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	<title>Redazionale, Autore presso www.alpluraleonline.it</title>
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	<description>Periodico Mensile Al Plurale &#124; UNISIN</description>
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	<title>Redazionale, Autore presso www.alpluraleonline.it</title>
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	<item>
		<title>Aumenti contrattuali</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2026/02/26/aumenti-contrattuali-dal-1-marzo-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazionale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 10:02:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>dal 1 marzo 2026 (Accordo di rinnovo del 23/11/2023)</p>
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<h2 class="wp-block-heading">dal 1 marzo 2026 (Accordo di rinnovo del 23/11/2023)</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/02/tab.1-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2240" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/02/tab.1-819x1024.jpg 819w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/02/tab.1-240x300.jpg 240w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/02/tab.1-768x960.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/02/tab.1.jpg 960w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /><figcaption class="wp-element-caption">Al Plurale 2-2026 &#8211; contratti</figcaption></figure>
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		<item>
		<title>Desertificazione bancaria fenomeno sempre più grave. Tassare gli extraprofitti? Misura potenzialmente dannosa per l’economia</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2025/10/13/desertificazione-bancaria-fenomeno-sempre-piu-grave-tassare-gli-extraprofitti-misura-potenzialmente-dannosa-per-leconomia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazionale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 10:50:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Audizione del 25 settembre 2025 del Segretario Generaledi UNISIN/CONFSALEmilio Contrastoin Commissione parlamentare d’inchiesta su sistemabancario, finanziario e assicurativo «Siamo qui non solo come rappresentanza sindacale, ma anche come presidio di legalità e di coesione sociale». Questa mattina il Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL, Emilio Contrasto, è intervenuto in audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Audizione del 25 settembre 2025 del Segretario Generale<br>di UNISIN/CONFSAL<br>Emilio Contrasto<br>in Commissione parlamentare d’inchiesta su sistema<br>bancario, finanziario e assicurativo</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Tra le proposte del sindacato illustrate alla Commissione istituita presso il Senato:</li>



<li>valutare l’introduzione di incentivi fiscali/economici e regolatori per le banche che mantengono filiali nelle aree interne o estremamente disagiate;</li>



<li>introdurre meccanismi di sostegno a famiglie e PMI valutando un rafforzamento di confidi, garanzie pubbliche e strumenti di microcredito</li>
</ul>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="1024" data-id="2190" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Emilio-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2190" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Emilio-1024x1024.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Emilio-300x300.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Emilio-150x150.jpg 150w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Emilio-768x768.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Emilio-1536x1536.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Emilio.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<p class="has-drop-cap">«Siamo qui non solo come rappresentanza sindacale, ma anche come presidio di legalità e di coesione sociale». Questa mattina il Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL, Emilio Contrasto, è intervenuto in audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo attirando in primis l’attenzione sulla drastica riduzione della rete degli istituti di credito. «La desertificazione bancaria è un fenomeno che sta diventando sempre più grave in Italia, soprattutto nel Mezzogiorno del nostro Paese dove le condizioni sociali, economiche, strutturali e infrastrutturali sono già particolarmente complesse», ha detto Contrasto. «In un contesto siffatto, diventa ancora evidente la difficoltà, per moltissimi cittadini ed imprenditori di ogni dimensione, di accedere &#8211; senza eccessivo dispendio di tempo ed energie nonché trasferimenti da una parte all’altra del comune dove si vive o si opera &#8211; ad uno sportello bancario per effettuare operazioni o prelevamenti o semplicemente per chiedere una consulenza».</p>



<p>Di fronte alle Senatrici e ai Senatori della Commissione, il Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL ha affrontato anche la questione di una possibile tassazione sugli extraprofitti delle banche, sottolineando che «dietro questa idea si potrebbe celare una misura non solo inefficace ma anche potenzialmente dannosa per l’economia». Nella relazione fornita alla Commissione parlamentare, Contrasto ha fornito una panoramica del Settore bancario secondo i dati ufficiali della Banca d’Italia: nel periodo che va dal 31.12.2012 al 31.12.2024 gli sportelli bancari sono passati da 32.881 a 19.654 (-13.227), con una contrazione del 40%. Per il 2025 la stima sulla base del tasso medio di riduzione annuo registrato negli ultimi dieci anni è di 19.200. La distribuzione territoriale &#8211; secondo l’ultima pubblicazione del 31 marzo 2025 “Banche e istituzioni finanziarie: articolazione territoriale” della Banca d’Italia &#8211; vede il Nord Italia concentrare circa il 58% degli sportelli, con Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto che da sole raggiungono il 40% del totale nazionale. Il Centro accoglie il 20% e il Sud e le Isole il 22%. Nello stesso periodo i dipendenti bancari sono passati da 315.238 nel 2012 a 261.653 del 2024 con una perdita di 53.585 Risorse. Gli sportelli automatici multifunzione sono calati di circa 2.600 negli ultimi tre anni passando da 30.221 (2021) a 27.613 (2024).</p>



<p>Interi comuni oggi non hanno più un punto di accesso ai servizi bancari, ha detto Contrasto sottolineando che la desertificazione bancaria è ormai un problema nazionale, non un fenomeno locale o relegato al Sud del nostro Paese, che ne soffre purtroppo di più per le ragioni già indicate e vede la presenza nel 2024 di soli 2.866 sportelli (-73 rispetto al 2023) con 25.137 dipendenti e una perdita di 256 Risorse. Per restare sempre al Sud nel 2012 erano presenti 4.548 sportelli ridottisi nel 2022 a 3.051 (-1.497) per scendere ancora nel 2023 a 2.939 (-1.609) e 2.866 nel 2024 (-1.682). Per quanto concerne il dato occupazionale si è passati dai 36.991 dipendenti del 2012 ai 26.092 del 2022 (-10.899) per scendere ulteriormente poi a 25.392 nel 2023 (-11.599), nel 2024 a 25.136 (-11.855). Quindi nel periodo dal 2012 al 2024 sono stati persi 11.855 posti di lavoro per riduzione degli sportelli e quindi del personale».</p>



<p>Contrasto ha sottolineato che la clientela bancaria nel corso degli anni ha mostrato di sapersi adattare ai cambiamenti organizzativi e alle innovazioni introdotte dal sistema bancario e di apprezzare anche l’innovazione tecnologica: il digital banking e la cosiddetta fintech. E ha aggiunto un dato importante da evidenziare: nel 2024 in Italia il 55% circa degli utenti bancari utilizzava i servizi digitali, contro una media europea pari nel 2024 al 67,2% (64% nel 2023). «Alle filiali fisiche sono subentrate massicciamente quelle online o digitali (a causa degli alti costi di gestione della rete fisica spesso non comparabili con i ricavi ottenuti e dello sviluppo dei sistemi digitali), ma la clientela è rimasta e rimane comunque assolutamente affezionata alla filiale fisica dove può interfacciarsi con il proprio gestore o con altri dipendenti della banca per risolvere problematiche o anche solo per rafforzare il rapporto interpersonale fiduciario che spesso è maggiormente favorito dall’incontro fisico».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/PiazzaMadama-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-2191" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/PiazzaMadama-1024x768.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/PiazzaMadama-300x225.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/PiazzaMadama-768x576.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/PiazzaMadama-1536x1152.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/PiazzaMadama.jpg 1980w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Un altro problema evidenziato da Contrasto è rappresentato dal digital divide ovvero il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle&nbsp;nuove tecnologie (in particolare&nbsp;personal computer&nbsp;e&nbsp;Internet) e chi ne è&nbsp;escluso in modo parziale o totale. «I motivi di&nbsp;esclusione&nbsp;comprendono diverse variabili: condizioni economiche, livello d’istruzione, qualità delle infrastrutture, differenze di età o di&nbsp;sesso, appartenenza a diversi&nbsp;gruppi etnici, provenienza geografica».</p>



<p>«Esiste poi il problema, assolutamente strategico, della consulenza che riguarda sia la clientela privata ma anche e soprattutto le imprese e la necessità per queste ultime di trovare interlocutori in grado di rispondere velocemente ed efficacemente alle loro istanze. Altro aspetto è rappresentato dal fatto che le Banche, in moltissime circostanze, svolgono la essenziale funzione di motore di trasmissione su territori, famiglie e soprattutto imprese dei vari strumenti tempo per tempo posti in essere dalle istituzioni locali, nazionali e comunitarie a sostegno di imprese e famiglie. L’Italia, inoltre, è un Paese con la presenza di imprese medie e piccole, a caratterizzazione poco più che familiare. In tali realtà la consulenza finanziaria non può in molti casi essere gestita all’interno delle aziende. Poter, quindi, contare sulla propria banca, fisicamente presente al luogo dove si svolge l’attività di impresa, per la migliore qualificazione e quantificazione delle fonti di investimento diventa strategico».</p>



<p>L’innovazione tecnologica è una grande opportunità, ha riconosciuto Contrasto, ma comporta anche rischi. «Le neobank e i servizi fintech registrano tassi di crescita molto elevati. L’intelligenza artificiale rappresenta una leva strategica per il futuro del settore: consente l’automazione dei processi di controllo antiriciclaggio, l’analisi predittiva del rischio di credito, il contrasto alle frodi e la personalizzazione dei servizi alla clientela. Tuttavia, emergono rischi significativi: bias algoritmici, concentrazione dei fornitori, cybersecurity e opacità dei modelli decisionali. Organismi internazionali come BIS, FSB e OCSE hanno già raccomandato l’adozione di standard di governance, auditabilità e trasparenza. Come UNISIN crediamo che l’IA debba essere uno strumento al servizio della persona e non un sostituto del lavoro bancario. Per questo servono programmi di formazione e di riqualificazione professionale, così da accompagnare la transizione senza lasciare indietro nessuno».</p>



<p>Contrasto ha segnalato che il restringimento della rete bancaria si accompagna a crescenti difficoltà di accesso al credito, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI). Secondo i dati Banca d’Italia, nel 2024 i prestiti alle PMI hanno registrato una contrazione del 2,5%, a fronte di una crescita moderata (+1,8%) per le grandi imprese. «Tale dinamica rischia di alimentare un ‘dual banking system’, caratterizzato da un lato da grandi imprese integrate nei circuiti finanziari globali, dall’altro da piccole realtà locali escluse dal credito ordinario. I dati più recenti indicano che nel primo semestre 2025 la contrazione dei prestiti alle PMI è proseguita (-1,8% tendenziale), mentre le grandi imprese hanno registrato una sostanziale stabilità (Banca d’Italia, Bollettino Economico, luglio 2025)».</p>



<p>Per le famiglie, la desertificazione bancaria implica un aggravio di costi e tempi per accedere ai servizi di base. Le categorie maggiormente penalizzate sono anziani, migranti e nuclei residenti in aree interne, dove la chiusura delle filiali ha spesso lasciato interi comuni privi di sportelli. Ha concluso Contrasto: «Nelle aree desertificate i tempi e i costi di accesso al credito sono ancora più alti. E laddove le banche arretrano, avanza il rischio di usura e illegalità, come segnalato dalle relazioni del Ministero dell’Economia. Infatti, l’assenza o la scarsissima presenza su territori di sportelli bancari e la minore attenzione alle esigenze del tessuto sociale, economico e produttivo delle varie realtà del nostro Paese e del Sud in particolare, che sconta ancora un forte gap in tutti i settori, porta inevitabilmente con sé un incremento del fenomeno dell’usura. Bankitalia ha lanciato l’allarme parlando del rischio usura per 165 mila imprese del Sud. In assenza di supporto ed assistenza da parte degli intermediari autorizzati, l’alternativa, infatti, spesso diventa quella di ricorrere a mezzi non leciti o molto più onerosi».<br>Nel corso dell’audizione, Contrasto ha affrontato anche la questione di una possibile tassazione sugli extraprofitti delle banche. «Ogni anno, in vista della nuova legge di bilancio, si ripresentano varie proposte per aumentare le entrate fiscali, come l’idea di tassare i cosiddetti extraprofitti delle banche. Dietro questa idea si potrebbe però celare una misura non solo inefficace ma anche potenzialmente dannosa per l’economia». Ha spiegato il Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL: «Prima di tutto occorre sottolineare che non esiste una definizione chiara di «extraprofitto» né tantomeno un criterio economico universalmente accettato per definire un «extraprofitto» (il ROE medio prodotto dal sistema bancario non risulta essere best performance a livello Paese). Tassare peraltro un utile solo perché è considerato “troppo alto” introduce un elemento di arbitrarietà e discrezionalità pericoloso. Il profitto è il risultato di un’attività d’impresa, e tassare in modo straordinario un settore specifico solleva dubbi sulla parità di trattamento e sulla certezza del diritto. L’argomento più volte sottolineato che gli “extraprofitti” siano un’automatica conseguenza dell’aumento dei tassi d’interesse non tiene conto del fatto che i profitti bancari dipendono anche da una gestione efficiente, dalla capacità di diversificare i ricavi e dal controllo dei costi operativi. Tassare indiscriminatamente i profitti non riconosce le differenze tra le banche più efficienti e quelle meno performanti. Inoltre, occorre tenere presente che i guadagni delle banche italiane, pur elevati, rimangono inferiori alla media europea».</p>



<p>Contrasto ha aggiunto che «i profitti non possono essere considerati un “regalo”, ma una risorsa necessaria per rafforzare la capitalizzazione bancaria e per finanziare gli investimenti e le imprese, contribuendo così alla stabilità del sistema finanziario e alla crescita dell’economia reale. Tassarli riduce le risorse che possono essere reinvestite, compromettendo la capacità degli istituti di credito di assorbire shock futuri, come ad esempio un aumento delle insolvenze. Un sistema bancario meno capitalizzato è più fragile e rappresenta un rischio per l’intera economia».</p>



