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Il peso del diritto internazionale e delle organizzazioni mondiali per l’equilibrio nei rapporti tra gli stati

di Brunella Trifilio •

Il concetto di comunità internazionale, come insieme di Stati e loro associazioni costituite per raggiungere obiettivi politici, economici e sociali condivisi, possiede un contenuto valoriale non sempre percepito nella sua interezza. Eppure, il grande valore del senso di appartenenza alla comunità internazionale e del suo operato tangibile a beneficio dei popoli è concretamente riscontrabile nel sostegno alla pace e alla democrazia che abbiamo voluto costruire insieme, dopo le tante divisioni che hanno preceduto il secondo conflitto mondiale.

Le organizzazioni internazionali, nate dall’esigenza di costruire insieme la pace duratura nella prosperità, hanno accompagnato uno sviluppo inclusivo mai circoscritto ai soli promotori, ma largamente esteso a tutti i cittadini del mondo, anche a quelli delle aree geografiche svantaggiate. Un impegno allo sviluppo allargato ed equilibrato tra popoli, anche molto diversi, progettato sul solido basamento del diritto internazionale, non solo sui grandi valori dell’umanità. Fondamento delle comunità internazionali è proprio il diritto internazionale, con l’insieme delle sue norme consuetudinarie (generali) e convenzionali (particolari) che aiutano i popoli a relazionarsi correttamente tra loro nonostante le differenze politiche, religiose, culturali, etniche. Nel parlare di comunità internazionale parliamo dunque di concretezza, di leggi, di azioni pubbliche per il bene comune, non solo di grandi ideali che ambiscono alla buona vita dei popoli. La Costituzione italiana, (attraverso l’articolo 10, comma 1 e l’articolo 87, comma 2) consente di adeguare il diritto italiano alle regole della comunità internazionale.

Se i destinatari delle norme consuetudinarie sono tutti i membri della società internazionale, quelle convenzionali sono riconducibili a specifici trattati sottoscritti volontariamente dagli Stati. L’esempio più importante di norma consuetudinaria è quella che estende la sovranità degli Stati alle acque territoriali, al sottosuolo e all’atmosfera. Tra le più importanti norme convenzionali rientrano quelle dei trattati che danno vita alle organizzazioni internazionali. Basta soffermarsi sugli obiettivi principali della più importante organizzazione internazionale del nostro tempo, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), per comprendere i vantaggi economici e sociali della cooperazione tra gli Stati. L’ONU viene fondata sulle macerie della seconda guerra mondiale, con l’adozione, da parte di 50 Stati del mondo, della Carta delle Nazioni Unite (trattato internazionale, alla base della sua nascita, firmato a San Francisco il 26 giugno 1945).

L’organizzazione comprende oggi 193 Stati che hanno aderito alle sue condizioni: capacità di adempiere agli obblighi previsti dalla Carta dell’ONU ed essere “amanti della pace”. Già quest’ultimo punto basterebbe a farci riflettere sulla potenza dei suoi propositi, senza avere dubbi circa l’importanza e la necessità del suo ruolo. Ma negli obiettivi dell’ONU c’è molto di più di un semplice intento di pace: le sue competenze, il suo ruolo internazionale di primo piano e le funzioni dei suoi organi.

Tra le competenze, definite dalla Carta in termini generali, basti ricordare il rispetto dei diritti umani; il mantenimento della pace e della sicurezza tra le nazioni; l’amicizia e la collaborazione tra gli Stati membri; l’aiuto ai Paesi più poveri. L’ONU ha un ruolo mondiale di primo piano almeno in tre ambiti: come foro internazionale, nell’affermazione del principio di autodeterminazione dei popoli e nel supporto alla realizzazione di un progresso economico, sociale e culturale che punti a sanare il divario tra i Paesi del Sud e del Nord del mondo. Tra gli organi principali dell’ONU (Assemblea Generale, Consiglio di sicurezza, Segretariato, Consiglio economico e sociale e Corte internazionale di giustizia), alcuni di essi sono chiamati oggi a compiti molto delicati. Al Consiglio di sicurezza spetta l’importante compito di adottare i provvedimenti necessari al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale attraverso semplici raccomandazioni (non vincolanti) o risoluzioni (vincolanti per gli Stati destinatari).

Se uno Stato viola la pace o minaccia di violarla, il Consiglio può agire concretamente con alcuni provvedimenti commisurati alla gravità della violazione: sanzioni economiche, blocco, rottura delle relazioni diplomatiche, impiego delle forze di pace (Caschi blu), azioni militari (misura estrema dopo il fallimento di ogni altro tentativo di pacificazione). Il Consiglio economico e sociale svolge il compito di promuovere la crescita economica dei Paesi in via di sviluppo e la cooperazione umanitaria e culturale tra i popoli. Le agenzie specializzate, pur non facendo parte dell’ONU, offrono la loro collaborazione nell’affrontare problematiche particolari. Tra queste, l’UNESCO (in ambito “educazione”, “scienza” e “cultura”), la FAO (in ambito “alimentazione” e “agricoltura”) e il WHO (in ambito “sanità”). Temi quali la sicurezza alimentare, la fame nel mondo, il sostegno alla cultura, la protezione del patrimonio artistico, storico e naturale a livello mondiale, la cooperazione tra Stati nelle scienze non possono considerarsi di secondaria importanza per il mantenimento della concordia tra i popoli.

Gli “organi sussidiari”, creati dall’ONU per affrontare le problematiche di alcuni settori di sua competenza, integrano il progetto ambizioso di un’umanità capace di guardare al mondo intero come alla propria casa, a una grande opportunità invece che a una minaccia. L’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) è un organo sussidiario che svolge il delicato compito di protezione e sostegno nella ricerca di un Paese in cui ottenere asilo politico. L’UNICEF, lavora invece per garantire sostegno ai bambini soprattutto nell’istruzione, nella salute e nell’alimentazione. Nell’ambito di una visione internazionale del progresso sostenibile dell’umanità, come non ricordare la Risoluzione 70/1 del 2015 (Trasformare il nostro mondo: L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile) che ha dato vita, a partire dal 2016, a un modello di crescita esemplare capace di coniugare le esigenze economiche con quelle sociali e ambientali. L’impegno, per ogni Paese firmatario, è quello di raggiungere – entro il 2030 – 17 obiettivi di sviluppo sostenibile:

1 – sconfiggere la povertà;
2 – sconfiggere la fame;
3 – salute e benessere;
4 – istruzione di qualità;
5 – parità di genere;
6 – acqua pulita e servizi igienico-sanitari;
7 – energia pulita e accessibile;
8 – lavoro dignitoso e crescita economica;
9 – imprese, innovazione e infrastrutture;
10 – ridurre le disuguaglianze;
11 – città e comunità sostenibili;
12 – consumo e produzione responsabili;
13 – lotta contro il cambiamento climatico;
14 – la vita sott’acqua;
15 – la vita sulla terra;
16 – pace, giustizia e istituzioni solide;
17 – partnership per gli obiettivi (collaborazione).

Il “Preambolo” dell’Agenda descrive 5 macro aree, le famose Cinque P (Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership), nelle quali s’inseriscono le azioni da mettere in campo per raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Facile capire come non si tratti di semplici ideali (eventualmente non condivisibili), ma di obiettivi concreti raggiungibili con azioni pubbliche dettagliate per un futuro del pianeta irrinunciabile. Difficile capire invece se, ancora una volta, “la storia insegna, ma non ha scolari” (Antonio Gramsci).

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