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	<title>Walter Frangipane, Autore presso www.alpluraleonline.it</title>
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	<description>Periodico Mensile Al Plurale &#124; UNISIN</description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Jan 2026 14:25:38 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Walter Frangipane, Autore presso www.alpluraleonline.it</title>
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		<title>L’Euro digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 14:25:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane • L’evoluzione delle modalità di pagamento delle transazioni digitali, sia nelle varie operazioni commerciali che nei servizi, e la conseguente diminuzione dell’uso del contante, hanno fatto emergere, in questi ultimi anni, la necessità di disporre di uno strumento di pagamento digitale pubblico, che peraltro non sia sostitutivo del contante, ma complementare.  Si tratta [&#8230;]</p>
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<p>di Walter Frangipane • </p>



<p class="has-drop-cap">L’evoluzione delle modalità di pagamento delle transazioni digitali, sia nelle varie operazioni commerciali che nei servizi, e la conseguente diminuzione dell’uso del contante, hanno fatto emergere, in questi ultimi anni, la necessità di disporre di uno strumento di pagamento digitale pubblico, che peraltro non sia sostitutivo del contante, ma complementare. </p>



<p>Si tratta in realtà dell’euro digitale che sicuramente integrerà il contante, ma nel contempo garantirà ai cittadini europei di poter godere comunque dei vantaggi del contante anche nell’era digitale.  Tuttavia la B.C.E. (Banca Centrale Europea) ha ritenuto di rafforzare il diritto dei consumatori a continuare a pagare in contanti, e non limitarlo, nonostante l’introduzione dell’euro digitale.</p>



<p>Naturalmente con l’avvio della moneta digitale ci saranno tanto degli aspetti positivi quanto aspetti ritenuti meno positivi, che saranno accennati più in avanti. Intanto occorre dire che l’euro digitale scaturisce dal progetto della B.C.E., deciso nel luglio 2021, per la possibile ed eventuale introduzione della “CBDC” (Central Bank Digital Currency) ovvero “Moneta Digitale di Banca Centrale”.</p>



<p>L’intento della B.C.E. è quello di sviluppare uno strumento di pagamento elettronico veloce e sicuro che integri l’euro sia per privati che per le imprese nella loro forma attuale, come denaro contante e in conti bancari e che sarà emesso dal Sistema Europeo delle Banche Centrali dei Paesi facenti parte dell’eurozona. Dopo una fase temporale di studi e di approfondimenti, il 18 ottobre 2023, infatti, la B.C.E. ha ritenuto di avviare una fase preliminare per mettere a punto il regolamento della CBDC e per sviluppare nello stesso tempo la relativa piattaforma e le infrastrutture necessarie, in vista della potenziale emissione dell’euro digitale. La Banca Centrale Europea, già nel 2027, potrebbe avviare una fase pilota per l’euro digitale.</p>



<p>Questo presuppone che i vari governi nazionali dei Paesi dell’eurozona e il Parlamento Europeo stesso concordino un quadro giuridico nel 2026, con una potenziale emissione possibile nel 2029, per come ha annunciato la B.C.E. </p>



<p>La pressione sulla B.C.E. per l’introduzione della CBDC (moneta digitale) è alimentata peraltro da numerose correnti politiche europee che sono piuttosto poco propense a dover dipendere in maniera decisa dai giganti dei pagamenti degli Stati Uniti come Visa, Mastercard e PayPal. Il confronto che si è acceso fra gli stati membri dell’eurozona è stato pressoché caratterizzato dalle preoccupazioni dovute alle “stablecoin” (cioè la “moneta stabile” che rappresenta gli asset digitali, progettati per ridurre al minimo la volatilità dei prezzi, evitando quindi le oscillazioni che si registrano con Bitcoin, Ethereum e Litecoin), anche perché le stablecoin sono attualmente basate sul dollaro statunitense, e quindi potrebbero diventare sempre più diffuse nei paesi europei.</p>



<p>Anche negli U.S.A., in particolare nella Federal Reserve (la Banca Centrale USA), è balenata l’idea della creazione di una analoga CBDC (moneta digitale), come sta per essere, in effetti, attuata nell’Unione Europea, ma lì, negli States, occorrerebbe un sostegno politico chiaro, che al momento non sembra esserci.</p>



<p>Le argomentazioni che la B.C.E. sostiene per l’introduzione di un euro digitale sono, tra le altre, quelle di preservare il ruolo della moneta della Banca Centrale come ancora monetaria per il sistema dei pagamenti. Inoltre si vuole fornire l’accesso digitale gratuito a una moneta sicura nell’Eurozona e ampliare le opzioni di pagamento attraverso la moneta alternativa della Banca Centrale insieme a contanti e denaro contabile nei conti bancari commerciali, contribuendo alla disponibilità e all’inclusione e semplificando gli aiuti sociali.<br>Altro obiettivo è quello di creare fiducia nel denaro digitale attraverso un elevato livello di protezione della privacy nonché promuovere, nel contempo, l’innovazione nei pagamenti al dettaglio.</p>



<p>Ma c’è un fattore non meno importante, quello cioè di limitare la diffusione delle valute digitali estere, per salvaguardare la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria dei Paesi dell’Eurozona. Naturalmente ci sono aspetti meno positivi con l’introduzione della moneta digitale. Anzitutto si verificherebbe una maggiore pianificazione e centralizzazione della politica monetaria, con rischi di diminuzione dell’indipendenza della Banca Centrale e maggiore influenza politica sulla politica monetaria. Da tutto questo potrebbe anche scaturire la perdita della privacy dei singoli cittadini, che non sentendosi più sicuri, perderebbero fiducia nei confronti delle autorità politiche e monetarie, a causa di un maggiore controllo politico sulla spesa e sul risparmio individuale. </p>



<p>Ovviamente non vanno sottovalutati i problemi di hacking (dall’inglese “intaccare”) che consistono in quegli accessi non autorizzati alle reti e ai sistemi informatici e ai vari dispositivi elettronici, che si insinuano laddove possono crearsi spazi di vulnerabilità nel software, nell’hardware o nel comportamento umano di sorveglianza informatica non sempre ai massimi livelli di attenzione. Certamente Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, ha affrontato pubblicamente i rischi connessi all’introduzione della CBDC, ma i critici hanno considerato le sue risposte inadeguate e poco approfondite, sopra tutto in relazione alla molteplicità delle funzioni e quindi alle limitazioni dei diritti dei cittadini. Tuttavia se venissero approfonditi meglio gli scenari dei rischi che la scelta comporta, non vi è dubbio che tutti i cittadini europei si troverebbero dinanzi a un’esperienza nuova, e molti problemi che appesantiscono i processi di pagamento sarebbero risolti.<br>*Economista</p>
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		<title>La politica dei Dazi</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2025/06/26/la-politica-dei-dazi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 07:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane (dedicato a mia moglie Donatella Argirò, mio scomparso supporter) • Cosa sono i dazi, di cui tanto si parla oggi? Nel commercio internazionale, i dazi o tariffe sono imposte che gravano sui beni importati. Sono una forma di regolamentazione utilizzata per influenzare i flussi commerciali e proteggere le industrie nazionali dalla concorrenza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Walter Frangipane <em>(dedicato a mia moglie Donatella Argirò, mio scomparso supporter)</em> • </p>



<p class="has-drop-cap">Cosa sono i dazi, di cui tanto si parla oggi? Nel commercio internazionale, i dazi o tariffe sono imposte che gravano sui beni importati. Sono una forma di regolamentazione utilizzata per influenzare i flussi commerciali e proteggere le industrie nazionali dalla concorrenza estera. In effetti i governi impongono tariffe per aumentare le entrate, o per proteggere le industrie nazionali ma anche, a volte, per esercitare un’influenza politica su un altro Paese. Le tariffe spesso comportano effetti collaterali indesiderati, come ad esempio prezzi al consumo più elevati. </p>



<p>Le tariffe hanno una storia lunga e controversa e il dibattito se rappresentino una buona o una cattiva politica rimane sempre vivo. Negli ultimi anni, i dazi commerciali si sono rivelati uno strumento economico controverso, soprattutto alla luce della posizione dell’Amministrazione Trump, sulle relazioni commerciali internazionali. Mentre i Paesi si confrontano sulla necessità di proteggere le industrie nazionali, mantenendo nel contempo la competitività globale, il dibattito sull’efficacia dei dazi si è intensificato, sopra tutto alla luce dei nuovi avvenimenti di Politica Economica. E mentre i sostenitori dei dazi affermano che essi salvaguardano i posti di lavoro e le industrie locali, sopra tutto quelle più deboli, i critici mettono in guardia dalle potenziali ripercussioni economiche in un mercato globale interconnesso.</p>



<p>Pertanto i dazi non sono altro che tasse o imposte volute dai governi sui beni che vengono importati dall’estero. Essi aumentano, infatti, il costo dei prodotti esteri, proteggendo le industrie nazionali e aumentando le entrate dello Stato del soggetto importatore. I dazi esercitano una grande influenza sul commercio internazionale, incidono sui prezzi al consumo e talvolta provocano anche controversie commerciali tra Paesi. Tuttavia rimangono uno strumento significativo nella politica economica globale. La valutazione dei dazi da parte dell’Amministrazione Trump deriva da diversi obiettivi economici e politici chiave. In primo piano c’è il desiderio di proteggere le industrie e i lavoratori americani da quella che l’Amministrazione percepisce come concorrenza estera sleale. La strategia si concentra in particolare sulla risoluzione degli squilibri commerciali con Paesi come Cina, Messico, Canada e la nostra Unione Europea.</p>



<p>Sorge subito una domanda. Quali possono essere i vantaggi e gli svantaggi economici dei dazi per qualsiasi Paese che intenda imporli?</p>



<p>I sostenitori dei dazi indicano, in alcune circostanze, diversi presunti vantaggi. In primo luogo i dazi fungono da scudo vitale per le industrie nazionali sia quelle emergenti che quelle consolidate contro la concorrenza estera. Aumentando il prezzo dei beni importati, le imprese locali potrebbero guadagnare spazio per sviluppare le proprie capacità, perché è particolarmente cruciale per le industrie nascenti di aver tempo per realizzare economie di scala e stabilire processi produttivi efficienti. E così, quando i Paesi in via di sviluppo applicano dazi sui prodotti industriali, ciò consente al loro settore manifatturiero di crescere senza essere immediatamente sopraffatti da concorrenti internazionali più affermati. Questa protezione porta spesso a maggiori opportunità di lavoro, progresso tecnologico e sviluppo di competenze industriali all’interno del settore protetto.<br>I dazi possono anche favorire maggiori entrate governative, in particolare nelle economie in via di sviluppo. A differenza di altre forme di tassazione, i dazi sono relativamente semplici da riscuotere e amministrare, poiché vengono riscossi in specifici punti di ingresso del Paese che li impone. Queste maggiori entrate possono essere destinate a servizi pubblici essenziali, sviluppo infrastrutturale e programmi sociali. </p>



<p>Storicamente, molte nazioni hanno fatto ampio affidamento sulle entrate tariffarie durante le loro fasi di sviluppo. Ancora oggi, i dazi doganali contribuiscono in modo sostanziale ai bilanci pubblici di molti Paesi, fornendo un flusso di entrate stabili e prevedibili che contribuiscono a finanziare varie iniziative pubbliche e progetti di sviluppo. I dazi possono inoltre migliorare la bilancia commerciale e, se implementati strategicamente, possono ridurre il volume delle importazioni, stimolando potenzialmente la produzione interna per soddisfare la domanda locale. Questo aggiustamento può contribuire a risolvere i deficit commerciali, incoraggiando i consumatori ad acquistare beni di produzione nazionale anziché beni importati dall’estero. Il conseguente miglioramento della bilancia commerciale può migliorare la stabilità economica e creare condizioni più favorevoli per la crescita.</p>



<p>I dazi, inoltre, potrebbero avere un ruolo importante nel mantenimento della sicurezza manufatturiera interna, garantendo la capacità produttiva in settori strategici. Spesso settori critici come acciaio, alluminio, tecnologie avanzate e prodotti agricoli beneficiano di protezione tariffaria per mantenere la capacità produttiva interna. Questa autosufficienza diventa particolarmente importante durante le crisi internazionali, le controversie commerciali o i conflitti, quando l’accesso alle forniture estere potrebbe essere limitato. I dazi possono anche rappresentare una leva economica nelle relazioni internazionali, tant’è che possono diventare strumenti di negoziazione e di diplomazia.</p>



<p>I Paesi possono utilizzare la minaccia o l’attuazione di dazi per ottenere concessioni nei negoziati commerciali, contrastare pratiche commerciali sleali o influenzare il comportamento dei partner commerciali, per cui questa leva economica può essere particolarmente efficace nell’affrontare questioni che vanno oltre il commercio. </p>



