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	<title>Al Plurale Online</title>
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	<description>Periodico Mensile Al Plurale &#124; UNISIN</description>
	<lastBuildDate>Mon, 19 Oct 2026 09:35:42 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Al Plurale Online</title>
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		<title>Il contratto dei bancari e la sfida del futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 09:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[Contratto bancari]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Settore bancario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Nino Lentini • Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei bancari, rinnovato il 23 novembre 2023 e con scadenza il 31 marzo 2026, si colloca in una fase decisiva per il futuro della categoria. Il prossimo rinnovo non dovrà limitarsi a discutere di salari, condizioni di lavoro, diritti e tutele, ma dovrà confrontarsi con [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Nino Lentini • </strong></p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei bancari, rinnovato il 23 novembre 2023 e con scadenza il 31 marzo 2026, si colloca in una fase decisiva per il futuro della categoria. Il prossimo rinnovo non dovrà limitarsi a discutere di salari, condizioni di lavoro, diritti e tutele, ma dovrà confrontarsi con le profonde trasformazioni che stanno interessando il sistema bancario e, più in generale, il mondo del lavoro. Le Organizzazioni sindacali si sono impegnate nella costruzione di una piattaforma capace di essere attenta, puntuale e capace di interpretare il presente, ma soprattutto di guardare al futuro interpretando, con la dovuta attenzione, competenza e preparazione i cambiamenti in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La digitalizzazione ha già modificato il rapporto tra banca e cliente, le modalità operative e l’organizzazione del lavoro. Ora siamo entrati in una fase ancora più complessa: quella dell’intelligenza artificiale. L’AI non è semplicemente una nuova tecnologia. Può intervenire nell’analisi dei dati, nella gestione delle informazioni, nell’assistenza alla clientela e nei processi decisionali, modificando profondamente le attività e le professionalità. Alcuni lavori cambieranno, altri nasceranno e altri ancora potrebbero ridimensionarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione, quindi, non è più se l’intelligenza artificiale entrerà nel mondo bancario: è già entrata. La vera domanda è come governare questa trasformazione e quale ruolo assegnare alla persona e al lavoro umano in un sistema sempre più tecnologico. Servono confronto, conoscenza e responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia della categoria dimostra che ogni rinnovo contrattuale ha rappresentato un momento importante, capace di raccontare un’epoca e di costruire gli strumenti per affrontare il futuro. Dal 1974 a oggi sono cambiate le banche, i mercati, le modalità di relazione con la clientela, gli strumenti di lavoro e le professionalità. Ma è rimasto centrale il ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori del credito. Dietro ogni tecnologia, procedura o innovazione ci sono infatti persone che conoscono il territorio, le imprese e le famiglie, ascoltano i clienti e assumono quotidianamente responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema bancario svolge un ruolo fondamentale nell’economia reale: sostiene imprese, famiglie, professionisti e cittadini attraverso il credito, gli investimenti e la gestione del risparmio. Questo ruolo non può essere attribuito soltanto alle strutture bancarie, perché sono le persone a rendere possibile il rapporto tra banca, territorio e clientela. Per questo il rinnovo contrattuale non è una questione esclusivamente interna alla categoria. Il contratto dei bancari riguarda anche il modo in cui il sistema bancario intende rapportarsi con il Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto tra imprese e sindacato deve quindi ricercare un equilibrio tra esigenze diverse: da una parte la competitività e l’efficienza delle aziende, dall’altra salari adeguati, stabilità, formazione, professionalità riconosciute e possibilità di crescita per i lavoratori. A questi elementi deve aggiungersi la tutela della clientela. L’obiettivo dovrebbe essere quello di costruire un sistema nel quale imprese, lavoratori e clienti non siano realtà contrapposte, ma parti di una stessa comunità. Questa è la vera responsabilità sociale del settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale rende questa responsabilità ancora più importante. L’AI può offrire opportunità significative: rendere più efficienti i processi, ridurre le attività ripetitive, migliorare l’analisi delle informazioni, supportare le decisioni e liberare tempo per attività a maggiore valore aggiunto. Ma presenta anche rischi: sostituzione di alcune attività, possibile riduzione dell’occupazione, perdita di professionalità e affidamento di decisioni importanti a sistemi non sempre facilmente comprensibili o verificabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio maggiore sarebbe considerare automaticamente giusto tutto ciò che è tecnicamente possibile. La tecnologia deve essere uno strumento al servizio delle persone e non diventare il fine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario il sindacato ha una funzione fondamentale: non può limitarsi a dire “no” all’innovazione, ma non può nemmeno accettare qualsiasi trasformazione in nome del progresso. Deve governare il cambiamento. Ciò significa conoscere le nuove tecnologie, comprenderne le conseguenze, partecipare alle scelte organizzative e costruire regole capaci di tutelare la persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prossimo contratto dovrà quindi affrontare temi come la formazione continua, la riqualificazione professionale, la gestione dei dati, trasparenza negli algoritmi, la responsabilità nelle decisioni automatizzate, la tutela delle professionalità e il coinvolgimento dei lavoratori nei processi di trasformazione. Il lavoratore di domani non potrà essere semplicemente quello di oggi con uno strumento tecnologico in più. Dovrà essere adeguatamente formato e messo nelle condizioni di lavorare insieme alla tecnologia senza esserne sopraffatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra grande sfida sarà quella generazionale. Il contratto dovrà valorizzare l’esperienza dei lavoratori che hanno costruito la propria professionalità nel corso di decenni e, allo stesso tempo, offrire ai giovani concrete opportunità di ingresso, formazione e crescita. È necessario costruire un ponte tra generazioni, perché una categoria forte è quella che non lascia indietro nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto torna centrale il valore della contrattazione collettiva. Contrattare significa mettere a confronto interessi diversi e cercare un punto di equilibrio. La storia dei bancari dimostra che, attraverso la contrattazione, è stato possibile affrontare riorganizzazioni, fusioni, innovazioni tecnologiche, cambiamenti dei modelli distributivi ed evoluzione delle professionalità, cercando ogni volta un equilibrio tra le esigenze delle imprese e la tutela dei lavoratori. Questa esperienza deve oggi essere messa al servizio della nuova sfida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rinnovo del contratto può diventare un vero laboratorio per sperimentare un nuovo modo di affrontare il futuro del lavoro, cercando un equilibrio tra innovazione e tutela, efficienza e dignità del lavoro, tecnologia e responsabilità umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida riguarda certamente i bancari, ma può avere conseguenze più ampie. Ciò che oggi accade nel settore bancario domani potrebbe interessare l’industria, il commercio, i servizi e la pubblica amministrazione. Non sappiamo ancora quali professioni nasceranno, quali cambieranno e quali potrebbero scomparire. Non sappiamo fino a dove arriverà la capacità delle macchine di elaborare informazioni e supportare le decisioni. Sappiamo però che non possiamo delegare alle macchine la responsabilità di decidere quale debba essere il futuro del lavoro. Quella responsabilità rimane delle persone, delle istituzioni, delle imprese, del sindacato e della società nel suo insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo il prossimo rinnovo contrattuale dovrà guardare oltre l’immediato. Dovrà parlare di salario, ma anche di formazione, professionalità, occupazione, giovani, welfare, conciliazione tra vita e lavoro, partecipazione, diritti e responsabilità. <strong>Soprattutto, dovrà parlare di futuro.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte a una trasformazione così profonda non possiamo limitarci ad aspettare che siano i posteri a giudicare le nostre scelte. Dobbiamo essere noi, oggi, a costruirle, con coraggio, responsabilità e capacità di mettere insieme sensibilità diverse. Come tante volte è accaduto nella storia della categoria, è necessario rimboccarsi le maniche e affrontare il cambiamento senza subirlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro non è qualcosa che semplicemente accade: il futuro si costruisce. E il prossimo contratto dei bancari può essere uno degli strumenti attraverso i quali costruirlo, mettendo al centro la persona, il lavoro e il bene comune.</p>