<p>A tutto questo si aggiunge che una minore disponibilità di capitale per le banche si traduce in una ridotta capacità di erogare prestiti, ha sottolineato Contrasto: «Se le banche hanno meno risorse, possono essere costrette a limitare il credito a famiglie e imprese, rallentando gli investimenti e la crescita economica. La tassa, concepita per aiutare l’economia, potrebbe finire per danneggiarla».</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Da non sottovalutare anche il fatto che nonostante i divieti normativi, c’è il rischio che le banche, per compensare l’onere fiscale, possano cercare di recuperare il gettito perso aumentando i costi dei servizi / finanziamenti o riducendo ulteriormente i tassi di interesse sui depositi, facendo ricadere indirettamente il costo sui clienti finali, ossia famiglie e imprese.</li>



<li>Queste, in conclusione, sono le proposte UNISIN/CONFSAL presentate nella relazione fornita da Contrasto alla Commissione: «La nostra Organizzazione Sindacale evidenzia la necessità di garantire una transizione equa verso la digitalizzazione, tutelando la dignità professionale e contrastando modelli organizzativi basati su pressioni commerciali eccessive». Ecco alcune proposte concrete:</li>



<li>Definire livelli essenziali di servizio bancario in ogni comune, al pari di sanità e istruzione;</li>



<li>Garantire soglie minime territoriali di accesso ai servizi bancari, con particolare attenzione ai comuni interni e periferici;</li>



<li>Meccanismi per garantire maggiore trasparenza sui margini bancari, perché i cittadini abbiano fiducia nel sistema;</li>



<li>Promuovere ulteriormente l’educazione finanziaria, con focus su anziani, migranti e microimprese;</li>



<li>Attivare misure di credito agevolato per famiglie e PMI nelle aree interne.</li>



<li>Istituire un tavolo permanente tra Governo, ABI e parti sociali per affrontare insieme le sfide del Settore. (va detto che nel settore è già stato introdotto nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro il Comitato nazionale bilaterale paritetico sull’impatto delle nuove tecnologie/digitalizzazione nell’industria bancaria);</li>



<li>Monitorare con continuità l’impatto dell’Intelligenza Artificiale e della digitalizzazione sull’accesso al credito;</li>



<li>Favorire un utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale, attraverso standard di auditabilità, trasparenza e controllo anche indipendente.</li>



<li>Valutare l’introduzione di incentivi fiscali / economici e regolatori per le banche che mantengono filiali nelle aree interne o estremamente disagiate.</li>



<li>Introdurre meccanismi di sostegno a famiglie e PMI valutando un rafforzamento di confidi, garanzie pubbliche e strumenti di microcredito.</li>



<li>Allineare le strategie nazionali ai benchmark europei (Eurostat, BCE, OCSE), garantendo comparabilità e trasparenza dei dati.</li>



<li>Uniformare le regole sia normative che fiscali affinché non si verifichi una sperequazione nell’applicazione delle stesse a livello europeo e domestico. In merito, va rilevato come ancora oggi la disparità delle “regole di ingaggio” fra i diversi Paesi dell’Unione Europea e tra UE e resto del mondo aggravi le nostre banche e imprese di costi maggiori, riducendone la competitività.</li>
</ul>



<p>La conclusione di Contrasto è nel segno di questa riflessione: «Il sistema bancario italiano è oggi solido sul piano patrimoniale, ma fragile sul piano sociale e territoriale. Sta vivendo una fase di profonda trasformazione, segnata da una riduzione strutturale della rete fisica, da crescenti sfide nell’accesso al credito per famiglie e PMI, e da una digitalizzazione che apre nuove opportunità ma rischia di accentuare le disuguaglianze. La stabilità finanziaria deve essere accompagnata da inclusione sociale.</p>



<p>La desertificazione bancaria è una questione non solo economica ma sociale e civile. UNISIN/CONFSAL richiama l’attenzione della Commissione sull’urgenza di interventi mirati, perché l’accesso al credito e ai servizi bancari è un diritto di cittadinanza e una condizione essenziale per la coesione e lo sviluppo del Paese.</p>



<p>La sfida dei prossimi anni è costruire una banca più digitale ma non meno vicina, più efficiente ma anche più inclusiva. Questa è la strada che UNISIN/CONFSL intende proporre e percorrere, insieme alle Istituzioni e ai cittadini del nostro Paese».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La scomparsa di Papa Francesco</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2025/04/28/la-scomparsa-di-papa-francesco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazionale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2025 08:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scomparsa di Papa Francesco: il cordoglio di Unisin, che in lui ha spesso ritrovato valori comuni e ispirazione Unisin esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Papa Francesco, figura di straordinaria umanità e guida spirituale che ha saputo parlare al cuore del mondo intero. Nel corso del suo pontificato, Papa Francesco ha incarnato con [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">La scomparsa di Papa Francesco: il cordoglio di Unisin, che in lui ha spesso ritrovato valori comuni e ispirazione Unisin esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Papa Francesco, figura di straordinaria umanità e guida spirituale che ha saputo parlare al cuore del mondo intero.</p>



<p>Nel corso del suo pontificato, Papa Francesco ha incarnato con forza e coerenza valori di solidarietà, giustizia sociale, rispetto per il lavoro e per i diritti della persona.</p>



<p>Il suo messaggio di pace, la sua attenzione agli ultimi e la sua instancabile azione a favore di un’umanità più giusta e inclusiva continueranno a essere per noi fonte di ispirazione e testimonianza viva.</p>



<p>LA SEGRETERIA&nbsp;UNISIN&nbsp;CONFSAL</p>



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			</item>
		<item>
		<title>Comunicato della segreteria regionale Unisin/Confsal</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2024/05/04/comunicato-della-segreteria-regionale-unisin-confsal/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazionale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2024 09:49:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Calabria sempre più Comuni rimangono senza sportelli bancari “Come temevamo &#8211; afferma Gianfranco Suriano, Segretario Regionale Calabria di UNISIN/CONFSAL &#8211; i dati diffusi da Banca d’Italia nei giorni scorsi e relativi alle banche e alle istituzioni finanziarie per l’anno 2023, ci hanno lasciati ancor più allarmati. Non si arresta, infatti, il fenomeno della desertificazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading" style="font-size:24px"><strong>In Calabria sempre più Comuni rimangono senza sportelli bancari</strong></h4>



<p class="has-drop-cap"><strong>“Come temevamo &#8211; afferma Gianfranco Suriano, Segretario Regionale Calabria di UNISIN/CONFSAL</strong> &#8211; i dati diffusi da Banca d’Italia nei giorni scorsi e relativi alle banche e alle istituzioni finanziarie per l’anno 2023, ci hanno lasciati ancor più allarmati. Non si arresta, infatti, il fenomeno della desertificazione bancaria che vede i territori del Sud continuare inesorabilmente a depauperarsi degli sportelli, con rilevante disagio per le famiglie, le imprese e gli Enti meridionali. Nell’arco temporale che va dal 1 gennaio 2015 al 1 gennaio 2023 si è passati da 4.262 a 2.939 sportelli con una perdita di 1.323 sportelli e con un decremento rivelante degli occupati nel settore che sono passati da 34.737 a 25.374 con una perdita di 9.363 posti di lavoro”.</p>



<p>“La situazione della Calabria &#8211; prosegue Suriano &#8211; rispecchia nella sua complessità la situazione complessiva del Sud Italia e quella nazionale. Il numero degli sportelli per 100mila abitanti si attesta nella nostra regione nel 2023 a 17. Sono ben 555mila le persone che risiedono in comuni privi di sportelli bancari e 28mila le Aziende con sede in Comuni che non possono contare sui servizi bancari in loco. </p>



<p>Più fortunati, se così possiamo dire, sono i 317mila abitanti dei Comuni calabresi che possono servirsi di un solo sportello e le 18mila aziende che per consulenza e attività finanziaria possono rivolgersi ad uno sportello sul territorio in cui hanno sede. In un anno, dunque, registriamo che ben 38mila persone e 2.100 aziende sono state private dello sportello bancario nel proprio Comune di residenza”.</p>



<p>Nel rappresentare la situazione dei territori calabresi, il Segretario Regionale Calabria di UNISIN/CONFSAL sottolinea “che i dati sono chiari: nell’arco di un solo anno, tra il 31 dicembre 2022 e il 31 dicembre 2023, la Calabria è passata da 328 a 314 sportelli. Il calo potrebbe sembrare contenuto, ma così non è in quanto bisogna considerare le difficoltà legate alla chiusura anche di una sola di queste agenzie, difficoltà che riguardano soprattutto la mancanza di infrastrutture di trasporto e comunicazione ma anche la rete informatica che rendono complesso lo spostamento fra territori e l’utilizzo dell’internet banking.</p>



<p>E a proposito di servizi online bisogna evidenziare che in Calabria solo il 32% della popolazione utilizza regolarmente l’internet banking, dato che colloca la regione all’ultimo posto in Italia di questa particolare classifica”.</p>



<p>“Alla diminuzione delle filiali fa eco anche la diminuzione degli addetti che dai 2.757 del 2021, sono progressivamente scesi, anche nel 2022, per arrivare ai 2.578 del 2023. E’ chiaro che si tratta di una perdita di posti di lavoro rilevante sia nel raffronto decennale che in quello triennale in una regione che di per sé soffre di una cronica mancanza di lavoro.”</p>



<p>“Da molto tempo, ormai, continuiamo a ripetere con decisione che è necessaria un’inversione di tendenza che necessita dell’intervento della politica per fermare l’emorragia che colpisce i territori più deboli del nostro Paese, fra cui sicuramente va collocata la Calabria, &#8211; afferma Suriano -.</p>



<p>Continueremo a portare questa istanza in tutte le sedi e in tutti i luoghi di discussione affinché la forte e instancabile opera di sensibilizzazione possa invertire il trend relativo al fenomeno della desertificazione bancaria che, come noto, porta con sé forti impatti sociali oltre che economici. Non va dimenticato, infatti, che si tratta di una regione, la Calabria, in affanno socio-economico, dove i giovani sono costretti ad emigrare in altre regioni italiane o all’estero per poter costruire un proprio percorso di vita e una famiglia e dove storicamente la popolazione non può contare su efficienti infrastrutture e mezzi di trasporto per spostarsi da una zona all’altra per poter usufruire di uno sportello bancario.</p>



<p>“Sembrerà strano &#8211; conclude Suriano &#8211; ma il fenomeno è molto meno rilevante nelle banche di piccole dimensioni e addirittura in controtendenza in alcune banche di credito cooperativo. Se poi guardiamo al di fuori dei confini europei, alcuni grandi gruppi bancari stanno ampliando la loro rete territoriale, è il caso, infatti, di JP Morgan e Bank of America.  Perché allora non farlo anche da noi, almeno in quei territori in cui vi sono difficoltà di carattere infrastrutturale o dove più forte è il rischio che in assenza di intermediari finanziari legittimi possano subentrare soggetti che operano al di fuori della legge ed in contiguità con il malaffare?”</p>
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		<title>Desertificazione bancaria a Frosinone, Storace (Unisin/Confsal): importante discuterne per fermarla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazionale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2024 09:03:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Segreteria provinciale Unisin Frosinone I nuovi dati forniti da Banca d’Italia, circa la presenza bancaria sul territorio, parlano chiaro: anche nel 2023 continua la lenta e, a quanto pare, inesorabile desertificazione bancaria in provincia di Frosinone.Partendo dalle filiali, a fine 2023 ce ne sono solo 136 (-2,86% rispetto al 2022 e -9,93% rispetto al 2021), [&#8230;]</p>
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<h4 class="wp-block-heading" style="font-size:24px"><strong>Segreteria provinciale Unisin Frosinone</strong></h4>



<p class="has-drop-cap">I nuovi dati forniti da Banca d’Italia, circa la presenza bancaria sul territorio, parlano chiaro: anche nel 2023 continua la lenta e, a quanto pare, inesorabile desertificazione bancaria in provincia di Frosinone.<br>Partendo dalle filiali, a fine 2023 ce ne sono solo 136 (-2,86% rispetto al 2022 e -9,93% rispetto al 2021), ed in queste filiali operano solo 920 dipendenti, ben 25 in meno rispetto allo scorso anno<br>(-2,65%). Mentre, anche grazie alle iniziative di protesta sul territorio, non sono diminuiti i comuni serviti dalle banche, sempre 41. Il che significa che 50 comuni non hanno sportelli e che circa 89.000 persone devono spostarsi dalla loro residenza per poter accedere ai servizi bancari.</p>



<p>Siamo un territorio ormai spoglio di sportelli, la nostra provincia è uno degli esempi più emblematici della desertificazione bancaria che sta colpendo l’Italia e zone sempre più ampie del nostro territorio si ritrovano senza poter usufruire di un servizio essenziale.</p>



<p>Ma le cause che hanno portato a questa situazione si stanno rimuovendo. In primis le banche non vivono più la profonda crisi che ha caratterizzato il settore una quindicina di anni fa, e protrattasi per lunghi anni. Anzi, tutt’altro, i bilanci delle banche stanno registrando utili record e trimestre dopo trimestre hanno ormai recuperato quanto perso negli anni precedenti.</p>



<p>Dal punto di vista tecnologico, altra tematica che spinge le banche verso la chiusura degli sportelli, numerosi studi hanno dimostrato l’importanza e la centralità che sta tornando a rivestire le filiali bancarie. Un esempio clamoroso su tutti è la famosa banca americana JP Morgan che ad inizio 2024 ha annunciato l’apertura di ben 500 sportelli nei prossimi tre anni, nonostante ne debba gestire già 5.000. E tutto questo succede in una nazione sicuramente all’avanguardia dal punto di vista tecnologico.<br>E’ un segno di inversione di tendenza?</p>



<p>Probabilmente si, visto che anche Bank of America ed altre banche più piccole stanno seguendo questa linea.</p>



