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	<title>Economia Archivi | www.alpluraleonline.it</title>
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	<description>Periodico Mensile Al Plurale &#124; UNISIN</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 Feb 2026 10:20:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Economia Archivi | www.alpluraleonline.it</title>
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		<title>La sostenibilità ambientale e la Green Economy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Santacroce]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 10:20:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Nino Santacroce • A partire dagli anni settanta l’umanità ha iniziato a prendere maggiore coscienza dei gravi problemi ambientali causati dallo sviluppo industriale incontrollato. L’inquinamento dell’aria e delle acque, il cambiamento climatico, la deforestazione e lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali hanno mostrato che il modello economico tradizionale non era più sostenibile nel lungo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">di Nino Santacroce • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">A partire dagli anni settanta l’umanità ha iniziato a prendere maggiore coscienza dei gravi problemi ambientali causati dallo sviluppo industriale incontrollato. L’inquinamento dell’aria e delle acque, il cambiamento climatico, la deforestazione e lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali hanno mostrato che il modello economico tradizionale non era più sostenibile nel lungo periodo. Da questa consapevolezza è nato un ampio dibattito sul futuro del pianeta e sulla necessità di trovare soluzioni che permettessero di coniugare sviluppo economico e tutela dell’ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto si inserisce la green economy, un modello economico che mira a ridurre l’impatto ambientale delle attività umane, promuovendo uno sviluppo sostenibile. La green economy si basa sull’uso responsabile delle risorse naturali, sulla riduzione delle emissioni di gas serra e sull’impiego di energie rinnovabili, come il sole, il vento e l’acqua. Inoltre, incoraggia il riciclo dei materiali, la diminuzione degli sprechi e l’adozione di tecnologie più pulite ed efficienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, molti governi hanno adottato nuove politiche per favorire la transizione ecologica, cioè il passaggio da un’economia basata sui combustibili fossili a un’economia più rispettosa dell’ambiente. Tra queste politiche troviamo gli incentivi per l’installazione di pannelli solari, lo sviluppo della mobilità elettrica, la riduzione dell’uso della plastica e il sostegno alle imprese che investono in soluzioni sostenibili. Anche l’Unione Europea ha lanciato importanti programmi per raggiungere la neutralità climatica e proteggere gli ecosistemi naturali: Il Green Deal Europeo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una strategia ambiziosa per stabilizzare il clima raggiungendo un equilibrio tra le emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane e la loro rimozione dall›atmosfera, azzerandone le emissioni anche tramite la riforestazione o l’uso di tecnologie di cattura del carbonio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, la sostenibilità ambientale non dipende solo dalle decisioni dei governi, ma anche dai comportamenti dei singoli cittadini. Piccoli gesti quotidiani, come fare la raccolta differenziata, risparmiare energia e acqua o scegliere mezzi di trasporto meno inquinanti, possono contribuire in modo significativo alla tutela dell’ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, la green economy rappresenta una grande opportunità per costruire un futuro migliore, in cui lo sviluppo economico sia compatibile con la salvaguardia del pianeta. Solo attraverso l’impegno comune e una maggiore responsabilità ambientale sarà possibile garantire alle future generazioni un mondo più sano e vivibile.</p>
