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Come salvare l’Italia

Nino Lentini ∙

Il titolo potrebbe far sorridere molte persone. Si perché ci viene da pensare: se non ci sono riusciti grandi uomini di stato, che si sono succeduti nei vari governi d’Italia, arriva un pinco pallino qualsiasi e ha la medicina per salvare una nazione che da anni brancola in alterne vicende, certamente non buone. Le varie crisi economiche e non ultimo la pandemia, l’hanno fatta da padrone. Ma vediamo sempre che si arranca, non si riesce a trovare il bandolo della matassa, che sembra sempre così complicato e difficile.

Tutto sembra sempre in salita. Io mi domando: è veramente così oppure c’è qualcosa che non va. Ci sono veramente tante difficoltà o chi governa pensa solo ed esclusivamente alla necessità di accontentare i vari sostenitori, senza mai porsi veramente il problema dei problemi: come fare per uscire dalla crisi e mettere in condizioni tutti, ma dico tutti, di poter vivere in modo giusto e dignitoso. Vediamo cosa dice la costituzione. Art.1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Art4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Certamente, leggendo la costituzione dovrebbe e potrebbe essere tutto molto semplice da realizzare e secondo me così dovrebbe essere se fossimo scevri e liberi di decidere con serenità, serietà e correttezza.

Questo non succede quasi mai e la cosa si può facilmente dimostrare se stiamo attenti a tutto quello che succede intorno a noi. Tutte le cose belle che succedono e che ci dovrebbero insegnare a vivere nel rispetto gli uni dagli altri. E mi viene da pensare a un certo sig. Leonardo Del Vecchio, nato a Milano il 22 maggio 1935, ultimo di quattro fratelli. Il padre Leonardo Del Vecchio, fruttivendolo, muore poco prime della sua nascita.

La madre per tale motivo ha deciso di chiamare il figliolo come il papà. Pochi anni dopo, il giovane Leonardo viene affidato al collegio dei Martinitt, dove resta fino al diploma di scuola media. All’età di 15 anni va a lavorare come garzone alla Johnson, una fabbrica produttrice a tutt’oggi di medaglie e coppe. I proprietari della fabbrica lo spingono a iscriversi ai corsi serali all’Accademia di Brera per studiare design e soprattutto incisione. A 22 anni si trasferisce in Trentino, dove trova lavoro come operaio in una fabbrica di incisioni metalliche. Nel 1958 si trasferisce quindi ad Agordo, in provincia di Belluno, per aprire una bottega di montature per occhiali. Dopo tre anni, nel 1961, la bottega si trasforma in Luxottica S.a.s., con quattordici dipendenti, specializzata nella produzione di minuteria metallica per le occhialerie. Dal 1995 Luxottica è il maggior produttore e distributore sul mercato ottico mondiale e conta circa 150.000 dipendenti in tutto il mondo.

Questo signore non ha mai dimenticato da dove viene e nei momenti difficili lui si è immedesimato negli ultimi. Ci è passato, ha combattuto e vinto ed adesso vuole, con tutto se stesso, dare una mano. Ha donato, per esempio all’ospedale della fiera di Milano 10 milioni di euro e 6 respiratori. Per evitare che i suoi 10.000 dipendenti in Italia, perdessero parte del proprio stipendio ha deciso di integrare la cassa integrazione guadagni evitando così le decurtazioni ed in aggiunta a tutto ha donato ai dipendenti in Italia un bonus di 500,00 euro. L’esborso, abbastanza oneroso, è stato ripianato decurtando del 50% lo stipendio di tutti i dirigenti, lui stesso compreso. Tutto questo perchè, sempre secondo il sig. Leonardo Del Vecchio, nei momenti duri della vita i più fortunati devono fermarsi, voltarsi indietro e porgere la mano a chi ne ha bisogno. Un imprenditore solidale dove ognuno è importante, dal singolo operaio fino a salire il vertice della scala gerarchica. Ecco l’esempio di come poter salvare l’Italia. Attraverso una giustizia sociale che oggi sembra essere una chimera. Prendiamo esempio dai migliori ed utilizziamoli come nostri riferimenti e non guardiamo sempre ai peggiori, chi non ha il minimo decoro e rispetto per nessuno, neanche per se stesso.

Abbiamo bisogno di tornare a vivere, e pandemia a parte, vivere significa anche poter guardare a testa alta chiunque e non essere umiliato ed offeso continuamente da chi non conosce il sacrificio ed il rispetto. Prendiamo come esempio chi può darci lezione di vita e di virtù applicandola nel quotidiano. Prendiamo esempio da chi, oggi diventato con sacrifici ricco, soffrendo anche la fame, non ha mai dimenticato il suo passato e vive aiutando in modo concreto e vero gli altri.

Prendiamo esempio dai migliori e facciamo nostro il fatto che non deve essere solo il Dio profitto a farla da padrone ma guardiamo con più attenzione ed ammirazione alla Dea della Giustizia Sociale. Solo così si potrà salvare l’Italia ed il popolo italiano.

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