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	<title>Enzo Parentela, Autore presso www.alpluraleonline.it</title>
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	<description>Periodico Mensile Al Plurale &#124; UNISIN</description>
	<lastBuildDate>Wed, 10 Jun 2026 07:41:08 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Enzo Parentela, Autore presso www.alpluraleonline.it</title>
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		<title>Emilio Contrasto non si ricandida. Cambia la guida di UNISIN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enzo Parentela]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 07:15:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">di Enzo Parentela • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Il 12 e 13 maggio 2026, presso l’Hotel Mediterraneo di Riccione, si è svolto il VII Congresso nazionale di Unisin/Confsal, appuntamento che ha segnato la conclusione di una lunga fase della storia del sindacato autonomo dei bancari. Dopo circa tredici anni consecutivi alla guida dell’organizzazione, Emilio Contrasto ha deciso di non ricandidarsi nel ruolo di Segretario Generale. L’esperienza di Emilio Contrasto alla guida di Unisin era iniziata nel novembre 2013, in uno dei momenti più difficili per il sindacalismo bancario e per lo stesso comparto del credito. Gli anni successivi alla crisi finanziaria internazionale erano, infatti, caratterizzati da fusioni, ristrutturazioni, piani industriali con migliaia di esuberi, chiusure di filiali e forti tensioni sul rinnovo del contratto nazionale dei bancari. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A ciò si aggiungeva una situazione delicata nelle relazioni sindacali: Unisin era stata esclusa dai tavoli unitari a causa di divergenze maturate con le altre organizzazioni del settore. Sin dall’inizio del suo mandato, Contrasto ha posto al centro della propria azione il ripristino dell’unità sindacale, convinto che soltanto attraverso un confronto condiviso fosse possibile difendere efficacemente le lavoratrici e i lavoratori del credito. Grazie ad un paziente lavoro di relazioni e mediazione politica e sindacale, in breve tempo, Contrasto ha riaperto il dialogo con le altre sigle confederali e autonome, riportando così Unisin ai tavoli unitari dopo circa sei anni di isolamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello stesso tempo Emilio Contrasto ha lavorato per consolidare il progetto di aggregazione tra le storiche sigle autonome del settore bancario Falcri, Silcea e successivamente Sinfub, rafforzando così l’identità e il peso di Unisin all’interno dei principali gruppi bancari italiani. In questo modo Unisin ha rafforzato la propria presenza nelle aziende del credito, mantenendo una linea autonoma ma sempre orientata al confronto e alla partecipazione negoziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dei suoi tredici anni alla segreteria generale, Contrasto si è pure distinto, oltre che per l’impegno quotidiano nella gestione organizzativa e relazionale del sindacato, anche per la costante presenza ai tavoli di trattativa nazionali e aziendali. Ha seguito in prima persona i rinnovi del Contratto collettivo nazionale del credito, ponendo attenzione non solo agli aspetti economici ma anche alla tutela professionale, alla dignità del lavoro bancario e alla salvaguardia occupazionale in una fase segnata dalla profonda trasformazione digitale del settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente significativo è stato il contributo dato al rinnovo dell’ultimo contratto collettivo nazionale del Settore Credito che ha visto la categoria dei bancari ottenere quello che si può sicuramente definire come l’accordo più importante degli ultimi vent’anni grazie al quale le lavoratrici e i lavoratori del credito hanno ottenuto – fra le altre cose – importanti incrementi salariali, il rafforzamento delle tutele contro le pressioni commerciali indebite, maggiori garanzie sulla responsabilità professionale, importanti miglioramenti delle previsioni in materia di welfare, una riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione. Un accordo che è stato oggetto di attenzione e di esame anche da parte di altri Settori lavorativi nel nostro Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attività sindacale di Unisin, sotto la guida di Emilio Contrasto, si è progressivamente estesa anche a temi sociali più ampi: inclusione, disabilità, sicurezza sul lavoro, pari opportunità, contrasto alla violenza di genere, tutela delle persone fragili. In questo modo Contrasto ha dato l’esempio di come un sindacato moderno deve essere capace di affrontare non solo le vertenze contrattuali ma anche le trasformazioni sociali che comunque incidono sulla qualità della vita e del lavoro. Un