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		<title>L’Euro digitale</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2026/01/23/leuro-digitale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 14:25:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane • L’evoluzione delle modalità di pagamento delle transazioni digitali, sia nelle varie operazioni commerciali che nei servizi, e la conseguente diminuzione dell’uso del contante, hanno fatto emergere, in questi ultimi anni, la necessità di disporre di uno strumento di pagamento digitale pubblico, che peraltro non sia sostitutivo del contante, ma complementare.  Si tratta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">di Walter Frangipane • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">L’evoluzione delle modalità di pagamento delle transazioni digitali, sia nelle varie operazioni commerciali che nei servizi, e la conseguente diminuzione dell’uso del contante, hanno fatto emergere, in questi ultimi anni, la necessità di disporre di uno strumento di pagamento digitale pubblico, che peraltro non sia sostitutivo del contante, ma complementare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta in realtà dell’euro digitale che sicuramente integrerà il contante, ma nel contempo garantirà ai cittadini europei di poter godere comunque dei vantaggi del contante anche nell’era digitale.  Tuttavia la B.C.E. (Banca Centrale Europea) ha ritenuto di rafforzare il diritto dei consumatori a continuare a pagare in contanti, e non limitarlo, nonostante l’introduzione dell’euro digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente con l’avvio della moneta digitale ci saranno tanto degli aspetti positivi quanto aspetti ritenuti meno positivi, che saranno accennati più in avanti. Intanto occorre dire che l’euro digitale scaturisce dal progetto della B.C.E., deciso nel luglio 2021, per la possibile ed eventuale introduzione della “CBDC” (Central Bank Digital Currency) ovvero “Moneta Digitale di Banca Centrale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intento della B.C.E. è quello di sviluppare uno strumento di pagamento elettronico veloce e sicuro che integri l’euro sia per privati che per le imprese nella loro forma attuale, come denaro contante e in conti bancari e che sarà emesso dal Sistema Europeo delle Banche Centrali dei Paesi facenti parte dell’eurozona. Dopo una fase temporale di studi e di approfondimenti, il 18 ottobre 2023, infatti, la B.C.E. ha ritenuto di avviare una fase preliminare per mettere a punto il regolamento della CBDC e per sviluppare nello stesso tempo la relativa piattaforma e le infrastrutture necessarie, in vista della potenziale emissione dell’euro digitale. La Banca Centrale Europea, già nel 2027, potrebbe avviare una fase pilota per l’euro digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo presuppone che i vari governi nazionali dei Paesi dell’eurozona e il Parlamento Europeo stesso concordino un quadro giuridico nel 2026, con una potenziale emissione possibile nel 2029, per come ha annunciato la B.C.E. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La pressione sulla B.C.E. per l’introduzione della CBDC (moneta digitale) è alimentata peraltro da numerose correnti politiche europee che sono piuttosto poco propense a dover dipendere in maniera decisa dai giganti dei pagamenti degli Stati Uniti come Visa, Mastercard e PayPal. Il confronto che si è acceso fra gli stati membri dell’eurozona è stato pressoché caratterizzato dalle preoccupazioni dovute alle “stablecoin” (cioè la “moneta stabile” che rappresenta gli asset digitali, progettati per ridurre al minimo la volatilità dei prezzi, evitando quindi le oscillazioni che si registrano con Bitcoin, Ethereum e Litecoin), anche perché le stablecoin sono attualmente basate sul dollaro statunitense, e quindi potrebbero diventare sempre più diffuse nei paesi europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche negli U.S.A., in particolare nella Federal Reserve (la Banca Centrale USA), è balenata l’idea della creazione di una analoga CBDC (moneta digitale), come sta per essere, in effetti, attuata nell’Unione Europea, ma lì, negli States, occorrerebbe un sostegno politico chiaro, che al momento non sembra esserci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le argomentazioni che la B.C.E. sostiene per l’introduzione di un euro digitale sono, tra le altre, quelle di preservare il ruolo della moneta della Banca Centrale come ancora monetaria per il sistema dei pagamenti. Inoltre si vuole fornire l’accesso digitale gratuito a una moneta sicura nell’Eurozona e ampliare le opzioni di pagamento attraverso la moneta alternativa della Banca Centrale insieme a contanti e denaro contabile nei conti bancari commerciali, contribuendo alla disponibilità e all’inclusione e semplificando gli aiuti sociali.