<p>I critici dei dazi, invece, evidenziano diversi aspetti negativi, tra cui i prezzi al consumo più elevati e il potere d’acquisto ridotto. Infatti i dazi hanno un impatto diretto sui consumatori, perché aumentano i prezzi dei beni importati.</p>



<p>Quando i governi impongono barriere commerciali, le aziende in genere scaricano i costi aggiuntivi sui consumatori finali. Questa sorta di inflazione dei prezzi colpisce non solo i beni di lusso, ma anche i beni di prima necessità, riducendo il potere d’acquisto reale delle famiglie. A volte anche i produttori nazionali spesso aumentano in maniera scorretta i prezzi, perché sanno di dover affrontare una minore concorrenza estera. Questo può creare un contesto inflazionistico generale che, agendo di fatto sulle fasce economicamente vulnerabili, colpisce sopra tutto le famiglie con particolari difficoltà economiche. I dazi portano alla riduzione della concorrenza di mercato e alla riduzione dell’innovazione, perché le aziende protette sono meno motivate a migliorare i propri prodotti. </p>



<p>Non è escluso che possano verificarsi aspetti sociali negativi come la perdita dei posti di lavoro sopra tutto nei settori dipendenti dall’export, a causa di misure di ritorsione. Ad esempio, quando i dazi sull’acciaio proteggono i produttori nazionali di acciaio, danneggiano contemporaneamente i settori che utilizzano l’acciaio come input, come l’industria automobilistica, l’edilizia e la produzione di elettrodomestici etc. Questi effetti a valle si traducono spesso in una perdita di posti di lavoro superiore a quella tutelata, con un impatto netto negativo sull’occupazione.</p>



<p>I dazi, quindi, distorcono i segnali di mercato e portano a un’allocazione inefficiente delle risorse economiche. Alterando artificialmente i prezzi, i dazi incoraggiano gli investimenti in settori protetti che potrebbero non essere naturalmente competitivi, e scoraggiano nel contempo gli investimenti in settori potenzialmente più produttivi. Tutto questo, naturalmente, può tradursi in una riduzione della produttività economica, una minore crescita del PIL, un uso inefficiente del capitale e del lavoro, una diminuzione della competitività nazionale e un progresso tecnologico più lento. La protezione fornita dai dazi spesso sostiene settori che altrimenti dovrebbero adattarsi o passare ad attività più competitive. Ciò impedisce alle risorse di fluire verso i loro usi più produttivi, riducendo l’efficienza economica complessiva e il tenore di vita. Alcuni studi economici dimostrano che i Paesi con minori barriere commerciali registrano una maggiore crescita della produttività e un’allocazione delle risorse più efficiente rispetto a quelli che mantengono una significativa protezione tariffaria.</p>



<p>Certo il tycoon (magnate) che è approdato per la seconda volta alla Casa Bianca impone l’Europa a reagire, perché gli equilibri sono cambiati. Del resto quella famosa frase “Nessun dorma” nell’Aria della Turandot di Puccini, proferita dal Presidente Mattarella al XVIII Simposio COTEC (COoperazione TECnologica) di Coimbra non è casuale. L’incrinatura dei rapporti fra gli USA e l’Unione Europea si è verificata. Nell’Aria di Puccini solo dopo il bacio di Calaf la situazione verrà completamente ribaltata. Come allora non raccogliere la sfida epocale lanciata da Mario Draghi “Ora o mai più, l’Europa deve agire perché il mondo non sarà mai più come prima”!</p>
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		<title>Le sfide dell’Italia nello scenario globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2024 15:25:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane* • Con le sfide che il nostro Paese dovrà affrontare da qui in avanti, come la crescita del P.I.L. (Prodotto Interno Lordo), che è ancora lenta ma è pur sempre superiore a quella di altri Paesi dell’area EURO, la crisi dell’immigrazione e un mercato del lavoro che presenta delle debolezze, lo scenario [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Walter Frangipane* • </p>



<p class="has-drop-cap">Con le sfide che il nostro Paese dovrà affrontare da qui in avanti, come la crescita del P.I.L. (Prodotto Interno Lordo), che è ancora lenta ma è pur sempre superiore a quella di altri Paesi dell’area EURO, la crisi dell’immigrazione e un mercato del lavoro che presenta delle debolezze, lo scenario globale rimane ancora un po’ incerto, anche se altri Paesi non stanno meglio di noi. La crescita, infatti, è ancora in vista, per così dire. Le questioni finanziarie saranno ancora, come sempre, importanti, sia a causa del peso del debito pubblico, sia a causa della necessità di poter disporre di più lavoratori da allocare in diversi comparti dell’Economia produttiva, ma anche per una serie di altre ragioni socio-economiche.</p>



<p>È vero che la Banca d’Italia ha detto, in un certo qual modo, che il prodotto interno lordo potrebbe avere dei rallentamenti nel 2024, ma questo è da vedere. Sicuramente l’inflazione, che ha un impatto diretto e significativo sui consumatori, si è leggermente attenuata e questo va sottolineato, anche se la “core inflation” (variazione dei costi di beni e servizi) esclude a priori l’energia e gli alimentari, perché, come è ben risaputo, i prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia, appunto, sono esenti dal calcolo, perché sono rivestiti del carattere della “volatilità” e quindi possono fluttuare anche notevolmente. Tuttavia, le misure messe in atto per frenare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, come ad esempio i coefficienti dell’IVA su alcuni prodotti energetici, se da un lato portano benefici ai consumatori in termini di costi, dall’altro lato possono suscitare influenze negative sull’inflazione.</p>



<p>Gli investimenti, soprattutto nel settore edile (quelli però non finanziati), sono diminuiti nel 2023 e quest’anno potrebbero avere un ulteriore calo che potrebbe a sua volta incidere anche sulla diminuzione dell’occupazione relativamente a quel comparto produttivo. Potrebbe, inoltre, verificarsi una diminuzione della spesa dei consumatori e degli investimenti rispetto agli anni precedenti che porterebbe al rallentamento della crescita già in atto.</p>



<p>L’Economia potrebbe, inoltre, di per sé già rallentare se non verranno attenuati gli inasprimenti delle condizioni finanziarie, sopra tutto se la Banca Centrale Europea manterrà, come dice di voler mantenere, il tasso del 4% fino a ottobre!</p>



<p>Questo potrebbe riflettersi negativamente sulle attività commerciali e manifatturiere. È importante notare che il 75,1% dei prestiti contratti nel 2023 dalle famiglie e dalle imprese erano cosiddetti prestiti a tasso variabile, in cui il livello di interessi rimborsati sul prestito è variabile, non fisso. Ciò significa che, se i tassi di interesse aumentassero, chi ha prestiti a tasso variabile dovrà rimborsare più interessi sul suo prestito.</p>



<p>Un aumento del costo del prestito per le imprese e per gli individui, quindi, significa che entrambi i gruppi probabilmente avranno meno risorse finanziarie da spendere altrove, sopra tutto nei consumi. Un altro possibile impatto potrebbe essere un indebolimento dei mercati del lavoro: ma questo è ancora presto per dirlo. Stringere la cinghia, come suol dirsi, e come più volte in passato ci siamo sentiti dire, potrebbe anche essere una delle misure chiave per sostenere la crescita a lungo termine nel nostro Paese. </p>



<p>Tuttavia i sondaggi di Economisti e di Agenzie straniere hanno riconosciuto che l’Economia italiana ha superato con successo le recenti crisi, ma pongono l’accento sul fatto che l’Economia stessa potrebbe rallentare a causa delle condizioni finanziarie, se queste non verranno attenuate. Per garantire una crescita forte e sostenibile nel lungo termine, l’Italia dovrebbe adottare, ma questo lo dice l’O.C.S.E. (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), uno spostamento delle tasse, affrontando il problema della proprietà e dei consumi anziché del lavoro, nonché dovrebbe attuare riforme al sistema pensionistico e sostenere l’occupazione, tra gli altri, delle donne e dei giovani. <br>Ma c’è anche una notizia incoraggiante: la ripresa dell’energia idroelettrica dopo la siccità italiana del 2022 fa apparire i dati sulle energie rinnovabili migliori di quanto non siano in realtà.</p>



<p>L’energia solare ed eolica ha prodotto una buona quantità di energia in Italia lo scorso anno: i parchi eolici hanno generato la cifra record di 23,4 TWh di energia, mentre i pannelli solari hanno superato il totale precedente raggiungendo i 30,6 TWh. Tutte le fonti rinnovabili, compresa l’energia idroelettrica, hanno soddisfatto quasi il 37% della domanda elettrica rispetto al 31% nel 2022. Ma l’Italia è ancora lontana dal raggiungere l’obiettivo di transizione energetica del 70% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030.</p>



<p>Questi dati mostrano, comunque, che il settore italiano delle energie rinnovabili si sta finalmente dando da fare, per così dire. Tuttavia, l’aumento segnalato della produzione rinnovabile sembra migliore a causa di una ripresa della produzione idroelettrica dopo un 2022 colpito dalla siccità, come poc’anzi accennato.</p>



<p>Per raggiungere l’obiettivo del 2030, il Piano Nazionale per l’Energia e il Clima (P.N.E.C.) dell’Italia pone in risalto che la produzione eolica e solare dovrebbe crescere del 17% all’anno, rispetto a circa il 13% dell’anno scorso. Sebbene si sia registrato un rialzo generale delle energie rinnovabili, c’è da osservare che è aumentata in particolare la produzione idroelettrica, tornando ai livelli precedenti, dopo una prestazione colpita dalla siccità nel 2022. </p>



<p>Con l’aumento dell’energia verde, la produzione di energia da centrali a gas e a carbone è diminuita: rispettivamente del 17,4% e del 42%. Al calo della produzione italiana di combustibili fossili ha contribuito anche un calo del consumo di elettricità del 2,8% rispetto al 2022, una continua ricaduta della crisi energetica. L’effetto è stato ulteriormente facilitato dalle importazioni di energia elettrica dall’estero.</p>



<p>Ma la domanda da porre è: cosa sta spingendo avanti l’eolico e il solare italiani e cosa li sta frenando? Il mondo è nel mezzo di un passaggio inarrestabile verso l’energia pulita. Questo slancio è evidente non solo nella crescita dell’energia eolica e solare in Italia, ma anche nella tecnologia circostante che aiuta le energie rinnovabili a prosperare.</p>



<p>Oltre alla crescita delle energie rinnovabili, lo sviluppo dello stoccaggio dell’elettricità sta riprendendo rapidamente. Si stanno mettendo in atto piani per sostenere lo sviluppo di nuove capacità di stoccaggio al fine di gestire in sicurezza la crescita delle energie rinnovabili: e questo è importante. Rimangono tuttavia aperte alcune questioni nazionali e locali, perché l’introduzione delle energie rinnovabili in Italia è come se fosse quasi tormentata, vien da dire, da procedure di autorizzazione lunghe e complesse!</p>



<p>*Economista</p>
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		<title>L’impatto economico dell’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2024/05/22/limpatto-economico-dellintelligenza-artificiale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2024 08:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane* • Come è noto in Puglia, a Borgo Egnazia, dal 13 al 15 giugno 2024, si terrà il Vertice dei G7, ovvero dei Capi di Stato e di Governo dei sette Stati Paesi membri, presieduto dall’Italia, che attualmente ha la Presidenza di turno fino al 31.12.2024 del G7, cui parteciperanno il Canada, [&#8230;]</p>
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<p>di Walter Frangipane* • </p>



<p class="has-drop-cap">Come è noto in Puglia, a Borgo Egnazia, dal 13 al 15 giugno 2024, si terrà il Vertice dei G7, ovvero dei Capi di Stato e di Governo dei sette Stati Paesi membri, presieduto dall’Italia, che attualmente ha la Presidenza di turno fino al 31.12.2024 del G7, cui parteciperanno il Canada, la Francia, la Germania, il Giappone, il Regno Unito, gli Stati Uniti d’America, nonché il Presidente del Consiglio Europeo e la Presidente della Commissione Europea in rappresentanza dell’Unione Europea.</p>



<p>Tra le priorità della Presidenza italiana vi sarà la difesa del sistema internazionale basato sulla forza del diritto; la guerra d’aggressione russa all’Ucraina; il conflitto in Medio Oriente; il rapporto con le Nazioni in via di sviluppo e le economie emergenti, con particolare attenzione ai Paesi dell’Africa e alla Regione dell’Indo-Pacifico. Grande importanza rivestiranno anche le questioni migratorie e le sfide per il clima, le energie e la sicurezza alimentare. Inoltre, nel programma proposto dal governo italiano, troverà spazio l’Intelligenza Artificiale. Infatti proprio nella sessione dedicata all’Intelligenza Artificiale, la Presidenza italiana si è sentita “onorata” di annunciare la partecipazione di Papa Francesco. È la prima volta che un evento di questa portata (il G7) segna, nella sua storia, la partecipazione di un Pontefice al lavoro del Gruppo dei 7, e lo sarà nella sessione “Outreach” (Sensibilizzazione), aperta cioè anche ai Paesi invitati, e non solo ai membri del G7. Ci soffermiamo sull’Intelligenza Artificiale, perché è un argomento molto delicato, tutt’altro che facilmente comprensibile. </p>