altro tema al quale Contrasto si è dimostrato particolarmente sensibile è stato quello della cosiddetta “Desertificazione bancaria”. Infatti, in più occasioni, è intervenuto denunciando, anche attraverso interventi pubblici, prese di posizione sui media e audizioni parlamentari, gli effetti della progressiva chiusura degli sportelli bancari nei piccoli centri e nelle aree periferiche del Paese. Un fenomeno, secondo Contrasto, che non produce soltanto ricadute occupazionali ma determina anche gravi conseguenze sociali e demografiche, privando intere comunità di servizi essenziali e aumentando le disuguaglianze territoriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la conclusione del Congresso di Riccione si chiude, dunque, una lunga stagione sindacale che ha visto Emilio Contrasto protagonista di una fase complessa e decisiva per il mondo bancario italiano. A raccoglierne l’eredità è stato chiamato Luca Pinton che guiderà il sindacato nel nuovo contesto.</p>
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		<title>Intelligenza Artificiale: troppe ombre, poche luci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enzo Parentela]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 06:51:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Enzo Parentela • Negli ultimi decenni, lo sviluppo scientifico è stato particolarmente intenso e svariate innovazioni tecnologiche hanno letteralmente trasformato il nostro modo di vivere. Elencarle tutte sarebbe un esercizio lungo e noioso; è più opportuno soffermarsi solo su alcune di esse, quelle che oggi sono considerate ormai indispensabili. Il riferimento va in particolare [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">di Enzo Parentela • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Negli ultimi decenni, lo sviluppo scientifico è stato particolarmente intenso e svariate innovazioni tecnologiche hanno letteralmente trasformato il nostro modo di vivere. Elencarle tutte sarebbe un esercizio lungo e noioso; è più opportuno soffermarsi solo su alcune di esse, quelle che oggi sono considerate ormai indispensabili. Il riferimento va in particolare ai collegamenti telematici, alla rete Internet e, soprattutto all’onnipresenza degli strumenti di comunicazione, i cosiddetti social. Una menzione particolare va poi allo smartphone, diventato così pervasivo e necessario che nessuno di noi può più farne a meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2022 in poi, una nuova tecnologia ha iniziato a imporsi con forza sia nel lavoro che nelle abitudini di milioni di persone: l’intelligenza artificiale: Una specie di genio della lampada che, se non ha proprio lo scopo di soddisfare i desideri, è a nostra disposizione per rispondere a domande, suggerire soluzioni, scrivere testi, produrre immagini, programmare software e altro. La caratteristica dei sistemi di intelligenza artificiale è la loro semplicità d’uso. Non occorre essere degli specialisti o dei guru informatici, basta semplicemente inoltrare la richiesta compilando il modulo previsto, il cosiddetto “Prompt”. Per ottenere risultati soddisfacenti occorre che le richieste siano chiare, ben definite e strutturate in modo preciso. Niente di particolarmente complesso, anzi, un sistema davvero alla portata di tutti. Per mettere alla prova l’I.A. ho chiesto di preparare delle routine in un particolare linguaggio di programmazione e devo dire che il sistema ha evaso egregiamente la mia richiesta, restituendomi stringhe di codice perfettamente funzionanti. Trasferiamo questa possibilità nelle mani di un giovane informatico e capiremo quanto tempo e lavoro possa far risparmiare un simile sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da più parti, però, arrivano allarmi sui pericoli di un uso sempre più frequente dei sistemi di I.A. nelle attività umane. La preoccupazione fondamentale è che l’implementazione di questi strumenti porti alla perdita di posti di lavoro. Infatti, negli Stati Uniti, che, nel bene e nel male, sono spesso gli antesignani dei cambiamenti sociali, scientifici ed economici, iniziano a fioccare i licenziamenti: Meta, Amazon, UPS e altre aziende stanno già avviando tagli al personale, grazie, o forse sarebbe meglio dire a causa, dell’utilizzo sempre maggiore dell’I.A. Sembrerebbe che la riduzione dei posti di lavoro non dipenda tanto dalla necessità che i lavoratori vengano sostituiti dall’I.A., quanto piuttosto dalla necessità delle aziende di redistribuire delle risorse aziendali per investire in sistemi basati sull’intelligenza artificiale. Proprio così: per avere sistemi performanti e, per così dire, “super intelligenti”, occorre investire ingenti risorse che vengono compensate con la riduzione del personale. A tutto ciò vanno aggiunti i costi di gestione. Se è vero