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Le tante sfumature della nuova povertà

di Brunella Trifilio

Povertà e solitudine nell’invecchiamento – Povertà e difficile accesso alle cure – Povertà e difficoltà familiari – Povertà e precarietà abitativa – Caritas sempre più in prima linea, ma non può bastare. Le condizioni di vita di una parte della popolazione italiana continuano a destare non poche preoccupazioni. Basta leggere il Report statistico nazionale 2026 di Caritas italiana, documento che analizza il fenomeno della povertà in Italia, per comprendere meglio i tanti segnali di un allarme sociale che non si arresta. Qualunque rilevanza numerica abbia, il problema della povertà sollecita interventi pubblici immediati, mirati e strutturali. Se la povertà è inaccettabile per definizione, dunque a prescindere dal numero dei poveri, le cifre dei disagi sociali aiutano però a individuare meglio le soluzioni pubbliche ottimali da pianificare per eliminane le cause alla radice, evitando o riducendo quelle una tantum. Se c’è anche un solo cittadino che soffre per le sue precarie condizioni di vita, si ha il dovere di supportarlo, a prescindere dalle più o meno consistenti capacità economiche pubbliche.

Per un Paese come l’Italia, tra i più economicamente importanti a livello mondiale, il dovere di aiutare i più fragili è sicuramente scontato e il problema della povertà di non difficile soluzione. Eppure una fascia numericamente significativa della popolazione italiana è sempre più in difficoltà. Il report della Caritas – a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti sul territorio preso in esame – si sofferma sulle fragilità sociali che attraversano l’intero Paese. Ciò che appare evidente è che, molto più spesso, non basta avere un lavoro per sentirsi al sicuro. Le preoccupazioni legate alle precarie condizioni di vita di tante persone sono destinate a rafforzarsi nella connessione (sempre più stretta) tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari, precarietà abitativa e isolamento sociale. Un intreccio sempre più marcato tra povertà e problematiche sociali irrisolte genera una crescente richiesta d’aiuto alle strutture esterne alla famiglia da parte di tutte quelle persone che – da sole o insieme ai propri familiari – non possono più farcela. Quando la povertà, da fenomeno eccezionale rischia di diventare una preoccupante “strutturale normalità”, tante altre possibili disfunzioni sociali irrisolte rischiano d’impattare in modo ancora più forte sulle persone economicamente svantaggiate.

Il tema “salute” è sicuramente uno degli ambiti particolarmente critici se lo si analizza in rapporto alla povertà e alle disuguaglianze sociali. E quando le disuguaglianze reddituali e territoriali incidono sulle possibilità di curarsi, il problema della povertà diventa ancora più impattante. Quando ci si accorge che le persone socialmente più fragili vanno maggiormente incontro a patologie croniche, peggiori condizioni di salute e anche a una minore aspettativa di vita non si può più “rimanere alla finestra”. L’ “inequità di salute” non è la sola preoccupazione di tanti cittadini italiani, perché anche invecchiare non è poi così facile. In soli 10 anni, il numero delle persone con più di 65 anni d’età incontrate dalla rete Caritas è aumentato del 191%, a fronte di un incremento dell’utenza del 48%. Accanto all’invecchiamento, si registra una crescita delle situazioni di solitudine con un’incidenza che passa dal 23,8% (nel 2015) al 32,9%. Poi c’è un’altra anomalia che persiste: le famiglie con figli minori rappresentano ancora la parte preponderante delle richieste d’aiuto rivolte alla Caritas (il 52% delle persone seguite hanno figli non ancora maggiorenni).

Altro tema particolarmente delicato è quello abitativo; non solo nella sua forma più evidente (mancanza di una casa), ma anche in relazione alle difficoltà connesse alle spese dell’abitazione (utenze, affitti, spese ordinarie…) oppure alla sua strutturale inadeguatezza o precarietà.

Dunque i problemi che il Paese deve affrontare sono davvero tanti. Se poi si analizzano i dati di questo Quarto Report Statistico Nazionale 2026 della Caritas italiana, in connessione a tutte le altre problematiche internazionali che alimentano un continuo clima d’incertezza (guerre, aumento del costo della vita, tensioni commerciali e trasformazioni tecnologiche), il quadro della precarietà sociale si complica. In questo continuo intrecciarsi di crisi geopolitiche, economiche e sociali, a farne le spese sono soprattutto i poveri che non diminuiscono (ormai un residente su dieci vive in condizioni di povertà assoluta), ma rischiano di diventare una componente strutturale delle nostre società. Se la povertà non si può accettare (bisogna sanarla), neanche quando rappresenta un “fenomeno eccezionale”, ora (di fronte a questi dati che la descrivono come una tendenza alla “strutturale normalità”), l’urgenza di una soluzione più mirata (di breve, medio e lungo periodo) è palese. Un allarme sociale “strutturale” richiede interventi pubblici strutturali: gli aiuti una tantum non possono bastare in una comunità che possa definirsi civile e rispettosa dei tanti articoli della Costituzione che tutelano i diritti fondamentali della vita di tutti, nessuno escluso, perché questa sia pienamente dignitosa.

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