<p>L’Intelligenza Artificiale è estremamente sensibile perché abbraccia molteplici discipline, dall’Economia al Giuridico, dalla Scienza alla Tecnologia etc. Naturalmente l’augurio è che vada a beneficio dell’umanità, perché intanto l’Intelligenza Artificiale influenzerà quasi il 40% dei posti di lavoro in tutto il mondo, sostituendone alcuni e integrandone altri. Occorre, quindi, veramente un attento equilibrio delle politiche economiche e sociali per sfruttarne nel migliore modo possibile il potenziale.</p>



<p>Certamente ci troviamo davanti a una rivoluzione tecnologica che potrebbe far ripartire la produttività, come potrebbe, altresì, stimolare la crescita globale e aumentare i redditi in tutto il mondo, ma potrebbe anche, purtroppo, sostituire posti di lavoro, come accennato, e aggravare le disuguaglianze!<br>L’Intelligenza Artificiale si è contraddistinta per un’accelerazione rapida che ha entusiasmato il mondo, suscitando molta attenzione seguita da particolare interesse, ma ha anche causato allarmi, ponendo domande importanti sul suo potenziale impatto sull’Economia di tutto il mondo. Al netto delle implicazioni, delle complicazioni e delle conseguenze, gli effetti sono difficili da prevedere, poiché l’Intelligenza Artificiale si diffonderà nelle Economie di tutti i Paesi in modi abbastanza complessi e forse imprevedibili. Ciò che si potrebbe ipotizzare è che occorrerebbe anzitempo elaborare una serie di politiche sociali ed economiche per sfruttare in modo sicuro il vasto potenziale dell’Intelligenza Artificiale a beneficio di tutta l’umanità, come per esempio, tra le altre, rimodellare la natura del lavoro.<br>Già lo staff del Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) ha esaminato, in un’analisi a priori, il potenziale impatto dell’Intelligenza Artificiale sul mercato del lavoro globale. Questo perché molti studi hanno previsto la probabilità che molti posti di lavoro verranno sostituiti dall’Intelligenza Artificiale. Ma sappiamo anche che in molti casi è probabile che l’Intelligenza Artificiale integri il lavoro dell’uomo. L’analisi del F.M.I. ha colto entrambi i profili di queste dinamiche e, dalle caratteristiche oggettive, i risultati sembrano siano stati sorprendenti: quasi il 40% dell’occupazione globale è esposta all’intelligenza artificiale. Storicamente, l’automazione e la tecnologia dell’informazione hanno avuto la tendenza a influenzare le attività di routine, ma una delle cose che distingue l’Intelligenza Artificiale, bisogna dirlo, è la sua capacità di avere un impatto sui lavori altamente qualificati. Di conseguenza, le Economie avanzate si troveranno ad affrontare maggiori rischi legati all’Intelligenza Artificiale, ma anche maggiori opportunità per sfruttarne i benefici, rispetto ai mercati emergenti e alle Economie in via di sviluppo.</p>



<p>Invece, nelle Economie avanzate, circa il 60% dei posti di lavoro potrebbe essere influenzato dall’Intelligenza Artificiale. Infatti circa la metà dei lavori esposti potrebbe trarre vantaggio dall’integrazione dell’Intelligenza Artificiale, migliorando la produttività. Per l’altra metà, le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale potrebbero eseguire compiti chiave attualmente svolti dagli esseri umani, il che potrebbe ridurre la domanda di manodopera, portando a “salari più bassi” e a una “riduzione delle assunzioni”. Nei casi più estremi, alcuni di questi posti di lavoro potrebbero addirittura “scomparire”.<br>Nei mercati emergenti e nei Paesi a basso reddito, invece, l’esposizione all’Intelligenza Artificiale dovrebbe essere rispettivamente del 40% e del 26%. Questi risultati suggeriscono che i mercati emergenti e le Economie in via di sviluppo si troveranno ad affrontare prevedibilmente meno interruzioni immediate a causa dell’Intelligenza Artificiale. Allo stesso tempo, molti di questi Paesi non dispongono delle infrastrutture o della forza lavoro qualificata per sfruttare i vantaggi dell’Intelligenza Artificiale, aumentando, quindi, il rischio che nel tempo la tecnologia possa peggiorare le disuguaglianze tra le nazioni.</p>



<p>L’Intelligenza Artificiale potrebbe anche influenzare le disuguaglianze di reddito e la ricchezza all’interno degli stessi Paesi. Potremmo quasi vedere una polarizzazione all’interno delle fasce di reddito, con i lavoratori che riescono a sfruttare l’Intelligenza Artificiale, che vedono un aumento della loro produttività e dei loro salari, e quelli che non possono restare indietro. Le ricerche hanno dimostrato che l’Intelligenza Artificiale può aiutare i lavoratori meno esperti a migliorare la loro produttività più rapidamente. I lavoratori più giovani potrebbero trovare più facile sfruttare le opportunità, mentre i lavoratori più anziani potrebbero avere serie difficoltà ad adattarsi. L’effetto sul reddito da lavoro dipenderà in gran parte dalla misura in cui l’Intelligenza Artificiale integrerà i lavoratori ad alto reddito. Se l’Intelligenza Artificiale integrasse in modo significativo i lavoratori a reddito più elevato, potrebbe portare a un aumento sproporzionato del loro reddito da lavoro. Bisogna anche dire che i guadagni di produttività derivanti dalle aziende che adottano l’Intelligenza Artificiale aumenteranno probabilmente i rendimenti di capitale, il che potrebbe anche favorire i redditi più alti. Entrambi questi fenomeni potrebbero esacerbare le disuguaglianze.</p>



<p>Nella maggior parte degli scenari, l’Intelligenza Artificiale probabilmente peggiorerà la disuguaglianza complessiva. Questa tendenza potrebbe essere non poco preoccupante, per cui la classe politica dovrà affrontarla in modo proattivo per evitare che la tecnologia alimenti ulteriormente le tensioni sociali. Sarebbe auspicabile che i Paesi istituiscano reti di sicurezza sociale complete e offrano programmi di riqualificazione per i lavoratori sopra tutto quelli vulnerabili. Solo in tal modo si potrebbe rendere la transizione verso l’Intelligenza Artificiale più inclusiva, proteggendo i mezzi di sussistenza e frenando le disuguaglianze. </p>



<p>È più che intuibile che l’Intelligenza Artificiale verrà integrata nelle aziende di tutto il mondo a una velocità notevole, per cui è importante che i politici agiscano e agiscano anche in fretta.  A tale scopo per aiutare i paesi a elaborare le giuste politiche, il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) ha sviluppato un indice di preparazione all’Intelligenza Artificiale che misura a sua volta la preparazione in alcuni specifici settori quali le infrastrutture digitali, le politiche del capitale umano e del mercato del lavoro, l’innovazione e l’integrazione economica, la regolamentazione e l’etica.</p>



<p>In questo quadro, a sostegno della componente relativa alle politiche del capitale umano e del mercato del lavoro, ad esempio, saranno valutati, asserisce il F.M.I., elementi quali gli anni di scolarizzazione e la mobilità nel mercato del lavoro, nonché la percentuale di popolazione coperta da reti di sicurezza sociale. Mentre invece, per la componente normativa ed etica, verranno valutati l’adattabilità ai modelli di business digitali del quadro giuridico di un Paese e la presenza di una governance forte per un’applicazione efficace.</p>



<p>Ma i risultati ottenuti dagli studi effettuati e ancora in atto del F.M.I. hanno rivelato che le economie più ricche, comprese quelle avanzate e alcune Economie di mercato emergenti, tendono ad essere meglio attrezzate per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale, mentre i Paesi a basso reddito, ahimè, lo sono molto di meno, sebbene vi siano notevoli differenze tra gli stessi Paesi.<br>Nel complesso, nonostante alcune aree di perplessità da mettere ben a fuoco, le previsioni per un futuro migliore sembrano molto lusinghiere. <br>*Economista</p>
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		<title>Conferenza sul clima a Dubai, i nostri corpi sono ecosistemi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 16:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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<p><strong>Walter Frangipane</strong> • </p>



<p class="has-drop-cap">Non molti hanno focalizzato la loro attenzione sulla COP28 di questi giorni, ovvero la 28ma Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici all’Expo City di Dubai, sotto la Presidenza degli Emirati Arabi Uniti, in corso dal 30 novembre fino al 12 dicembre. Questo probabilmente perché altre notizie come la Politica Economica e la cronaca hanno forse più giustamente richiesto collocamenti di primo piano sui mass media.</p>



<p>Vediamo di cosa si tratta nel modo più sintetico possibile.  </p>



<p>“Earth is running a fever” (La Terra ha la febbre) ha scritto un famoso giornale straniero e i colloqui sul clima delle Nazioni Unite si sono concentrati, in effetti, sulle conseguenze dei cambiamenti climatici.<br>Oltre 120 Paesi sostengono la Dichiarazione sul clima e sulla salute della COP28 degli Emirati Arabi Uniti, la quale rappresenta un momento di svolta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="792" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Dubai-web-1024x792.jpg" alt="" class="wp-image-1783" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Dubai-web-1024x792.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Dubai-web-300x232.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Dubai-web-768x594.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Dubai-web-1536x1188.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Dubai-web.jpg 1980w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La Presidenza della COP28, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Ministero della Salute e della Prevenzione degli Emirati Arabi Uniti, ha presentato la “Dichiarazione degli Emirati Arabi Uniti COP28 sul clima e sulla salute” per porre la salute al centro dell’azione per il clima e per accelerare lo sviluppo di sistemi sostenibili resilienti al clima e sistemi sanitari equi. Pertanto, al fine di ampliare le soluzioni per il clima e la salute, è stata annunciata una serie di nuovi impegni finanziari per sostenere le azioni politiche. </p>



<p>La Dichiarazione segna il riconoscimento, da parte dei Governi, del crescente impatto sanitario dei cambiamenti climatici sulle Comunità e sui Paesi. Inoltre riconosce i grandi benefici per la salute delle persone derivanti da un’azione climatica più forte, anche attraverso la riduzione dell’inquinamento atmosferico e l’abbassamento dei costi sanitari. Per la prima volta, i Ministri della Sanità partecipano alla Conferenza annuale delle Nazioni Unite sul clima insieme con i Ministri dell’Ambiente. Ciò segnala un cambiamento nel modo in cui vengono considerate le politiche climatiche, con una maggiore attenzione alle implicazioni sociali delle decisioni governative. L’annuncio arriva mentre le morti annuali dovute all’inquinamento atmosferico colpiscono quasi 9 milioni di persone, mentre 189 milioni di persone sono esposte ogni anno a eventi meteorologici estremi. Per la prima volta viene riconosciuta, inoltre, la necessità che i Governi proteggano le Comunità e preparino i sistemi sanitari per far fronte agli impatti sanitari legati al clima, come le malattie estreme, il caldo, l’inquinamento atmosferico e le malattie infettive.</p>



<p>La Dichiarazione è stata sviluppata con il sostegno di una serie di “Paesi campioni” tra cui Brasile, Malawi, Regno Unito, Stati Uniti, Paesi Bassi, Kenya, Fiji, India, Egitto, Sierra Leone e Germania. <br>Gli impatti del cambiamento climatico sono già alle nostre porte: sono diventati una delle maggiori minacce alla salute. Come ha affermato Al Jaber, Presidente della COP28 “I Governi hanno ormai giustamente riconosciuto la salute come un elemento cruciale dell’azione per il clima”, &#8211; e ha proseguito &#8211; “la Dichiarazione invia un segnale forte che dobbiamo ridurre le emissioni globali e lavorare insieme per rafforzare i nostri sistemi sanitari”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Emissioni-web-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-1784" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Emissioni-web-1024x682.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Emissioni-web-300x200.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Emissioni-web-768x512.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Emissioni-web-1536x1023.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Emissioni-web.jpg 1980w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Inoltre Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità ha affermato: “La crisi climatica è una crisi sanitaria, ma per troppo tempo la salute è stata una nota a piè di pagina nelle discussioni sul clima”, sottolineando, tra l’altro, la necessità di costruire sistemi sanitari resilienti al clima e a basse emissioni di carbonio, per proteggere la salute del pianeta e delle persone. <br>La Dichiarazione copre una serie di aree di azione nel nesso tra clima e salute, tra cui la costruzione di sistemi sanitari più resilienti ai cambiamenti climatici, il rafforzamento della collaborazione intersettoriale per ridurre le emissioni e massimizzare i benefici per la salute derivanti dall’azione per il clima, e l’aumento dei finanziamenti per soluzioni climatiche e sanitarie. I firmatari si sono inoltre impegnati a incorporare obiettivi sanitari nei loro piani nazionali sul clima e a migliorare la collaborazione internazionale per affrontare i rischi sanitari derivanti dai cambiamenti climatici, anche nelle future COP (Conferenze delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici).</p>