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		<title>Libertà d’espressione è democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 09:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Brunella Trifilio • La nostra Costituzione, concepita nel rifiuto delle restrizioni ai diritti fondamentali della persona propri delle dittature, entra in vigore nel 1948. Tra i suoi primi articoli, uno dei diritti più importanti per la difesa della democrazia, la libertà d’espressione. L’articolo 21 della nostra Costituzione afferma che “tutti hanno diritto di manifestare [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">di Brunella Trifilio • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">La nostra Costituzione, concepita nel rifiuto delle restrizioni ai diritti fondamentali della persona propri delle dittature, entra in vigore nel 1948. Tra i suoi primi articoli, uno dei diritti più importanti per la difesa della democrazia, la libertà d’espressione. L’articolo 21 della nostra Costituzione afferma che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” e che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Primo punto, la libertà d’espressione è ciò che ci consente di esprimere liberamente le nostre idee nelle svariate forme espressive (televisione, radio, musica, pittura, carta stampata…).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo punto, tale libertà esclude ogni forma di controllo preventivo, da parte di una determinata autorità, con l’intento d’intercettare e poi impedire la diffusione del pensiero ritenuto scomodo o pericoloso alla sopravvivenza della stessa autorità. L’opposto della libertà d’espressione (cardine delle società democratiche) è la censura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello di censura è un concetto ampio, non limitato ai soli giornali. C’è censura quando viene ostacolato il “diritto di cronaca” quale strumento d’informazione ai cittadini che, a loro volta, hanno il diritto ad essere informati, ma sempre nel rispetto di determinate limitazioni. I limiti connessi all’esercizio del diritto di cronaca impongono l’osservanza di alcuni principi come la verità dei fatti raccontati, l’interesse pubblico a conoscerli e la continenza verbale (linguaggio corretto, misurato, privo di volgarità&#8230;). C’è censura quando viene violato quel “diritto di critica” che ci consente di esprimere un’opinione personale e di contrapporre la propria idea a quella di altri, sempre con il rispetto dovuto e senza insulti. C’ è censura quando viene smorzato o impedito il “diritto di satira” come forma di umorismo capace di moderare e smitizzare i potenti, senza mai offenderli. Partendo da questi pochi esempi di censura, possiamo allargare la prospettiva ed ipotizzare altri rischi di censura, talvolta non facilmente riconoscibili. Ad esempio, nei Paesi in cui vige la democrazia, il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero è sancito dalla legge; ma potrebbe accadere che un’eccessiva concentrazione della proprietà dei mezzi di comunicazione possa compromettere il diritto d’informare e di essere informati. Per capire la sottile differenza tra censura prevista dalla legge e quella che può annidarsi subdolamente nelle democrazie, può essere d’aiuto un preciso fatto storico. Nel 1559, papa Paolo IV, con il suo “Indice dei libri proibiti” (elenco dettagliato dei testi ritenuti eretici o pericolosi per la fede) e la connessa pena della scomunica, introdusse una delle più longeve forme di censura. Una forma di controllo, introdotta da un’autorità religiosa, che è stata soppressa nel 1966 con l’abolizione del Decreto dell’Inquisizione romana (istitutivo dell’<em>Indice dei libri proibiti</em>), durante il papato di Palo VI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un caso come questo, una determinata tipologia di censura viene istituita con un documento ufficiale ed è dunque palese. Quando invece la censura non è palese perché formalmente vietata, ma ai cittadini risulta difficile partecipare alla vita politica (pur avendone diritto) a causa del loro difficile accesso agli strumenti di comunicazione sia direttamente (per esprimere il proprio pensiero liberamente) che indirettamente (come fruitori di un’informazione libera e indipendente), la libertà d’espressione può venirne condizionata. Quando tale anomalia si verifica, anche l’opinione pubblica ne viene condizionata, così come può risultare limitato il necessario controllo che i cittadini devono esercitare sull’operato dei governanti. Quando il diritto a manifestare il proprio pensiero o a farsi una propria opinione sulla società viene compromesso nei fatti, a lungo andare, la tenuta della democrazia può risentirne, fino al caso estremo della sua soppressione per decreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’introduzione della censura per legge è generalmente il primo atto ufficiale dei regimi totalitari, dato che in essi non è ammesso manifestare il proprio pensiero se questo è in contrasto con la “verità ufficiale” dello Stato. Quando si arriva a questo punto, con la censura sancita dalla legge, venendo meno la libertà di parola, diventa estremamente difficile reclamare il ritorno alla democrazia. Un vero e proprio punto di non ritorno. Per questo è così importante preservare il diritto di parola, di critica, di satira, di stampa; ma senza pretendere di oltrepassare i limiti che vi sono saldamente connessi. Manifestare liberamente il proprio pensiero non significa poter dire tutto ciò che “ci passa per la testa”, violando la privacy degli altri oppure offendendo e diffamando le persone. Libertà d’espressione non vuol dire che sia permessa l’istigazione a delinquere (spingere qualcuno a commettere un reato) o l’apologia di reato (esaltazione in pubblico di un’azione che costituisce un reato). Tra i tanti limiti alla libertà di espressione vi è anche l’apologia del fascismo (istigazione/incitamento alla ricostituzione del partito fascista) vietata dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana. La libertà d’espressione è fondamentale per la democrazia, ma è anche un diritto che non ci consente di distruggerla scavalcando limiti e divieti previsti dalla legge (reato di apologia del fascismo compreso).</p>