<p>Perchè, dunque, non parlarne tra tutti i soggetti coinvolti, banchieri, manager, politica, imprenditoria, sindacati ed i vari stakeholder del territorio e capire cosa fare per tornare a dare un servizio così importante anche in comuni non molto popolosi? Le idee ci sono, confrontiamoci.</p>
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		<title>Rinnovato il contratto collettivo nazionale di lavoro dei bancari</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2024/01/24/rinnovato-il-contratto-collettivo-nazionale-di-lavoro-dei-bancari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazionale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 16:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 23 novembre 2023 è stato sottoscritto da Abi e dalle Segreterie Nazionali FABI – FIRST CISL – FISAC – UILCA – UNISIN l’intesa di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del settore Creditizio e Finanziario. L’intesa prevede un aumento mensile a regime di 435 euro per la figura media (3A4L) ripartito in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Lo scorso 23 novembre 2023 è stato sottoscritto da Abi e dalle Segreterie Nazionali FABI – FIRST CISL – FISAC – UILCA – UNISIN l’intesa di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del settore Creditizio e Finanziario. L’intesa prevede un aumento mensile a regime di 435 euro per la figura media (3A4L) ripartito in quattro tranche: 1 luglio 2023 – 250 euro, 1 settembre 2024 – 100 euro, 1 giugno 2025 – 50 euro e 1 marzo 2026 &#8211; 35 euro. A questo importo si aggiungono gli arretrati, per un importo medio di 1250 euro già corrisposti lo scorso mese di dicembre.</p>



<p>Altri punti interessanti dell’intesa sindacale sono costituiti dal ripristino della piena base di calcolo per il TFR a partire dal luglio 2023, dall’orario di lavoro settimanale che è stato ridotto di 30 minuti settimanali a decorrere dal prossimo 1 luglio 2024.</p>



<p>Importante è anche la possibilità, prevista dall’intesa, di individuare forme di partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori alla vita delle imprese, per la gestione del cambiamento e del benessere sui luoghi di lavoro.</p>



<p>Nella cabina di regia è stata rafforzata la funzione con riferimento a processi di evoluzione dei modelli organizzativi del lavoro, cambiamenti conseguenti a nuove tecnologie e digitalizzazione delle banche.<br>Altri punti interessanti della intesa sindacale sono i seguenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Commissione nazionale per la sicurezza</strong>: aumentate le funzioni anche al fine di contrastare lo stress da lavoro correlato.</li>



<li><strong>Obblighi delle parti</strong>: eliminato il divieto di prestare la propria opera a favore di terzi, ferme le limitazioni di legge.</li>



<li><strong>Buono Pasto</strong>: l’importo minimo sale da 1,81 euro a 4 euro (limite attuale per la defiscalizzazione cartacea).</li>



<li><strong>Politiche commerciali</strong>: l’accordo 8 febbraio 2017 diventa parte integrante del CCNL e quindi un preciso articolo contrattuale.</li>



<li><strong>Comporto malattia</strong>: l’aumento del 50% del periodo di comporto sarà riconosciuto anche in caso di disabilità ai sensi dell’art. 3, comma 3, legge 104/92 (c.d. “gravità”).</li>



<li><strong>Maternità e paternità</strong>: eliminato il limite complessivo dei cinque mesi, anche i periodi di interdizione anticipata (c.d. “gravidanza a rischio”) verranno retribuiti al 100%.</li>



<li><strong>Missioni</strong>: restano ferme le indicazioni chilometriche e i relativi rimborsi economici, ma vengono aumentate di un giorno mensile il numero di giornate escluse dal computo della diaria.</li>



<li><strong>Fungibilità</strong>: è resa strutturale la piena fungibilità nell’ambito della categoria quadri direttivi e i tempi di maturazione dell’inquadramento superiore e dei connessi vari livelli dei QD passano da cinque a sei mesi, in adeguamento alle previsioni di legge.</li>



<li><strong>Trasferimenti consensuali</strong>: restano invariati l’età anagrafica e i limiti chilometrici. Aumenta da 22 a 23 anni di servizio il requisito dell’anzianità.</li>



<li><strong>Dichiarazione congiunta su molestie e violenze</strong>: diventa un articolo del contratto.</li>



<li><strong>Formazione, innovazione tecnologica e bilateralità</strong>: aumentate le ore complessive di formazione retribuita da 32 a 37 ore annue; introdotta assistenza di Abi e delle Segreterie Nazionali su richiesta degli organismi sindacali aziendali per il raggiungimento di accordi collettivi.</li>



<li><strong>Fondo per l’occupazione</strong>: aumentati i contributi per favorire l’occupazione stabile anche nel Mezzogiorno, la staffetta generazionale, introdotto un ulteriore contributo per le aziende che non ridurranno gli organici e rafforzato il finanziamento alla parte emergenziale del fondo di solidarietà a favore delle lavoratrici e dei lavoratori licenziati senza possibilità di aderire alla parte straordinaria del Fondo di solidarietà.</li>



<li><strong>Fondo di solidarietà</strong>: introdotta la possibilità di effettuare la cosiddetta staffetta generazionale su base volontaria (riduzione dell’orario di lavoro tre anni prima dell’uscita con integrazione economica parziale e copertura contributiva previdenziale piena, con relativa assunzione di giovani).</li>



<li><strong>Inclusione e pari opportunità</strong>: valorizzazione delle tematiche con rimando al lavoro delle specifiche Commissioni.</li>



<li><strong>Prosolidar</strong>: istituito specifico articolo contrattuale, con previsione di aumento del contributo facoltativo annuo da 6 a 10 euro. Il nuovo contratto scadrà il 31 marzo 2026.</li>
</ul>
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		<title>Desertificazione bancaria</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2023/07/10/desertificazione-bancaria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazionale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2023 07:58:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Convegno UNISIN/CONFSAL a Gibellina Emilio Contrasto: “Abbiamo lanciato la sfida e in Sicilia la politica ha risposto” “Dal confronto di oggi è emersa la possibilità concreta di realizzare sinergie tra il Sindacato e la Politica. Il nostro grido d’allarme, almeno in Sicilia, è stato raccolto da chi è interlocutore privilegiato sul territorio ma anche e, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading">Convegno UNISIN/CONFSAL a Gibellina</h4>



<h4 class="wp-block-heading">Emilio Contrasto: “Abbiamo lanciato la sfida e in Sicilia la politica ha risposto”</h4>



<p class="has-drop-cap">“Dal confronto di oggi è emersa la possibilità concreta di realizzare sinergie tra il Sindacato e la Politica. Il nostro grido d’allarme, almeno in Sicilia, è stato raccolto da chi è interlocutore privilegiato sul territorio ma anche e, soprattutto, trait d’union con la Politica nazionale. Ringraziamo l’on.le Stefano Pellegrino per la proposta di collaborazione alla stesura di un disegno di legge per la conservazione di presidi bancari sui territori fragili demograficamente o marginali in Sicilia, che potrà, al termine dell’iter di approvazione, costituire un elemento di cambiamento all’attenzione anche della politica nazionale”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="585" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/07/Monete-1024x585.jpg" alt="" class="wp-image-1686" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/07/Monete-1024x585.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/07/Monete-300x172.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/07/Monete-768x439.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/07/Monete-1536x878.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/07/Monete.jpg 1980w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Sono parole di soddisfazione quelle che esprime il Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL Emilio Contrasto al termine della tavola rotonda su “Sviluppo dei Territori e desertificazione bancaria”. L’appuntamento è stato organizzato a Gibellina, in provincia di Trapani, dagli organismi territoriali del sindacato bancari e i dati analizzati hanno evidenziato una problematica ben precisa. “Abbiamo di fronte a noi <strong>un Paese a due velocità. Ce lo dicono gli esperti, gli amministratori e i dati che riguardano l’economia e la presenza di sportelli bancari al Sud e nelle Isole maggiori”</strong>, ha evidenziato Emilio Contrasto. </p>



<p>“È già da molto tempo che segnaliamo con forza come Organizzazione Sindacale, anche unitamente alle altre OO.SS. di Settore, una delle problematiche che affligge in maniera più rilevante Centro, Sud e Isole, rispetto alle regioni del Nord d’Italia, quella della desertificazione bancaria dei territori e oggi abbiamo avuto dimostrazione concreta che si tratta di una preoccupazione condivisa anche dagli amministratori locali e regionali”.<br>Il problema, ha sottolineato il Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL, “non va assolutamente sottovalutato perché foriero di ulteriori complessità proprio per questi territori che, per la situazione disarmonica in cui si trovano rispetto alle regioni settentrionali, aggiungono un’ulteriore criticità a quelle già esistenti rischiando di compromettere in maniera sostanziale e irrimediabile ogni possibilità di ripresa economica e quindi di futuro soprattutto per le giovani generazioni”.</p>



<p>Un allarme condiviso dai relatori intervenuti: <strong>Salvatore Sutera</strong>, Sindaco di Gibellina; <strong>Domenico Venuti</strong>, Sindaco di Salemi; <strong>Antonio Li Causi</strong>, Segretario UNISIN/CONFSAL Sicilia; <strong>Giovanni Speciale</strong>, Vice Segretario Regionale CONFSAL Sicilia; <strong>Nicolò Catania</strong>, Deputato ARS Coordinatore Sindaci Valle del Belice; <strong>Calogero Pumilia</strong>, Presidente Fondazione Alta Cultura Orestiadi; <strong>Leonardo Spera</strong>, Sindaco di Contessa Entellina – Vice Presidente ANCI Sicilia; <strong>Angela Blando</strong>, referente Sicilia ADUSBEF APS; <strong>Rosario Di Maria</strong>, Presidente Cantine Ermes; <strong>Alessandro La Grassa</strong> – Presidente del CRESM; <strong>Stefano Pellegrino</strong> – Deputato ARS, Commissione Affari Istituzionali; <strong>Stefano Pellegrino</strong>, Deputato ARS – Commissione Affari Istituzionali.</p>



<p>Da più parti sono state portate all’attenzione le problematiche maggiormente rilevanti del territorio siciliano e della progressiva, implacabile e inarrestabile scomparsa dei presidi del credito e della finanza, quali la diminuita capacità delle aziende ad avere risposte concrete lì dove operano, la trasformazione di quello che era il tradizionale rapporto di supporto delle banche con territori e imprese, la desertificazione che è, purtroppo, non solo bancaria ma anche sociale, produttiva e demografica con ripercussioni sul futuro di queste zone del Paese. E ancora: la funzione sociale della banca rispetto all’impresa liberista; l’innovazione tecnologica e il digital divide; il ruolo di servizio pubblico espletato dalle banche e quindi la rilevanza giuridica anche in capo ai dipendenti del settore.<br>“Val la pena ricordare fino allo sfinimento – ha sottolineato Contrasto – come i dati forniti dalla Banca d’Italia ci consegnino una situazione particolarmente drammatica che ha visto, nell’arco di dieci anni, cessare l’operatività di ben 10mila sportelli, con conseguente perdita di posti di lavoro, lasciando interi territori privi di ogni presidio finanziario. Nell’arco temporale – ha aggiunto Contrasto – che va dal 2012 al 2022 siamo passati, a livello nazionale, da 32.881 a 20.986 sportelli (il 55 per cento dei quali appartenenti a quelle di maggiore dimensione) con un divario tra Nord e Sud rilevante”.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>“La Sicilia in un solo anno ha perso 24 filiali, come evidenziano i dati Bankitalia al 31.12.2022. Sembrano poche ma così non è in un territorio con difficoltà di collegamenti sia infrastrutturali sia digitali. Si è passati da 1.122 sportelli del 2021 a 1.098 del 2022. La situazione delle presenze nei Comuni è significativa. Ben 311mila persone – ha sottolineato il Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL – sono residenti in comuni senza la presenza di banche, dato che mostra un incremento di ben 24.000 persone che, negli ultimi 12, mesi hanno perso la possibilità di recarsi presso il proprio sportello bancario. 477mila persone sono residenti in comuni in cui è presente 1 solo sportello. Non migliore la situazione che riguarda l’accesso delle imprese agli sportelli. 16mila imprese siciliane hanno la loro sede in comuni desertificati bancariamente con un incremento di 1.100 in più negli ultimi 12 mesi. 25mila imprese in Sicilia hanno sede in comuni con un solo sportello bancario attivo. Il 33% della popolazione siciliana usa l’internet banking, una percentuale più bassa di 15 punti rispetto alla media nazionale pari al 48%. Nel 2021 la percentuale era ancora più bassa, pari al 29% rispetto al 45% del dato nazionale.<br>Il numero degli sportelli per 100mila abitanti è pari a 23, dato che non ha subito variazioni rispetto a quello rassegnato l’anno precedente e significativo della complessità della situazione – ha aggiunto Emilio Contrasto – specialmente se si fa riferimento al dato nazionale relativo al 2022 che ne segnala 36. Oltre un terzo dei Comuni della Sicilia è privo di sportelli, con un incremento di ben 5 comuni negli ultimi 12 mesi. Trapani ha attualmente 98 sportelli bancarie e ne ha perso uno rispetto all’anno scorso”.&nbsp;<br>“La mancanza di presidi bancari sul territorio priva imprese e famiglie anche del supporto consulenziale fondamentale &#8211; in particolare in un momento complesso come quello che stiamo vivendo dal punto di vista socio-economico &#8211; per utilizzare al meglio e in maniera corretta gli strumenti finanziari necessari alla sopravvivenza stessa delle famiglie e delle imprese. In assenza o carenza di intermediari e di centri decisionali sul territorio – ha proseguito Contrasto – il rischio, anzi, la certezza, è che si facciano strada intermediari “illegali” come risulta evidente dall’analisi dei dati drammatici sull’usura nel Sud”.</p>



