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Il contratto dei bancari e la sfida del futuro

Bancario davanti a schermi digitali con dati e grafici: il lavoro in banca nell’era dell’intelligenza artificiale

di Nino Lentini •

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei bancari, rinnovato il 23 novembre 2023 e con scadenza il 31 marzo 2026, si colloca in una fase decisiva per il futuro della categoria. Il prossimo rinnovo non dovrà limitarsi a discutere di salari, condizioni di lavoro, diritti e tutele, ma dovrà confrontarsi con le profonde trasformazioni che stanno interessando il sistema bancario e, più in generale, il mondo del lavoro. Le Organizzazioni sindacali si sono impegnate nella costruzione di una piattaforma capace di essere attenta, puntuale e capace di interpretare il presente, ma soprattutto di guardare al futuro interpretando, con la dovuta attenzione, competenza e preparazione i cambiamenti in corso.

La digitalizzazione ha già modificato il rapporto tra banca e cliente, le modalità operative e l’organizzazione del lavoro. Ora siamo entrati in una fase ancora più complessa: quella dell’intelligenza artificiale. L’AI non è semplicemente una nuova tecnologia. Può intervenire nell’analisi dei dati, nella gestione delle informazioni, nell’assistenza alla clientela e nei processi decisionali, modificando profondamente le attività e le professionalità. Alcuni lavori cambieranno, altri nasceranno e altri ancora potrebbero ridimensionarsi.

La questione, quindi, non è più se l’intelligenza artificiale entrerà nel mondo bancario: è già entrata. La vera domanda è come governare questa trasformazione e quale ruolo assegnare alla persona e al lavoro umano in un sistema sempre più tecnologico. Servono confronto, conoscenza e responsabilità.

La storia della categoria dimostra che ogni rinnovo contrattuale ha rappresentato un momento importante, capace di raccontare un’epoca e di costruire gli strumenti per affrontare il futuro. Dal 1974 a oggi sono cambiate le banche, i mercati, le modalità di relazione con la clientela, gli strumenti di lavoro e le professionalità. Ma è rimasto centrale il ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori del credito. Dietro ogni tecnologia, procedura o innovazione ci sono infatti persone che conoscono il territorio, le imprese e le famiglie, ascoltano i clienti e assumono quotidianamente responsabilità.

Il sistema bancario svolge un ruolo fondamentale nell’economia reale: sostiene imprese, famiglie, professionisti e cittadini attraverso il credito, gli investimenti e la gestione del risparmio. Questo ruolo non può essere attribuito soltanto alle strutture bancarie, perché sono le persone a rendere possibile il rapporto tra banca, territorio e clientela. Per questo il rinnovo contrattuale non è una questione esclusivamente interna alla categoria. Il contratto dei bancari riguarda anche il modo in cui il sistema bancario intende rapportarsi con il Paese.

Il confronto tra imprese e sindacato deve quindi ricercare un equilibrio tra esigenze diverse: da una parte la competitività e l’efficienza delle aziende, dall’altra salari adeguati, stabilità, formazione, professionalità riconosciute e possibilità di crescita per i lavoratori. A questi elementi deve aggiungersi la tutela della clientela. L’obiettivo dovrebbe essere quello di costruire un sistema nel quale imprese, lavoratori e clienti non siano realtà contrapposte, ma parti di una stessa comunità. Questa è la vera responsabilità sociale del settore.

L’intelligenza artificiale rende questa responsabilità ancora più importante. L’AI può offrire opportunità significative: rendere più efficienti i processi, ridurre le attività ripetitive, migliorare l’analisi delle informazioni, supportare le decisioni e liberare tempo per attività a maggiore valore aggiunto. Ma presenta anche rischi: sostituzione di alcune attività, possibile riduzione dell’occupazione, perdita di professionalità e affidamento di decisioni importanti a sistemi non sempre facilmente comprensibili o verificabili.