che i vari ChatGPT, Claude, Copilot farebbero risparmiare sui costi di lavoro, per funzionare richiedono server potentissimi e data center ad altissimo consumo energetico. Per questo vengono definiti energivori, ossia grandi consumatori di energia, e in un periodo di instabilità energetica, come quello attuale, questo rappresenta un problema tutt’altro che trascurabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è poi un’altra considerazione relativa all’impatto che l’IA potrebbe avere sulle nuove generazioni, vale a dire l’effetto che l’utilizzo costante di sistemi basati sull’intelligenza artificiale può avere sul loro sviluppo mentale e intellettivo. Sicuramente uno strumento che faccia i compiti scolastici, ricerche, traduzioni, produzione di immagini e quant’altro, può far risparmiare tempo, ma non allena il cervello a trovare da solo le soluzioni più adatte e così si rischia di indebolire la capacità di ragionamento autonomo. In uno studio citato dalla rivista Time, in un articolo del 13 novembre 2025, si fa riferimento a una ricerca condotta dai ricercatori del Media Lab del MIT, che mette in guardia sul fatto che ChatGPT potrebbe danneggiare le capacità di pensiero critico. “Lo studio ha diviso 54 soggetti, dai 18 ai 39 anni dell’area di Boston, in tre gruppi, chiedendo loro di scrivere diversi saggi utilizzando rispettivamente ChatGPT di OpenAI, il motore di ricerca di Google oppure nessun supporto. I ricercatori hanno utilizzato un EEG per registrare l’attività cerebrale degli scrittori in 32 regioni e hanno scoperto che, dei tre gruppi, gli utenti di ChatGPT avevano il più basso coinvolgimento cerebrale e risultavano coerentemente sottoperformanti a livelli neurali, linguistici e comportamentali”. Le implicazioni di un uso indiscriminato, della I.A. potrebbero quindi essere non solo di natura economica e sociale, ma anche sanitaria, se si ricorre in modo smodato a questi strumenti. Un’altra conseguenza, anch’essa importante, è che molti utenti si approcciano all’utilizzo di questi sistemi, senza considerare che le risposte sono generate da complessi algoritmi, che pescano in un oceano di dati per trovare la risposta più adatta alla richiesta, con tutti i rischi conseguenti, come ad esempio la violazione di copyright, ma ancora peggio quando ci si rivolge all’IA, per chiedere consigli nel campo medico sanitario. Sarebbe quindi ora che i nostri governi, non solo a livello nazionale ma soprattutto a livello internazionale, iniziassero a interrogarsi sui potenziali rischi che un impiego diffuso dell’I.A. potrà avere sul nostro futuro, riflettendo sull’opportunità di introdurre correttivi o anche limiti nell’uso indiscriminato dei sistemi di intelligenza artificiale. Considerando il continuo progresso scientifico della civiltà umana, sarebbe doveroso interrogarsi quali possono essere i limiti dell’intelligenza artificiale e fino a dove questa tecnologia potrà sostituire l’essere umano nelle sue molteplici attività. Già gli autori di romanzi di fantascienza ci hanno dato moltissimi esempi riguardo agli impieghi futuri dell’intelligenza artificiale, basta pensare ai replicanti di Blade Runner o al super computer “Hal 9000” del film 2001 Odissea nello spazio, di Stanley Kubrick, film ispirato ad un romanzo di Arthur C. Clarke.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la vera domanda che dovremmo porci, dovrebbe essere un’altra: “Siamo davvero disposti a delegare tutto alle macchine?”</p>
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		<title>L’Impatto dell’AI sul lavoro bancario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enzo Parentela]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2025 11:38:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Enzo Parentela ∙ Il recente lancio di un sistema cinese di intelligenza artificiale ha causato un vero e proprio turbamento nei mercati, per il fatto che il modello cinese ha un costo piuttosto contenuto, a differenza dei suoi competitor occidentali. Infatti, mentre il Presidente Trump annunciava forti investimenti nel campo dell’intelligenza artificiale, dalla Cina [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">di Enzo Parentela ∙ </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Il recente lancio di un sistema cinese di intelligenza artificiale ha causato un vero e proprio turbamento nei mercati, per il fatto che il modello cinese ha un costo piuttosto contenuto, a differenza dei suoi competitor occidentali. Infatti, mentre il Presidente Trump annunciava forti investimenti nel campo dell’intelligenza artificiale, dalla Cina arrivava la notizia di un economico programma di AI open source, chiamato DeepSeek. Il modello cinese è molto simile al suo omologo americano, ChatGPT, tanto che la società proprietaria di