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		<title>Un thriller d’eccezione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazionale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 09:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un thriller d’eccezione, una nuova firma che possiamo annoverare tra i Dirigenti della nostra Associazione. Cari lettori, siamo felici e orgogliosi di presentarvi oggi l’opera d’esordio di Roberto Maestrelli membro attivo della nostra Associazione, scritta a quattro mani con la coautrice Sabrina Giambalvo. Nessuna traccia tranne il destino Ci sono luoghi dove la quiete apparente [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Un thriller d’eccezione, una nuova firma che possiamo annoverare tra i Dirigenti della nostra Associazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cari lettori, siamo felici e orgogliosi di presentarvi oggi l’opera d’esordio di Roberto Maestrelli membro attivo della nostra Associazione, scritta a quattro mani con la coautrice Sabrina Giambalvo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Nessuna traccia tranne il destino</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono luoghi dove la quiete apparente custodisce silenzi troppo lunghi per essere innocenti. Cumana è uno di questi paesi. Ma quando la scomparsa improvvisa di una donna e di suo figlio spezza la fragile serenità della comunità, il passato torna a pretendere il suo conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’ex capitano Paolo Bertoni e il fidato maresciallo Vittorio Ventola, non si tratta solo di una nuova indagine, ma dell’eco cupa di una ferita rimasta aperta per trent’anni. Tra le ombre dei boschi che circondano il paese, simboli indecifrabili e coincidenze troppo sottili per essere casuali, la caccia alla verità trascende la pura investigazione. Ogni indizio sembra tracciare una rotta invisibile, spingendo chi indaga a confrontarsi con i propri demoni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un thriller psicologico incalzante e magnetico sui fili invisibili che legano le nostre vite e le decisioni da cui non si torna indietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre ogni certezza crolla, un dubbio resta a inquietare le pagine: quanto di ciò che chiamiamo destino è davvero inevitabile?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Nessuna traccia tranne il destino</strong></em> è disponibile in tutte le librerie d’Italia e sui principali store online, tra cui Amazon, Feltrinelli e IBS.</p>
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		<title>L’intelligenza artificiale non si subisce, si governa: il ruolo centrale del sindacato</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2026/09/23/lintelligenza-artificiale-non-si-subisce-si-governa-il-ruolo-centrale-del-sindacato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 09:07:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Settore bancario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Nino Lentini • La grande sfida del futuro riguarda anche il mondo del lavoro. Il sindacato deve prepararsi a governare il cambiamento, affinché l’AI diventi un’opportunità e non una minaccia per l’occupazione.Corre l’anno 2026 e l’intelligenza artificiale è ormai entrata, a pieno titolo, nella nostra quotidianità. È difficile immaginare un futuro prossimo nel quale [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.alpluraleonline.it/2026/09/23/lintelligenza-artificiale-non-si-subisce-si-governa-il-ruolo-centrale-del-sindacato/">L’intelligenza artificiale non si subisce, si governa: il ruolo centrale del sindacato</a> proviene da <a href="https://www.alpluraleonline.it">Al Plurale Online</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Nino Lentini • </strong></p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">La grande sfida del futuro riguarda anche il mondo del lavoro. Il sindacato deve prepararsi a governare il cambiamento, affinché l’AI diventi un’opportunità e non una minaccia per l’occupazione.<br>Corre l’anno 2026 e l’intelligenza artificiale è ormai entrata, a pieno titolo, nella nostra quotidianità. È difficile immaginare un futuro prossimo nel quale questa tecnologia non avrà un ruolo importante nella vita privata, nelle aziende e nella pubblica amministrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è bene ricordare una cosa fondamentale: l’intelligenza artificiale è uno strumento. E come ogni strumento deve rimanere nelle mani dell’uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI può consentire di risolvere problemi, velocizzare processi, semplificare attività e migliorare in maniera significativa il nostro modo di lavorare. Le sue potenzialità sono enormi. Proprio per questo, però, occorre affrontarne lo sviluppo con consapevolezza, responsabilità e preparazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non possiamo permettere che sia la tecnologia a governare l’uomo. Deve essere l’uomo, attraverso la propria intelligenza, la propria conoscenza e la propria capacità decisionale, a governare la tecnologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe un errore madornale delegare completamente alle macchine decisioni che riguardano le persone, il lavoro e, più in generale, il futuro della nostra società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte a questa trasformazione, il mondo sindacale non può limitarsi a osservare ciò che accade. Deve essere protagonista.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Ai-1-1024x683.jpg" alt="Robot con la scritta AI di fronte a un gruppo di lavoratori in miniatura" class="wp-image-2342" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Ai-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Ai-1-300x200.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Ai-1-768x512.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Ai-1.jpg 1421w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Soprattutto nei momenti di rinnovo dei contratti nazionali, bisognerà arrivare al confronto con le aziende preparati, qualificati e consapevoli delle trasformazioni in atto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sindacato dovrà essere capace di proporre, confrontarsi e, quando sarà necessario, anche contrapporre le proprie idee e il proprio punto di vista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono gli stessi valori che hanno sempre contraddistinto l’azione sindacale: la tutela dei lavoratori, la difesa dei diritti, la salvaguardia dell’occupazione e, nello stesso tempo, il rispetto per le aziende e per il loro ruolo nel sistema economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché le aziende hanno bisogno dei lavoratori e i lavoratori hanno bisogno di aziende sane, competitive e capaci di crescere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non bisogna dimenticare, però, che l’intelligenza artificiale arriva in un mondo del lavoro nel quale la riduzione degli organici è già da tempo una realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendiamo il settore bancario, una delle eccellenze del nostro Paese. Il numero degli addetti, che un tempo superava abbondantemente le 350.000 unità, si è ridotto a poco meno di 270.000. E non sembra essere finita.<br>Nuovi piani industriali, fusioni, accorpamenti, cessioni di rami d’azienda e riorganizzazioni continuano a modificare profondamente il settore. A tutto questo si aggiungono la chiusura degli sportelli e la conseguente riduzione degli organici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio in questo scenario che l’avvento dell’intelligenza artificiale deve essere affrontato con particolare attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché, se non saremo preparati, il rischio è che una tecnologia nata per semplificare e migliorare il lavoro possa trasformarsi, in alcuni casi, in un ulteriore fattore di riduzione dell’occupazione e la risposta non può essere la paura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le novità non si combattono ignorandole.  Si studiano, si comprendono e si governano.