<p>È inoltre riconosciuto che la finanza sarà un fattore determinante per il successo della Dichiarazione.<br>Pertanto, la Presidenza della COP28 si è unita al Fondo globale per la lotta all’AIDS, alla tubercolosi e alla malaria, al Fondo verde per il clima, alla Fondazione Rockefeller e all’Organizzazione mondiale della sanità per mettere a punto una serie di principi volti a rafforzare i finanziamenti per il clima e la salute, a mobilitare nuove risorse e finanziamenti aggiuntivi, e a promuovere l’innovazione con progetti trasformativi e nuovi approcci multisettoriali. </p>



<p>L’annuncio della Dichiarazione al vertice mondiale sull’azione per il clima del 2 dicembre è stato solo uno dei numerosi annunci della Presidenza della COP28, che ha riconosciuto la necessità di ridurre gli impatti sulla salute dei cambiamenti climatici, anche al di là del settore sanitario, e ha incluso nuove misure per promuovere una rapida decarbonizzazione, al fine di ridurre le emissioni di almeno il 43% nei prossimi sette anni, per mantenere l’aumento del clima nell’ambito dell’1,5°C., per come era già stato previsto nell’accordo di Parigi del 12 dicembre 2015.</p>



<p>Tuttavia fa’ un certo effetto, in realtà, sapere come la decisione di tenere un vertice mondiale sul clima sia tenuto proprio in un Paese in cui la produzione di petrolio e di gas sia il pilastro della propria Economia.</p>



<p>Ma va bene così, purché si superino veramente le pronunciazioni di alta retorica e di appelli all’unità dei massimi leaders mondiali e si vigili, altresì, strenuamente sui “greenwashing” che sono ambientalismi di facciata e marketing ingannevoli, che alcuni Paesi purtroppo consentono a quelle imprese e holding che pur di accrescere il proprio “employer branding” (marchio) nonché il loro bacino di utenza, dichiarano impropriamente che la loro produzione ha un impatto ambientale positivo!</p>



<p>In conclusione, la salute dovrebbe rappresentare la ragione più convincente per intraprendere veramente azioni in favore del clima.</p>



<p>Tutto questo perché “our bodies are ecosystems, and the world is an ecosystem,” (i nostri corpi sono ecosistemi e il mondo è un ecosistema), ha affermato John Kerry, inviato americano per il clima: “if you poison our land and you poison our water and you poison our air, you poison our bodies (se avvelenate la nostra terra, se avvelenate la nostra acqua e se avvelenate la nostra aria, avvelenate i nostri corpi).<br>Anche Papa Francesco, che ha inviato a Dubai il Segretario di Stato Card. Pietro Parolin, ha auspicato che la COP28 sia un punto di svolta: manifesti una volontà politica chiara e tangibile, che porti a una decisa accelerazione della transizione ecologica, attraverso forme che abbiano tre caratteristiche: siano «efficienti, vincolanti e facilmente monitorabili.<br>*Economista</p>
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		<title>La piaga della corruzione</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2023/11/08/la-piaga-della-corruzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2023 14:49:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane* ∙ La corruzione è un “enorme ostacolo alla realizzazione di tutti i diritti umani”: così ha sottolineato l’Ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i diritti umani, affermando che trasparenza, responsabilità, assenza di discriminazione e partecipazione significativa sono mezzi efficaci per combattere la corruzione. La corruzione è definita dall’Organizzazione Transparency International di [&#8230;]</p>
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<p><strong>di Walter Frangipane</strong>* ∙ </p>



<p class="has-drop-cap">La corruzione è un “enorme ostacolo alla realizzazione di tutti i diritti umani”: così ha sottolineato l’Ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i diritti umani, affermando che trasparenza, responsabilità, assenza di discriminazione e partecipazione significativa sono mezzi efficaci per combattere la corruzione. La corruzione è definita dall’Organizzazione Transparency International di Berlino come “the misuse of entrusted power for private gain” (l’uso improprio del potere affidato a fini di lucro).</p>



<p>Un rapporto del 2019 del Fondo Monetario Internazionale (I.M.F.) ha rilevato che se tutti i Paesi (190 Stati membri) dovessero ridurre i livelli di corruzione, si potrebbe guadagnare 1 trilione di dollari di entrate fiscali andate perse, pari all’1,25% del P.I.L. globale. La corruzione è un problema che viene definito “malvagio” e investe tutti i Paesi del mondo ed è influenzata da fattori complessi di carattere politico, economico e sociale. Essa si manifesta in molte forme e trascende tutti i confini giurisdizionali. Sebbene raramente vi sia un’unica causa ben identificabile di corruzione, alcuni fattori possono contribuire alla sua manifestazione, tra cui la povertà, il basso status sociale ed economico dei funzionari pubblici e, in particolare, l’insufficiente o mancanza di meccanismi di trasparenza e responsabilità istituzionale.</p>



<p>Sotto questa luce, la corruzione ha preso piede come questione politica per molte organizzazioni internazionali. Negli ultimi due decenni, infatti, c’è stato un vero e proprio cambiamento nell’ambito delle Organizzazioni internazionali che si occupano in maniera specifica di corruzione. Questo cambiamento è stato determinato, in particolare, da una serie di fattori, tra cui l’aumento dei costi monetari influenzati dalla corruzione stessa, ma sopra tutto da una maggiore attenzione dei mass-media sulla corruzione, nonché dall’aumento della percezione pubblica della corruzione ritenuta a ben ragione come dannosa per la società. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="680" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/11/Corruzione2-copia-1024x680.jpg" alt="" class="wp-image-1745" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/11/Corruzione2-copia-1024x680.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/11/Corruzione2-copia-300x199.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/11/Corruzione2-copia-768x510.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/11/Corruzione2-copia-1536x1020.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/11/Corruzione2-copia.jpg 1980w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il tema della corruzione e del suo impatto sugli obiettivi di sviluppo, quindi, non è più relegato a mere conversazioni tra decisori politici e funzionari di governo, né viene disatteso nei pubblici discorsi, solo perché si ritiene che l’argomento sia abbastanza complesso o specificatamente politico. Anzi, le Organizzazioni internazionali hanno sviluppato politiche e pratiche anticorruzione, nonché istituzioni corrispondenti, per vigilare sul rispetto delle azioni e degli sforzi volti ad evitare la corruzione.<br>Il terreno più fertile ed ottimale &#8211; per così dire &#8211; per la prosperità della corruzione sembra essere, secondo l’opinione prevalente, il settore sanitario. L’appropriazione indebita dei bilanci della sanità pubblica e le tangenti nel processo di approvvigionamento farmaceutico, tanto per fare alcuni esempi, possono provocare sprechi che limitano l’accesso dei cittadini ai servizi sanitari e ai medicinali essenziali. Ma la corruzione non è una piaga che interessa soltanto il sistema sanitario italiano, ma tanti e tanti altri Paesi del mondo.</p>



<p>Infatti alcune “Organizzazioni internazionali”, come l’Organizzazione mondiale della sanità, il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite e altre, già da molto tempo stanno costruendo una base di prove su quali meccanismi di trasparenza e di responsabilità si possa ridurre quanto più possibile la corruzione nel sistema sanitario, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile per la buona salute e il benessere collettivo.</p>



<p>I rischi della corruzione nel sistema sanitario sono emersi più evidenti, ed in un certo senso sono stati amplificati, nel corso della pandemia del COVID in questi anni appena trascorsi, quando cioè i sistemi sanitari di tutto il mondo hanno dovuto far fronte a richieste senza precedenti e imprevedibili di sistemi che potenzialmente erano già fragili di per sé stessi. </p>



<p>Le rapide risposte delle Organizzazioni internazionali e dei governi, mentre tentavano di ridurre la diffusione della malattia, hanno creato condizioni altamente favorevoli al sistema corruttivo. Tali condizioni includevano la flessibilità nelle risposte, la semplificazione dei controlli sugli appalti, il rapido flusso di ingenti fondi e la necessità di risposte urgenti. Di conseguenza, corruzione e frode si sono rivelate sotto forme di truffe sui prezzi e su alcuni beni viziati e falsificati, come abbiamo potuto apprendere da varie inchieste anche qui in Italia e non solo. Tutto questo ha minacciato di minare la sostenibilità dei sistemi sanitari e probabilmente avrà impatti negativi che potrebbero persistere anche dopo il controllo dell’epidemia stessa.</p>



<p>In un’analisi più approfondita delle cause della corruzione, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha rilevato fra l’altro testualmente che “a weak governance is one of the fundamental leading causes of corruption” ovvero “una governance debole è una delle principali cause fondamentali della corruzione”. </p>



<p>Il “buon governo” (“good governance”) è visto, pertanto, come un quadro concettuale credibile per rendere operativi gli sforzi contro la corruzione, al fine di contribuire al raggiungimento di uno sviluppo sociale ed economico più sostenibile, che diventa realizzabile solo in un contesto sociale che consenta l’accesso dei cittadini alle informazioni e alle responsabilità della “governance”. Al contrario, la mancanza di “buon governo” va collegata, secondo le Organizzazioni internazionali, alla corruzione e alla non adeguata efficienza delle istituzioni; mentre il “buon governo” può eliminare la corruzione attraverso l’instaurazione dello stato di diritto e l’efficienza e la responsabilità del settore pubblico.<br>Infatti il “buon governo” ha notevole valore se viene considerato come condizione «sine qua non» per far progredire sistemi sanitari efficienti ed efficaci onde mitigare quanto più possibile la cattiva gestione. Esso è anche considerato uno degli elementi costitutivi chiave del sistema sanitario, perché può contribuire in maniera incisiva a garantire che siano messe in atto politiche adeguate, che ci sia un controllo efficace e che ci siano, inoltre, solidi meccanismi di responsabilità per la sua corretta progettazione e gestione.  Le varie complessità del sistema sanitario richiedono, quindi, approcci di “governance” su misura per identificare le vulnerabilità alla corruzione, agli sprechi, alla cattiva gestione e alle frodi. </p>



<p>Le azioni volte a prevenire la corruzione, che traducono i princìpi di buona governance, sono da considerare un “gold standard” per affrontare le vulnerabilità del settore. Certo la corruzione nel settore sanitario è meno probabile allorquando vi è un’ampia adesione allo stato di diritto, di trasparenza e di fiducia e in cui il settore pubblico è governato da codici di servizio efficaci e forti meccanismi di responsabilità. </p>



<p>La “good governance”, come anche la responsabilità e la trasparenza, consente ai cittadini di ritenere le autorità responsabili di migliori risultati di sviluppo, poiché incoraggia l’impegno civico nel processo decisionale, guida inoltre verso la creazione e l’attuazione di strategie per prevenire la corruzione. Naturalmente responsabilità e trasparenza camminano insieme. La responsabilità richiede trasparenza e viceversa. In questo caso, la trasparenza va intesa nel senso che i cittadini debbano essere informati su come e perché vengono prese le decisioni di politica pubblica. Ma per capire questo sono necessarie informazioni sulle procedure seguite e sui criteri utilizzati dai responsabili politici nell’assumere le decisioni stesse. Ovviamente comprendere il motivo per cui vengono prese le decisioni richiede la divulgazione delle informazioni attinte dai responsabili politici e la rivelazione degli argomenti addotti a favore oppure contro quelle determinate decisioni. La trasparenza della governance può essere ulteriormente intesa come il livello di accesso alle informazioni che la governance medesima mette a disposizione dei cittadini di quel territorio.</p>



<p>La trasparenza, in una situazione in cui le informazioni su un processo decisionale sono rese pubbliche e facilmente verificabili sia in termini di regole che di identità dei decisori, aumenta la probabilità di individuazione della corruzione. Inoltre, la trasparenza favorisce il rilevamento e riduce la probabilità di comportamenti corrotti, perché abbassa le barriere che impediscono le informazioni, consentendo il controllo e il monitoraggio e scoraggiando anche la corruzione.</p>



<p>La trasparenza, inoltre, facilita il coinvolgimento del pubblico, aumentando le opportunità per i cittadini di influenzare la spesa pubblica, le politiche e il processo decisionale della “governance”.<br>Gli sforzi anticorruzione e il buon governo spesso si intrecciano. Inoltre, il concetto di “buon governo” ha molti significati. Spesso questi significati si basano sui meccanismi attraverso i quali esso possa essere raggiunto, come la democrazia partecipativa, la trasparenza appunto, i servizi pubblici responsabili e resi efficienti nonché la presenza e l’applicazione dei diritti civili. Tuttavia mettere in atto questi meccanismi non è impresa così semplice!</p>