quest’ultimo, OpenAI, sta avanzando dubbi sulla sua base di dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al riguardo, OpenAI ha parlato di “distillazione sospetta”. Nel nuovo gergo informatico dell’intelligenza artificiale, la distillazione è una procedura con la quale un sistema AI apprende da un altro modello più evoluto. Noi, comuni mortali, da tutto ciò possiamo solo trarre la conclusione che l’intelligenza artificiale andrà ad assumere un ruolo sempre più importante negli aspetti della vita sociale, incluse le attività lavorative. Praticamente, come è avvenuto per altri strumenti tecnologici, vedi, ad esempio, lo smartphone, nel giro di pochi anni non potremo più fare a meno dell’intelligenza artificiale. Nell’ultimo Forum di Davos, concluso il 24 gennaio, proprio con riferimento all’influenza dell’AI sul mondo del lavoro e sulla società, è stata affrontata anche l’inevitabile perdita di posti di lavoro, dovuta all’utilizzo di sistemi basati sull’AI. Tanto è vero che è stato coniato il termine “FOBO” (“fear of becoming obsolete”), tradotto “la paura di diventare obsoleti” e di perdere il posto di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con molta probabilità, le soluzioni che verranno adottate saranno sempre le stesse: i lavoratori dipendenti dovranno riconvertirsi e aggiornare rapidamente le proprie competenze. Settori come finanza, sviluppo software e radiologia potrebbero essere influenzati dall’AI, mentre ruoli come assistenza all’infanzia e conducenti sembrerebbero meno a rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E per quanto riguarda le banche? In banca molte attività saranno sicuramente automatizzate grazie all’uso dell’AI. Sportellisti e operatori di filiale verranno sostituiti, sempre più spesso, da chatbot, assistenti virtuali e ATM intelligenti. L’AI sarà in grado di valutare il merito creditizio più velocemente e con maggiore precisione, sostituendo in parte gli analisti tradizionali. Attività come la gestione dei documenti, la conformità normativa (compliance) e la verifica delle transazioni saranno automatizzate grazie all’AI. Anche in relazione al controllo delle frodi, l’intelligenza artificiale consentirà di analizzare grandi volumi di transazioni in tempo reale per individuare comportamenti sospetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pertanto, c’è da attendersi che, nel settore bancario, già nei prossimi cinque anni, si verifichi una trasformazione nel ruolo dei lavoratori, che dovranno apprendere l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale. Spariranno i lavori ripetitivi e aumenteranno gli impieghi nei ruoli tecnologici, in particolare nell’analisi dei dati e nella sicurezza informatica. Le retribuzioni nei settori altamente qualificati potrebbero aumentare, mentre, al contrario, diminuire in quelli a rischio automazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la settimana lavorativa potrebbe ridursi, lasciando più tempo libero ai lavoratori. Insomma, l’aumento della produttività sarà più facilmente perseguibile grazie all’uso dell’AI e le banche, in un mercato competitivo, non potranno farne a meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo una ricerca di CitiGroup, nei prossimi cinque anni ci sarà una perdita consistente di posti di lavoro nel settore bancario. Sempre secondo CitiGroup, “l’intelligenza artificiale priverà le banche di posti di lavoro più di ogni altro settore, poiché circa il 54% degli impieghi potranno essere automatizzati”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’utilizzo dell’AI nel settore del credito sarà, quindi, un’altra rivoluzione che determinerà una nuova trasformazione nell’organizzazione delle aziende bancarie, con inevitabili conseguenze sul mondo del lavoro. Dopo i decenni dei grandi piani industriali, delle aggregazioni, delle acquisizioni e delle cessioni di rami di azienda, la capacità delle organizzazioni sindacali del credito di confrontarsi con un sistema in continua evoluzione sarà, ancora una volta, messa alla prova. Per ora, l’unico dato certo è che, secondo le previsioni degli analisti, grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale, le banche godranno in futuro di ottima salute finanziaria, poiché i loro profitti registreranno consistenti aumenti.</p>