Il rischio maggiore sarebbe considerare automaticamente giusto tutto ciò che è tecnicamente possibile. La tecnologia deve essere uno strumento al servizio delle persone e non diventare il fine.

In questo scenario il sindacato ha una funzione fondamentale: non può limitarsi a dire “no” all’innovazione, ma non può nemmeno accettare qualsiasi trasformazione in nome del progresso. Deve governare il cambiamento. Ciò significa conoscere le nuove tecnologie, comprenderne le conseguenze, partecipare alle scelte organizzative e costruire regole capaci di tutelare la persona.

Il prossimo contratto dovrà quindi affrontare temi come la formazione continua, la riqualificazione professionale, la gestione dei dati, trasparenza negli algoritmi, la responsabilità nelle decisioni automatizzate, la tutela delle professionalità e il coinvolgimento dei lavoratori nei processi di trasformazione. Il lavoratore di domani non potrà essere semplicemente quello di oggi con uno strumento tecnologico in più. Dovrà essere adeguatamente formato e messo nelle condizioni di lavorare insieme alla tecnologia senza esserne sopraffatto.

Un’altra grande sfida sarà quella generazionale. Il contratto dovrà valorizzare l’esperienza dei lavoratori che hanno costruito la propria professionalità nel corso di decenni e, allo stesso tempo, offrire ai giovani concrete opportunità di ingresso, formazione e crescita. È necessario costruire un ponte tra generazioni, perché una categoria forte è quella che non lascia indietro nessuno.

In questo contesto torna centrale il valore della contrattazione collettiva. Contrattare significa mettere a confronto interessi diversi e cercare un punto di equilibrio. La storia dei bancari dimostra che, attraverso la contrattazione, è stato possibile affrontare riorganizzazioni, fusioni, innovazioni tecnologiche, cambiamenti dei modelli distributivi ed evoluzione delle professionalità, cercando ogni volta un equilibrio tra le esigenze delle imprese e la tutela dei lavoratori. Questa esperienza deve oggi essere messa al servizio della nuova sfida.

Il rinnovo del contratto può diventare un vero laboratorio per sperimentare un nuovo modo di affrontare il futuro del lavoro, cercando un equilibrio tra innovazione e tutela, efficienza e dignità del lavoro, tecnologia e responsabilità umana.

La sfida riguarda certamente i bancari, ma può avere conseguenze più ampie. Ciò che oggi accade nel settore bancario domani potrebbe interessare l’industria, il commercio, i servizi e la pubblica amministrazione. Non sappiamo ancora quali professioni nasceranno, quali cambieranno e quali potrebbero scomparire. Non sappiamo fino a dove arriverà la capacità delle macchine di elaborare informazioni e supportare le decisioni. Sappiamo però che non possiamo delegare alle macchine la responsabilità di decidere quale debba essere il futuro del lavoro. Quella responsabilità rimane delle persone, delle istituzioni, delle imprese, del sindacato e della società nel suo insieme.

Per questo il prossimo rinnovo contrattuale dovrà guardare oltre l’immediato. Dovrà parlare di salario, ma anche di formazione, professionalità, occupazione, giovani, welfare, conciliazione tra vita e lavoro, partecipazione, diritti e responsabilità. Soprattutto, dovrà parlare di futuro.

Di fronte a una trasformazione così profonda non possiamo limitarci ad aspettare che siano i posteri a giudicare le nostre scelte. Dobbiamo essere noi, oggi, a costruirle, con coraggio, responsabilità e capacità di mettere insieme sensibilità diverse. Come tante volte è accaduto nella storia della categoria, è necessario rimboccarsi le maniche e affrontare il cambiamento senza subirlo.

Il futuro non è qualcosa che semplicemente accade: il futuro si costruisce. E il prossimo contratto dei bancari può essere uno degli strumenti attraverso i quali costruirlo, mettendo al centro la persona, il lavoro e il bene comune.

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