<p>“E allora cosa fare? In una situazione grave come quella che emerge dagli studi che stiamo conducendo, dagli incontri e dai dibattiti, dalla continua presenza dei nostri dirigenti sindacali sui territori – ha concluso Emilio Contrasto – il nostro compito è sempre più quello di continuare a denunciare la situazione per sensibilizzare la politica, di cui, invece, almeno sino al positivo incontro odierno, abbiamo registrato un assoluto silenzio sul tema, affinché intervenga velocemente e concretamente, perché si può fare. E l’amara conclusione è che la desertificazione bancaria, purtroppo, ha come conseguenza naturale la desertificazione economica che, a sua volta, determina un calo demografico evidente soprattutto nelle giovani generazioni. E i dati ISTAT, relativi a Mezzogiorno e Isole maggiori, non fanno altro che darne una triste conferma. Oggi andiamo via da Gibellina convinti che si apra una nuova stagione e che il lavoro di denuncia e sensibilizzazione che stiamo portando avanti nelle varie regioni del nostro Paese ha iniziato a dare i suoi frutti. UNISIN ha lasciato la sfida e in Sicilia la politica ha risposto”.</p>
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		<title>6° CONGRESSO UNISIN</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2022/06/24/6-congresso-unisin/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazionale]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 09:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chianciano Terme, 25 maggio 2022 l 25 maggio a Chianciano Terme si è concluso il sesto congresso nazionale di Unisin, con la riconferma di Emilio Contrasto nel ruolo di Segretario Generale.La relazione di Emilio Contrasto, si è aperta con il pensiero al terribile conflitto che, in questi giorni, si sta svolgendo in Ucraina e soprattutto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Chianciano Terme, 25 maggio 2022</h3>



<p><strong><em>l 25 maggio a Chianciano Terme si è concluso il sesto congresso nazionale di Unisin, con la riconferma di Emilio Contrasto nel ruolo di Segretario Generale.<br>La relazione di Emilio Contrasto, si è aperta con il pensiero al terribile conflitto che, in questi giorni, si sta svolgendo in Ucraina e soprattutto con il rammarico per le migliaia di vittime che soccombono di fronte alla brutalità della guerra. Gli scopi di questa guerra insensata, ha ricordato Contrasto nella sua relazione, “nulla hanno a che vedere con quanto siamo orgogliosi di rappresentare come sindacato dei lavoratori che si occupa del benessere di chi produce ricchezza senza dimenticare l’insostituibile valore della solidarietà.” “Ci preme auspicare ed invocare la pace e che l’Ucraina e gli Ucraini possano vivere liberi.”</em></strong></p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">RELAZIONE DELLA SEGRETERIA NAZIONALE PRESENTATA DAL SEGRETARIO GENERALE EMILIO CONTRASTO</h3>



<p></p>



<h2 class="has-text-align-center wp-block-heading">DIRITTI, TUTELE, PROSPETTIVE PER AFFRONTARE LE SFIDE DEL FUTURO. ETICA, EQUITÀ E PROFESSIONALITÀ DEL LAVORO BANCARIO NELL’EPOCA DELLA TRANSIZIONE DIGITALE</h2>



<p></p>



<p class="has-drop-cap">Dopo oltre 75 anni di pace in Europa, da alcuni mesi il cuore del vecchio continente è falcidiato da una guerra che riporta alla memoria atroci ricordi che avremmo voluto tutti lasciarci definitivamente alle spalle e non essere costretti a rivivere. Non entriamo, in questa sede, nel merito di sterili dissertazioni sulle responsabilità e sulle scelte dei vari attori protagonisti, in prima linea o nelle retrovie, di questa drammatica vicenda, poiché si aprirebbe un dibattito, non utile, ove ognuno potrebbe esprimere certamente la propria opinione senza poter incidere concretamente sulle “derive” che ci hanno, purtroppo, portato a vedere ancora il sacrificio di giovani vite, quelle stesse vite che dovrebbero rappresentare il futuro dell’umanità, il nostro futuro, per scopi che nulla hanno a che vedere con quanto invece siamo orgogliosi di rappresentare come Sindacato dei lavoratori che si occupa del benessere di chi produce ricchezza senza dimenticare l’insostituibile valore della solidarietà. Difficile coniugare, pertanto, quanto di buono l’Europa ha inteso progettare con il NextGenerationEU&nbsp;con la terribile conta di migliaia di giovani che perdono la vita. In poche settimane, nei Paesi interessati dalla guerra, stanno tragicamente scomparendo intere generazioni e sperando che il conflitto non finisca anche per coinvolgere il resto dell’umanità. Ci preme auspicare ed invocare la pace e che l’Ucraina e gli Ucraini possano vivere liberi. L’autodeterminazione dei popoli è un principio in cui crediamo fermamente e che deve orientare anche la ricerca delle soluzioni migliori per le zone contese, così come non intendiamo commettere il facile errore di dimenticare come nel mondo &#8211; ancora in questi giorni, ancora molti e sempre troppi &#8211; teatri di guerra, di vario genere ed intensità sono aperti e i morti ed i rifugiati si contano a milioni e questo è intollerabile. L’aspetto umanitario resta, quindi, centrale e chi fugge dalla guerra ha diritto ad essere accolto, sempre e comunque. Justin Trudeau, primo ministro del Canada, ha detto: “crediamo nella democrazia, nella trasparenza e nello stato di diritto, nei diritti dell’uomo, nell’inclusione e nella collaborazione”. Ci riconosciamo in pieno in tale affermazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-1394" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-1024x576.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-300x169.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-768x432.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin.jpg 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il nostro Settore – Organizzazioni sindacali e Associazione delle Banche insieme – ha sempre saputo attrezzarsi e attraverso costanti e concrete iniziative, che hanno visto il contributo dei Colleghi e delle Banche, mediante &#8211; in particolare &#8211; l’opera del nostro Ente bilaterale PROSOLIDAR, è stato ed è concretamente presente per supportare popolazioni e Istituzioni in moltissime crisi umanitarie in tutto il pianeta. Tra queste iniziative ricordiamo, a titolo meramente esemplificativo, la realizzazione dell’ospedale di chirurgia pediatrica in Uganda per EMERGENCY, del quale PROSOLIDAR è il primo finanziatore privato; il sostegno alla cooperativa sociale onlus CABAU a supporto dei bambini autistici; il contributo economico all’associazione APEIRON in Nepal a sostegno delle donne che hanno subito violenze; l’acquisto di un pulmino donato alla “COMUNITA’ VENEZIA” a disposizione dei bambini delle Favelas in Brasile; l’iniziativa 10 euro per l’Ucraina. Naturalmente, le conseguenze economiche e finanziarie della guerra non possono passare inosservate in un contesto come il nostro. È noto come le spirali inflazionistiche, che già iniziavano ad alimentarsi, abbiano subito una drastica accelerazione, soprattutto a causa dell’incremento dei prezzi delle fonti energetiche di cui la Russia è tra i principali produttori ed esportatori al mondo, così come è evidente che le sanzioni generino anche reazioni da parte di chi le subisce ed effetti collaterali di vario tipo. A tutto ciò dobbiamo rispondere e provvedere anche noi, insieme ed unitamente alle altre forze sindacali del Settore, perché la tutela del potere d’acquisto passa, innanzitutto, attraverso una valida contrattazione nazionale e, a seguire, attraverso la contrattazione di secondo livello nei gruppi e nelle aziende. Ma sul punto torneremo più avanti. Tutto ciò irrompe nel mentre si iniziava ad intravedere qualche speranza, dopo oltre due anni di pandemia, di uscire dall’emergenza sanitaria che ha sconvolto le certezze, le abitudini ed il modo di vivere e di lavorare a livello planetario. Da un’emergenza, quella sanitaria, all’altra, quella bellica ed umanitaria, non dobbiamo perdere la speranza e dobbiamo agire per contribuire a restituire un presente ed un futuro di pace e di prosperità alle prossime generazioni. Intanto, lo stato d’emergenza è terminato e, seppur con tutte le doverose cautele, ritorneremo ad una normalità che inevitabilmente sarà una nuova normalità. È fuor di dubbio, infatti, che la pandemia e gli oltre due anni caratterizzati da un lungo e, fino ad allora impensabile lockdown, da isolamenti, distanziamenti, mascherine, restrizioni e zone di vario colore, lasceranno in tutti noi tracce indelebili. Non potremo mai più abbassare la guardia e dovremo convivere con la consapevolezza che ciò che è accaduto potrà nuovamente succedere così come dovremo continuare ad attuare comportamenti virtuosi, indipendentemente dal mantenimento dello stato emergenziale, per contrastare una minaccia che resta fortemente e pericolosamente presente tra noi. Anche col senno di poi, siamo convinti di poter affermare che, come Organizzazioni sindacali del Settore, insieme ad ABI, abbiamo sin qui gestito l’emergenza in modo responsabile e virtuoso, con la determinazione di voler assicurare, ai colleghi ed alla clientela, la massima tutela e le più ampie misure di sicurezza. Dopo una prima, difficile fase in cui le banche, intese sia come erogatrici di servizi che come luoghi di lavoro, sono state travolte dall’epidemia e si sono trovate seriamente in difficoltà nell’approvvigionamento anche delle più immediate ed elementari misure di protezione, grazie al confronto costante, abbiamo adottato diversi protocolli che hanno garantito non solo l’applicazione delle misure previste dai vari decreti governativi ma sempre e costantemente qualche accorgimento ulteriore che consentisse al Settore &#8211; che, in quanto servizio pubblico essenziale, al pari di pochi altri, non si è mai fermato &#8211; di poter continuare ad operare in condizioni di diffusa protezione.</p>



<p>Va, infatti, ricordato che il Settore del credito ha sempre continuato ad operare al servizio del Paese e della cittadinanza, delle imprese e degli operatori economici, anche quando l’Italia ed il mondo si sono fermati.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-sala-2-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-1397" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-sala-2-1024x576.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-sala-2-300x169.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-sala-2-768x432.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-sala-2.jpg 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>E se molti dei nostri colleghi hanno potuto trovare rifugio in quella forma emergenziale di remotizzazione del lavoro impropriamente definita smart working (di cui parleremo fra poco), moltissimi altri hanno stoicamente continuato a recarsi in presenza, soprattutto in filiale, a contatto diretto col pubblico, per assicurare i servizi bancari. A tal proposito riteniamo indispensabile rivolgere il nostro ricordo ai colleghi, purtroppo tanti, che sono morti a causa della pandemia.</p>



<p>Ma questo processo virtuoso, questo confronto costruttivo, la ricerca delle migliori tutele non può e non deve arrestarsi! Dobbiamo continuare ad avere la capacità ed il coraggio di ricercare e prevedere le migliori misure di tutela per colleghi e clientela e non ridurci ad essere meri applicatori di norme e discipline individuate in ambito generale. Nei gruppi e nelle aziende si sono registrate modalità diverse di gestione dell’emergenza e l’adozione delle varie misure non sempre è proceduta in maniera omogena. In tutti i casi, però, i Sindacati, così come i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, hanno svolto un ruolo fondamentale di stimolo, di vigilanza, di suggerimento e hanno condiviso con senso di responsabilità le scelte necessarie a proteggere la salute. Non sono mancate difficoltà con la clientela: situazioni critiche in cui l’esasperazione di alcuni ha portato a scagliarsi contro le regole e, cosa che con troppa frequenza si registra, contro i Lavoratori delle banche colpevoli solo di adempiere con professionalità ai propri doveri. Su tale aspetto, va denunciato che episodi intollerabili di aggressioni, minacce, offese si sono verificati in tante città e per diverse situazioni (ad esempio nei casi di banche in default): gli incolpevoli colleghi, che ci mettono la faccia, si sono trovati ad essere bersaglio della rabbia di alcuni, fortunatamente &#8211; va riconosciuto &#8211; una esigua minoranza. Ma tutto ciò non dovrà più accadere e su questo, come rappresentanti dei lavoratori, dobbiamo essere inflessibili, pretendendo che le responsabilità siano chiaramente individuate in capo a chi effettivamente le detiene e battendoci per opportune precauzioni a tutela di chi lavora a contatto col pubblico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-Patuelli-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-1398" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-Patuelli-1024x683.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-Patuelli-300x200.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-Patuelli-768x513.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-Patuelli.jpg 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Abbiamo accennato allo smart working: oramai dovrebbe essere chiaro a tutti che quello adottato durante la pandemia, il cosiddetto smart working emergenziale, in realtà è altro. Come chiarito dall’INAIL già nel corso del 2020, la forma di remotizzazione del lavoro a cui si è fatto massicciamente ricorso in via emergenziale è un ibrido tra il telelavoro ed il lavoro agile, in quanto presenta caratteristiche dell’uno e dell’altro ma non è pienamente né l’uno, né l’altro. In questa sede, è bene ricordare, come la prima disciplina normativa del telelavoro nel nostro ordinamento risale addirittura al 1998 e che nel contratto nazionale del credito esso è disciplinato da svariati anni. Il lavoro agile, o smart working &#8211; anche questo va ribadito &#8211; ha trovato nell’ordinamento giuslavoristico italiano una sua disciplina nel 2017 e, in quel momento, già numerosi erano gli accordi nei gruppi e nelle banche che introducevano questa forma di lavoro caratterizzata dall’alternanza tra la presenza in azienda ed il lavoro da casa (o altri luoghi nella disponibilità del lavoratore). L’esplosione della pandemia, dunque, ha fortemente incrementato il ricorso a forme di remotizzazione del lavoro come misura di contrasto al rischio di diffusione del contagio ma anche come mezzo per consentire alle banche – come ad altre Aziende / Enti &#8211; di non fermare la propria attività. Seppur caratterizzato dagli elementi introdotti dalla normativa emergenziale, il ricorso massiccio al lavoro da remoto è stato possibile grazie al fatto che anche in questo campo il nostro Settore si era mosso con abbondante anticipo, come storicamente peraltro avvenuto in varie occasioni (si pensi, tra le altre cose, alla diffusione della previdenza complementare, ai fondi di solidarietà, alle varie forme di welfare aziendale, alla sanità integrativa). In questo scenario, altrettanto importante e tempestivo è stato il fatto che in occasione del rinnovo del CCNL del 19 dicembre 2019 abbiamo introdotto una disciplina organica del lavoro agile per assicurare omogeneità nel Settore ed ancorare ad alcuni importanti criteri di fondo le esperienze che si erano andate sviluppando a livello aziendale e di gruppo. Ciò avveniva a circa due mesi dall’esplosione della pandemia e dalla chiusura del Paese mediante un ferreo lockdown. Possiamo, dunque, affermare che le Organizzazioni sindacali del Settore, pur nell’assoluta inconsapevolezza di cosa sarebbe accaduto dopo poche settimane, con la propria capacità di anticipare e precorrere i tempi, avendo trovato anche una controparte altrettanto lungimirante, sono state ancora una volta determinanti e decisive per garantire che il ricorso alla remotizzazione del lavoro avvenisse in un contesto già allenato e preparato. Certo, è evidente che la pandemia abbia portato una accelerazione ed una intensificazione nel ricorso al lavoro da remoto che adesso bisognerà governare, innanzitutto facendolo rientrare nei crismi classici definiti dalle specifiche forme adottate (lavoro agile o telelavoro) e bilanciando gli interessi delle aziende ed i vantaggi che ne conseguono con i benefici e le ricadute sui lavoratori. Il tema della riduzione dei costi di cui beneficiano le aziende grazie all’intensivo ricorso al lavoro agile, anche nella modalità ordinaria, è di rilevante attualità e va affrontato: sia perché una parte di questi costi, di fatto, è traslata sugli smart workers, i quali &#8211; seppur in alcune circostanze potrebbero, a loro volta, beneficiare di un contenimento dei costi, ad esempio, di viaggio (si pensi ai pendolari) &#8211; in generale sopportano in sostituzione del datore di lavoro tutta una serie di altri costi, ad esempio quelli “energetici” (ed il tema dell’incremento del costo dell’energia e dell’approvvigionamento delle varie fonti energetiche è drammaticamente attuale, come noto) e quelli relativi all’adeguamento della propria postazione di lavoro alle normative sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-sala-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-1395" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-sala-1024x683.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-sala-300x200.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-sala-768x513.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-sala.jpg 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>6 congresso Unisin &#8211; sala</figcaption></figure>