<p>* <em>Economista</em></p>
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		<title>Ripresa economica e inflazione</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2023/06/08/ripresa-economica-e-inflazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jun 2023 08:46:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane* ∙ Ancora dopo oltre un anno, la guerra in Ucraina continua a imperversare, mantenendo una grave minaccia alla sicurezza globale a causa delle imprevedibili conseguenze. Pesantissimo è il tributo di vite umane ed estremamente massiccia è la devastazione nell’area del conflitto: unanime è stata la condanna del conflitto da parte del G7 [&#8230;]</p>
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<p>di Walter Frangipane* ∙ </p>



<p class="has-drop-cap">Ancora dopo oltre un anno, la guerra in Ucraina continua a imperversare, mantenendo una grave minaccia alla sicurezza globale a causa delle imprevedibili conseguenze. Pesantissimo è il tributo di vite umane ed estremamente massiccia è la devastazione nell’area del conflitto: unanime è stata la condanna del conflitto da parte del G7 riunitosi in questi giorni a Hiroshima. L’impatto economico della guerra continua comunque a ripercuotersi in tutta l’Europa, e indirettamente anche nel mondo, contribuendo alle pressioni inflazionistiche e rallentando la ripresa post-pandemia. Sotto il profilo economico, la guerra ha causato l’aumento dei prezzi dell’energia e ha inasprito la carenza di cibo sopra tutto nei paesi deboli, mentre sotto il profilo politico ha ricompattato l’idea di Europa.<br>Purtroppo le ripercussioni del conflitto si son fatte sentire nelle Economie sviluppate, nei Paesi europei in particolare, che hanno dovuto far fronte ai prezzi dell’energia saliti alle stelle, creando timori sulla sicurezza energetica; ma le ripercussioni si sono viste anche a seguito dell’afflusso dei rifugiati ucraini nei Paesi confinanti alle aree del conflitto. Già l’aumento dell’inflazione nel 2022, allorquando la guerra in Ucraina è stata uno dei numerosi fattori che hanno contribuito ad aumentarla, ha eroso i redditi reali disponibili, spingendo quindi migliaia e migliaia di famiglie verso difficoltà economiche. L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e le interruzioni delle esportazioni di grano hanno portato all’accrescimento dell’incidenza dell’insicurezza alimentare e della fame sopra tutto nei Paesi africani. Questo in Italia non si è verificato, perché il nostro Paese è autosufficiente per poco più del 50% del suo fabbisogno di grano, ed infatti l’importazione del grano dalla Russia e dall’Ucraina non è fondamentale, anzi è del tutto marginale. Tuttavia l’Economia è messa a dura prova in diverse regioni della nostra penisola a causa della crisi climatica, che si sta manifestando dapprima con ondate di siccità, di incendi, e dopo, a seguire, con nubifragi, alluvioni, inondazioni, che continuano a causare ingenti danni economici ed umanitari, inducendo a proclamare lo stato di calamità, come possiamo osservare proprio in questo tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="607" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/06/Economia-1024x607.jpg" alt="" class="wp-image-1667" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/06/Economia-1024x607.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/06/Economia-300x178.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/06/Economia-768x455.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/06/Economia-1536x911.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/06/Economia.jpg 1980w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per quanto riguarda la “crescita economica”, non si può dire, tuttavia, che la guerra in Ucraina sia stata l’unico fattore alla base di una crescita economica in molti Paesi più lenta rispetto a quanto previsto per il 2022, crisi che proietta una visione non molto ottimistica per il 2023, sia pure non sfavorevole. Gli estesi blocchi e le concomitanti interruzioni della catena di approvvigionamento, l’esaurimento via via dei precedenti stimoli fiscali, unitamente al percorso più ripido del previsto della stretta monetaria da parte, in particolare, della Banca Centrale Europea, hanno rallentato la crescita economica che a fine periodo pandemico sembrava rivelasse segnali abbastanza incoraggianti. Si può, invece, dire che il conflitto è stato uno dei principali “driver” (impulso) del rallentamento economico nella seconda metà del 2022 in alcuni Paesi, anche europei, dal momento che sono state interrotte per qualche tempo le rotte di approvvigionamento e sono sopraggiunte ulteriori forti pressioni inflazionistiche a quelle in atto: tutto questo mentre le Economie, riaperte dopo i famosi blocchi e le restrizioni alla mobilità, erano lì ad assistere al rilascio della domanda repressa. </p>



<p>Le interruzioni nella fornitura di gas naturale all’Europa e il conseguente aumento dei prezzi del gas e dell’elettricità hanno influito non poco, inoltre, sui consumatori e sulle industrie manufatturiere. In diversi Paesi l’inflazione ha raggiunto livelli a due cifre nel 2022, non quindi per l’Italia, per cui il conflitto ha influenzato anche indirettamente le decisioni della politica monetaria. Sebbene gli esportatori di energia e materie prime abbiano in qualche modo beneficiato, e in qualche caso anche speculato, del miglioramento delle ragioni di scambio nel 2022, per molti Paesi i risultati economici nello stesso anno non si sono poi così rivelati come molti auspicavano, dopo la ripresa post pandemica. È questa una debolezza che si è ravvisata anche all’inizio del 2023, ma assolutamente non tale da presagire una recessione, come alcuni Economisti hanno paventato! L’Unione Europea si è mossa per tempo, ma sopra tutto l’Italia, rispetto ad altri Paesi Europei, iniziando dapprima con il governo Draghi e a seguire con il governo che si è formato dopo, al fine di aumentare gli acquisti di petrolio, di gas naturale e liquefatto da altre nazioni, portando al riempimento, con buon successo, degli impianti di stoccaggio del gas in particolare. I prezzi sono alquanto diminuiti rispetto ai picchi dei mesi scorsi, rimanendo comunque ben al di sopra delle loro medie storiche, ma sono diminuiti anche i consumi per via di un inverno relativamente mite. Di converso sono aumentati i prezzi di alcuni metalli come l’alluminio, il cobalto, il nichel, il palladio e il titanio, che hanno influito negativamente sulla produzione automobilistica ed elettronica, e potrebbero, peraltro, aumentare ancora a causa di eventuali pressioni sulla catena degli approvvigionamenti o a causa, non ultimo, della volatilità del mercato.</p>



<p>Sono aumentati, inoltre, come abbiamo avuto modo di riscontrare tutti nella nostra vita quotidiana, i prezzi di altri prodotti, come il pane, la carne, gli oli alimentari e i prodotti agricoli che ne hanno seguito la tendenza. Tuttavia gli aumenti progressivi dei prodotti alimentari hanno subìto poi un rallentamento grazie in primo luogo alla “Black Sea Grain Initiative” (Iniziativa del Grano dal Mar Nero), mediata da Nazioni Unite e Turchia, che ha permesso lo sblocco non solo delle esportazioni di grano dai porti ucraini, da cui l’Italia comunque registra &#8211; come detto &#8211; poca importazione, ma anche dei fertilizzanti per l’agricoltura; in secondo luogo perché si sono verificati dei buoni raccolti in Canada, Argentina, Brasile e Australia.</p>



<p>La guerra in Ucraina ha inevitabilmente contribuito a un’inversione del processo decennale di integrazione economica globale con interruzioni nelle catene di approvvigionamento di intere aree regionali e globali esistenti. Le diminuzioni del traffico marittimo e di quello aereo causate dal conflitto, compresi i voli passeggeri, hanno influito sul commercio internazionale e sul turismo. Naturalmente le stime del costo della frammentazione economica variano da Paese a Paese, a causa della riduzione dei flussi commerciali globali, il disaccoppiamento tecnologico, la minore diffusione delle innovazioni e il rallentamento della crescita della produttività.</p>



<p>Dallo scoppio della guerra in Ucraina, molti paesi sviluppati, in particolare l’Italia, hanno introdotto sanzioni economiche contro la Federazione Russa, con l’obiettivo di ridurre i legami economici di quel Paese con il resto del mondo. Numerose restrizioni sono state imposte a settori industriali chiave, vietando l’importazione di materiali e tecnologie, in particolare tecnologie e prodotti “dual-use” (i prodotti “dual use” sono quelli a “duplice uso” che, sebbene abbiano prevalentemente un utilizzo civile, potrebbero anche essere impiegati a scopi militari, come, per esempio: valvole, pompe, calcolatori, materiali elettronici, sensori e laser, materiale avionico, navale, aerospaziale): ovviamente sono compresi nelle restrizioni anche i semiconduttori. Le sanzioni hanno preso di mira in particolare la Banca Centrale della Federazione Russa, per cui gran parte del “cuscino di sicurezza” accumulato nel corso di molti anni è diventato fuori portata per le autorità russe. Anche il sistema di messaggistica SWIFT ha interrotto i collegamenti con diverse importanti banche russe. C’è da dire che le esportazioni russe sono cambiate notevolmente, con un incremento degli scambi con la Cina, l’India e la Turchia, ma a prezzi abbastanza scontati, per cui la Russia non ha più gli stessi grandi proventi derivanti da esportazioni, come negli anni passati.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="684" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/06/Inflazione-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-1668" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/06/Inflazione-1024x684.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/06/Inflazione-300x200.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/06/Inflazione-768x513.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/06/Inflazione-1536x1026.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/06/Inflazione.jpg 1980w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Resta il fatto che le prospettive di crescita economica sono ancora anemiche nell’ambito dell’Unione Europea, anche se l’Italia sta registrando qualche risultato positivo in percentuale maggiore rispetto agli altri partners europei. Però la resilienza post pandemica poteva costituire veramente una pietra miliare per la futura ripresa, ma nel nostro Paese &#8211; occorre dirlo &#8211; c’è spazio per l’ottimismo. Tuttavia le imprese dovranno affrontare una sfida triplice: la prima determinata da prezzi elevati dei fattori di produzione chiave, la seconda dall’inasprimento della politica monetaria, dal momento che Christine Lagarde e Luis de Guindos hanno già manifestato la propensione ad inasprirla per prevenire rialzi inflazionistici, altrimenti l’inflazione, a loro modo di vedere, potrebbe essere molto poco controllata, e la terza, ma non ultima, determinata dal particolare indebolimento della domanda, cosa questa che potrebbe rappresentare un significativo freno all’attività economica.</p>



<p>È probabile anche, ma non scontato, che le Banche Centrali possano continuare ad inasprire ancora la politica monetaria, anche se economicamente non è auspicabile, per combattere l’inflazione, per cui le imprese dovranno affrontare un contesto economico completamente diverso. Non si vedeva una simile concomitanza di fattori da anni, se non da alcuni decenni: tassi elevati, incertezze geopolitiche, insicurezza energetica e la necessità di ripensare le filiere globali. In mezzo a tutto questo, c’è la necessità di innovare, di proteggere l’ambiente, di diventare più inclusivi e di riqualificare la forza lavoro. Non esiste una tabella di marcia ad hoc, e quindi le imprese dovranno affrontare queste sfide in modo quanto più possibile agevole e prevedibile. Esse dovranno assumersi rischi maggiori e, come al solito, dovranno affrontare il peso delle loro decisioni e assumersi le loro conseguenti responsabilità. La sostenibilità a lungo termine di un’azienda non è mai stata così dipendente da questi fattori multidimensionali. Prendersi cura delle proprie posizioni di cassa in un contesto di condizioni finanziarie difficili è uno dei punti di partenza, ma questo potrebbe non essere sufficiente a garantire la sopravvivenza di un’azienda in questa nuova era. Essere, pertanto, preparati alla resilienza, all’integrazione, alla solidità finanziaria con un occhio alle persone e alla natura sarà obbligatorio. Il rischio della deglobalizzazione e dell’agire per soddisfare esclusivamente gli interessi di un’azienda è reale, ma non è nel migliore interesse per i lavoratori e per le loro famiglie che essi dovranno sostenere. Certo è ben facile a dirsi, ma ahimè è molto difficile a farsi, pertanto i veri imprenditori saranno chiamati all’azione come mai prima d’ora.</p>



<p>Da parte loro, i responsabili politici dovranno affrontare difficili compromessi per guidare le proprie economie attraverso le crisi attuali e sostenere una ripresa inclusiva e sostenibile. Le politiche macroeconomiche dovranno essere, quindi, attentamente calibrate per trovare un equilibrio tra lo stimolo alla produzione e il contenimento dell’inflazione, con un efficace coordinamento tra le politiche monetarie e fiscali che tengano lontana una eventuale recessione economica. Certo i rischi di errori politici possono esserci per qualunque compagine governativa, e potrebbero essere anche significativi, sopra tutto se pensiamo che le risposte che può dare la Politica Economica non sempre hanno la capacità di affrontare e limitare gli shock che non hanno un’origine economica: i gruppi socioeconomici molto vulnerabili ne risentirebbero non poco.</p>