<br>Altro obiettivo è quello di creare fiducia nel denaro digitale attraverso un elevato livello di protezione della privacy nonché promuovere, nel contempo, l’innovazione nei pagamenti al dettaglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c’è un fattore non meno importante, quello cioè di limitare la diffusione delle valute digitali estere, per salvaguardare la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria dei Paesi dell’Eurozona. Naturalmente ci sono aspetti meno positivi con l’introduzione della moneta digitale. Anzitutto si verificherebbe una maggiore pianificazione e centralizzazione della politica monetaria, con rischi di diminuzione dell’indipendenza della Banca Centrale e maggiore influenza politica sulla politica monetaria. Da tutto questo potrebbe anche scaturire la perdita della privacy dei singoli cittadini, che non sentendosi più sicuri, perderebbero fiducia nei confronti delle autorità politiche e monetarie, a causa di un maggiore controllo politico sulla spesa e sul risparmio individuale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente non vanno sottovalutati i problemi di hacking (dall’inglese “intaccare”) che consistono in quegli accessi non autorizzati alle reti e ai sistemi informatici e ai vari dispositivi elettronici, che si insinuano laddove possono crearsi spazi di vulnerabilità nel software, nell’hardware o nel comportamento umano di sorveglianza informatica non sempre ai massimi livelli di attenzione. Certamente Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, ha affrontato pubblicamente i rischi connessi all’introduzione della CBDC, ma i critici hanno considerato le sue risposte inadeguate e poco approfondite, sopra tutto in relazione alla molteplicità delle funzioni e quindi alle limitazioni dei diritti dei cittadini. Tuttavia se venissero approfonditi meglio gli scenari dei rischi che la scelta comporta, non vi è dubbio che tutti i cittadini europei si troverebbero dinanzi a un’esperienza nuova, e molti problemi che appesantiscono i processi di pagamento sarebbero risolti.<br>*Economista</p>
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		<title>La politica dei Dazi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 07:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane (dedicato a mia moglie Donatella Argirò, mio scomparso supporter) • Cosa sono i dazi, di cui tanto si parla oggi? Nel commercio internazionale, i dazi o tariffe sono imposte che gravano sui beni importati. Sono una forma di regolamentazione utilizzata per influenzare i flussi commerciali e proteggere le industrie nazionali dalla concorrenza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">di Walter Frangipane <em>(dedicato a mia moglie Donatella Argirò, mio scomparso supporter)</em> • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Cosa sono i dazi, di cui tanto si parla oggi? Nel commercio internazionale, i dazi o tariffe sono imposte che gravano sui beni importati. Sono una forma di regolamentazione utilizzata per influenzare i flussi commerciali e proteggere le industrie nazionali dalla concorrenza estera. In effetti i governi impongono tariffe per aumentare le entrate, o per proteggere le industrie nazionali ma anche, a volte, per esercitare un’influenza politica su un altro Paese. Le tariffe spesso comportano effetti collaterali indesiderati, come ad esempio prezzi al consumo più elevati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tariffe hanno una storia lunga e controversa e il dibattito se rappresentino una buona o una cattiva politica rimane sempre vivo. Negli ultimi anni, i dazi commerciali si sono rivelati uno strumento economico controverso, soprattutto alla luce della posizione dell’Amministrazione Trump, sulle relazioni commerciali internazionali. Mentre i Paesi si confrontano sulla necessità di proteggere le industrie nazionali, mantenendo nel contempo la competitività globale, il dibattito sull’efficacia dei dazi si è intensificato, sopra tutto alla luce dei nuovi avvenimenti di Politica Economica. E mentre i sostenitori dei dazi affermano che essi salvaguardano i posti di lavoro e le industrie locali, sopra tutto quelle più deboli, i critici mettono in guardia dalle potenziali ripercussioni economiche in un mercato globale interconnesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pertanto i dazi non sono altro che tasse o imposte volute dai governi sui beni che vengono importati dall’estero. Essi aumentano, infatti, il costo dei prodotti esteri, proteggendo le industrie nazionali e aumentando le entrate dello Stato del soggetto importatore. I