<p>C’è, poi, il tema dei buoni pasto che, ancora nella maggioranza dei casi, le aziende non riconoscono e anche su questo bisogna intervenire. Altre questioni sensibili sono l’andamento della produttività ed il controllo a distanza: la produttività incrementa? Bene! Ma non si può prescindere da un attento monitoraggio di eventuali ore di lavoro supplementare non censite e, dunque, non retribuite.<br>Stessa attenzione va rivolta al tema dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori: il ricorso al lavoro agile non può essere motivo per pretendere, da parte delle aziende, controlli a distanza indebiti e lesivi della dignità di chi lavora. Non si può correre il rischio – e qui mi rivolgo in particolare agli Organismi sindacali aziendali ed alle Rappresentanze Sindacali Aziendali, competenti per legge sulla materia – di abbassare la guardia e concedere &#8211; pur di garantire, magari, ai colleghi un comunque agognato lavoro agile &#8211; delle forme di controllo e di monitoraggio invasive durante lo svolgimento del lavoro. Questo è un principio di dignità non barattabile. Anche perché gli “effetti collaterali” dello smart working, a lungo andare, si faranno sentire anche su chi oggi, comprensibilmente da un certo punto di vista, desidera lavorare da casa qualche giorno in più al mese. Il lavoro agile deve assolutamente restare una opzione per il lavoratore e non deve diventare uno strumento di cui l’azienda possa disporre a proprio piacimento. È e deve essere una modalità di svolgimento del lavoro subordinato che, caratterizzandosi per l’alternanza tra presenza in sede e in altro luogo nella disponibilità del lavoratore, assicuri una migliore conciliazione tra esigenze e tempi di vita e di lavoro, contribuendo, così, ad un incremento reale della produttività. Occorre, altresì, non dimenticare che il nostro Paese sta invecchiando e che il contatto fisico, la presenza sui territori, il rapporto diretto e fiduciario tra bancari e clienti sono stati fondamentali per superare le peggiori crisi economiche e sociali verificatesi negli ultimi anni e per svolgere al meglio il nostro lavoro. Nessuno può assumersi la responsabilità di non valutare la nostra natura, nessuno può fare un errore così clamoroso nel dimenticare chi siamo (come Italiani) e da dove veniamo. Le previsioni del contratto nazionale devono quindi restare centrali nella disciplina normativa dell’istituto che deve sempre essere ispirato al principio irrinunciabile della volontarietà. Nessuno dovrà essere obbligato a ricorrere allo smart working, così come esso non può essere utilizzato come soluzione alla chiusura di sedi o al ridimensionamento delle stesse da parte delle aziende. In siffatti casi, le soluzioni devono sempre essere individuate di concerto con le Organizzazioni sindacali aziendali attraverso un confronto costruttivo all’interno, sempre, delle regole della contrattazione nazionale. Si potrà sicuramente agire, anche alla luce dell’esperienza degli ultimi due anni, per adeguare le norme generali, come ad esempio si potrebbe intervenire sulla percentuale di lavoratori che, sempre su base esclusivamente volontaria, possono accedere al lavoro agile, su quanti potranno farlo in contestualità, sull’individuazione delle attività remotizzabili e su quanta presenza in loco garantire, ma gli eventuali adattamenti derivanti dalla contrattazione di secondo livello dovranno necessariamente essere coerenti con la disciplina di Settore. Quest’ultima, ribadiamo, deve rappresentare sempre e comunque il principio cardine su cui continuare a gestire le relazioni industriali nel Settore. Sempre con l’ultimo rinnovo del CCNL, come noto, riuscimmo a disciplinare il diritto alla disconnessione: il rispetto degli orari di lavoro e, soprattutto, la tutela dei tempi di vita privata sono prioritari. Ancora molto c’è da fare per rendere effettivo questo diritto e, forse, una riflessione seria andrebbe fatta sull’adozione di misure e strumenti che ne garantiscano il rispetto, come, a mero titolo di esempio, inibire il funzionamento di alcuni strumenti di lavoro e l’invio di mail e messaggi oltre il termine dell’orario di servizio, salvo ovviamente i casi di lavoro straordinario o supplementare autorizzato e censito.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-logo-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-1399" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-logo-1024x576.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-logo-300x169.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-logo-768x432.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-logo.jpg 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>È evidente a tutti come la capacità di risposta delle aziende in termini di prontissimo ricorso al lavoro da remoto durante la pandemia sia stata resa possibile dalla trasformazione digitale che da alcuni anni stiamo attraversando e che, soprattutto nel nostro comparto, stiamo vivendo sulla nostra pelle. Il nostro lavoro di bancari sta cambiando a ritmi forsennati. Per effetto della digitalizzazione e dell’avvento della cosiddetta fintech, ma non solo per questi motivi, le figure professionali che conosciamo da decenni stanno cambiando rapidamente e di nuove ne nasceranno. Tutelare le professionalità esistenti e disciplinare le nuove deve essere un faro per tutti noi. Le professionalità maggiormente richieste saranno, infatti, probabilmente sempre più di altra natura rispetto a quelle tradizionali. Insomma, una marea che rischiava e rischia di travolgerci se, come Organizzazioni sindacali non ci fossimo fatte trovare pronte e se, soprattutto, non continueremo ad esserlo. Lungimiranza l’abbiamo avuta, infatti, introducendo nel CCNL 2019 la cosiddetta “cabina di regia” che proprio sugli effetti della transizione digitale, in particolare in riferimento alle figure professionali e, conseguentemente, alle ricadute in termini di sistemi inquadramentali, è chiamata a vigilare attivamente. Adesso bisogna proseguire senza sosta in questa direzione se vogliamo avere l’ambizione, secondo noi doverosa, di governare i fenomeni di transizione ed il cambiamento, soprattutto quando si presentano, come in questo caso, come epocali.</p>



<p>La risposta a questa necessità non può che, ancora una volta, trovarsi nella Contrattazione Collettiva Nazionale di Settore.</p>



<p>È, infatti, di tutta evidenza come, anche su tali temi, ci sia sempre più assoluta necessità di una forte cornice normativa generale a livello di Settore alla quale, nei gruppi e nelle aziende, ci si dovrà ancorare per assicurare il giusto equilibrio tra specificità dei contesti produttivi e universalità delle norme e dei trattamenti generali. Questo sono chiamate a fare unitariamente le Segreterie Nazionali delle cinque Organizzazioni e l’ABI, il cui ruolo diventa sempre più centrale se vogliamo che il Settore mantenga quel livello di organicità necessario a considerarlo tale. Il contratto nazionale deve individuare dei modelli e dei processi generali che assicurino un’adeguata tutela per i lavoratori, per la loro competenza espressa ed acquisita nel tempo, per la loro professionalità, che non può semplicisticamente essere ritenuta “obsoleta” rispetto alle nuove esigenze imposte dalla rivoluzione tecnologica e dalla transizione digitale in atto ma va salvaguardata e valorizzata attraverso la formazione permanente e idonei percorsi di riconversione nei nuovi modelli organizzativi e nel rinnovato processo produttivo. Il contratto nazionale non deve quindi inseguire i cambiamenti introdotti nei piani industriali dei singoli gruppi ma deve a monte governare il cambiamento. Definito il perimetro, la “cabina di regia”, a sua volta, non può essere confinata ad un’opera di supervisione e di osservazione dei cambiamenti in atto ma deve poter intervenire preventivamente e avere un ruolo attivo sui nuovi modelli organizzativi e distributivi, indirizzare le scelte che impattano sulle figure professionali e sul modo di svolgere l’attività bancaria. Ad un contratto nazionale forte deve e può corrispondere una contrattazione di secondo livello altrettanto forte per le materie ad essa demandate e per il necessario adattamento della normativa generale alla specifica realtà aziendale. Un diverso bilanciamento tra i due livelli sarebbe dannoso: non si può pensare, infatti, di assicurare e di mantenere adeguati livelli di protezione del potere d’acquisto e di tutela normativa con un contratto nazionale debole, destrutturato, svuotato di contenuti al quale ci si illuderebbe di far da bilanciamento con una contrattazione forte nei gruppi e nelle aziende. I vantaggi sarebbero tutti a favore della parte datoriale e le nostre energie sarebbero spese a cercare di contenere e, se va bene, a recuperare a livello aziendale, le perdite che subiremmo a livello di Settore. È per questo che non bisogna cedere alla retorica del decentramento spinto e che i Coordinamenti aziendali e di gruppo devono agire in sintonia con le Segreterie Nazionali per avere una contrattazione forte a tutti i livelli. È così che, nei decenni, il nostro Settore è progredito sul piano della cultura sindacale, sulle tutele normative ed economiche ed è diventato un Settore all’avanguardia, con i livelli di rappresentatività e di sindacalizzazione tra i più alti a livello europeo. Non ci possiamo permettere arretramenti e, anzi, dobbiamo rilanciare sin da subito l’azione unitaria per il rinnovo del Contratto Nazionale, unico modo per governare i processi di cambiamento e provare ad anticipare le tendenze prossime.</p>



<p>La indiscussa qualità delle relazioni industriali nel nostro Settore si fonda anche nella continua ricerca di soluzioni e percorsi condivisi tra le cinque Organizzazioni rappresentative nella piena consapevolezza che l’unità del tavolo e la compattezza dell’azione sindacale rappresentino il vero baluardo a tutela del lavoro. Un sentito ringraziamento ai Segretari Generali ed alle altre Organizzazioni che, con UNISIN, hanno sempre convintamente sostenuto tale agire. UNISIN resta saldamente vincolata a tale azione. Negli ultimi anni abbiamo assistito a casi di crisi di istituti bancari, in cui tra i fattori del salvataggio in nome della tutela dei posti di lavoro e dei risparmi della clientela, possiamo annoverare la mano pubblica (talvolta diretta come nel caso del Monte dei Paschi di Siena, talvolta indiretta, come nel caso della Banca Popolare di Bari, altre volte ancora con appositi interventi normativi) ma soprattutto il concreto e fattivo intervento del Settore (attraverso, ad esempio, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e l’acquisizione da parte di Banche sane di realtà in crisi) e delle Organizzazioni sindacali. Decisivo, infatti, in tutti i casi, è stato il contributo responsabile dei Sindacati per individuare le azioni e le misure, anche richiamate ad un necessario spirito di sacrificio, per risollevare le sorti di tali aziende e rilanciarne l’azione affinché un futuro stabile potesse essere garantito a chi vi lavora.</p>



<p>Anche in tutti questi casi, il ruolo delle Organizzazioni sindacali ed il senso di responsabilità dei lavoratori sono stati determinanti per la salvaguardia dell’occupazione e per la tutela degli interessi della clientela. Non sono, poi, mancati casi che hanno fatto scandalo come la questione diamanti o le operazioni cosiddette “baciate” (pratica mediante la quale alcune banche hanno condotto la clientela all’acquisto delle proprie azioni, fornendo loro a tal fine la necessaria provvista mediante finanziamenti ad hoc), nelle quali non solo i lavoratori sono stati anch’essi spesso vittime di tali riprovevoli comportamenti gestionali finalizzati alla massimizzazione del profitto ma si sono trovati a fronteggiare, sovente nelle aule dei tribunali, responsabilità ascrivibili solo a scelte manageriali. Nostro compito è tutelare questi lavoratori, nei luoghi di lavoro ma anche nella gestione delle conseguenze di tali situazioni non imputabili a loro.</p>



