di Mario Caspani •
La NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) è una agenzia federale statunitense che studia e monitora gli oceani e l’atmosfera, un’ente paragonabile a quello che è la NASA ma rivolto in particolare alle problematiche degli oceani e del clima.
Puntualmente ad ogni mese di settembre, attraverso la sua rete di monitoraggio satellitare, rileva e diffonde lo stato e l’estensione dei ghiacci artici e lo fa a settembre perché è nella metà di questo mese che si verifica, per l’emisfero boreale, il livello minimo annuale dei ghiacci polari.
Risulta che il livello di estensione della calotta artica a settembre 2026 è pari a 4,75 milioni di kmq, in crescita di quasi il 44% rispetto al settembre 2012, quando lo stesso valore si attestava a circa 3,3 milioni di kmq, il minimo a partire dal 1979, data in cui iniziarono le rilevazioni.
A dimostrazione della crescita della calotta c’è anche il fatto che da due anni (estate 2025 e 2026) il famoso “passaggio a nord ovest” lungo le coste canadesi, che doveva garantire più agevoli collegamenti commerciali marittimi, non ha potuto essere percorribile. Infine la NOAA stima che l’attuale trend di crescita dei ghiacci artici dovrebbe protrarsi ancora per i prossimi 8-10 anni (alla faccia del riscaldamento globale, verrebbe da pensare).
Ora facciamo un passo indietro, anzi tre, per ricordarci solo alcuni dei profeti di sventura che hanno sproloquiato negli scorsi anni. Ad esempio a inizio decennio scorso, quando la “scienziata” Greta Thunberg preconizzava che dal 2013 (data poi spostata in avanti al 2018) la calotta artica si sarebbe completamente dissolta inondando le coste dell’universo mondo con decine di metri di acqua.
Oppure quando la BBC mandava in onda trasmissioni, una ventina d’anni fa, in cui si sosteneva che dal 2013 l’artico sarebbe stato privo di ghiaccio (trasmissioni a cui si abbeverava evidentemente la succitata Greta).
Chi poi può dimenticare l’ineffabile Al Gore ex vice presidente americano, Nobel di qualcosa che non si è ben capito, che oltre a possedere una villa megagalattica che consumava migliaia di kwh faceva quotidiani predicozzi al volgo sulla necessità di diminuire i consumi… degli altri of course.
Bene da inizio secolo il nostro Al si è esposto più volte in drammatiche previsioni in merito alla scomparsa dei ghiacci, risulta infatti che la prima volta stabilì la data limite al 2008, per poi periodicamente spostarla al 2013, al 2018 e, prima di sparire lui dai nostri orizzonti, al 2023.
Ora che tutte queste date sono passate la realtà presenta il conto e quando i conti tornano qualcuno potrebbe anche porsi delle legittime domande sull’onestà intellettuale di così tanti profeti di disgrazie, sempre così sicuri nel loro calendario dell’apocalisse prossima ventura, con certezze non suffragate da alcun dato scientifico, tanto da essere poi sempre e puntualmente smentiti dai fatti. Pura propaganda terroristico climatica.
E sarebbe anche il caso che qualcuno si interroghi sull’ondata ideologica e antiscientifica che da Bruxelles ha imposto ai paesi UE la delirante agenda denominata “green deal”, con gli annessi e connessi disastri economici e industriali (e quindi anche sociali).
Ma, come dicevo, la realtà presenta sempre il conto e speriamo che prima o poi qualcuno si accorga che la decarbonizzazione è un progetto folle e impossibile senza pagarne gli altissimi prezzi. Diminuire di uno zero virgola la CO2 nella sola Europa, quando il resto del mondo aumenta la produzione, oltre che inutile è dannoso.