dazi esercitano una grande influenza sul commercio internazionale, incidono sui prezzi al consumo e talvolta provocano anche controversie commerciali tra Paesi. Tuttavia rimangono uno strumento significativo nella politica economica globale. La valutazione dei dazi da parte dell’Amministrazione Trump deriva da diversi obiettivi economici e politici chiave. In primo piano c’è il desiderio di proteggere le industrie e i lavoratori americani da quella che l’Amministrazione percepisce come concorrenza estera sleale. La strategia si concentra in particolare sulla risoluzione degli squilibri commerciali con Paesi come Cina, Messico, Canada e la nostra Unione Europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sorge subito una domanda. Quali possono essere i vantaggi e gli svantaggi economici dei dazi per qualsiasi Paese che intenda imporli?</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sostenitori dei dazi indicano, in alcune circostanze, diversi presunti vantaggi. In primo luogo i dazi fungono da scudo vitale per le industrie nazionali sia quelle emergenti che quelle consolidate contro la concorrenza estera. Aumentando il prezzo dei beni importati, le imprese locali potrebbero guadagnare spazio per sviluppare le proprie capacità, perché è particolarmente cruciale per le industrie nascenti di aver tempo per realizzare economie di scala e stabilire processi produttivi efficienti. E così, quando i Paesi in via di sviluppo applicano dazi sui prodotti industriali, ciò consente al loro settore manifatturiero di crescere senza essere immediatamente sopraffatti da concorrenti internazionali più affermati. Questa protezione porta spesso a maggiori opportunità di lavoro, progresso tecnologico e sviluppo di competenze industriali all’interno del settore protetto.<br>I dazi possono anche favorire maggiori entrate governative, in particolare nelle economie in via di sviluppo. A differenza di altre forme di tassazione, i dazi sono relativamente semplici da riscuotere e amministrare, poiché vengono riscossi in specifici punti di ingresso del Paese che li impone. Queste maggiori entrate possono essere destinate a servizi pubblici essenziali, sviluppo infrastrutturale e programmi sociali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Storicamente, molte nazioni hanno fatto ampio affidamento sulle entrate tariffarie durante le loro fasi di sviluppo. Ancora oggi, i dazi doganali contribuiscono in modo sostanziale ai bilanci pubblici di molti Paesi, fornendo un flusso di entrate stabili e prevedibili che contribuiscono a finanziare varie iniziative pubbliche e progetti di sviluppo. I dazi possono inoltre migliorare la bilancia commerciale e, se implementati strategicamente, possono ridurre il volume delle importazioni, stimolando potenzialmente la produzione interna per soddisfare la domanda locale. Questo aggiustamento può contribuire a risolvere i deficit commerciali, incoraggiando i consumatori ad acquistare beni di produzione nazionale anziché beni importati dall’estero. Il conseguente miglioramento della bilancia commerciale può migliorare la stabilità economica e creare condizioni più favorevoli per la crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dazi, inoltre, potrebbero avere un ruolo importante nel mantenimento della sicurezza manufatturiera interna, garantendo la capacità produttiva in settori strategici. Spesso settori critici come acciaio, alluminio, tecnologie avanzate e prodotti agricoli beneficiano di protezione tariffaria per mantenere la capacità produttiva interna. Questa autosufficienza diventa particolarmente importante durante le crisi internazionali, le controversie commerciali o i conflitti, quando l’accesso alle forniture estere potrebbe essere limitato. I dazi possono anche rappresentare una leva economica nelle relazioni internazionali, tant’è che possono diventare strumenti di negoziazione e di diplomazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Paesi possono utilizzare la minaccia o l’attuazione di dazi per ottenere concessioni nei negoziati commerciali, contrastare pratiche commerciali sleali o influenzare il comportamento dei partner commerciali, per cui questa leva economica può essere particolarmente efficace nell’affrontare questioni che vanno oltre il commercio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I critici dei dazi, invece, evidenziano diversi aspetti negativi, tra cui i prezzi al consumo più elevati e il potere d’acquisto ridotto. Infatti i dazi