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N. 5 / 2024

Il cammino del gambero

Al Plurale 8-2021

di Nino Lentini •

Nel terzo millennio, nel mondo del lavoro e non solo, il cammino che si sta facendo ricorda molto bene quello del gambero. Mi spiego. Molti diritti e molte conquiste ottenute, sembrano essersi dissolte nell’aria come la neve al sole. Eppure tante lacrime e sangue sono costate ai nostri nonni ed ai nostri padri, che con tenacia e determinazione hanno lottato senza mai tirarsi indietro. Hanno creduto fermamente che il lavoro è molto importante, non solo per il benessere e la sopravvivenza delle persone ma anche per garantire il rispetto e la dignità, che non possono essere, in alcun modo, calpestati da chicchessia.

Infatti negli anni dal 1960 al 2000 molti sono stati i riconoscimenti dati al lavoratore come per esempio lo “Statuto dei Lavoratori”, la famosa legge 20 maggio 70 n.300. All’interno di questa legge, per esempio, veniva sancito il principio che il datore di lavoro non potesse licenziare senza giusto motivo e giusta causa un lavoratore. Veniva sancito una volta per tutte che il lavoratore non poteva essere colpevole fino a prova contraria, ma come dice la legge in ogni genere di accusa, una persona è innocente fino a prova contraria. Bisogna dimostrare, in parole semplici, che prima di condannare una persona si deve dimostrare, senza ombra di dubbio la sua colpevolezza. Oggi, su questo capitolo, siamo tornati indietro, di molti lustri. Il datore di lavoro licenzia un lavoratore che gli sta sulle scatole e se per caso il giudice dovesse riconoscere l’innocenza dello stesso, sempre il datore di lavoro lo può liquidare con un indennizzo la cui somma, alla fine, è di qualche mensilità. Un datore di lavoro, arrogante e senza scrupoli ha quindi la meglio. Per non parlare poi del lavoro straordinario. Sancito in modo inequivocabile negli anni passati, oggi si sono cercate diverse tipologie di formulette per non riconoscere quanto dovuto al lavoratore per il suo lavoro extra. Abbiamo inventato la banca delle ore che può e deve essere utilizzata dal lavoratore durante tutto l’anno lavorativo, altrimenti poi si perde, con l’azzeramento dei contatori aziendali, indipendentemente dal fatto se ciò dipende dalla volontà del lavoratore o se invece è per esigenza del datore di lavoro. Ma sullo straordinario c’è da dire dell’altro.

Per esempio, quanti milioni di ore lavorate non vengono segnate perché non riconosciute? Eppure il datore di lavoro è in grado di verificare sempre e comunque che nella propria azienda la presenza del lavoratore si protrae oltre il dovuto. Tutto tace. Tutto va bene. Ma no che non va bene, Non va bene niente. Sapete cosa significa milioni di lavoro straordinario non evidenziato? Tantissimi posti di lavoro in meno. Si, perche se l’attività “funziona” con il personale che c’è e se tutto è dentro l’orario di lavoro contrattualizzato, mi dite perché un’azienda dovrebbe assumere altro personale? Ed infatti le aziende non assumono ed i giovani continuano ad essere disoccupati in cerca di un lavoro, che in queste condizioni, non arriverà mai. E sapete quanta gente lavora nell’ora in cui dovrebbe fare il pranzo? Migliaia e migliaia. Anche questo significa sottrazione di posti di lavoro. E vogliamo parlare dello smart working. Altra bella invenzione, senza regole però. Infatti se questo tipo di attività ti dà la possibilità del lavoro a distanza, ovvero da casa, dall’altra, non essendoci regole di alcun genere, chi gode di questo “privilegio” viene sfruttato nel modo peggiore. Non c’è orario d’inizio lavoro, non c’è intervallo per il pranzo, non c’è orario di chiusura. Il lavoratore è impegnato, per tutta l’intera giornata, fino a tarda sera. E dulcis in fundo, non viene riconosciuto neanche il ticket pasto. Non solo, il consumo dell’energia e della linea internet per poter lavorare, tutto a carico del lavoratore. Non ci sono regole in questo campo e finché non verranno stabilite, cosi sarà. Ma ci sono anche altre situazioni abbastanza gravi.

La cosiddetta solidarietà. Cioè il lavoratore viene messo in solidarietà, quindi a non lavorare per tante giornate all’anno che gli vengono detratte dagli stipendi. Da stipendi che già piangono di loro a decurtare altre giornate lavorative si è vicini al disastro. Tutto questo, senza che secondo me, ce ne fosse alcun bisogno, considerando che le semestrali, delle varie aziende, vengono chiuse con utili da capogiro. E i bilanci di fine anno sono con lo stesso risultato. Utili e solo utili, da spartire fra di loro, soci e company. E il lavoratore che fa? Perché non si ribella? Perché non grida ad alta voce la propria insoddisfazione e sofferenza? Perché viene umiliato e vilipeso senza alcuna reazione? Tante cose sono cambiate in peggio e questo naturalmente ha inciso profondamente su tutto, anche su chi vive le proprie giornate nel posto di lavoro dove c’è il caporale di turno che senza né amore né dignità se sente qualche lamentela, anche sottovoce, è pronto a fare la spia con il datore di lavoro, che a sua volta è pronto ad agitare lo scudiscio del licenziamento per fare tornare a miti consigli chi ha osato lamentarsi, anche se sottovoce. Allora io dico: facciamo capire a questi signori, che non si governa un’azienda incutendo sentimenti di repressione e terrore. Non si governa un’azienda da padroni con il bastone in mano, pronti a scagliarlo contro il lavoratore che osa alzare la testa per pretendere il rispetto della propria dignità.

Non si governa un’azienda da padroni ma da bravi manager che capiscono e discutono dei problemi coinvolgendo la parte importante dell’azienda stessa: “I LAVORATORI”. Dall’altra parte, quando questa sensibilità del datore di lavoro non esiste, ma esiste solo arroganza e terrorismo, bisogna far capire ai lavoratori che al loro fianco c’è sempre qualcuno pronto a difenderli, senza se e senza ma e che chi ha pensato, anche in questi tristi momenti di poter fare di loro un solo boccone, si sbaglia perché al loro fianco ci sarà sempre chi li difenderà per fa volare sempre in alto le iconiche parole di “GIUSTIZIA E LIBERTA’”.

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