che le leggi da sole non bastano. Serve una vera cultura della prevenzione, basata su formazione, responsabilità e attenzione quotidiana. Il datore di lavoro deve garantire ambienti sicuri, ma anche i lavoratori sono chiamati a fare la propria parte, applicando con attenzione le regole di sicurezza. La sicurezza sul lavoro non deve essere considerata un costo, ma un investimento. Dall’ufficio al cantiere, lavorare in ambienti sicuri significa salvare vite umane, ridurre i costi sociali e costruire un futuro lavorativo più sostenibile. Perché tornare a casa sani e salvi non dovrebbe essere una notizia, ma la normalità.

Bisogna lottare tutti insieme, facendo il massimo sforzo, ognuno per la propria parte e competenza — aziende, lavoratori e sindacati — affinché tutti i luoghi di lavoro siano tranquilli e sicuri. Solo così nei notiziari non si dovranno più sentire annunci di tragedie avvenute nei posti di lavoro, ma soltanto notizie positive sui traguardi raggiunti.

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