<p>Per concludere, merita un breve accenno la situazione territoriale disastrosa in cui è piombata l’Emilia Romagna, a causa delle devastazioni: lì non si tratta di ripresa economica, ma di intera ricostituzione del territorio e del tessuto produttivo. Molte aree sono devastate, intere produzioni distrutte, colture pluriennali completamente annientate, per altre occorre ottimisticamente almeno un quadriennio per essere rimesse in produzione; molte famiglie hanno perso tutto, numerose imprese produttive sono veramente in ginocchio e tantissimi lavoratori non hanno più occupazione. Le risposte saranno immediate, e non potrebbe essere altrimenti, al fine di mettere in sicurezza dapprima il territorio e iniziare subito la ricostruzione, perché i danni sono ingentissimi e peraltro al momento non valutabili. Occorrerà trovare le risorse e si farà ricorso anche all’intervento del Fondo di Solidarietà Europea, ma non c’è da aspettarsi che i soldi arriveranno presto: bisogna comunque cominciare subito. Sarà importante snellire le lunghe procedure: la ricostruzione del ponte di Genova è di esempio!</p>



<p><em>*Economista</em></p>
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		<title>L’incognita della guerra pesa sull’Europa</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2023/01/24/lincognita-della-guerra-pesa-sulleuropa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2023 14:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane* ∙ La guerra ingiustificata &#8211; non provocata &#8211; che la Russia sta conducendo contro l’Ucraina ha avuto un forte impatto sui mercati energetici e alimentari.&#160;Già prima dell’invasione russa, nella fase post pandemica, l’Economia in Italia, come anche in Europa, aveva fatto emergere segnali di soddisfacente ripresa, pur avvertendo l’inizio di una spirale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Walter Frangipane* ∙ </p>



<p class="has-drop-cap">La guerra ingiustificata &#8211; non provocata &#8211; che la Russia sta conducendo contro l’Ucraina ha avuto un forte impatto sui mercati energetici e alimentari.&nbsp;<br>Già prima dell’invasione russa, nella fase post pandemica, l’Economia in Italia, come anche in Europa, aveva fatto emergere segnali di soddisfacente ripresa, pur avvertendo l’inizio di una spirale inflazionistica che si sta rivelando &#8211; ora &#8211; più alta di quanto si era verificato nei decenni trascorsi, a causa in primo luogo dell’aumento del costo della vita e dell’inasprimento delle condizioni finanziarie.&nbsp;</p>



<p>Purtroppo già sin dalla seconda metà dell’anno 2021 si è registrato un forte aumento dei prezzi dell’energia che ha investito l’intera Unione Europea, come pure altri Paesi non europei. Il prezzo dei carburanti, inoltre, è aumentato ulteriormente a seguito dell’aggressione della Russia contro l’Ucraina, come accennato in premessa, che peraltro ha anche creato preoccupazioni nei Paesi, in particolare quelli non sufficientemente dotati di fonti di energia, a causa della non piena sicurezza dell’approvvigionamento energetico nell’Unione Europea. La decisione della Russia di sospendere le forniture di gas a diversi Paesi, membri dell’U.E., ha ulteriormente influito sulla situazione degli approvvigionamenti.</p>



<p>L’inflazione, peraltro, ha raggiunto percentuali a due cifre, ed è auspicio di tutti gli operatori economici che nel 2023 ci sia una ripresa economica tale da ricondurre l’inflazione stessa a percentuali meno preoccupanti. Certo la politica monetaria in sé, sia dell’Italia che dei Paesi dell’Unione Europea, dovrebbe imprimere gli indirizzi necessari per ripristinare, per quanto possibile, la stabilità dei prezzi, mentre la politica fiscale dovrebbe tendere ad alleviare le pressioni sul costo della vita che si fa ogni giorno più sentire, pur mantenendo un atteggiamento in linea con la politica monetaria stessa. Peraltro la crescita salariale in Italia, ma anche in altri Paesi, è rimasta ben al di sotto dell’inflazione finora rilevata, per cui potrebbe anche verificarsi una situazione di “wage and price inflation ratcheting up” (aumento dell’inflazione salariale e dei prezzi).&nbsp;</p>



<p>La Banca Centrale Europea, su decisione di Christine Lagarde, ha già aumentato, come è noto, i tassi di interesse, ma lo hanno fatto anche altre Banche Centrali non europee, come la Federal Reserve negli U.S.A., con una sincronicità mai vista negli ultimi decenni e con una tendenza &#8211; si pensa &#8211; che proseguirà verosimilmente nel 2023, come azione di risposta all’inflazione. Tuttavia è opinione comune che l’aumento dei tassi non potrà non influire in qualche misura sulla crescita economica, non sottovalutando il rischio della recessione. Ma poi non è detto che le sole decisioni sull’innalzamento dei tassi possano fronteggiare l’inflazione, anzi potrebbero addirittura anche non bastare al fine di ricondurre gli indici inflazionistici ai livelli prima della pandemia.&nbsp;</p>



<p>Dal canto suo l’Italia dovrà portare avanti le riforme strutturali, affinché queste possano contribuire a sostenere la lotta contro l’inflazione e migliorare, si spera, la produttività, allentando i vincoli di approvvigionamento, e accentuando la cooperazione multilaterale del nostro Paese con quelli dell’Unione Europea, ma non solo con quelli. Inoltre è oltremodo necessario accelerare la transizione verso l’auspicata “green energy” (energia verde) e prevenire la frammentazione.&nbsp;</p>



<p>Rimane aperta per l’Unione Europea, e per l’Italia che vi fa parte a pieno titolo, l’incognita della guerra della Russia contro l’Ucraina, i cui effetti toccano anche noi. Si potrebbe dire sinteticamente che a seguito dell’invasione della Russia nel cuore dell’Europa si sono aperti tre macro-scenari.</p>



<p>Per quanto riguarda il primo, ovvero “l’indipendenza energetica”, i leaders dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea si sono immediatamente mossi e, con la dichiarazione di Versailles nel marzo 2022, hanno concordato di eliminare gradualmente la dipendenza dei Paesi Europei dai combustibili fossili russi il più presto possibile. Il Consiglio Europeo del 30 e 31 maggio 2022 ha poi concordato il divieto di circa il 90% di tutte le importazioni del petrolio russo entro la fine del 2022 anche quello fornito attraverso gli oleodotti.</p>



<p>Tenendo conto dei diversi mix energetici, delle condizioni e delle circostanze dei Paesi membri dell’Unione Europea, i leaders hanno chiesto di diversificare ulteriormente le fonti nonché le rotte di approvvigionamento energetico, accelerando in particolare le energie rinnovabili e migliorando ulteriormente l’efficienza energetica. Il 6 ottobre 2022 i Paesi dell’Unione Europea hanno sollecitamente adottato un regolamento per affrontare i prezzi elevati di energia, al fine di aiutare i cittadini e le imprese più colpiti dalla crisi energetica. Tale regolamento prevede tre misure di emergenza: la riduzione del consumo di energia elettrica, la limitazione dei ricavi delle imprese di energia, limitazioni che &#8211; secondo notizie raccolte in questi ultimi giorni &#8211; potrebbero essere in Italia ancora più incisive, sopra tutto per i profitti extra, nella formulazione in atto della nuova bozza della legge di bilancio, e contributi di solidarietà alle imprese di combustibili fossili. Inoltre sono state presentate sollecitazioni per misure aggiuntive come acquisti congiunti volontari di gas, un nuovo “benchmark” di gas complementare (si tratta cioè di uno strumento per valutare quali siano i rischi tipici del mercato delle energie, così come avviene più o meno per i mercati finanziari), un corridoio di prezzo dinamico temporaneo sulle transazioni di gas naturale, e un “temporary framework” (un quadro comune europeo temporaneo) per valutare nel suo insieme e limitare il prezzo del gas nella produzione di elettricità.<br>Un secondo scenario, altrettanto importante come quello energetico, che si riflette in maniera preoccupante sui Paesi poveri e di riflesso, ma in misura inferiore sui Paesi europei, se non fosse per il rischio di un’accelerazione dei flussi migratori, è rappresentato dai mercati alimentari.&nbsp;</p>



<p>L’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina ha avuto e continua ad avere un impatto diretto sulla sicurezza alimentare globale e sull’accessibilità economica. Grazie alla Politica Agricola Comune (la così detta C.A.P. Common Agricultural Policy), la disponibilità di alimenti, mangimi e fertilizzanti non è una preoccupazione poi così importante nell’Unione Europea, la quale è ampiamente autosufficiente e quindi si può immaginare che il suo mercato unico riesca ad assorbire gli shock alimentari, garantendo la sicurezza alimentare appunto per i cittadini dell’Unione Europea nonché il sostegno al reddito per gli agricoltori europei. Tuttavia, la riduzione delle importazioni di mais, di frumento, di olio e farine di semi di colza e di girasole dall’Ucraina ha un impatto, in particolare, sui prezzi dei mangimi e sull’industria alimentare. Con i prezzi di mercato elevati e le tendenze inflazionistiche derivanti dalla guerra in Ucraina, la principale preoccupazione dei Paesi dell’Unione Europea rimane sempre e comunque l’accessibilità economica.&nbsp;</p>



<p>Pertanto la Russia, usando come arma le esportazioni alimentari dal Mar Nero, è l’unica responsabile della crisi alimentare che si sta verificando nei Paesi africani, accentuando la loro instabilità politica. Di conseguenza le sanzioni dell’Unione Europea sono state specificatamente progettate in modo tale da non prendere di mira i prodotti alimentari e agricoli. Per tale ragione il Consiglio ha invitato gli Stati membri a collaborare per affrontare l’insicurezza alimentare globale attraverso quattro linee d’azione: la solidarietà attraverso i soccorsi di emergenza e il sostegno all’accessibilità economica, la promozione della produzione sostenibile, la resilienza e la trasformazione del sistema alimentare cercando di facilitare il commercio e aiutando l’Ucraina a esportare prodotti agricoli anche attraverso rotte alternative, al fine di sostenere il commercio globale.&nbsp;</p>



<p>Ferma è stata, inoltre, la condanna per la distruzione e l’appropriazione indebita da parte della Russia della produzione agricola dell’Ucraina, e ancora più fermo è stato l’invito alla Russia stessa di porre fine agli attacchi alle infrastrutture di trasporto e a quelle energetiche. Il terzo scenario è rappresentato dalla mobilità delle persone oltre che delle merci. L’invasione dell’Ucraina ha avuto, infatti, un impatto significativo sulla mobilità delle persone e delle merci nell’Unione Europea attraverso tutte le modalità di trasporto. Tra i problemi principali ci sono le forniture di carburante e il conseguente aumento del prezzo, nonché i problemi logistici legati ai valichi di frontiera e alle restrizioni dello spazio aereo. </p>



<p>Inoltre, le importazioni di beni e il grande afflusso di rifugiati ucraini verso i paesi dell’Unione Europea hanno accentuato le problematiche operative nel settore migratorio. In termini di solidarietà con i rifugiati ucraini, i Paesi dell’Unione Europea hanno attuato una serie di misure, come l’istituzione di “hub” (centri) di trasporto e di informazione ai principali valichi di frontiera e l’agevolazione del trasporto di aiuti umanitari.</p>



<p>I ministri dei Paesi dell’Unione Europea, ognuno in relazione alla propria sfera di competenza, hanno proceduto a uno scambio di opinioni sulla situazione in Ucraina e sui suoi effetti durante le varie riunioni del Consiglio. Essi hanno inoltre espresso pieno sostegno alle iniziative della Commissione in varie direzioni e cioè: la creazione di corsie di solidarietà per ottimizzare quanto più possibile le catene di approvvigionamento e i controlli tra l’Ucraina e l’Unione Europea e individuare nuovi percorsi di trasporto, anche attraverso Paesi non aderenti all’Unione, come la Moldavia; un piano di emergenza per rafforzare la resilienza dei trasporti in tempi di crisi. Lo scambio di opinioni si è incentrato sopra tutto sulla valutazione delle diverse possibilità per rimuovere gli ostacoli e attuare al meglio gli impegni assunti nel settore dei trasporti per far fronte alle sfide poste dalla guerra in Ucraina.</p>