<br>Il sindacato deve quindi investire nella conoscenza dell’intelligenza artificiale, comprenderne il funzionamento, seguirne gli sviluppi e soprattutto anticiparne le conseguenze sul mondo del lavoro. Non possiamo permetterci di arrivare in ritardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre creare le condizioni affinché l’AI diventi una possibilità di crescita per le aziende e, contemporaneamente, una grande opportunità per i lavoratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fare questo, sarà fondamentale intervenire attraverso la contrattazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei contratti nazionali di categoria dovranno essere introdotte regole certe e condivise sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, sulla formazione dei lavoratori, sulla gestione dei processi di trasformazione e sulle conseguenze che l’introduzione delle nuove tecnologie potrà avere sull’organizzazione del lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoratore non deve diventare un semplice esecutore di decisioni prese dalle macchine. Deve essere messo nelle condizioni di conoscere, comprendere e governare gli strumenti che utilizza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia del progresso tecnologico ci insegna che ogni grande trasformazione ha inizialmente generato dubbi e preoccupazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se torniamo agli anni Cinquanta, ricordiamo un mondo nel quale per fare i calcoli e svolgere molte attività d’ufficio si utilizzavano la penna e la matita. E persino la penna aveva bisogno del calamaio per intingere il pennino nell’inchiostro. Poi sono arrivate le calcolatrici a manovella, quindi quelle elettriche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Successivamente sono comparsi i primi computer, strumenti che inizialmente hanno creato non poche difficoltà ai lavoratori, ma che hanno progressivamente reso più veloce e più efficiente il lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche allora, aziende e sindacato hanno dovuto confrontarsi con il cambiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E lo hanno fatto attraverso la contrattazione, creando regole e strumenti capaci di accompagnare l’innovazione e, contemporaneamente, tutelare i diritti dei lavoratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi ci troviamo di fronte a una nuova, enorme trasformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La velocità con cui si sviluppa l’intelligenza artificiale è probabilmente superiore a quella di qualsiasi altra innovazione tecnologica conosciuta in passato. Ma il principio non deve cambiare. Anche questa volta dobbiamo affrontare il cambiamento con preparazione, responsabilità e lungimiranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La priorità deve essere duplice: tutelare il lavoratore e tutelare il lavoro, senza dimenticare il ruolo e la competitività delle aziende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dobbiamo avere paura dell’intelligenza artificiale. Dobbiamo avere paura, semmai, di non conoscerla abbastanza, perché chi non conosce una trasformazione rischia di subirla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi invece la studia, la comprende e si prepara ad affrontarla può cercare di governarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio questo che il sindacato deve fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Deve essere presente prima che le decisioni vengano prese, non dopo. Deve conoscere le nuove tecnologie, comprenderne le potenzialità e i rischi e portare al tavolo della contrattazione proposte concrete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo deve essere quello di costruire un modello nel quale l’intelligenza artificiale non rappresenti semplicemente un mezzo per ridurre i costi e gli organici, ma uno strumento per migliorare il lavoro, aumentare la professionalità, creare nuove competenze e, dove possibile, generare nuova occupazione.<br>In definitiva, il progresso tecnologico deve essere al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio della tecnologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si dice in gergo: “Bisogna prendere il toro per le corna e cercare di non farsi incornare.”<br>Con questo auspicio guardiamo al futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale sarà certamente una delle grandi protagoniste degli anni che verranno. Sta a noi fare in modo che rappresenti una grande opportunità non soltanto per le aziende, ma anche per i lavoratori di tutte le categorie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il futuro non va semplicemente aspettato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro va conosciuto, preparato e, soprattutto, governato.</p>
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		<title>Il welfare&#8230; vale allo stesso modo in tutta Italia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 08:59:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Intesa Sanpaolo]]></category>
		<category><![CDATA[Welfare aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Marco De Fazio • Negli anni, il welfare di Intesa Sanpaolo è diventato uno degli aspetti più curati della gestione delle persone. Il Gruppo mette oggi a disposizione circa 400 tra servizi e iniziative, pensati per aiutare chi lavora a conciliare vita privata e professionale, prendersi cura della propria salute, gestire il bilancio familiare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Marco De Fazio</strong> • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Negli anni, il welfare di Intesa Sanpaolo è diventato uno degli aspetti più curati della gestione delle persone. Il Gruppo mette oggi a disposizione circa 400 tra servizi e iniziative, pensati per aiutare chi lavora a conciliare vita privata e professionale, prendersi cura della propria salute, gestire il bilancio familiare e ritagliarsi un po’ di tempo libero. Non parliamo solo di benefit economici: dentro c’è la previdenza complementare, l’assistenza sanitaria, il sostegno alla genitorialità, la flessibilità organizzativa, i servizi di supporto psicologico e tanti strumenti pensati per le diverse fasi della vita. Sul fronte sanitario, il Fondo Sanitario Integrativo del Gruppo segue circa 240.000 persone tra dipendenti, agenti, pensionati e loro familiari. Solo nel 2024 ha erogato oltre 1,5 milioni di prestazioni, per un valore complessivo che ha superato i 250 milioni di euro. Sono numeri importanti, che raccontano bene la dimensione di un welfare costruito nel tempo anche grazie alla contrattazione. Ma è proprio quando un sistema cresce così tanto che nasce una domanda in più, forse la più interessante: un beneficio uguale sulla carta produce davvero lo stesso valore per chi vive e lavora in territori diversi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendiamo il tema dei figli, che rende bene l’idea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intesa Sanpaolo ha asili nido aziendali a Bergamo, Brescia, Firenze, Milano, Moncalieri, Napoli e Torino, che insieme accolgono oltre 300 bambini. Il Gruppo ha anche aderito alla Fondazione Cresciamo il Futuro, nata nell’aprile 2025 per mettere in rete gli asili nido aziendali e privati di diverse imprese e rendere più semplice l’accesso ai servizi per l’infanzia su tutto il territorio nazionale. Per l’anno educativo 2026-2027 è stata attivata anche una piattaforma digitale che aiuta a far incontrare la domanda delle famiglie con i posti effettivamente disponibili.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Asilo-nido-1024x576.jpg" alt="Aula di un asilo nido con bambini ed educatrici" class="wp-image-2340" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Asilo-nido-1024x576.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Asilo-nido-300x169.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Asilo-nido-768x432.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Asilo-nido.jpg 1152w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sono strumenti utili, senza dubbio. Ma quanto funzionano bene dipende anche da dove ci si trova.<br>Chi lavora a Milano, Torino o in una delle altre città con un nido aziendale diretto può contare su una presenza fisica del servizio e, più in generale, su un’offerta territoriale piuttosto ampia. Chi vive invece in una città del Mezzogiorno priva di un nido aziendale ha accesso agli stessi strumenti contrattuali, certo, ma si trova davanti a una disponibilità di strutture, posti e servizi molto diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto allora non è chiedere un welfare migliore per il Sud. È chiedersi come rendere ugualmente fruibile il welfare che già esiste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esempio degli asili nido apre un discorso più ampio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un beneficio può essere identico sulla carta e avere però un valore molto diverso nella vita di tutti i giorni. Quanto è lontana una struttura convenzionata, quanti posti ci sono, quanto si aspetta, che offerta privata c’è sul territorio, quanto costano i servizi: sono tutti fattori che possono cambiare sensibilmente l’utilità reale di una misura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vale lo stesso discorso per la sanità integrativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Fondo Sanitario garantisce una copertura ampia e, come dicevamo, nel 2024 ha movimentato oltre 250 milioni di euro di prestazioni. Ma la