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N. 1 / 2026

Le connessioni sentimentali dall’aldilà

Brunella Trifilio • intervista Giulio Brunobancario e scrittore

Le connessioni sentimentali dall’aldilà, settimo libro di Giulio Bruno dopo sei romanzi gialli, un mosaico di storie e di voci misteriosamente interconnesse tra la vita e la morte. Un altro prestigioso riconoscimento, la Menzione d’onore per la narrativa al 50° Premio Letterario Casentino di Poesia, Narrativa, Saggistica, Teatro/Cinema e tante sorprese per i lettori. Esce di scena la leggendaria coppia investigativa Giannitteri-Marcillei per lasciare il posto a un giovane protagonista sconcertato dal suo destino.

Robertino muore a soli 15 anni a causa di un incidente stradale, ma la penna indagatrice dell’autore lo catapulta nel mistero di una nuova vita oltre la morte. Il percorso letterario dell’autore cambia “colore”, senza rinunciare all’enigma. Un filo di mistero avvolge, ancora una volta, i soliti problemi meridionali alla scarsa consapevolezza dei diritti sanciti dalla legge o al timore di esprimersi liberamente nel corso della vita terrena. Un “filo esistenziale” aggrovigliato che, la professoressa Marietta, riavvolge al suo arcolaio per mezzo della cultura e dei grandi valori della vita che consegna quotidianamente ai ragazzi sepolti nel cimitero di Rocca Acerba, durante le sue lezioni all’aperto. Come lo stesso autore sottolinea, non è facile capire se si tratti di “narrativa, mystery, soprannaturale, amore, intrigo”.

Ma è chiarissimo il senso di continuità con le precedenti pubblicazioni, seppure con una bella dose di originalità: la forza della libertà d’espressione dei morti contrapposta al silenzio rassegnato dei vivi. I morti, la cui voce non è percepibile dai vivi, sono ormai liberi di manifestare il proprio pensiero, nonostante la cristallizzazione (in un’ombra azzurrognola), dei contorni fisici e morali della precedente esistenza.

Magra consolazione con un timing così sbagliato! Nell’immaginario cimitero di Rocca Acerba i ricordi delle gioie e dei dolori elaborati da queste strane figure azzurrognole intersecano i pensieri dei vivi che, oltrepassando il confine tra due mondi antitetici ma collegati (il cancello del cimitero), si recano sulle tombe dei loro cari. Nell’ultimo libro di Bruno, tutto è misteriosamente immaginario nel suo sconcertante realismo sociale. Comportamenti discordanti ma strettamente interconnessi dominano la scena letteraria. Da una parte, l’immobilismo silenzioso dei vivi.

Dall’altra, la frenetica ricerca della verità nelle parole (non udibili da chi è ancora in vita) e nei gesti (invisibili agli occhi dei viventi) di coloro che sono già morti. Anche questa volta, Giulio Bruno costringe i suoi personaggi ad occuparsi dei mali di una società nella quale si subisce o si domina, senz’altra alternativa. La problematicità di un territorio dal notevole potenziale viene raccontata, per mezzo di una storia irreale capace di ribaltare il lettore in uno realismo che lo disorienta. La contrapposizione tra il bene e il male, meno esplicita che nelle precedenti pubblicazioni di Bruno, è appena percepibile dal lettore nello spazio circoscritto di un cimitero di provincia e in queste strane interazioni funzionali tra la vita e la morte. Nonostante l’ambientazione in una immaginaria piccola realtà meridionale – con l’ausilio di un cancello cimiteriale come confine tra due mondi antitetici – il libro ha un carattere decisamente poco provinciale.

Il finale, come l’intera storia, non è scontato, ma in linea con il percorso letterario dell’autore. La ricerca di una verità che – come il cammino accidentato verso un’utopia o un inarrivabile orizzonte – vale il senso della nostra esistenza. Una storia volutamente contrapposta al nostro oggi, l’altra “faccia della luna”.

Benvenuto in UNISIN-Confsal allo scrittore e collega Giulio Bruno. Nel libro Le connessioni sentimentali dall’Aldilà, restano centrali alcune questioni irrisolte – mafia, disuguaglianze, malasanità, povertà – ma cambia la voce narrante. Per quale motivo?