<p>In sostanza la guerra della Russia contro l’Ucraina, comunque e quando finirà, ha già creato una serie di ripercussioni sulla crisi finanziaria sopra tutto sui mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo.<br>Per quanto riguarda il nostro Paese, anni e anni di procrastinazione per l’approvvigionamento delle risorse energetiche, di cui il nostro apparato industriale, sopra tutto le nostre imprese energivore, ha fondamentale bisogno, hanno trasformato una situazione che avrebbe potuto essere una transizione graduale verso una società più a emissioni zero in una che probabilmente sarà molto più impegnativa.<br>Entro la fine del decennio l’economia globale dovrà emettere il 25% in meno di gas serra rispetto al 2022, per avere la possibilità di raggiungere gli obiettivi fissati a Parigi nel 2015 ed evitare così catastrofiche perturbazioni climatiche.&nbsp;</p>



<p><em>* economista</em></p>
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		<title>Riflessioni sulla crisi economica e alimentare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 07:32:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane* ∙ L’invasione russa dell’Ucraina ha posto in particolare risalto, in questo tempo, il peggioramento dell’insicurezza alimentare “food insecure” che non è propriamente la crisi alimentare “food crisis”, anche se ha una stretta correlazione con essa. Intanto il termine insicurezza alimentare è specificamente definito come “il non avere un accesso coerente a cibo [&#8230;]</p>
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<p>di Walter Frangipane* ∙ </p>



<p class="has-drop-cap">L’invasione russa dell’Ucraina ha posto in particolare risalto, in questo tempo, il peggioramento dell’insicurezza alimentare “food insecure” che non è propriamente la crisi alimentare “food crisis”, anche se ha una stretta correlazione con essa. Intanto il termine insicurezza alimentare è specificamente definito come “il non avere un accesso coerente a cibo abbastanza nutriente, conveniente e culturalmente appropriato a causa della mancanza di denaro e di altre risorse”, e può avere in termini economici diverse variabili, come la temporaneità o la lunga durata e può comportare, inoltre, problemi multipli e sovrapposti come l’isolamento sociale, la mancanza di alloggi a prezzi accessibili, salari bassi, spese mediche elevate etc. Ma al di là delle varie disquisizioni economiche, l’insicurezza alimentare, seppure già latente da oltre un decennio, è emersa con la crisi alimentare “food crisis” a seguito della fase post pandemica.</p>



<p>L’inflazione interna dei prezzi alimentari è aumentata in molti paesi, Italia compresa. Nei Paesi a basso reddito l’inflazione è aumentata in modo significativo, in particolare in quelli con valute deboli e con elevata dipendenza dalle importazioni alimentari, come pure in quelli in cui si è verificata la chiusura delle frontiere, a causa dei vari conflitti, peraltro presenti oltre i confini meridionali del nostro Paese, a motivo dell’insicurezza, della carenza delle precipitazioni, cioè della siccità, oppure, al contrario, delle inondazioni e dei cicloni. Ma ha influito anche l’aumento stesso della popolazione in quei paesi che soffrono la crisi alimentare, nonché altre variabili in quei Paesi che hanno interrotto i flussi commerciali, poiché le condizioni meteorologiche estreme hanno gravemente ridotto la produzione e le disponibilità alimentari. Questi fattori macroeconomici hanno avuto un forte impatto sul potere d’acquisto delle famiglie più povere, molte delle quali stavano ancora subendo perdite di posti di lavoro e di reddito a causa delle restrizioni legate alla pandemia.</p>



<p>La pandemia stessa, peraltro, ha creato tensioni nella catena degli approvvigionamenti e le interruzioni convergenti hanno fatto salire di non poco i prezzi dei generi alimentari, come possiamo riscontrare anche noi nel nostro vivere quotidiano. In questo particolare momento l’accesso al cibo è chiaramente una preoccupazione urgente per i milioni di ucraini, in preda a questa tragica invasione, i quali vogliono innanzitutto riconoscere questa fondamentale priorità in prima linea. Ma la guerra in Ucraina minaccia anche di sconvolgere il sistema alimentare che dipende dalle aree vicine al Mar Nero, per cui la zona di conflitto scuote sostanzialmente importanti pilastri del sistema alimentare in un ampio contesto, tra l’altro molto complesso. Nel sistema alimentare globale, i precedenti scenari di domanda e di offerta erano per lo più legati a eventi meteorologici, come poc’anzi accennato, mentre altri eventi erano legati alla sola offerta. Negli ultimi anni, la pandemia globale ha chiaramente messo alla prova il sistema di resilienza alimentare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/07/Agricoltore-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-1422" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/07/Agricoltore-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/07/Agricoltore-1-300x200.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/07/Agricoltore-1-768x512.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/07/Agricoltore-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ma ora ci troviamo in una situazione inimmaginabile: una guerra di questa portata in Europa, in un polo di approvvigionamento alimentare così critico, sopra tutto quando si tratta di grano e fertilizzanti, nelle aree sopra citate. L’invasione russa dell’Ucraina ha creato “a whiplash effect in the food supply chain”, cioè “un effetto di colpo di frusta sulla filiera alimentare”, considerato che le regioni dell’Ucraina e della Russia rappresentano il 30% delle esportazioni globali di grano e il 65% di girasole, nonché di altri cereali. Pertanto, se l’invasore non accenna a interrompere la guerra, il sistema alimentare potrebbe precipitare in una crisi globale senza precedenti, dal momento che venendo compressi i comparti alimentari, ancorché connessi, la riduzione dell’offerta, se non addirittura l’interruzione a causa del blocco dei porti del Mar Nero, avrebbe un impatto sul prezzo dei restanti mercati mondiali e sarebbe notevole. Ci sono molti Paesi, sopra tutto in Africa, l’Egitto in prima fila, che fanno affidamento sul grano dell’Ucraina, per cui lo shock alimentare desta preoccupazione, considerato che si potranno verificare ondate migratorie molto importanti, che investiranno in primo luogo l’Italia, oltre altri Paesi prospicienti il Mediterraneo.</p>



<p>La preoccupazione dei Paesi mediterranei, infatti, in particolare dell’Italia, esisteva in realtà già da tempo, considerato che nei Paesi africani la malnutrizione era già a livelli molto critici, a causa della crisi alimentare globale, guidata da una complessa interazione di fattori, tra cui cibo di scarsa qualità dovuto alla grave insicurezza alimentare, le pessime pratiche di alimentazione dei bambini, vittime di una forte presenza di malattie infettive, di scarsità di servizi igienici, dalla prevalente carenza di acqua e di pressoché inesistente assistenza sanitaria. </p>



<p>Ma ora, nel momento contingente, gli agricoltori ucraini saranno in grado di procedere in questi mesi con la semina di alcuni cereali (orzo, mais, girasole etc.)? O perlomeno lo saranno in grado tutti? Anche perché bisogna tener conto che la catena di approvvigionamento di questi prodotti agricoli è un po’ complessa rispetto alla catena degli approvvigionamenti di altri prodotti dell’agricoltura, in quanto ci sono delle finestre specifiche: preparazione del campo, semina e poi raccolta; mentre per la semina del grano ci sono altre finestre, il periodo è luglio-agosto. Ma poi il conflitto prolungato avrebbe implicazioni anche sulla produzione successiva, quella del frumento invernale. Tuttavia anche se venisse attuata la semina, ci sarebbero dopo problemi su problemi, al momento della raccolta. Quelle Regioni produttive rappresentano, secondo alcune stime, circa 105 milioni di tonnellate di merci che sono ingombranti e richiedono il trasporto tramite navi attraverso i porti del Mar Nero, che sono danneggiati, o addirittura minati a causa della guerra, né si può pensare di sostituire in maniera piena la logistica marittima, come alternativa, con quella ferroviaria o stradale: hanno portate diverse! </p>



<p>Se già pensiamo che, dopo la pandemia, molti prodotti alimentari come il grano, per esempio, hanno già subito degli aumenti nel continente Nord Americano, cosa dobbiamo pensare per i prodotti cerealicoli provenienti dall’Ucraina e dalla Russia? I riflessi della carenza di quei prodotti e del presumibile aumento dei prezzi, naturalmente, sarebbero imprevedibili. Un colpo così diretto della guerra a quel particolare mercato di approvvigionamento ha un collegamento diretto con la sicurezza alimentare. Non possiamo dimenticare che il pane è stato nel recente passato un fattore importante nei disordini sociali in molti Paesi emergenti. Infatti l’aumento del prezzo del grano è stato la principale fonte della ben nota “Primavera Araba”.  </p>



<p>Ma la guerra della Russia contro l’Ucraina è solo un iceberg, e questo non è poco, dal momento che rappresenta ora il fattore principale dell’insicurezza alimentare, se solo pensiamo che la crisi alimentare si è fatta sentire già dopo la pandemia con l’aumento dei prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti, che incidono sul sistema eco-alimentare globale. Abbiamo visto a tal proposito disordini anche in alcuni Paesi europei come la Grecia. Infatti l’aumento dei prezzi si è immediatamente riversato in primis su quello del grano, cresciuto tra il 2020 e il 2021 del 18%!</p>



<p>Naturalmente la preoccupazione maggiore è determinata dalla crisi economica che abbraccia l’inflazione dei prezzi e l’inflazione dei costi: entrambi scuotono la catena degli approvvigionamenti e non solo quelli alimentari, per cui è difficile prevedere dove la crisi ci porterà, sopra tutto se si aggiungono le cause e gli effetti geopolitici e gli eventi correlati. Peraltro è già evidente il rallentamento dell’Economia se si guarda come la crescita sia debole ed il rischio della “stagflation” (cioè l’inflazione combinata con una crescita economica molto bassa) non sembra poi così remoto, se Christine Madeleine Lagarde ha annunciato il 9 giugno che la Banca Centrale Europea (BCE) alzerà i tassi di interesse, per la prima volta dopo dieci anni!</p>



<p>Anche la Federal Reserve (la Banca Centrale degli Stati Uniti), è sullo stesso orientamento, che peraltro appare un po’ drastico dopo il lontano novembre del 1994, e potrebbe addirittura far seguire un altro rialzo entro la fine del 2022, probabilmente perché in quel Paese forse non si è poi così tanto sicuri di mantenere l’inflazione nei tetti programmati. C’è da dire però che sicuramente non avremo, se ci sarà, la medesima “stagflation” degli anni 70, quando l’Economia era basata principalmente sul dollaro, che all’epoca era abbastanza debole, anche perché le Banche Centrali hanno ora chiari mandati sul controllo della stabilità dei prezzi da parte dei rispettivi governi. Governi che dovranno fronteggiare con vigore la crisi in atto, incoraggiando la produzione e valutare la possibilità di apportare cambiamenti nella politica monetaria e fiscale, riservando molto rispetto per le classi più fragili, in quella climatica e non ultimo nella gestione del debito pubblico. Non sarà facile perché l’aumento dei prezzi dell’energia abbasserà i redditi reali, aumenterà i costi di produzione, inasprirà le condizioni finanziarie e limiterà la politica macroeconomica, sopra tutto nei paesi importatori di energia, come l’Italia. Ma è nei Paesi più vulnerabili che la crisi si manifesterà con più pesantezza e questo ci riguarda molto, perché dovremo fare i conti con il peggioramento della situazione dei rifugiati, e inoltre con una significativa diminuzione dell’esportazione di merci particolari verso quei Paesi che ne hanno più bisogno, con conseguente riduzione del commercio alimentare.</p>



<p>Più in generale, allora, ogni Paese, Italia compresa, dovrà fare affidamento di più sulle proprie riserve, davanti a una fornitura globale ridotta, ma bisognerà evitare gli errori del passato, in particolare quelli di una precedente crisi alimentare di un decennio fa. Bisognerà, inoltre, ripensare all’equilibrio cibo e carburante e sopra tutto essere molto oculati nell’utilizzo delle riserve strategiche. <br>La situazione richiede più che mai delle azioni su vasta scala, proiettate verso sistemi alimentari sostenibili, e laddove la disponibilità di cibo è limitata dalle importazioni o ridotta a causa di prezzi più elevati, bisognerà fornire sostegno agli agricoltori per accrescere la loro produttività, per migliorare l’accesso ai mercati, per diversificare i mezzi di sussistenza delle comunità rurali, ma sopra tutto migliorare la resilienza agli shock alimentari.</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Economista</li></ul>
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		<title>Le “conseguenze economiche della crisi bellica”</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2022/05/19/guerra-ucraina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 13:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane ∙ La guerra della Russia contro l’Ucraina porterà l’economia mondiale verso una nuova crisi. La ripresa economica che con tanta fatica cominciava a muovere nuovi passi, dopo la pandemia del COVID, è come se venisse ora in un certo senso soffocata non poco dalle conseguenze causate dall’evento bellico che si colloca a [&#8230;]</p>
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<p>di Walter Frangipane ∙</p>