qualità che le persone percepiscono dipende anche dal riuscire a trovare una struttura convenzionata vicino a casa, dalla sua disponibilità e dai tempi necessari per ottenere una prestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una distinzione che conta: il welfare non è solo ciò che viene riconosciuto sulla carta, ma anche ciò che il lavoratore riesce concretamente a utilizzare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso ragionamento vale per chi assiste un familiare anziano, per chi ha figli piccoli o per chi si trova ad affrontare un momento di fragilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024 Intesa Sanpaolo ha arricchito il servizio di sostegno psicologico Ascolto e Supporto con la figura del Social Care Manager, che aiuta i dipendenti anche a trovare servizi sul territorio per la cura di figli, anziani e persone con disabilità. Nel 2025 il servizio ha registrato circa 3.000 accessi complessivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un segnale non da poco: il welfare sta lentamente passando dal semplice erogare un beneficio al cercare, insieme alla persona, una risposta concreta al suo bisogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida dei prossimi anni, allora, forse non è soltanto aggiungere nuove misure a un sistema già molto articolato. Potrebbe essere piuttosto quella di misurare quanto queste misure siano davvero accessibili nei diversi territori. Dove i servizi scarseggiano, può servire rafforzare le convenzioni. Dove gli asili nido non bastano, può essere utile allargare la rete. Dove l’offerta sanitaria è meno capillare, investire sulla prossimità può fare la vera differenza. Non per costruire un welfare “del Nord” e uno “del Sud”, ma per arrivare a un obiettivo più ambizioso: stesso diritto, stessa possibilità concreta di goderne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo, in fondo, il passaggio dal welfare uniforme al welfare equo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché l’uguaglianza non si misura solo da ciò che viene riconosciuto a tutti. Si misura anche dalla distanza che separa quel diritto dalla vita quotidiana delle persone.</p>
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		<title>Ascoltare musica o ammirare capolavori della pittura può cambiare la vita, la società, l’economia&#8230;</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2026/09/23/ascoltare-musica-o-ammirare-capolavori-della-pittura-puo-cambiare-la-vita-la-societa-leconomia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 08:39:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola e cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Brunella Trifilio • L’Italia è un Paese universalmente conosciuto come la “Terra dell’arte”, eppure il suo sistema scolastico continua a relegarla tra le materie di studio ritenute secondarie. Una marginalizzazione storica aggravata da riforme che, in alcuni percorsi scolastici, hanno comportato addirittura la riduzione, rispetto al passato, delle ore dedicate allo studio dell’arte. Una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">di Brunella Trifilio • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">L’Italia è un Paese universalmente conosciuto come la “Terra dell’arte”, eppure il suo sistema scolastico continua a relegarla tra le materie di studio ritenute secondarie. Una marginalizzazione storica aggravata da riforme che, in alcuni percorsi scolastici, hanno comportato addirittura la riduzione, rispetto al passato, delle ore dedicate allo studio dell’arte. Una scelta paradossale in un Paese visitato principalmente per il suo straordinario patrimonio artistico. Un danno allo sviluppo del pensiero critico, dell’intelligenza emotiva e della consapevolezza individuale dei ragazzi. Ma anche un mancato stimolo alla formazione turistica di qualità, quando di arte questo Paese dovrebbe invece vivere. L’arte non andrebbe mai marginalizzata, ma sempre posta al centro della programmazione scolastica per i tanti benefici individuali, sociali e anche economici che ne potrebbero derivare. I benefici della rimodulazione delle ore di studio (attraverso un alleggerimento degli argomenti ai quali si dedica ancora un peso eccessivo rispetto ai tempi che viviamo), a favore delle molteplici forme di arte, potrebbero essere davvero tanti. La pittura e la musica, ad esempio (quali strumenti di apprendimento più coinvolgenti di tante pagine scritte), aiuterebbero i ragazzi alla più facile osservazione e alla corretta interpretazione della realtà che li circonda, rendendoli anche meno vulnerabili alla manipolazione mediatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sviluppare il pensiero critico e rafforzare i valori, attraverso l’ascolto della musica in classe o i dibattiti sul significato delle immagini dipinte, è molto più facile e immediato che raccontare (a parole!) la forza dell’amore, della pace, della democrazia, dell’inclusione. I messaggi visivi e sonori, come anche i dibattiti, arrivano facilmente al cuore dei ragazzi, rendendoli più sensibili alle problematiche della società in cui vivono e stimolando quella partecipazione alla vita pubblica nella quale credono ormai troppo poco. Le parole cantate da Francesco De Gregori, “la storia siamo noi …”, per fare uno dei tanti esempi possibili, valgono più di una valanga di parole sull’argomento, ripetute (magari sempre uguali), sin dai tempi della scuola dei nostri genitori.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="574" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Musica-1024x574.jpg" alt="Dipinto astratto a spirale dai colori vivaci" class="wp-image-2346" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Musica-1024x574.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Musica-300x168.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Musica-768x430.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2026/09/Musica.jpg 1398w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, quanti pensano che una canzone come questa possa cambiare l’approccio dei giovani alla politica oppure stimolare la crescita nella consapevolezza del proprio presente? Educare, oltre che attraverso l’esempio delle buone azioni e dei tradizionali libri di testo, con l’ascolto della musica in classe aiuterebbe a consolidare comunità democratiche che resistono nel tempo (non soltanto per l’indispensabile contributo di governanti responsabili e di buoni cittadini), ma perché fondate su valori interiorizzati e condivisi. Tante le canzoni capaci di trasformare uno studente da “spettatore passivo del suo tempo” in un individuo consapevole che vive la sua storia contribuendo attivamente a determinarne il suo corso insieme ai compagni di classe, senza esclusioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio in quel “nessuno si senta escluso”, che chiude la canzone di De Gregori, si percepisce immediatamente il senso di una costruzione individuale che diventa collettiva nel trasformare, in meglio e insieme agli altri, il proprio approccio alla vita. Così, grazie all’impatto emotivo dell’arte, il disimpegno politico e il disinteresse giovanile dei nostri tempi può trasformarsi in scelte concrete e assunzione delle proprie responsabilità. Trattando il tema della pace, non come semplice concetto astratto, ma come valore da realizzare (proprio a partire dai banchi di scuola), quale messaggio più potente della canzone “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan? Questo brano, universalmente considerato simbolo dei movimenti civili degli anni ‘ 60, è capace di suscitare un profondo disprezzo per la guerra, già a partire dalla prima strofa. Non si rischia di distrarsi o annoiarsi ascoltando queste parole: “Quante strade deve percorrere un uomo prima che lo si possa chiamare uomo? E quanti mari deve navigare una bianca colomba prima che possa riposare sulla sabbia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quante volte le palle di cannone dovranno volare prima che siano per sempre bandite? La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento…”. Ma sicuramente, la lettura del testo, accompagnata dalle sue note pacate, “manda immediatamente al macero” qualsiasi tentazione di giustificare la guerra. Studiare l’arte aiuta anche a comprendere la nostra civiltà, il valore della libertà, le nostre