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N. 1 / 2026

Narrazioni

Mario Caspani

Sentire e leggere notizie in questi ultimi anni lascia spesso un gusto amaro, tra il divertito (poco) e l’angosciato (molto), ma occorre sempre tener bene presente che ormai più che di notizie reali si tratta di narrazioni, spesso sovvenzionate e foraggiate con consistenti elargizioni da enti e istituzioni che “spingono” per orientare l’opinione pubblica verso convincimenti in linea con le politiche governative o comunitarie.

Per fortuna esiste anche la rete che, pur con tanti difetti, garantisce comunque una pluralità di voci informative tra cui potersi orientare, soprattutto dopo la svolta verificatasi da un anno a questa parte grazie all’allentamento delle ferrea censura “politicamente corretta” nei principali social media, basti ricordare la nuova impostazione “aperta”di X e i mea culpa di Meta /Facebook e Google che hanno pesantemente ridimensionato gli algoritmi e le strutture di fact-chekers, fino a poco tempo fa orientate a stroncare ogni voce di dissenso in ordine alle “narrazioni” ufficiali gradite al sistema.

Del resto diventa sempre più difficile pensare che basti orientare qualche grande organo di stampa e televisivo per incanalare davvero una pubblica opinione che, nella realtà, dalla carta stampata e dai media televisivi si sta sempre più allontanando.
Avete presente le edicole chiuse nell’ultimo decennio? O i dati di ascolto in calo dei media tv? Nel primo caso riflettono il pauroso calo di vendite dei quotidiani. In Italia da anni ormai il calo di copie vendute supera il 10% all’anno, basti pensare che le maggiori testate vent’anni fa “tiravano” oltre mezzo milione di copie mentre oggi faticano a raggiungere le 100mila (tiratura, eh, non vendita). Nel secondo caso i tg e i talk show televisivi perdono appeal a causa di una bassa qualità di approfondimento (tg) e della stanca ripetitività dei teatrini a cui partecipano sempre gli stessi giornalisti e politici a gettone preoccupati più di far cassa manco fossero impreparati virologi qualsiasi ai tempi del covid.

Ci si accapiglia sul nulla, un esempio lampante ci è stato offerto ad agosto con la ridicola vicenda della nomina da parte del ministro per la salute di due medici scettici sui vaccini in un comitato consultivo (sic!) che di vaccini si dovrebbe occupare. Apriti cielo, levata di scudi inorridita dei soloni e dei baroni auto nominatisi esperti a suon di presenze tv, retromarcia del ministro che azzera la commissione, lamentandosi di aver firmato le nomine a sua insaputa (che in Italia per essere un politico o un ministro di spessore devi pur fare qualcosa a tua insaputa, che so, firmare decreti, ricevere case, incassare soldi…). Gran bella figura e, come dicono in Veneto, insomma, “el tacon xe pejo del buso”…

Una persona normale cosa deve pensare? Forse che la “narrazione” non ammette che su 20 persone più o meno qualificate ce ne possano essere anche due che non la pensano come gli altri 18 (in una commissione consultiva, oltretutto, senza poteri decisionali), vedi mai che le argomentazioni delle due pecore nere possano far proseliti, rischio troppo grande.
Così come, sprazzi di rete a parte, domina la narrazione unica anti russa con le punte ridicole e demenziali di imporre la censura a un direttore d’orchestra in odore di amicizia putiniana, o a una cantante d’opera lirica, per non parlare, nel passato meno recente, della censura a Polo Nori da parte dell’Università di Milano Bicocca in ordine a un ciclo di lezioni su Dostoevskij! Dalla carta dell’universo di certe Università evidentemente si è provveduto a barrare con una X gigantesca la parola Russia.

E’ che la narrazione non ammette che qualcuno possa alzare un ditino e sollevare qualche dubbio sulle reali origini del conflitto in corso, dato che deve esserci un solo e unico colpevole. Peccato che noi siamo l’Europa, ex grande potenza in declino sempre più rapido (in gran parte auto inflitto), rappresentiamo una minima parte delle terre emerse, del PIL globale, coi nostri 450 milioni di abitanti siamo il 5% della popolazione mondiale, però pensiamo di poter imporre il nostro (nostro? quello delle élite al potere, forse) pensiero al mondo intero, senza naturalmente aver minimamente la forza economica, politica e militare per farlo.

Impressionante in tal senso il recente incontro cinese delle potenze asiatiche, con annessa preoccupante parata militare. Cina, India, Pakistan, Russia, Indonesia, Corea del Nord e altri in rappresentanza di 4 miliardi di persone, forti di arsenali nucleari (e di molti appoggi esterni, tanto per non far nomi due ex presidenti del Consiglio italiani, di cui uno presente, che non hanno mai fatto mistero delle loro simpatie).

Ora forse sarebbe opportuno che i litigiosi leaderini europei (in particolare i cosiddetti “volenterosi”) prendessero atto che la scommessa di risollevare i loro Paesi dalla disastrosa situazione economica e finanziaria, determinata in primis da scellerate scelte in tema di economia green, puntando tutto sulla riconversione industriale a favore dell’industria degli armamenti, rappresenta un rischio enorme per il conseguimento di un obiettivo di pace e che continuare a mettere i bastoni tra le ruote ai tentativi del “puzzone” Trump di ottenere un ragionevole compromesso di pace non porterà a nulla di buono.

Pace. Parola evocata anche dal nostro presidente della Repubblica in un recente video messaggio ai convenuti del Forum Ambrosetti di Cernobbio. Nel senso che in quel messaggio si esaltava l’odierna Europa quale terra di pace dopo la seconda guerra mondiale. Dimenticandosi che negli anni ‘90 i bombardieri della Nato e dei Paesi europei, Italia compresa, sganciavano bombe su Belgrado e sulla Serbia.

Immagino ricorderete chi fossero il presidente e il vice presidente del Consiglio nell’Italia di allora.
Ma questa è un’altra narrazione.

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