<p class="has-drop-cap">La guerra della Russia contro l’Ucraina porterà l’economia mondiale verso una nuova crisi. La ripresa economica che con tanta fatica cominciava a muovere nuovi passi, dopo la pandemia del COVID, è come se venisse ora in un certo senso soffocata non poco dalle conseguenze causate dall’evento bellico che si colloca a ridosso dei confini dell’Unione Europea. Non è chiaro quello che avverrà dopo, nessuno può fare previsioni, però la storia insegna che le crisi e le guerre cambiano molto, se non proprio tutto. Infatti già dopo la seconda guerra mondiale, dalle rovine della vecchia Europa è emerso un nuovo ordine globale, la creazione dell’O.N.U., il Piano Marshall etc., con l’obiettivo della ripresa del vecchio continente e sopra tutto nel tentativo di evitare che gli effetti di una guerra, che erano stati così devastanti, come era successo con la seconda guerra mondiale, si ripetessero. Certo non sono mancate le crisi finanziarie nei decenni successivi; i governi, sopra tutto dopo la crisi finanziaria globale dal 2007 al 2009, hanno rafforzato il controllo sui mercati e sulle banche e sulla complessità dei loro prodotti.  La pandemia di COVID-19 ha indotto ad aprire nuove frontiere, dissolvendo le preoccupazioni che erano ancora radicate avverso la digitalizzazione, poiché fra l’altro sempre più persone sono finalmente arrivate ad apprezzare i vantaggi del lavoro a distanza. Ma ora la guerra è comparsa proprio in Europa, voluta da un uomo il quale ha ritenuto di non poter accettare l’evolversi della storia di alcuni popoli europei, e quindi di voler correggere gli errori politici – secondo il suo modo di leggere la storia – nell’evoluzione della storia stessa dal recente passato post-bellico. </p>



<p>Si tratta di un uomo che ha ahimè in mano il potere e il controllo pieno di un Paese che rappresenta una super potenza economica militare e nucleare, dotata di sovrabbondanti risorse minerarie. Ma tutte le ricchezze che sono state realizzate attraverso la vendita delle materie prime provenienti dal sottosuolo non sono state messe bene a frutto per allineare il Paese e metterlo al passo con quei Paesi che hanno dato forte spinta al progresso tecnologico, perché sono state invece destinate verso obiettivi strategici  militari nonché, con grande copiosità e dispendio di risorse finanziarie, in particolare verso lo sperpero della ricchezza in beni come yacht lussuosissimi, grandi proprietà immobiliari sparsi nel mondo occidentale sopra tutto, verso considerevoli partecipazioni in importanti imprese strategiche, verso l’acquisizione di prestigiose squadre di calcio etc. da parte degli oligarchi di quel Paese. Ora stiamo a guardare tutti attoniti e preoccupati a una guerra condotta molto brutalmente (distruzione di ospedali, scuole, di asili, di condomini, di palazzi, strade, impianti di produzione di beni primari e non, morte di civili, di donne, di bambini, oltre che dei contrapposti belligeranti, con tutti gli orrori che via via si scoprono e si scopriranno e con tutti i crimini nel “crimine” qual è la guerra) e senza che alcuno possa farsi una chiara idea di chi porrà fine al conflitto e in che modo: ma fino a che punto è pronto ad andare avanti o a fermarsi il capo del Cremlino?</p>



<p>Stiamo assistendo su un altro versante anche all’unità tra i paesi occidentali determinati a imporre sanzioni della massima severità e sempre più crescenti. Il rublo è ormai traballante con rischio di precipitare, i rating del credito stanno raggiungendo, se non hanno raggiunto già, lo status quasi di spazzatura e gli investitori finanziari stanno lasciando il paese a nugoli. Ma queste sanzioni produrranno gli effetti desiderati, anche se non immediatamente? Le sanzioni stanno veramente colpendo i vertici di quel Paese, lasciando sempre meno spazio alle loro manovre economiche? O piuttosto sono ancora una volta le persone comuni che stanno soffrendo le conseguenze delle sanzioni? Chiuse alcune fabbriche perché non arrivano dall’estero gli “hi tech” e componenti assimilati come i microchip, quelli cioè importanti delle automobili (già carenti peraltro in Europa nel post pandemia), chiuse alcune catene internazionali (Coca, iPhone, Levi’s, McDonalds, malamente rimpiazzata, etc.) Allo stesso tempo è anche vero che i Paesi dell’Europa occidentale stanno soffrendo. Infatti a causa della forte dipendenza dal petrolio ma sopra tutto dal gas russo, tutti sono preoccupati di come proteggere le loro industrie dalle ricadute della diminuzione delle forniture di combustibili fossili. </p>



<p>Molti europei stanno già pensando al prossimo inverno 2022-2023, perché il gas russo non si rimpiazza in pochissimi mesi. Le preoccupazioni emergono via via nella vita di tutti i giorni, sopra tutto se si innesca la preoccupazione dell’aumento dei prezzi dei carburanti, cosa questa riconducibile notoriamente alle forti speculazioni all’avvio della fase post pandemica, anziché alla crisi bellica russo-ucraina. Ma in un quadro economico complessivo e globale potremmo essere solo all’inizio, presumibilmente! Alcuni elementi, per esempio il nichel, che è essenziale per la produzione dell’acciaio è fornito in larga misura dalla Russia, ha avuto un aumento in poco tempo del 50%. Si potrebbero fare altri esempi come il palladio, l’alluminio, neon, xeno e via di seguito: di tutti questi la Russia è il principale produttore e bisognerà, quindi, rivolgersi altrove per approvvigionarsi. Per non parlare dei prodotti alimentari (grano e mais provenienti dall’Ucraina, in particolare, le cui coltivazioni sono distrutte a causa dei bombardamenti). Sembra, altresì, profilarsi “a perfect storm for the global economy” (una tempesta perfetta per l’economia globale), come ha scritto un prestigioso giornale economico inglese. Tutto questo in una situazione in cui molte risorse finanziarie di tanti Paesi sono state per così dire assorbite per il sostegno alle famiglie e alle imprese a causa della pandemia. A questo punto ci si pone in Europa la domanda: come finanziare “the rescue funds” (i fondi di salvataggio) nonché “the economic stimulus packages” (i pacchetti di stimolo economico) che appena si profilano? </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2022/05/Ucraina-1024x524.jpg" alt="" class="wp-image-1359"/></figure>



<p>Alcuni governi dell’Unione Europea, come anche quello italiano, e in particolare la Germania, la più dipendente dal gas russo, stanno approntando celermente dei “piani” per distaccare le economie dai prodotti energetici russi. A dire sembra facile, a fare è invece molto complicato, anche perché riempire gli stoccaggi del continente europeo anziché di gas russo, che arriva attraverso i gasdotti, ma di G.N.L. “Gas Naturale Liquefatto (in inglese L.N.G Liquefied Natural Gas) avrà un costo enorme. Infatti il gas deve subire dei processi di raffreddamento e condensazione affinché il volume diminuisca di 600 volte, al fine di poter essere trasportato con le metaniere, ma poi arrivato ai terminali di destinazione dovrà essere immagazzinato e destinato ai rigassificatori per essere poi immesso nella rete di distribuzione del gas: si comprende bene la lievitazione dei costi.   Certamente la Russia, al di là delle diatribe sul pagamento del gas in rubli anziché in euro o in dollari, ci penserà mille volte prima di chiudere i suoi gasdotti verso l’Europa, e comunque non prima di aver realizzato altre condutture verso la Cina, come sta già facendo, la quale è molto desiderosa di assicurarsi le materie prime che non ritiene sufficienti di avere sul proprio territorio e che sono ad essa necessarie per allargarsi su nuovi mercati. </p>



<p>Indubbiamente non è per niente semplice ferire economicamente e in maniera molto incisiva il capo del Cremlino, che è ben accomodato su una grossa pila di denaro contante accumulato per tempo, con pochi debiti da saldare, e che sta realizzando nuove alleanze economiche con i Paesi orientali. A soffrire molto, a causa delle sanzioni, è sopra tutto l’Europa, cioè chi le sanzioni le ha messe in atto, più che gli U.S.A., che hanno maggiore autonomia rispetto a noi, ma questo non significa che non dobbiamo affrontare sacrifici ulteriori, pur di essere solidali con un popolo aggredito, che stava assaporando la libertà e la democrazia, dopo la cortina di ferro, come del resto hanno fatto i Paesi europei e fra cui anche l’Italia. Le ricadute dell’invasione russa ridurranno la crescita globale dei Paesi europei e aumenteranno l’inflazione nel prossimo anno, mentre l’impatto dell’embargo verso quel Paese è, secondo molti analisti di geo-politica, un prezzo che vale la pena pagare!  Pertanto affrontare l’immediato futuro diventa oltre modo più difficile, perché bisogna comunque risolvere altri problemi urgenti dell’umanità, quali fra l’altro la lotta al cambiamento climatico, in un momento in cui le Economie dei Paesi occidentali sono ferite dalla crisi bellica e in un momento in cui ci sono perplessità che l’Economia possa avere quei livelli di crescita auspicati e che peraltro si erano già delineati con la ripresa economica, dopo la fase pandemica.  E quindi, in termini costruttivi, ma anche in un certo senso sintetici, cosa si può immaginare sulle probabili conseguenze dell’invasione russa in Ucraina e sulle risposte dei Paesi occidentali? Senza dubbio le sanzioni economiche e finanziarie porteranno nei mesi a venire la Russia verso la recessione, non si può supporre, però, quanto possa essere profonda o no la recessione in quel Paese, di cui non si conosce molto, ma i primi effetti inizieranno già a farsi sentire fra un po’, come i gravi vincoli di cambio, per la caduta del rublo, la massiccia carenza di beni in diversi settori dell’Economia russa, le aspettative delle famiglie le quali vedranno che le cose andranno a peggiorare anziché a migliorare. </p>



<p>Ma anche l’Occidente ha già avvertito “the stagflationary blowblack” cioè il contraccolpo della “stagflationary”: è così definita una sorta di inflazione che può essere più o meno forte se combinata con una crescita economica bassa se non addirittura negativa.</p>



<p>Si delineano anche in Italia, oltre che nei Paesi dell’Unione, delle interruzioni sulle catene degli approvvigionamenti, l’aumento dei costi di trasporto, l’aumento del costo delle materie prime, anche di quelle alimentari e conseguente aumento dei prezzi, per cui gli importatori di materie prime appunto avranno grande difficoltà a trasferire ai consumatori l’aumento dei costi, mentre i produttori delle materie prime (all’estero in particolare) avranno ampi guadagni dall’aumento dei prezzi; molte aziende che esportavano in Russia subiranno significativi cali di produttività con rischio di perdite economiche determinate dalla gestione produttiva in senso lato e da quella corrente e funzionale in senso stretto. Anche l’Europa, e non solo la Russia, potrebbe quindi rischiare di dover affrontare la recessione ed è quella che forse soffrirà di più, più degli stessi Stati Uniti d’America, i quali hanno maggiori capacità di resilienza rispetto all’Europa.</p>



<p>La guerra in Ucraina arriva in un particolare momento in cui già l’inflazione, a seguito della fase pandemica, cominciava a profilarsi nelle Economie globali, ma ne soffriranno non poco le economie fragili dei Paesi in via di sviluppo che potrebbero correre il rischio di dover fronteggiare sommosse e rivolte a causa della mancanza di cibo e dell’aumento dei costi, non potendo più approvvigionarsi di materie prime alimentari come i cereali, il grano, il mais, i girasole etc. che provenivano, prima della crisi bellica, dall’Ucraina in particolare e dalla Russia, per la chiusura dei porti e la distruzione sopra tutto in Ucraina di intere aree di coltivazione. Certo, anche se la guerra finisse domani, ci vorranno probabilmente alcuni anni prima che le Economie possano riprendersi pienamente. La Russia, da un lato, avrà molte difficoltà a ristabilire legami economici, finanziari ma anche politico istituzionali con gli altri Paesi del mondo, in particolare con l’Occidente, e potrebbe perdere i suoi mercati con l’Occidente stesso e di conseguenza il tenore di vita del popolo russo ne risentirà molto. Dall’altro lato anche l’Ucraina, che è la più duramente colpita sia in termini umani che infrastrutture fisiche completamente danneggiate, non potrà che aspettarsi un massiccio sostegno esterno per la sua ricostruzione e per realizzare nuove relazioni politiche ed economiche sia all’interno che con l’Estero. Ma già sin da subito l’Europa e tutto l’Occidente dovranno lavorare sui Piani di Ripresa che vanno rimodulati in conseguenza della crisi bellica, che ha già provocato migliaia e migliaia di morti e l’escalation non sembra fermarsi se l’aggressore non si ferma, dovrà inoltre soprassedere per qualche annetto anche al patto di stabilità a causa della crisi umanitaria, che tuttavia ogni Paese dell’Europa non potrà affrontare da solo, e dovrà escogitare altre misure. Le risposte dovranno essere naturalmente tempestive.</p>
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