conquiste democratiche e favorisce il dialogo interculturale. Nel famoso quadro di Delacroix del 1830, “La libertà che guida il popolo”, questa ha il volto di una donna capace di guidare un popolo coraggioso e consapevole, in grado di affrancarsi dallo strapotere di un’aristocrazia autoreferenziale che abbandona la gente alla sua miseria. Quanti messaggi d’immediata lettura per uno studente distratto dalle sue piatte “giornate social”: il rifiuto della sottomissione ai soprusi, il valore della libertà, il rigetto della subalternità femminile…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma lo studio dell’arte in classe non significa soltanto più facile accesso ai grandi valori della vita. L’avvicinamento all’arte ha anche dei risvolti più immediati e pratici perché sviluppa la creatività, aiuta nel “problem solving”, nella gestione delle emozioni ed è terapeutico nella riduzione dell’ansia scolastica. Per non parlare delle positive ripercussioni sull’economia di una buona formazione artistica degli studenti che, nella vita, si occuperanno proprio di turismo. Perché la capacità di modernizzare il settore, rendendolo qualitativamente eccellente come merita, richiede conoscenza approfondita del patrimonio artistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I ragazzi, anche attraverso i loro disagi, ci chiedono un’attenzione maggiore alla programmazione scolastica e una risposta concreta alle loro nuove esigenze. Se una bella risposta è ancora una volta nell’arte, come nelle parole di un cantautore italiano che di scuola se ne intende davvero – “… sogna ragazzo sogna, piccolo ragazzo nella mia memoria, tante volte tanti dentro questa storia: non vi conto più; sogna ragazzo, sogna, ti ho lasciato un foglio sulla scrivania, manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu…” (Roberto Vecchioni) – la costruzione di una scuola che sia sempre più attenta ai bisogni educativi dei ragazzi del nostro tempo non può più farsi attendere. Perché la scuola non deve “fabbricare mattoni tutti uguali”, ma indicare buone strade da percorrere nella vita. Perché nessuno studente sia mai “Another brick in the wall”… (Pink Floyd).</p>
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		<title>Quando i conti tornano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Caspani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 07:48:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mario Caspani • La NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) è una agenzia federale statunitense che studia e monitora gli oceani e l’atmosfera, un’ente paragonabile a quello che è la NASA ma rivolto in particolare alle problematiche degli oceani e del clima. Puntualmente ad ogni mese di settembre, attraverso la sua rete di monitoraggio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Mario Caspani • </strong></p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">La NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) è una agenzia federale statunitense che studia e monitora gli oceani e l’atmosfera, un’ente paragonabile a quello che è la NASA ma rivolto in particolare alle problematiche degli oceani e del clima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Puntualmente ad ogni mese di settembre, attraverso la sua rete di monitoraggio satellitare, rileva e diffonde lo stato e l’estensione dei ghiacci artici e lo fa a settembre perché è nella metà di questo mese che si verifica, per l’emisfero boreale, il livello minimo annuale dei ghiacci polari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risulta che il livello di estensione della calotta artica a settembre 2026 è pari a 4,75 milioni di kmq, in crescita di quasi il 44% rispetto al settembre 2012, quando lo stesso valore si attestava a circa 3,3 milioni di kmq, il minimo a partire dal 1979, data in cui iniziarono le rilevazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A dimostrazione della crescita della calotta c’è anche il fatto che da due anni (estate 2025 e 2026) il famoso “passaggio a nord ovest” lungo le coste canadesi, che doveva garantire più agevoli collegamenti commerciali marittimi, non ha potuto essere percorribile. Infine la NOAA stima che l’attuale trend di crescita dei ghiacci artici dovrebbe protrarsi ancora per i prossimi 8-10 anni (alla faccia del riscaldamento globale, verrebbe da pensare).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora facciamo un passo indietro, anzi tre, per ricordarci solo alcuni dei profeti di sventura che hanno sproloquiato negli scorsi anni. Ad esempio a inizio decennio scorso, quando la “scienziata” Greta Thunberg preconizzava che dal 2013 (data poi spostata in avanti al 2018) la calotta artica si sarebbe completamente dissolta inondando le coste dell’universo mondo con decine di metri di acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oppure quando la BBC mandava in onda trasmissioni, una ventina d’anni fa, in cui si sosteneva che dal 2013 l’artico sarebbe stato privo di ghiaccio (trasmissioni a cui si abbeverava evidentemente la succitata Greta).<br>Chi poi può dimenticare l’ineffabile Al Gore ex vice presidente americano, Nobel di qualcosa che non si è ben capito, che oltre a possedere una villa megagalattica che consumava migliaia di kwh faceva quotidiani predicozzi al volgo sulla necessità di diminuire i consumi&#8230; degli altri of course.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene da inizio secolo il nostro Al si è esposto più volte in drammatiche previsioni in merito alla scomparsa dei ghiacci, risulta infatti che la prima volta stabilì la data limite al 2008, per poi periodicamente spostarla al 2013, al 2018 e, prima di sparire lui dai nostri orizzonti, al 2023.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora che tutte queste date sono passate la realtà presenta il conto e quando i conti tornano qualcuno potrebbe anche porsi delle legittime domande sull’onestà intellettuale di così tanti profeti di disgrazie, sempre così sicuri nel loro calendario dell’apocalisse prossima ventura, con certezze non suffragate da alcun dato scientifico, tanto da essere poi sempre e puntualmente smentiti dai fatti. Pura propaganda terroristico climatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E sarebbe anche il caso che qualcuno si interroghi sull’ondata ideologica e antiscientifica che da Bruxelles ha imposto ai paesi UE la delirante agenda denominata “green deal”, con gli annessi e connessi disastri economici e industriali (e quindi anche sociali).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, come dicevo, la realtà presenta sempre il conto e speriamo che prima o poi qualcuno si accorga che la decarbonizzazione è un progetto folle e impossibile senza pagarne gli altissimi prezzi. Diminuire di uno zero virgola la CO2 nella sola Europa, quando il resto del mondo aumenta la produzione, oltre che inutile è dannoso.</p>
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		<title>Le tante sfumature della nuova povertà</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2026/07/29/le-tante-sfumature-della-nuova-poverta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 07:57:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Brunella Trifilio • Povertà e solitudine nell’invecchiamento – Povertà e difficile accesso alle cure – Povertà e difficoltà familiari – Povertà e precarietà abitativa &#8211; Caritas sempre più in prima linea, ma non può bastare. Le condizioni di vita di una parte della popolazione italiana continuano a destare non poche preoccupazioni. Basta leggere il [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Brunella Trifilio</strong> • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Povertà e solitudine nell’invecchiamento – Povertà e difficile accesso alle cure – Povertà e difficoltà familiari – Povertà e precarietà abitativa &#8211; Caritas sempre più in prima linea, ma non può bastare. Le condizioni di vita di una parte della popolazione italiana continuano a destare non poche preoccupazioni. Basta leggere il Report statistico nazionale 2026 di Caritas italiana, documento che analizza il fenomeno della povertà in Italia, per comprendere meglio i tanti segnali di un allarme sociale che non si arresta. Qualunque rilevanza numerica abbia, il problema della povertà sollecita interventi pubblici