“Ho voluto cimentarmi in un genere letterario che non fosse il poliziesco o il noir. Elaborare “Le connessioni” è stato un esercizio di scrittura alternativo allo schema collaudato del “giallo”, utilizzato nei precedenti 6 romanzi. Mi andava di sperimentare, di mettermi alla prova, di trovare stimoli diversi con personaggi e ambientazioni nuove. È un romanzo introspettivo, intimo, per molti versi crepuscolare, anche se mi piace ribadire che non si tratta di una storia triste o lugubre, a dispetto del contesto cimiteriale che fa da sfondo al romanzo. È un libro che parla di sentimenti, di amore nell’accezione più ampia del termine. E, nella coralità delle vicende raccontate, affronta i temi più drammatici della società in cui viviamo, osservati e commentati dalla voce di chi voce non ha più, ovvero i defunti. In altre parole, le vittime di mafia, di malasanità, di violenza di genere e di bullismo, per fare qualche esempio, raccontano direttamente le disavventure che ne hanno procurato la morte. Questo è il capovolgimento che opera il romanzo rispetto alle mie storie precedenti, con conseguente cambiamento della voce narrante.”

Nella ricerca di una connessione tra passato, presente e futuro, compare un personaggio che evidenzia le anomalie del mondo giovanile (bullismo, violenza, indifferenza verso la politica, assenza di coscienza critica…). La professoressa Maietta istituisce nel cimitero una scuola ideale: una “palestra” di pace, democrazia, giustizia, legalità. Un esempio scontato nella realtà dei viventi?

“Un esempio “poco” scontato, se si considera come vanno le cose nel mondo… Aumentano i casi di femminicidio e di violenza a tutti i livelli, assistiamo a un progressivo imbarbarimento della società, caduta di valori e perdita di punti di riferimento. Le guerre in corso, il genocidio del popolo Palestinese, le continue tragedie del mare ci stanno a indicare che a livello globale è in atto una vera regressione del modello di civiltà che pensavamo di aver consolidato.

L’attività virtuosa della prof Marietta, per tornare al romanzo, ci offre lo spunto per interrogarci sul valore imprescindibile di una corretta educazione civica da reintrodurre a tutti i livelli, dell’esigenza di affrontare le dinamiche del mondo e analizzarle in modo ipercritico, avendo sempre come orizzonte da raggiungere le coordinate geografiche della pace, della giustizia e della legalità.”

Le entità azzurrognole del cimitero di Rocca Acerba conservano, non percepibili dai vivi, le sembianze, i sentimenti, le abitudini, la professione della loro vita prima della morte. Le disuguaglianze economiche e sociali, ancora non completamente superate, ricordano al lettore l’esistenza irrinunciabile e immortale di chi, come il sindacalista, ha speso la propria vita per migliorare quella degli altri…

“Nella storia sono presenti molti personaggi, a me piace per questo motivo definirlo un romanzo “corale”. Sono presenti “figure” di diversa estrazione sociale, diversa provenienza o etnia, anche diversa moralità: sacerdoti, insegnanti, capimafia, fascisti, comunisti, prostitute… ognuno di essi con una precisa fisionomia e una caratterizzazione ben delineata. Anche i tempi di vita passata sono differenti, alcuni di questi personaggi stazionano nel cimitero di Rocca Acerba da pochi mesi, altri da molti lustri, altri ancora da un secolo e più. Tra i tanti, la figura del sindacalista che citavi è una di quelle presenze che non passa inosservata.

Premesso che ogni figura ha una collocazione precisa e mai casuale, e che alla conclusione della storia tutto si comporrà come in un puzzle, sul sindacalista vale la pena spendere qualche riflessione: nella sua vita terrena, ai tempi del ventennio fascista, racconta di essersi impegnato nella battaglia per l’occupazione delle terre incolte, contro latifondisti e padroni per l’emancipazione di contadini e operai.

Nella dimensione di aldilà dove si trova adesso, è attivo nel promuovere riunioni e incontri con le figure dei deceduti per incidenti sul lavoro. Un altro tema che racconta della incivile vergogna di un Paese che nel 2025 registra nella propria lugubre contabilità una media di 3 decessi al giorno di lavoratrici e lavoratori…”

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