<p>Ancora non totalmente risolte sono alcune di queste crisi: Monte dei Paschi di Siena che attende da anni il nuovo piano industriale, volto al definitivo superamento della crisi ed al rilancio della più antica banca del mondo, pur non avendo ancora mai visto attuato pienamente il vecchio e che vede ancora il Ministero dell’Economia e delle Finanze come principale azionista. Sempre su MPS occorre ricordare che l’ipotesi di acquisizione da parte di Unicredit è sfumata quando era giunta quasi al traguardo e la recente decisione della Corte di Appello di Milano che ha assolto gli ex vertici della banca dalle accuse loro rivolte. Ancora una volta, alla fine, a pagare, per colpe non loro, sono stati le lavoratrici ed i lavoratori del Gruppo, la clientela e l’intera collettività che si è fatta carico, attraverso il MEF, di ripianare le voragini causate dalle passate gestioni; Banca Popolare di Bari, oggi integrata nel Gruppo MCC Medio Credito Centrale, soffre ancora e noi continuiamo a ritenere che il progetto di “Banca del Mezzogiorno” &#8211; che caratterizzava l’operazione di salvataggio operata con l’apposito decreto e assicurata anche da un delicato quanto duro accordo sindacale &#8211; vada portato avanti per non vanificare il sacrificio fatto dai lavoratori. Anche in questo caso, va ricordato, è stato determinante il coinvolgimento delle Segreterie Nazionali e Generali per individuare una soluzione che, seppur sofferta, ha consentito di guardare avanti; su CA.RI.GE., la recente acquisizione da parte della Banca Popolare dell’Emilia-Romagna dovrebbe finalmente lasciare definitivamente alle spalle la crisi. Anche i processi di aggregazione sono ripartiti, oramai circa due anni fa, con l’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo su UBI ed il contestuale conferimento di oltre 500 filiali a BPER e a Banca Popolare di Puglia e Basilicata: ancora una volta, il ruolo delle Organizzazioni sindacali, con i vari livelli coinvolti, è stato determinante per la buona riuscita dei processi di armonizzazione che in questi casi si rendono necessari. Quello che nel gergo giornalistico è definito “risiko bancario” resta evidentemente in atto. Dopo il nulla di fatto di UNICREDIT/MPS, un lampo è stato rappresentato dall’acquisizione del Creval da parte di Credit Agricole Italia e proprio l’azienda francese, nelle settimane scorse, si è mossa con importanti acquisizioni azionarie sul Banco BPM. È evidente come a tutto ciò abbia contribuito anche la riforma delle Popolari che ha forzato ed accelerato il processo di consolidamento che incontra ancora qualche residua resistenza.</p>



<p>Essenziale è, altresì, continuare a garantire il ricambio generazione tra i lavoratori che scelgono di uscire dal processo produttivo ed i nuovi ingressi di forze giovani che dovranno prenderne il posto. Il nostro Settore, anche in questo ambito, ha individuato strumenti e regole che permettono il turnover e il rinnovamento del comparto, facendosene carico in termini economici (ad esempio, il fondo di sostegno al reddito ed il fondo per l’occupazione). Tali strumenti devono essere confermati e restare gli unici utilizzabili nel Settore. Resta necessario garantire sempre forme di assunzione stabili, evitando ogni forma di instabilità e/o di precariato e, quindi, senza ricorso a strumenti che riducano le tutele individuate dalla legge, nel contratto nazionale e nella contrattazione di secondo livello. Ci piace, a tal proposito, ricordare che, grazie alle intese definite tra le cinque Organizzazione del Credito, Abi e Gruppi / Aziende oggi il nostro Settore è caratterizzato dalla più alta presenza di contratti di lavoro stabili a livello di sistema economico nazionale, nonché dal fatto di essere l’unico comparto che ha effettuato e continua ad effettuare un numero importante di nuove assunzioni di giovani lavoratori. Anche sulla sicurezza sui luoghi di lavoro occorrerà proseguire nella valutazione dei rischi specifici e nella ricerca delle migliori soluzioni volte alla prevenzione di tutte quelle situazioni che possano arrecare nocumento o pregiudicare la sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro. A partire dal rischio rapina sino ad arrivare alla gestione delle aggressioni, anche fisiche, nei confronti dei colleghi durate questi anni di pandemia o per effetto degli scandali che hanno coinvolto il Settore e dei quali, come detto, gli stessi colleghi sono spesso stati anch’essi vittime. Attenzione a parte, su tale aspetto, occorre darla al tema dello stress da lavoro correlato che in modo subdolo, silenzioso e diffuso colpisce sempre più i colleghi ed i cui effetti emergono anche a distanza di tempo. Un monitoraggio diffuso e capillare di tale fenomeno dovrà rappresentare un must sia per il Sindacato che per le Aziende. Molte sfide dovremo avere l’ambizione di affrontare, come quella della partecipazione dei lavoratori e della valorizzazione del ruolo dei rappresentanti dei lavoratori nella vita delle aziende. Su questo va aperto un dibattito ed un confronto: molti modelli esistono e vanno indagati. Bisogna mettere fine al sistema perverso di socializzazione delle perdite e di privatizzazione dei profitti che si è affermato nella società e nel nostro Settore.</p>



<p>I lavoratori – lo abbiamo visto in numerosi casi ed in tanti gruppi &#8211; sono sempre chiamati a fare la propria parte quando si tratta di fare sacrifici per salvare le aziende, salvaguardare l’occupazione, evitare le crisi o venirne fuori. E hanno sempre fatto la propria parte, grazie al contributo attivo e responsabile del Sindacato. Poi, però, allorquando le cose vanno bene, la distribuzione dei profitti premia pressoché esclusivamente gli azionisti ed i più alti livelli del management. E la spartizione di poche briciole è sovente lasciata solo ai contorti meccanismi di incentivazione che, essendo quasi sempre di matrice unilaterale da parte aziendale, tendono a premiare principalmente la produzione commerciale, generando effetti pericolosi in termini di pressioni commerciali e non valorizzando la qualità della prestazione, né il contributo indiretto di tante attività di supporto. Non stiamo, qui ed ora, proponendo dei modelli duali o di cogestione ma, ribadiamo, è l’ora di aprire un tavolo sul tema. Così come è necessario riscoprire e riaffermare il ruolo ed il peso di istituti premianti egualitari e democratici che, per loro natura, assicurano riconoscimento a tutti per il contributo garantito all’affermazione dell’azienda. Non è plausibile, anzi è deleterio a lungo termine, continuare ad avere sistemi incentivanti, premianti, discrezionali che riconoscano, solo ad alcuni ed in misura crescente con il ruolo, premi economici squilibrati rispetto al salario contrattualizzato. Questi meccanismi sono miopi e tendono a focalizzarsi sul solo risultato immediato e di brevissimo periodo, piuttosto che puntare su quelli consolidati e strutturati nel tempo. E troppo spesso, generano situazioni controverse che vanno assolutamente evitate.</p>



<p>Una riflessione della giornalista Carlotta Scozzari, se pur riferita solo ai massimi vertici, può aiutare a riassumere la situazione attuale: nel 2021 gli amministratori delegati dei sei principali Gruppi bancari hanno percepito in tutto oltre 19 milioni, in media 3,17milioni a testa: 54 volte gli stipendi medi dei dipendenti dei gruppi bancari ove lavorano.</p>



<p>Il nostro concetto di equità non vuole certamente non riconoscere le migliori professionalità o compromettere la ricerca ed il reclutamento dei cosiddetti “talenti” ma lo squilibrio retributivo oggi presente non si giustifica e va corretto anche alla luce delle considerazioni sin qui esposte. La professionalità del lavoro del bancario è un dato incontrovertibile e deve essere riconosciuta attraverso un quadro normativo certo e garantista e premiato attraverso un adeguato riconoscimento economico sostanzialmente “a pioggia” che abbatta il differenziale oggi presente tra quanto percepito dalle Aree Professionali e dai Quadri Direttivi rispetto al top management.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-1394" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-1024x576.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-300x169.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin-768x432.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/06/6-congresso-Unisin.jpg 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>È inevitabile, a questo punto, un riferimento alla nota dolente, alla ferita sempre aperta, rappresentata dalle pressioni commerciali e da tutte quelle sollecitazioni indebite, insopportabili, fatte di continui e reiterati richiami alla produzione &#8211; spesso con toni inaccettabili, spingendo sempre più in alto l’asticella degli obiettivi – di previsioni di vendita, di agende continuamente controllate e mai sufficientemente piene, di mail, messaggi e telefonate a tutte le ore, non solo del giorno, e di quanto potranno ancora continuare ad inventarsi per stupirci.</p>



<p>Il protocollo del 2017, inserito nell’ultimo CCNL, così come i numerosi accordi in materia nei gruppi e nelle aziende, rappresentano un fondamentale risultato ed una importantissima conquista in termini di affermazione di valori e principi ma non possono essere vanificati o sconfessati da un agire quotidiano, spesso di natura individuale, che, pressoché in tutte le aziende del Settore, vede il malcostume di reiterarsi indisturbato. La commissione di Settore, ad oggi, è stata investita di un solo caso e non ci risulta che le commissioni aziendali e di gruppo riescano ad ottenere risultati più tangibili. </p>



<p>Probabilmente vanno rivisti certi meccanismi ma, soprattutto, bisogna agire sulla cultura manageriale e a questa responsabilità chiamiamo i vertici dell’Associazione delle Banche e delle aziende/gruppi che non possono fingere di non sapere cosa succede quotidianamente o sbalordirsi quando casi eclatanti vengono alla luce. Su questo aspetto, come detto, ABI deve svolgere il suo ruolo e pretendere il rispetto di quelle regole che insieme abbiamo costruito, anche a tutela della reputazione dello stesso Settore.<br>Ricordiamo, sempre sul tema delle pressioni commerciali, che lo scorso 17 maggio UNISIN, insieme alle altre Organizzazioni del Credito, ha partecipato ad una audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario presieduta dall’onorevole Carla Ruocco. In quella sede, abbiamo ribadito la nostra proposta di affidare ad uno specifico organismo, magari da individuare all’interno delle Banche centrali di ogni singolo Stato, disciplinato a livello europeo per evitare così differenze tra i vari Stati dell’Unione, avente lo scopo di certificare, in modo indipendente rispetto a Banche e altri intermediari, i profili dei clienti (c.d. questionari) redatti in applicazione della normativa MiFID (Markets in Financial Instruments Directive) che, come noto, ha specificatamente il duplice scopo di garantire una maggiore tutela degli investitori ed una migliore trasparenze dei mercati finanziari. È importante, dunque, fare cultura su tanti fronti. Non solo su quello del contrasto alle inutili e dannose pressioni commerciali ma anche su quello dell’educazione finanziaria, su cui il Settore ha iniziato ad impegnarsi da qualche tempo e dove come Sindacato possiamo dare un contributo fondamentale. La clientela, ma diremmo la cittadinanza tutta, deve avere la possibilità di accedere con immediatezza e facilità alle nozioni basilari della finanza per potersi orientare con un maggior livello di consapevolezza tra gli strumenti finanziari che, siamo consapevoli, spesso sono davvero complessi anche per gli stessi addetti ai lavori. Questo processo di familiarizzazione con la materia, necessario a creare le basi per una vera cultura finanziaria, deve iniziare sin dalle scuole e, in questo senso, il Sindacato può anche essere protagonista di un’azione di alto valore educativo e sociale verso la collettività. Le banche devono fare la propria parte e anche su questo fronte il Sindacato ci sarà, per rendere effettivi i principi di finanza etica e di finanza sostenibile che non possono rimanere solo alti valori affermati ma scarsamente praticati. Gli investimenti ESG (Environmental, Social, Governance), così come le misure di rispetto dell’ambiente anche nell’attività quotidiana e sui luoghi di lavoro, devono crescere per rendere realmente sostenibili, sul piano sociale, le politiche di salvaguardia del nostro ambiente a garanzia delle future generazioni. Così come un forte disimpegno, da parte di tutti i gruppi, è necessario nell’azione di finanziamento e di intermediazione della vendita di armamenti. La responsabilità sociale delle banche, insomma, va rafforzata, sviluppata, sostenuta e difesa a tutti i livelli e su tutti i fronti: impatti sociali, miglioramento delle condizioni di lavoro, sostegno del no profit, tutela dell’ambiente, sviluppo delle comunità locali. La finanziarizzazione dell’economia si manifesta sempre più in tutta la propria perversa drammaticità: su questo fronte come Sindacato siamo determinati a continuare a condurre una battaglia a sostegno di un’attività bancaria realmente sostenibile!</p>



<p>Sul tema del legame con i territori non possiamo non rilevare e denunciare ancora una volta come, anche a causa dei processi di concentrazione bancaria da anni in atto, si sia perso e si stia perdendo quell’ancoraggio all’economia reale, quel rapporto col tessuto connettivo del contesto sociale e produttivo in cui la banca opera, che si manifesta in una sempre più spiccata asimmetria tra raccolta ed investimenti sui singoli territori ed è aggravata dal fenomeno di progressiva e continua chiusura di sportelli. L’Italia è il Paese delle piccolissime, piccole e medie (poche) imprese. Intesa Sanpaolo resta il principale datore di lavoro privato del nostro Paese. Lo sviluppo di tale delicatissimo microsistema passa attraverso figure professionali chiave con specifiche capacità in campo finanziario che, molto spesso, le dimensioni contenute delle nostre imprese non permettono di avere al proprio interno. Diventiamo noi, come Settore, tale essenziale strumento di supporto alle nostre aziende ma per far questo non possiamo abbandonare i nostri territori. In questo contesto, particolare attenzione va posta al mezzogiorno. Desertificazione e disintermediazione finanziaria colpiscono in modo ancora più forte quelle aree del nostro Paese che storicamente vivono un divario strutturale in termini sociali, economici e produttivi. Un tema tristemente attuale nel Settore e che negli ultimi anni sta vedendo una forte accelerazione è quello delle esternalizzazioni. Oramai, troppe sono le operazioni di cessioni di ramo, appalti, outsourcing operate dalle banche a favore di aziende di servizi: riteniamo che il fenomeno vada regolamentato per mettere un freno ad un processo che, spezzettando e frammentando il lavoro bancario, genera una pericolosa frattura. Raccolta, impieghi e gestione del credito devono restare integrate tra di esse e, aggiungiamo, anche direttamente collegate con tutti i processi di analisi, valutazione, studio, back office, supporto operativo, tecnico e informatico. Va evidenziato, ad onor del vero, come invece alcune banche abbiano fatto scelte che vanno nella direzione opposta, puntando sulla internalizzazione di alcune attività precedentemente esternalizzate, e questa si sta rivelando una scelta vincente, in quanto si assiste ad un miglioramento reale del processo produttivo e dell’efficienza e non ad una mera operazione di taglio di costi a breve e brevissimo termine. Va, altresì, non sottovalutato il rischio a livello sociale rappresentato dall’eccessivo ricorso alle cessioni di NPL (Non Performing Loans) e UTP (Unlikely To Pay), troppo spesso a soggetti non bancari che, mirando esclusivamente al rientro immediato del credito, compromettono pressoché definitivamente la capacità di ripresa di imprese e famiglie. Altrettanto pericoloso il rischio che la cartolarizzazione dei crediti problematici possa generare nuove, drammatiche “bolle” speculative che, esplodendo, potrebbero avere effetti drammatici sull’economia globale. Troppe sono le aperture che, in nome della libertà di impresa, l’ordinamento consente alle aziende e poche sono le limitazioni che le autorità di vigilanza pongono in tale ambito.</p>