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		<title>WarGames, il dottor Stranamore e l’intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enzo Parentela]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 10:15:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Enzo Parentela ∙ Chi ricorda il film degli anni 80 Wargames giochi di guerra? Suggerisco a chi non lo abbia visto di guardarlo perché, oltre ad essere gradevole dal punto di vista narrativo, affronta delle problematiche che, se al tempo sembravano solo fantascienza, oggi, invece, appaiono più che plausibili. Il protagonista principale è un [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">di Enzo Parentela ∙ </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Chi ricorda il film degli anni 80 Wargames giochi di guerra? Suggerisco a chi non lo abbia visto di guardarlo perché, oltre ad essere gradevole dal punto di vista narrativo, affronta delle problematiche che, se al tempo sembravano solo fantascienza, oggi, invece, appaiono più che plausibili. Il protagonista principale è un giovane hacker che, nel cercare di introdursi nei sistemi di una società di video giochi, si imbatte, invece, in un computer del governo con il quale intraprende un confronto militare simulato, convinto fosse soltanto un videogame. In realtà il computer a cui il giovane protagonista si era connesso, faceva parte del sistema difensivo degli Stati Uniti e ne deteneva il controllo del sistema missilistico nucleare. L’aspetto più inquietante del film è proprio il fatto che la scelta di scatenare la guerra nucleare non fosse lasciata ad un essere umano ma piuttosto, ad una macchina, una semplice inanimata macchina. Oggi, ufficialmente i codici di controllo delle armi nucleari, da come ci è dato sapere, sono contenuti in una valigetta che segue sempre il Presidente Usa, dovunque egli vada, e senza quei codici negli Stati Uniti e forse anche in Russia, nessuno può dare il via libero all’uso di armi nucleari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro vecchio film, che varrebbe la pena di rivedere o di vedere, per i più giovani, è il “Dottor Stranamore” di Stanley Kubrick. Anche in questo caso, con toni satirici, viene affrontato il problema del pericolo di una guerra atomica. All’epoca, negli anni 60, non si parlava ancora di intelligenza artificiale e i computer non avevano alcun ruolo nel processo decisionale. Nel film di Kubrick la guerra veniva scatenata solo dalla follia e anche dalla stupidità di alcuni uomini al comando. In sintesi un generale americano, ferocemente anticomunista, decide di lanciare un attacco nucleare preventivo contro l’odiata Unione Sovietica, adducendo motivazioni fittizie. Quello che il generale e le autorità americane non sapevano era che i russi, in caso di attacco nemico, avevano predisposto un’azione di rappresaglia a base di bombe nucleari ricoperte di una sostanza altamente radioattiva che avrebbe reso inabitabile il pianeta per un centinaio di anni.<br>Nel settembre del 1983, in piena guerra fredda, l’umanità ha rischiato sul serio un olocausto distruttivo. Infatti, per una anomalia tecnica, i sistemi difensivi russi rilevarono l’arrivo di cinque missili balistici contro il territorio russo. I protocolli militari, in queste circostanze, sono abbastanza lapidari, il personale addetto deve rapidamente attivare i sistemi di difesa, dare l’allarme e attivare una risposta adeguata. Va ricordato che in quel periodo i sovietici temevano un attacco preventivo Usa che in gergo viene definito “First Strike”. L’ufficiale al comando della sala di controllo, fortunatamente, ebbe delle perplessità ponendosi la domanda di come mai il nemico avesse lanciato solo 5 missili. In realtà si era trattato di un errore dei sistemi di rilevamento, non c’era stato alcun attacco. Grazie al suo ragionamento, Stanislav Petrov, questo era il nome dell’ufficiale russo, salvò il mondo dalla distruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A proposito di intelligenza artificiale, il suo utilizzo sta diventando sempre più frequente e praticamente sta rapidamente facendo la sua comparsa in tutti i settori. Tutto ciò nonostante molti studiosi e scienziati stiano cercando di alzare i livelli di guardia nell’uso indiscriminato di sistemi basati su AI. Al momento gli impatti e le implicazioni sulla civiltà umana sono ancora incerti mentre, al contrario, l’unica certezza è che molte aziende puntano ad implementare sistemi governati da AI per risparmiare manodopera e quindi aumentare i margini di profitto. Isaac Asimov, celebre autore di fantascienza, scomparso nel 1992 a proposito dei robot animati da intelligenza artificiale ha coniato le leggi della robotica che servono a tutelare gli esseri umani. La prima legge della robotica infatti recita: “Un robot non può recare danno agli esseri umani, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, gli esseri umani ricevano danno”. Purtroppo la lungimiranza di Asimov nel prevedere i potenziali pericoli della robotica difficilmente troverà riscontro nell’epoca moderna dato che una delle più importanti implementazioni dell’intelligenza artificiale è in ambito militare, dove le macchine gestite da AI non possono, certo, avere riguardo per gli esseri umani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Difficilmente ci sarà un secondo colonnello Petrov perché le decisioni militari di rappresaglia atomica potrebbero essere prese dall’AI. Avete mai sentito parlare del “protocollo Perimeter”? E’un sistema russo completamente automatizzato, affidato ad una AI che dovrebbe, in caso di attacco nucleare, rispondere attivando tutti i sistemi missilistici in azioni di rappresaglia contro il nemico. Il sistema che risale ai tempi della guerra fredda e che dovrebbe essere stato aggiornato di recente, ha lo scopo di analizzare tutti i dati che segnalano anomalie e decidere di rispondere lanciando tutti i missili nucleari disponibili. La chiamano vittoria senza domani.</p>