immediati, mirati e strutturali. Se la povertà è inaccettabile per definizione, dunque a prescindere dal numero dei poveri, le cifre dei disagi sociali aiutano però a individuare meglio le soluzioni pubbliche ottimali da pianificare per eliminane le cause alla radice, evitando o riducendo quelle una tantum. Se c’è anche un solo cittadino che soffre per le sue precarie condizioni di vita, si ha il dovere di supportarlo, a prescindere dalle più o meno consistenti capacità economiche pubbliche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un Paese come l’Italia, tra i più economicamente importanti a livello mondiale, il dovere di aiutare i più fragili è sicuramente scontato e il problema della povertà di non difficile soluzione. Eppure una fascia numericamente significativa della popolazione italiana è sempre più in difficoltà. Il report della Caritas &#8211; a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti sul territorio preso in esame &#8211; si sofferma sulle fragilità sociali che attraversano l’intero Paese. Ciò che appare evidente è che, molto più spesso, non basta avere un lavoro per sentirsi al sicuro. Le preoccupazioni legate alle precarie condizioni di vita di tante persone sono destinate a rafforzarsi nella connessione (sempre più stretta) tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari, precarietà abitativa e isolamento sociale. Un intreccio sempre più marcato tra povertà e problematiche sociali irrisolte genera una crescente richiesta d’aiuto alle strutture esterne alla famiglia da parte di tutte quelle persone che &#8211; da sole o insieme ai propri familiari &#8211; non possono più farcela. Quando la povertà, da fenomeno eccezionale rischia di diventare una preoccupante “strutturale normalità”, tante altre possibili disfunzioni sociali irrisolte rischiano d’impattare in modo ancora più forte sulle persone economicamente svantaggiate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema “salute” è sicuramente uno degli ambiti particolarmente critici se lo si analizza in rapporto alla povertà e alle disuguaglianze sociali. E quando le disuguaglianze reddituali e territoriali incidono sulle possibilità di curarsi, il problema della povertà diventa ancora più impattante. Quando ci si accorge che le persone socialmente più fragili vanno maggiormente incontro a patologie croniche, peggiori condizioni di salute e anche a una minore aspettativa di vita non si può più “rimanere alla finestra”. L’ “inequità di salute” non è la sola preoccupazione di tanti cittadini italiani, perché anche invecchiare non è poi così facile. In soli 10 anni, il numero delle persone con più di 65 anni d’età incontrate dalla rete Caritas è aumentato del 191%, a fronte di un incremento dell’utenza del 48%. Accanto all’invecchiamento, si registra una crescita delle situazioni di solitudine con un’incidenza che passa dal 23,8% (nel 2015) al 32,9%. Poi c’è un’altra anomalia che persiste: le famiglie con figli minori rappresentano ancora la parte preponderante delle richieste d’aiuto rivolte alla Caritas (il 52% delle persone seguite hanno figli non ancora maggiorenni).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro tema particolarmente delicato è quello abitativo; non solo nella sua forma più evidente (mancanza di una casa), ma anche in relazione alle difficoltà connesse alle spese dell’abitazione (utenze, affitti, spese ordinarie…) oppure alla sua strutturale inadeguatezza o precarietà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque i problemi che il Paese deve affrontare sono davvero tanti. Se poi si analizzano i dati di questo Quarto Report Statistico Nazionale 2026 della Caritas italiana, in connessione a tutte le altre problematiche internazionali che alimentano un continuo clima d’incertezza (guerre, aumento del costo della vita, tensioni commerciali e trasformazioni tecnologiche), il quadro della precarietà sociale si complica. In questo continuo intrecciarsi di crisi geopolitiche, economiche e sociali, a farne le spese sono soprattutto i poveri che non diminuiscono (ormai un residente su dieci vive in condizioni di povertà assoluta), ma rischiano di diventare una componente strutturale delle nostre società. Se la povertà non si può accettare (bisogna sanarla), neanche quando rappresenta un “fenomeno eccezionale”, ora (di fronte a questi dati che la descrivono come una tendenza alla “strutturale normalità”), l’urgenza di una soluzione più mirata (di breve, medio e lungo periodo) è palese. Un allarme sociale “strutturale” richiede interventi pubblici strutturali: gli aiuti una tantum non possono bastare in una comunità che possa definirsi civile e rispettosa dei tanti articoli della Costituzione che tutelano i diritti fondamentali della vita di tutti, nessuno escluso, perché questa sia pienamente dignitosa.</p>
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		<title>Giustizia, emozioni e opinione pubblica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Adriana Lamanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 07:44:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Adriana Lamanna • Oggi dichiararsi apartitici è sempre più difficile. Nella maggior parte dei casi si finisce, almeno, per simpatizzare con una parte politica. Eppure esistono vicende nelle quali politica e appartenenza dovrebbero restare fuori dal giudizio. In questi casi bisognerebbe ragionare con lucidità, attenendosi al rigoroso rispetto delle leggi, ma senza rinunciare a [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Adriana Lamanna</strong> • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Oggi dichiararsi apartitici è sempre più difficile. Nella maggior parte dei casi si finisce, almeno, per simpatizzare con una parte politica. Eppure esistono vicende nelle quali politica e appartenenza dovrebbero restare fuori dal giudizio. In questi casi bisognerebbe ragionare con lucidità, attenendosi al rigoroso rispetto delle leggi, ma senza rinunciare a valutare il contesto umano.Un tempo si diceva che si avesse pietà di chi rubava una mela per fame. Oggi, invece, sembra che si punisca con severità chi commette reati minori, mentre spesso i delinquenti abituali danno l’impressione di sfuggire a una giustizia altrettanto efficace. È davvero così? Le leggi vengono applicate in modo uniforme oppure, talvolta, alcune vicende assumono una rilevanza mediatica e politica che finisce per influenzare il dibattito pubblico?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basti pensare al caso della cosiddetta “casa nel bosco”. Per settimane televisioni e giornali ne hanno parlato quotidianamente, più volte al giorno, quasi trasformandolo in un fenomeno nazionale. Eppure sappiamo bene che situazioni analoghe esistono a migliaia in tutta Italia. Ci siamo mai fermati a riflettere autonomamente, senza limitarci ad assorbire opinioni, slogan e interpretazioni di esperti e commentatori? Abbiamo provato a giudicare con la nostra testa e con la nostra coscienza?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi i media tornano a parlare della sentenza che riguarda il gioielliere Mario Roggero. È giusto che l’informazione aggiorni i cittadini, ma prima che il dibattito venga nuovamente polarizzato dalla politica e dall’informazione, forse sarebbe opportuno fermarsi a riflettere. Le prime domande dovrebbero essere semplici: dove ha sbagliato? Cosa avrebbe dovuto fare diversamente? Quali attenuanti gli sono state riconosciute?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non occorre consultare il casellario giudiziale per comprendere il contesto in cui è maturata quella tragedia. È noto che Roggero aveva già subito diverse rapine senza reagire, affidandosi ogni volta alla giustizia. Ma quale giustizia ha realmente ottenuto? Gli è stato restituito ciò che gli era stato sottratto? I responsabili sono stati assicurati alla giustizia? Le pene hanno restituito serenità a lui e alla sua famiglia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste domande non significano sostenere che una persona debba farsi giustizia da sola. Nessuno Stato di diritto può accettare questo principio. Tuttavia è legittimo interrogarsi sullo stato d’animo di chi, dopo aver subito ripetute aggressioni, si ritrova ancora una volta con una pistola puntata alla sua tempia, ed a quello della figlia, mentre la moglie viene minacciata con un coltello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È davvero possibile pensare che, in quei momenti, una persona riesca a mantenere piena lucidità? Chiunque abbia vissuto un forte trauma sa che paura, rabbia e istinto possono prendere il sopravvento. È un meccanismo umano. Se un cane mi morde, istintivamente reagisco per allontanarlo. Anche se amo gli animali, la paura e l›istinto prevalgono sulla razionalità. Solo dopo, a mente fredda, si torna a riflettere. Non è forse ciò che può accadere anche a una persona sottoposta a una violenza estrema?