<p>Ci sono state, su questo capitolo, vertenze che hanno visto il Sindacato unitariamente respingere alcune decisioni datoriali e sulle cui ricadute occupazionali non è stato possibile, al momento, trovare soluzioni condivise. Ci riferiamo alle recenti procedure sindacali concluse senza accordo in Banca Nazionale del Lavoro. Il Sindacato del Settore, va ribadito, è sempre stato pronto e disponibile – e resta pronto e disponibile &#8211; al confronto, ad un confronto vero seppur talvolta aspro, finalizzato alla individuazione di soluzioni valide, sempre nel rispetto reciproco dei ruoli e nella consapevolezza che la ricerca di un’intesa resta l’obiettivo primario. In tale direzione va la ripresa del confronto che ha potato, la scorsa settimana, alla sottoscrizione unitaria di alcuni importanti accordi. Intanto, come noto, nei giorni scorsi il Governo ha comunicato la decisione, dopo aver aperto una specifica istruttoria, di non utilizzare le facoltà del Golden Power in merito alla cessione da parte di BNL a AST (Accenture Services and Technology) di alcuni rami d’azienda del perimetro back office. Il legislatore è, a nostro avviso, altresì chiamato ad intervenire su tutte quelle differenziazioni ancora in essere tra la normativa nazionale e quella europea ed internazionale che aggravano il peso burocratico e regolamentare alle imprese bancarie del nostro Paese, determinando un vulnus in termini di capacità concorrenziale delle Banche italiane rispetto alle controparti estere. In tal senso, un breve accenno al fatto che l’Unione Europea dovrebbe finalmente evolvere e muoversi verso un modello che preveda l’effettiva armonizzazione delle varie legislazioni nazionali con l’obiettivo di annullare le varie differenze oggi ancora presenti e rendere effettivamente predominante la legislazione europea in tutti i Paesi dell’Unione. È tutt’ora aperto il fronte del rinnovo del contratto nazionale del credito cooperativo, ambito su cui, come noto, da tempo lavoriamo per dare opportunità di rappresentanza ai lavoratori anche attraverso UNISIN ma che ci vede ancora non presenti sul tavolo negoziale nazionale.<br>Il Settore della Riscossione da tempo è coinvolto in importanti riassetti legislativi. L’epocale riforma di Equitalia, introdotta con la Legge 225/2016, ha portato – come noto &#8211; alla creazione dell’Ente Pubblico Economico denominato Agenzia delle Entrate–Riscossione che ha, man mano, portato ad un avvicinamento all’Agenzia delle Entrate. La progettata riforma è stata presentata il 29 ottobre 2021 dal Ministro dell’Economia e delle Finanze con il disegno di legge n. 3343, che il 6 aprile 2022 era ancora in esame in sede referente presso la VI Commissione Finanze (relatore l’On. Luigi Marattin). Il disegno di legge &#8211; che risulta essere stato presentato come collegato alla legge di bilancio per l’anno 2022 &#8211; proietta, con la revisione dell’aggio, l’Ente di riscossione in una dimensione più ampia e complessa. Sotto quest’aspetto si aprono, dunque, nuovi orizzonti e sfide per tutte le Organizzazioni di Settore, che unitariamente dovranno farsi garanti nei processi fondamentali che &#8211; nel tempo e in un’eventuale attuazione dei contenuti propri della delega fiscale – potrebbero, quindi, sfociare in un graduale avvicinamento del Settore alla filiera pubblica. A soli quattro anni, dunque, dalla nascita di AdER e con un susseguirsi di norme che ne hanno, di fatto, ostacolato l’attività, poi quasi bloccata a causa della pandemia, oggi non ci sono elementi oggettivi e obbiettivi per fare un’analisi del Settore riscossione così come riorganizzato per effetto delle riforme ora ricordate. È tuttavia innegabile che il mantenimento dell’attuale sistema duale, basato su strutture organizzative e operative indipendenti e di diversa natura giuridica, l’una pubblicistica e l’altra privatistica, abbia consentito, in questa difficile fase della pandemia, la salvaguardia del salario, senza alcun ricorso ad ammortizzatori sociali, oltre che una maggiore flessibilità organizzativa ed operativa da parte dello stesso Ente di Riscossione. La stessa autonomia di AdER da tutti gli altri elementi direttamente legati agli Enti impositori (fisco) continua ad assicurare, nell’interesse del contribuente, la necessaria terzietà della Pubblica Amministrazione. Al netto del citato quanto complesso quadro legislativo e di un biennio atipico a causa della pandemia, l’attività sindacale nel Settore è stata comunque intensa.</p>



<p>La revisione e la firma dell’accordo sul lavoro agile quale misura strutturale e non più sperimentale, la presentazione della piattaforma di rivendicazione salariale e il conseguente avvio del confronto con la controparte datoriale finalizzato al rinnovo del CCNL scaduto nel 2018, tacitamente rinnovato per il successivo triennio senza produrre benefici economici per i Lavoratori, sono solo parte degli argomenti su cui si è concretizzata l’azione unitaria del Sindacato. In riferimento al complesso quanto fluido quadro normativo precedentemente indicato, non mancherà di certo al Sindacato la determinazione necessaria per affrontare, ancora una volta e a vari livelli, le sfide più importanti per la Categoria. La riscossione rappresenta nel Paese l’anello terminale della filiera fiscale, sul quale si ripercuotono le criticità e le disfunzioni dell’intero Sistema. Occorre ora concentrarsi sui reali punti di debolezza dell’intero processo quali, principalmente, equità dell’imposizione, lotta alla grande evasione, tempistiche di accertamento ridotte e gestione del contenzioso. In un’epoca ancora caratterizzata da disuguaglianze, inspiegabili divari nei trattamenti tra i generi (gender gap), manifestazioni di intolleranza e di esclusione su ambiti caratterizzati dalla diversità, non si può che continuare ad operare sul tema dell’inclusione.</p>



<p>A tal proposito va ricordato il ciclo di conferenze promosso da UNISIN “Noi Diversamente Uguali” che ha visto l’apprezzamento dell’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che nel suo messaggio definì il progetto come “teso a promuovere una società più inclusiva attraverso il coinvolgimento di quei soggetti che, con impegno costante e sinergico, ricercano tutte le possibili soluzioni per migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle persone più fragili” e, come tale, “non può che sollecitare piena condivisione e il fondamentale impegno della politica per affrontare e risolvere questo delicato ambito. Il contributo di tutti è requisito imprescindibile per ridare fiducia e prospettiva a coloro che chiedono e aspettano di vedere eliminata ogni forma di discriminazione, alle loro famiglie e alle persone che li assistono”. Progetto, lo ricordiamo, che ha visto compendiare in un volume i contributi raccolti nel ciclo di conferenze e che la Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei deputati On. Romina Mura ha definito “meritevole l’iniziativa di UNISIN e stimolante la sua versione in volume, che per i soggetti della politica può valere come una sorta di breviario da cui attingere questioni aperte, riflessioni e proposte”. Dobbiamo continuare la nostra azione volta all’inclusività nella direzione dell’abbattimento di ogni barriera che ostacoli una reale parità di partecipazione da parte di tutti. Il gender gap nelle retribuzioni a sfavore delle donne è un qualcosa di abominevole, frutto di un’attuazione pratica di norme che, seppur in diritto non consentono distinzioni in base al genere, nei fatti portano ad una penalizzazione della donna che, seppur in un mondo notevolmente cambiato negli ultimi decenni, di fatto è sempre la parte su cui maggiormente ricadono i carichi della gestione familiare, dei figli, degli anziani, degli invalidi. Restando sul tema, non possiamo non denunciare la condizione della donna in numerosi posti al mondo, primo fra tutti l’Afganistan tornato talebano, così come in tanti altri Paesi, dove in nome di precetti religiosi o di consuetudini sociali maschiliste e patriarcali, è privata di diritti, subordinata all’uomo, in una parola sola: oltraggiata nella sua dignità. Non intendiamo dimenticare tutti gli altri tipi di discriminazioni, basate sulla religione, l’etnia, l’orientamento sessuale ed ogni genere di differenza e di pregiudizio, che devono essere combattute al fine di garantire a tutti vere pari opportunità. Il nostro Settore, grazie anche all’azione sindacale, è culturalmente all’avanguardia e in prima linea nella garanzia delle pari opportunità e deve continuare ad operare per la vera inclusività: ci sono le condizioni per essere da esempio e come UNISIN intendiamo continuare ad agire per farlo!</p>



<p>Venendo al tema della rappresentanza nel Settore, è necessario che ABI e le Banche prendano atto che non è più procrastinabile l’individuazione di soluzioni atte a garantire la rappresentanza dei lavoratori in un contesto che soffre da anni della cosiddetta “desertificazione” dei territori, con costanti e progressive chiusure di sportelli, e con la cura dimagrante degli organici. È sempre più difficile, oggi, assicurare ai lavoratori il diritto ad eleggere le proprie rappresentanze, perché sempre più complicato è soddisfare i requisiti stabiliti dalla Legge 300/1970 e dal Protocollo di Settore sulle libertà sindacali, in riferimento alla nozione di unità produttiva ed al numero di lavoratori e di iscritti necessari a costituire una RSA. Questo tema va affrontato subito e contestualmente alla necessità di garantire forme e mezzi di interazione con il lavoro da remoto, affinché il Sindacato ed il Sindacalista possano, con la medesima, efficacia continuare a rappresentare le istanze, vecchie e nuove, di un contesto che è cambiato e continuerà ad evolvere.</p>



<p>Anche la trasformazione dei profili professionali, dei ruoli, delle mansioni, in una parola: la nuova figura del bancario, rappresenta un processo che il Sindacato deve governare, anche al fine di riconoscere il “ruolo sociale” del Sindacato e del Sindacalista che nell’agire quotidiano è già concreta realtà. Nella stessa ottica, ai Rappresentanti sindacali va riconosciuta, a livello settoriale, la competenza espressa, anche attraverso idonei processi di certificazione delle competenze, con l’obiettivo di valorizzarne il fondamentale contributo prestato alla continua affermazione del Settore e non a deprimerne il ruolo e la missione.</p>



<p>Ciò anche al fine di un maggiore coinvolgimento di nuove forze giovani all’interno del Sindacato che solo così potrà continuare a garantire la sua sopravvivenza ed il necessario rinnovamento in un Settore dove, abbiamo detto, registriamo i più alti livelli di rappresentatività a livello europeo. Il ruolo delle Segreterie Nazionali, che è sempre più evidente a tutti i livelli, va riconosciuto anche attraverso la previsione di idonee dotazioni in termini di agibilità, ad oggi del tutto inesistenti.</p>



<p>A conclusione di questa relazione, in maniera convinta e non per liturgia, la Segreteria Nazionale intende rivolgere i propri ringraziamenti. Ringraziamo di cuore i tanti illustri ospiti oggi presenti, direttamente o da remoto, ai nostri lavori e che ci hanno onorato con la loro partecipazione. Un sentito grazie a tutti coloro che hanno contribuito, in questi anni, a far sì che UNISIN potesse svolgere al meglio il proprio compito. A tutti i nostri Dirigenti, ai nostri RSA, alle nostre Strutture rivolgiamo il nostro grazie unitamente all’invito a proseguire insieme in un percorso difficile, nella convinzione che il “lavoro paga”.<br>Ringraziamo lo staff amministrativo e tecnico che quotidianamente ci supporta e ci sopporta con abnegazione e impegno e grazie a tutta la struttura di supporto ai nostri lavori congressuali. Grazie ai vari dipartimenti ed ai collaboratori esterni per la competenza e la dedizione profusa a supporto della Segreteria Nazionale.</p>



<p>Grazie principalmente a tutti i nostri Associati per la fiducia che ripongono in UNISIN e quindi, insieme, in ciascuno di noi e in ciascuno di voi!</p>



<p></p>



<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">La nuova Segreteria Nazionale di Unisin</h3>



<p class="has-text-align-center">Segretario Generale: <strong>Contrasto Emilio</strong>;</p>



<p class="has-text-align-center">Segretari Generali Aggiunti: <strong>Mattiacci Sergio, Pisani Pietro, Slavazza Gabriele</strong>;</p>