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		<title>Privacy e Sicurezza informatica</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2024/11/19/privacy-e-sicurezza-informatica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enzo Parentela]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 09:58:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Enzo Parentela • In un mondo interconnesso con l’avvento di sempre maggiori strumenti che rendono obbligatorio l’accesso alle reti telematiche, la nostra privacy diventa sempre più a rischio. I comportamenti, i gusti, le preferenze, le scelte d’acquisto di ciascun utente, per il fatto che vengano espressi attraverso l’uso di una rete, sono, inevitabilmente, oggetto di [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Enzo Parentela • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">In un mondo interconnesso con l’avvento di sempre maggiori strumenti che rendono obbligatorio l’accesso alle reti telematiche, la nostra privacy diventa sempre più a rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I comportamenti, i gusti, le preferenze, le scelte d’acquisto di ciascun utente, per il fatto che vengano espressi attraverso l’uso di una rete, sono, inevitabilmente, oggetto di ricerca, studio, acquisizione e, in ultima analisi, di profilazione. Tutte queste informazioni vengono acquisite da aziende specializzate e, sono catalogate per età, sesso, preferenze e quant’altro, per essere poi utilizzate al meglio nelle campagne di marketing. Fin qui restiamo nell’ambito puramente lecito, perché ai fini commerciali, lo scopo è soltanto quello di veicolare prodotti e servizi agli utenti adatti. Come dire: se l’utente è astemio sarà inutile inserirlo nella campagna pubblicitaria di un liquore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diverso è, invece, quando si tenta di appropriarsi di informazioni strettamente personali e sensibili, quali possono essere le simpatie politiche, la condizione sanitaria o le preferenze sessuali. A nessuno può far piacere vedere divulgato ai quattro venti quanto attiene la propria sfera personale. Ricordiamo che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, art. 8, definisce la protezione dei dati personali come un diritto fondamentale dell’individuo. Proprio per questo assume una rilevanza fondamentale la sicurezza informatica, in quanto i soggetti, ai quali affidiamo i nostri dati personali, per finalità diverse correlate alla fornitura di beni o servizi, hanno l’obbligo di proteggere e tutelare i nostri dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutto ciò, anche il comportamento dell’utente deve essere prudente e accorto. Infatti, non è casuale che gli esperti di cybersicurezza mettano l’elemento umano come primo fattore di rischio nella protezione dei sistemi informatici. Le password, viene ricordato, devono essere lunghe e complesse. Usare password come il classico “1234” o usare l’anno di nascita è assolutamente sconsigliato. Gli hacker usano programmi generatori di frasi e partono proprio da quelle più elementari per arrivare a quelle più complesse. Più breve e semplice sarà la password, più facile sarà forzarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Recentemente, un giovane hacker è riuscito a violare gli archivi del Ministero della Giustizia, per fortuna, sembra, senza troppi danni. Il responsabile è stato individuato e perseguito per legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diverso è invece il caso che ha riguardato un’importante banca nazionale, dove non c’è stata alcuna violazione dei sistemi informatici, ma, piuttosto, l’azione di un singolo dipendente che violando le normative aziendali, abusava della sua posizione per spiare i conti di alcuni clienti. L’era dei giovani smanettoni, come sembrerebbe essere il giovane hacker che è penetrato nei sistemi del Ministero di Giustizia, sembra al tramonto perché, ormai, i cybercriminali sono dei veri e propri professionisti organizzati, con scopi estremamente pericolosi, dal ricatto alla distruzione dei dati. Senza contare poi i cyberattacchi per scopi militari, pertanto il problema della cybersicurezza non può essere trascurato in nessun caso. Ognuno di noi può diventare vittima di un attacco hacker con conseguenze disastrose, perciò per essere tranquilli, quando ci alziamo dalla scrivania, spegniamo il computer.</p>