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo viene spontaneo chiedersi se, oltre al rigoroso rispetto della legge, non debbano essere valutate con maggiore attenzione anche le attenuanti legate allo stato emotivo del momento.<br>Le leggi devono essere rispettate da tutti e applicate con imparzialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma proprio perché devono valere per tutti, il cittadino ha il diritto di chiedersi se vengano sempre applicate con lo stesso rigore oppure se alcune sentenze assumano un valore simbolico, diventando un messaggio rivolto all’opinione pubblica. La decisione sul caso Roggero ha diviso profondamente il Paese. Se il giudizio fosse stato percepito come un equilibrio tra la rigorosa applicazione della legge e la valutazione delle circostanze concrete, probabilmente avrebbe suscitato un dibattito meno acceso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro aspetto che ha alimentato le polemiche riguarda il risarcimento dei danni ai familiari di uno dei rapinatori uccisi. L’articolo 185 del Codice Penale stabilisce che ogni reato che abbia provocato un danno patrimoniale o non patrimoniale comporta l’obbligo del risarcimento. Si tratta di un principio giuridico consolidato. Tuttavia molti cittadini si interrogano sull’impatto che tale norma produce quando il danno riguarda persone che stavano commettendo una rapina. È proprio questo il punto sul quale si concentra gran parte del dibattito pubblico. Ricordo, infine, un episodio significativo. Alcuni ladri rubarono una moto da fuoristrada. Quando furono contattati per la restituzione, chiesero una somma molto elevata, giustificandola con una dettagliata spiegazione dei “costi” sostenuti per il furto: il lavoro di tre persone, il noleggio del motocarro per il trasporto e altre spese organizzative. Un aneddoto che può far sorridere per l’assurdità della situazione, ma che invita anche a una riflessione più ampia sul senso della giustizia e sulla percezione che molti cittadini hanno del sistema giudiziario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno tragga le proprie conclusioni, senza lasciarsi guidare esclusivamente dall’emotività, dalla propaganda politica o dalla pressione mediatica.</p>
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		<title>Il buco dell’ozono si sta richiudendo ma la temperatura terrestre continua ad aumentare, perchè?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Santacroce]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 07:37:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Nino Santacroce • Il buco dell’ozono si sta riducendo e dovrebbe chiudersi completamente tra il 2035 e il 2066.&#160;Tuttavia,&#160;c’è&#160;un effetto collaterale inaspettato,&#160;la&#160;temperatura terrestre&#160;sta aumentando&#160;del&#160;40% in più di quanto stimato finora.&#160;&#160;Paradossalmente, quando il “buco” era più ampio, generava forti vortici e venti stratosferici, con la&#160;sua chiusura,&#160;le precipitazioni&#160;si&#160;sono modificate, l’estensione dei ghiacci&#160;antartici si è ridotta&#160;e&#160;la terra [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Nino Santacroce</strong> • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Il buco dell’ozono si sta riducendo e dovrebbe chiudersi completamente tra il 2035 e il 2066.&nbsp;Tuttavia,&nbsp;c’è&nbsp;un effetto collaterale inaspettato,&nbsp;la&nbsp;temperatura terrestre&nbsp;sta aumentando&nbsp;del&nbsp;40% in più di quanto stimato finora.&nbsp;&nbsp;Paradossalmente, quando il “buco” era più ampio, generava forti vortici e venti stratosferici, con la&nbsp;sua chiusura,&nbsp;le precipitazioni&nbsp;si&nbsp;sono modificate, l’estensione dei ghiacci&nbsp;antartici si è ridotta&nbsp;e&nbsp;la terra si è surriscaldata. Il&nbsp;Protocollo di Montreal&nbsp;è&nbsp;un trionfo&nbsp;in quanto ha&nbsp;azzerato i gas distruttivi CFC(Clorofluorocarburi) e ridotto l’esposizione ai tumori della pelle, studi scientifici recenti&nbsp;hanno spiegato che l’ozono presente nella stratosfera funge da scudo contro i raggi UV.&nbsp;Tuttavia,&nbsp;c’è&nbsp;un effetto collaterale inaspettato,&nbsp;infatti,&nbsp;man mano che&nbsp;il “buco&nbsp;“ si&nbsp;chiude e&nbsp;lo strato&nbsp;si&nbsp;si&nbsp;inspessisce,&nbsp;l’ozono agisce&nbsp;come un potente gas serra trattenendo calore.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei decenni passati, la presenza del buco dell’ozono manteneva i venti antartici particolarmente intensi, isolando il polo e creando nubi che riflettevano la radiazione solare. Ora che il buco si sta restringendo, questi venti si indeboliscono o cambiano traiettoria, riducendo la copertura nuvolosa riflettente&nbsp;portando altresì alla riduzione&nbsp;dell’estensione&nbsp;dei ghiacci antartici&nbsp;ed al surriscaldamento della terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati scientifici&nbsp;evidenziano che&nbsp;riparare il buco dell’ozono è&nbsp;stata&nbsp;un’ottima idea per la nostra salute&nbsp;(dal momento che farlo ripristina la barriera contro i raggi ultravioletti&nbsp;e protegge tra l’altro contro i tumori della pelle),&nbsp;ma&nbsp;secondo&nbsp;le proiezioni, entro la metà del secolo diventerà il secondo fattore di riscaldamento globale subito dopo l’anidride carbonica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo ancora in tempo per salvare l’ecosistema e garantire un futuro sicuro alla nostra specie, ma la finestra d’azione si sta stringendo e richiede una trasformazione radicale in questo decennio. La scienza non parla di un “punto di non ritorno” bensì di una transizione graduale in cui ogni frazione di grado di riscaldamento evitato riduce drasticamente la frequenza di catastrofi meteo, carestie e collassi ecologici.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per vincere questa sfida, l’azione globale deve concentrarsi su tre pilastri immediati e interconnessi:<br>Azzerare i combustibili fossili&nbsp;triplicando&nbsp;l’installazione di energia solare ed eolica a livello mondiale per sostituire carbone e gas.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Interrompere le perdite di gas naturale dagli impianti industriali e ottimizzare la gestione dei rifiuti per un abbattimento termico immediato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Convertire i trasporti e il riscaldamento domestico verso tecnologie elettriche alimentate da fonti pulite.<br>Tutti noi abbiamo l’obbligo morale di fare qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le scelte individuali di miliardi di persone, se sommate, possono abbattere fino al 40-70% delle emissioni globali di gas serra entro il 2050.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciascuno di noi ha il potere di agire&nbsp;subito:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Muoviamoci&nbsp;preferibilmente con&nbsp;mezzi elettrici o per piccoli tratti&nbsp;con&nbsp;bici&nbsp;o&nbsp; a&nbsp;piedi;</li>



<li>Risparmiamo&nbsp;energia nelle nostre abitazioni&nbsp;sostituendo le vecchie&nbsp;caldaie,&nbsp;i vecchi infissi e installando pannelli fotovoltaici sul tetto;</li>



<li>Modifichiamo&nbsp;le abitudini&nbsp;alimentari,&nbsp;azzeriamo&nbsp;lo spreco e preferiamo prodotti locali e di stagione;</li>



<li>Consumiamo&nbsp;meno e meglio, ripariamo prima di sostituire e preferiamo capi di qualità di seconda mano o&nbsp;fatti con materiali riciclati;</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento individuale è necessario solo quando milioni di persone sceglieranno la sostenibilità,&nbsp;le aziende&nbsp;saranno costrette&nbsp;a cambiare i prodotti e&nbsp;i governi&nbsp;a varare leggi più severe a tutela del clima.</p>
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