<p class="has-text-align-center">Segretari Nazionali: <strong>Casagrande Alessandro, Fabi Valerio, Giuliano Stefano,<br>Grandine Francesco, Lanzini Massimiliano, Mascetti Mauro, Sala Tenna Ezio,<br>Valentini Domenicantonio,Vigliotti Tommaso</strong></p>
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		<title>Banche e bancari insieme a fianco della popolazione dell’Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazionale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2022 08:08:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abi e sindacati sottoscrivono un accordo di solidarietà al popolo Ucraino Una campagna straordinaria di raccolta fondi per la popolazione ucraina colpita dalla guerra: le lavoratrici e i lavoratori delle banche italiane potranno donare, su base volontaria, 10 euro a testa e le banche, al termine della raccolta, contribuiranno con una somma equivalente. È quanto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alpluraleonline.it/2022/04/07/insieme-per-lucraina/">Banche e bancari insieme a fianco della popolazione dell’Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.alpluraleonline.it">www.alpluraleonline.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Abi e sindacati sottoscrivono un accordo di solidarietà al popolo Ucraino</h3>



<p class="has-drop-cap">Una campagna straordinaria di raccolta fondi per la popolazione ucraina colpita dalla guerra: le lavoratrici e i lavoratori delle banche italiane potranno donare, su base volontaria, 10 euro a testa e le banche, al termine della raccolta, contribuiranno con una somma equivalente. È quanto è stato concordato oggi dai sindacati bancari Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin con l’Abi che hanno espresso solidarietà e vicinanza all’Ucraina e ai suoi cittadini. L’accordo è stato firmato dai segretari generali della Fabi, Lando Maria Sileoni, della First Cisl, Riccardo Colombani, della Fisac Cgil, Nino Baseotto, della Uilca, Fulvio Furlan, e di Unisin, Emilio Contrasto. Le somme raccolte saranno destinate alla fondazione Prosolidar-Onlus, ente bilaterale costituito dalle parti sociali.</p>



<p>Durante la stessa riunione, è stato firmato il testo coordinato del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore del credito rinnovato il 19 dicembre 2019. Il testo coordinato è il documento ufficiale che mette insieme gli articoli del ccnl modificati o introdotti con il rinnovo del 2019 e le norme lasciate intatte rispetto al precedente rinnovo del 2015, allegati compresi.</p>



<p>Il ccnl del settore del credito scade alla fine di quest’anno.</p>
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		<title>“Il sindacato deve avere come modello l’inclusione per tutelare i diritti dei lavoratori”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazionale]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 08:56:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista al Segretario Generale Unisin Emilio Contrasto Unisin è un sindacato autonomo formato dall’integrazione di tre storiche sigle sindacali del settore (Falcri, Silcea e Sinfub) che tutela le lavoratrici ed i lavoratori dei settori credito, assicurazioni e riscossione ed aderisce anche alla confederazione autonoma Confsal. Emilio Contrasto è il Segretario Generale che alle tradizionali e [&#8230;]</p>
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<h3 class="wp-block-heading">Intervista al Segretario Generale Unisin Emilio Contrasto</h3>



<p class="has-drop-cap">Unisin è un sindacato autonomo formato dall’integrazione di tre storiche sigle sindacali del settore (Falcri, Silcea e Sinfub) che tutela le lavoratrici ed i lavoratori dei settori credito, assicurazioni e riscossione ed aderisce anche alla confederazione autonoma <strong>Confsal</strong>.</p>



<p><strong>Emilio Contrasto</strong> è il Segretario Generale che alle tradizionali e storiche battaglie per i contratti nazionali e aziendali ha affiancato anche quelle per l’inclusione ed i diritti della persona.</p>



<p><strong>Segretario Contrasto, perché la scelta di schierare il sindacato su tematiche spesso marginali nelle relazioni sindacali come la disabilità, la violenza sulle donne o le morti sul lavoro?</strong></p>



<p>“Mi permetta innanzitutto di fare gli auguri all’associazione <strong>Articolo 21</strong> per i suoi 20 anni di vita, un presidio di libertà, grazie alle tante battaglie su tematiche essenziali, come la libertà di stampa e la difesa del diritto all’informazione, e per aver acceso spesso le luci su questioni poco dibattute nel mainstream e che invece dovrebbero avere l’apertura delle principali testate nazionali. In particolare mi riferisco alla tragedia delle morti sul lavoro: ogni lavoratore che perde la vita mentre svolge la sua attività è una sconfitta per il sindacato”.</p>



<p>&nbsp;<strong>Colpisce questo impegno del suo sindacato nell’affrontare le tradizionali tematiche del lavoro unite al contesto familiare e sociale dei lavoratori del credito. E’ una valorizzazione della dimensione meno individualistica e più globalizzante dell’impegno sindacale?</strong></p>



<p>“Nei settori in cui Unisin – Confsal opera storicamente, siamo stati sempre avanti in tal senso: welfare, fondo di solidarietà, conciliazione vita-lavoro sono modelli d’eccellenza nelle relazioni sindacali. Ma è fondamentale tenere viva l’attenzione su questi argomenti perché non basta raggiungere buoni risultati: occorre impegnarsi per difendere le conquiste e stimolarne altre, ricercando il miglior equilibrio possibile tra le ragioni della produzione e il benessere delle persone. Una prospettiva d’azione globalizzante: se rafforziamo i diritti individuali senza dimenticare le esigenze del contesto ambientale di riferimento del lavoratore (famiglia e società), saremo più vicini all’ obiettivo di un benessere collettivo e reale capace di costruire la pace sociale”.</p>



<p><strong>A novembre, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, avete promosso varie iniziative.</strong></p>



<p>“Sì, non solo in occasione di questa giornata. Abbiamo pensato alle donne vittime di violenza non soltanto con una campagna d’informazione – attraverso i nostri siti e canali social – ma anche ricercando buone intese con l’ABI (Associazione bancaria italiana) in sinergia e in modo unitario con gli altri sindacati del settore. Sono stati raggiunti importanti obiettivi: protocolli, intese e dichiarazione che mirano a tutelare le lavoratrici vittime di violenza insieme ai loro figli. Ma Unisin – Confsal non si fermerà qui. Per il 2022 abbiamo in programma altre iniziative su questa inaccettabile piaga sociale.</p>



<p><strong>Comunque per Unisin resta importante affrontare argomenti tradizionali con occhio sempre vigile sulle tematiche sociali come i diritti dell’infanzia, le pari opportunità, la libertà d’informazione, il diritto alla salute, la cultura.</strong></p>



<p>“Sì, stiamo lavorando molto su queste tematiche ed in modo sinergico con tutte le migliori forze del Paese. Un Paese che ci piacerebbe vedere unito e incline a fare sistema per il bene comune. Se tante sono le materie da trattare, bisogna coinvolgere tutti in maniera trasversale e sinergica. Così nei nostri progetti facciamo appello a chiunque possa contribuire alla crescita economica e sociale: istituzioni dello Stato, politica, media, scuola, università, società civile, associazioni, aziende. Da soli è difficile raggiungere risultati d’eccellenza. Sembra strano che questi messaggi partano dal settore del credito, ma riteniamo che il nostro percorso possa diventare un punto fermo dal quale ricominciare a crescere tutti insieme con l’obiettivo di trovare il migliore equilibrio possibile tra le ragioni dell’economia e quelle della società”.</p>



<p><strong>Prima della pandemia avete organizzato una serie d’incontri itineranti, dal Nord al Sud del Paese, sulle tematiche dell’inclusione, del welfare e della sostenibilità, affrontando tante problematiche che incidono sulla vita dei lavoratori. Avete condensato questa esperienza in una pubblicazione presentata anche alla Presidente della Commissione lavoro della Camera, On. Romina Mura.</strong></p>



<p>“Sì, un libro che ha lo stesso titolo del lavoro che l’ha preceduto, un programma da noi definito“itinerante” perché concepito come un tour nazionale per la sostenibilità del lavoro che chiama in causa l’intero Paese: <strong>NOI DIVERSAMENTE UGUALI. Famiglia, lavoro, società. Progetto itinerante per una società più inclusiva</strong> (e-book scaricabile in fondo). Il tour è partito da Roma, presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa, per poi proseguire nelle città di Rende, Milano, Palermo e Firenze. A tal proposito vorrei ringraziare il Presidente <strong>Giuseppe Giulietti</strong> ed il segretario <strong>Raffaele Lorusso</strong> della <strong>Fnsi</strong> per il sostegno nella fase iniziale e nel prosieguo dei lavori. La maggior parte degli Ordini regionali dei giornalisti hanno concesso i crediti formativi per i vari eventi contribuendo,con autorevolezza, a fare cultura della sostenibilità. I temi dell’inclusione a 360 gradi disabili, madri, anziani, bambini sono stati discussi anche con i responsabili delle relazioni sindacali delle Banche, con approfondimenti sugli obiettivi già conseguiti nel settore. Il progetto ha ospitato oltre 100 personalità tra esponenti del Parlamento e del Governo, giornalisti, politici, sportivi, religiosi, rappresentanti dell’associazionismo, dirigenti scolastici e rettori. Alcune di esse hanno collaborato anche alla stesura del libro. Abbiamo lavorato tutti insieme per combattere – in maniera propositiva – quella “cultura dello scarto” tanto osteggiata da <strong>Papa Francesco</strong>. Per questa imponente mobilitazione nazionale ringrazio tutti. L’attenzione delle istituzioni dello Stato non si è fermata alla prima fase del progetto. In occasione dell’uscita del libro, la Presidente della Commissione Lavoro della Camera, On. Romina Mura, ha giudicato “meritevole” la nostra iniziativa e “stimolante la sua versione in volume” affermando che “per i soggetti della politica può valere come una sorta di breviario da cui attingere per le questioni aperte con riflessioni e proposte”. Inoltre, in occasione del nostro recente incontro a Montecitorio, la Presidente Mura ha sottolineato l’importanza di “rafforzare a livello istituzionale il dialogo e la collaborazione con il sindacato dei bancari” proprio “a partire dai risultati già raggiunti nel settore del credito”.Tutto questo è per noi uno stimolo importante per proseguire sulla strada che stiamo tracciando da lungo tempo, un percorso dal quale non torneremo indietro”.</p>



<p>&nbsp;<strong>Quali sono, in concreto, i risultati raggiunti dal sindacato e perché è stato possibile conquistane così tanti?</strong></p>



<p>“Nel settore del credito, il tasso di sindacalizzazione italiano si aggira intorno al 75% contro una media generale di tutti i settori economici che si attesta su percentuali nettamente inferiori con punte minime sulle singole realtà prossime all’1%. L’adesione al sindacato del credito raggiunge dunque- nel nostro Paese – quella famosa media generale da record che spiega la vitalità sindacale della Svezia (circa 80%), paese notoriamente molto efficace nella tutela dei lavoratori e delle loro famiglie.Una veloce lettura di questi numeri è sufficiente a dimostrare che la conquista dei diritti del lavoro non è così difficile se vi è il sostegno dei lavoratori. Coloro che – magari per moda – esprimono valutazioni critiche sul sindacato dovrebbero invece ragionare su questi numeri. Per rimanere – quindi – sulla realtà dei dati, l’elenco delle conquiste dei lavoratori del credito è ricco di stimoli. Molti altri settori hanno ripercorso la strada dei nostri accordi e protocolli. Anche il legislatore ha spesso fatto ricorso alle esperienze ed agli accordi del nostro settore per estendere strumenti di tutela ad altre categorie”.</p>



<p><strong>E quali sono stati i principali obiettivi raggiunti?</strong></p>



<p>“Pensando alla famiglia e ai traguardi di work-life balance, vorrei ricordarne alcuni: permessi per figli disabili o con disturbi dell’apprendimento; banca del tempo (ferie donate da lavoratori e aziende) per i dipendenti con particolari necessità familiari; possibilità di sospendere l’attività lavorativa con una retribuzione ridotta in occasioni particolari della vita; sospensione dei mutui per donne vittime di violenza; permessi aggiuntivi per i neo papà rispetto a quelli previsti dalla legge; part-time e smart working facilitati per i neo genitori; diritto alla disconnessione. Quanto alle tutele contro i licenziamenti, il nostro fiore all’occhiello è certamente il fondo di solidarietà per il sostegno dell’occupazione che tutela e forma professionalmente i lavoratori del settore senza pesare sulla spesa pubblica. Un’altra importante conquista è il Fondo nazionale per il sostegno all’occupazione (FOC) che – in un Paese dove il tasso di disoccupazione è poco confortante – procura occasioni di lavoro e formazione, finanziandosi attraverso un virtuoso meccanismo solidaristico imprese – lavoratori. Infine, per rimanere sulle problematiche più recenti legate alla pandemia, vorrei ricordare i molteplici protocolli siglati per far fronte all’emergenza garantendo le migliori tutele per la sicurezza, la salute e le urgenze familiari dei lavoratori”. “.</p>



<p><strong>Dunque, si mostra vincente una visione delle relazioni sindacali che va oltre la tutela dei più elementari diritti del lavoro, fino ad arrivare alle nuove esigenze di work-life balance. Proprio a tal proposito, come giudica l’attuale stato normativo in tema smart working &nbsp;ed in termini d’efficacia rispetto alle effettive esigenze di conciliazione vita-lavoro?</strong></p>



<p>“La pandemia ha fatto concretamente scoprire il lavoro agile e ha stimolato la stesura di nuove leggi in materia. Anche in tema di smart working, il nostro settore, grazie ad accordi sindacali siglati a livello nazionale e aziendale poco tempo dopo l’entrata in vigore della legge 81 del 2017, sì è trovato ad essere anticipatore e pronto ad attivarne l’impiego. Permangono alcune criticità come il rischio della disumanizzazione del lavoro e il pericolo che una semplice modalità di lavoro dipendente possa trasformarsi in una sorta di telelavoro privo di creatività. Come ho detto, il nostro settore ha già fortemente normato questa tipologia di contratto limitandone l’utilizzo e – soprattutto – mantenendolo esclusivamente su base volontaria ovviamente in condizioni di normale operatività e non per questa fase di emergenze pandemica. Lavoreremo ancora e sulla base delle esperienze fatte affinché si rimarchi il vero senso del lavoro agile come strumento di work-life balance, cercando di scongiurare distorsioni nel suo utilizzo”.</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Intervista del 21.2.2022<br>su gentile concessione www.articolo21.org</strong></p>
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