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		<title>Il lupo perde il pelo&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enzo Parentela]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 May 2021 08:24:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Enzo Parentela • Uno dei romanzi più famosi per il suo contenuto profetico su alcuni aspetti della società futura, “1984 di George Orwell” ha ipotizzato anche l’invenzione di una nuova lingua con tanto di ben due dizionari, utili allo scopo della società totalitaria guidata dal Grande Fratello. Il Vocabolario A era destinato a parole [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>di Enzo Parentela • </strong></p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Uno dei romanzi più famosi per il suo contenuto profetico su alcuni aspetti della società futura, “1984 di George Orwell” ha ipotizzato anche l’invenzione di una nuova lingua con tanto di ben due dizionari, utili allo scopo della società totalitaria guidata dal Grande Fratello. Il Vocabolario A era destinato a parole o frasi usate per l’uso comune del vivere quotidiano, mentre il Vocabolario B, come definito nello stesso libro, “consisteva di parole che erano state create deliberatamente per scopi politici, vale a dire parole che avevano non solo, in ogni caso, un significato politico, ma che erano per l’appunto intese a imporre un atteggiamento mentale, in una direzione desiderata, nella persona che ne faceva uso”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come non pensare al “Vocabolario B” di Orwell quando nell’ultimo Governo il ministero dell’Ambiente viene rinominato ministero della “transizione ecologica”?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due parole ridondanti che vogliono probabilmente inculcare nei cittadini l’idea che tale ministero abbia il compito di gestire il passaggio da una situazione di inquinamento ad una ecologica. A quanto pare la denominazione Ministero dell’Ambiente era, forse, considerata inappropriata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analogia con il “vocabolario B” del racconto di Orwell sarà casuale ma, al di là della terminologia usata, è lecito sospettare che, come purtroppo avviene sovente, il cambiamento sia solo di facciata. Infatti, in una intervista rilasciata ad un quotidiano nazionale, il neo Ministro della transizione ecologica ha lasciato intravvedere un’apertura verso l’utilizzo in Italia, in ambito civile e industriale, del mini nucleare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Ministro ha fatto riferimento alla possibilità di impiego di mini reattori a fissione, come quelli già utilizzati nelle grandi navi da crociera, e che, a suo dire, produrrebbero poche scorie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza entrare nel merito della bontà della tecnologia nucleare a fissione, peraltro già respinta dal popolo italiano con due referendum, sorprende come il Ministro abbia minimizzato l’aspetto delle scorie, soprattutto alla luce del fatto che l’Italia non ha ancora definito dove smaltire le scorie nucleari delle vecchie centrali dismesse dopo i referendum. Al riguardo, il ministero della Transizione Ecologica, dovrebbe tenere presente che in Italia ci sono la bellezza di oltre 31.000 metri cubi di rifiuti radioattivi che dal 1987 non trovano ancora una collocazione definitiva, e che sono sparsi in 24 impianti distribuiti su 16 siti in otto Regioni.  A questi rifiuti andranno ad aggiungersi le scorie radioattive prodotte da altri settori come la medicina, l’industria e la ricerca.  Per non parlare poi delle situazioni ordinarie legate allo smaltimento dei rifiuti che, in molte regioni, sono ancora un problema serio sia sotto l’aspetto economico che sanitario, come ad esempio la casistica che si registra in Campania nell’area che, con un eufemismo, è definita terra dei fuochi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia dei mini-reattori nucleari potrà produrre, forse, energia pulita e a basso costo, ma sarebbe opportuno affrontare il problema dello smaltimento delle scorie prima e non dopo. In un paese in cui la gestione dei rifiuti è ancora problematica, come dimostra anche il recente sequestro in Tunisia di oltre 200 container italiani carichi di scarti vari, aggiungere anche le scorie radioattive dei mini reattori nucleari sarebbe davvero troppo e non si capisce cosa c’entri in tutto questo la transizione ecologica.</p>
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