di Mario Caspani •
Con febbraio abbiamo archiviato due settimane di intensa ubriacatura olimpico invernale, ricche di soddisfazioni di varia natura. Anzitutto per l’ottima riuscita dell’evento, filato via senza intoppi alla faccia di tutti i gufi e i signor no, sempre pronti a schierarsi contro ogni evento o grande lavoro, soprattutto per ragioni ideologiche.
Quelli, tanto per intenderci, che sono sempre e pregiudizialmente contro e mettono (o hanno messo) bastoni fra le ruote all’idea di organizzare le olimpiadi estive a Roma o, che so, al Mose di Venezia, o alla linea TAV tra Italia e Francia.
Bene, sta di fatto che per le Olimpiadi di Milano e Cortina anche a fronte di iniziali palesi perplessità e scetticismi da parte di certa stampa internazionale, pronta a cogliere ogni refolo polemico, la manifestazione si è conclusa con importanti riconoscimenti all’Italia per qualità dell’organizzazione a tutti i livelli, sportivo e logistico, con addirittura una standing ovation tributata al comitato organizzatore e al CONI da parte della riunione plenaria del CIO nella riunione conclusiva dell’evento.
Leggo poi che anche dal punto di vista economico le entrate hanno ben superato le spese e gli investimenti e anche nel comparto di ricezione turistica gli introiti sono stati più che soddisfacenti, con un tasso di occupazione di camere e alloggi spesso superiore al 90%.
Anche dal punto di vista sportivo per i nostri colori è stato un discreto successo. Non dico eccezionale, come strombazzato a media unificati, perché se è vero che abbiamo ottenuto il record di medaglie vinte (30) rispetto a tutte le edizioni precedenti, occorre precisare che il vecchio record di 20 medaglie, ottenuto a Lillehammer nel 1994, fu conseguito a fronte di un totale di 61 discipline premiate, contro le 114 di quest’ultima edizione. Fate due calcoli e vedrete che in percentuale Lillehammer fu più prolifica.
Sicuramente non per gli atleti andati a medaglia, parlo di quelli italiani. Il CONI, come sempre, è stato di manica larga decidendo di attribuire sostanziosi premi in denaro ai vincitori (mi auguro finanziati in gran parte da sponsor e non solo dallo Stato). Ho scritto “come sempre” perché nelle ultime edizioni olimpiche, estive e invernali, ci siamo distinti tra i vari comitati olimpici come quello tra i più generosi nel premiare i propri atleti, se non il più generoso.
Basti pensare che ad ogni medaglia d’oro sono andati ben 180mila euro, 90mila a ogni argento e 60mila ad ogni bronzo, premi esentasse (come da ultima legge di bilancio), cumulabili in caso di vittorie multiple e non divisibili per vittorie di squadra (cioè stessa cifra ad ogni componente). Viene da pensare che, per fortuna del bilancio CONI, non hanno vinto medaglie le squadre di hockey, altrimenti gli importi si sarebbero moltiplicati per 15 o più…
Beh, non voglio passare per moralista a gettone, anche perché questi premi spesso sono andati ad atleti di discipline “povere” (pensate allo slittino, o al curling) che si sognano i guadagni astronomici di altri sport professionistici (e non parlo solo di calcio).
A far da contraltare a tanta generosità però mi ha dato da pensare il fatto che in nazioni dove gli sport invernali hanno un seguito ben più ampio del nostro (i Paesi scandinavi ad esempio), i gettoni premio o erano addirittura assenti (Norvegia e Svezia), o un decimo dei nostri (Danimarca e Finlandia). Gli stessi USA si sono mantenuti a circa un terzo dei nostri gettoni.
Mi viene in mente il “povero” Johannes Klaebo, fenomenale fondista norvegese vincitore di 6 ori su 6 competizioni affrontate) che da noi avrebbe preso la bellezza di 1 milione e 80mila euro, invece dovrà accontentarsi di arrotondare con le sponsorizzazioni a casa sua e la gloria perenne ottenuta grazie a una carriera straordinaria (11 ori in due olimpiadi e un tot di titoli mondiali). Insomma, la gloria ha un prezzo ma non per tutti è lo stesso…
Mentre scrivo sono in corso i giochi paralimpici che, ovviamente, hanno meno impatto pur meritando attenzione e rispetto per tutti gli atleti impegnati (e premi, ridotti ma ci sono anche lì). C’è da sottolineare che purtroppo il rispetto, intendo la tregua olimpica bene o male ottemperata nelle precedenti settimane, non ha impedito l’esplosione di un nuovo fronte in medio oriente, o meglio, la riesplosione.
Dopo un Sanremo sonnacchioso e dimenticabile, soprattutto dal punto di vista musicale, siamo tornati subito a veder sparare (molto) e sperare (poco). La vita va avanti, speriamo pure poco, ma bene.