hanno un impatto diretto sui consumatori, perché aumentano i prezzi dei beni importati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando i governi impongono barriere commerciali, le aziende in genere scaricano i costi aggiuntivi sui consumatori finali. Questa sorta di inflazione dei prezzi colpisce non solo i beni di lusso, ma anche i beni di prima necessità, riducendo il potere d’acquisto reale delle famiglie. A volte anche i produttori nazionali spesso aumentano in maniera scorretta i prezzi, perché sanno di dover affrontare una minore concorrenza estera. Questo può creare un contesto inflazionistico generale che, agendo di fatto sulle fasce economicamente vulnerabili, colpisce sopra tutto le famiglie con particolari difficoltà economiche. I dazi portano alla riduzione della concorrenza di mercato e alla riduzione dell’innovazione, perché le aziende protette sono meno motivate a migliorare i propri prodotti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è escluso che possano verificarsi aspetti sociali negativi come la perdita dei posti di lavoro sopra tutto nei settori dipendenti dall’export, a causa di misure di ritorsione. Ad esempio, quando i dazi sull’acciaio proteggono i produttori nazionali di acciaio, danneggiano contemporaneamente i settori che utilizzano l’acciaio come input, come l’industria automobilistica, l’edilizia e la produzione di elettrodomestici etc. Questi effetti a valle si traducono spesso in una perdita di posti di lavoro superiore a quella tutelata, con un impatto netto negativo sull’occupazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dazi, quindi, distorcono i segnali di mercato e portano a un’allocazione inefficiente delle risorse economiche. Alterando artificialmente i prezzi, i dazi incoraggiano gli investimenti in settori protetti che potrebbero non essere naturalmente competitivi, e scoraggiano nel contempo gli investimenti in settori potenzialmente più produttivi. Tutto questo, naturalmente, può tradursi in una riduzione della produttività economica, una minore crescita del PIL, un uso inefficiente del capitale e del lavoro, una diminuzione della competitività nazionale e un progresso tecnologico più lento. La protezione fornita dai dazi spesso sostiene settori che altrimenti dovrebbero adattarsi o passare ad attività più competitive. Ciò impedisce alle risorse di fluire verso i loro usi più produttivi, riducendo l’efficienza economica complessiva e il tenore di vita. Alcuni studi economici dimostrano che i Paesi con minori barriere commerciali registrano una maggiore crescita della produttività e un’allocazione delle risorse più efficiente rispetto a quelli che mantengono una significativa protezione tariffaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo il tycoon (magnate) che è approdato per la seconda volta alla Casa Bianca impone l’Europa a reagire, perché gli equilibri sono cambiati. Del resto quella famosa frase “Nessun dorma” nell’Aria della Turandot di Puccini, proferita dal Presidente Mattarella al XVIII Simposio COTEC (COoperazione TECnologica) di Coimbra non è casuale. L’incrinatura dei rapporti fra gli USA e l’Unione Europea si è verificata. Nell’Aria di Puccini solo dopo il bacio di Calaf la situazione verrà completamente ribaltata. Come allora non raccogliere la sfida epocale lanciata da Mario Draghi “Ora o mai più, l’Europa deve agire perché il mondo non sarà mai più come prima”!</p>
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		<title>La grande corsa all’oro. Il riscatto e la scommessa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valeria Restante]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 15:26:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Valeria Restante ∙ Immagina che con poco potrai diventare ricco, anzi, ricchissimo. Immagina che non dovrai più entrare in Banca o alla Posta o vedere un consulente. Non dovrai più pagare commissioni, imposte, sopportare inutile e fastidiose proposte commerciali di prodotti che nascondono costi che assottigliano i tuoi risparmi. Immagina che non dovrai più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">di Valeria Restante ∙ </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Immagina che con poco potrai diventare ricco, anzi, ricchissimo. Immagina che non dovrai più entrare in Banca o alla Posta o vedere un consulente. Non dovrai più pagare commissioni, imposte, sopportare inutile e fastidiose proposte commerciali di prodotti che nascondono costi che assottigliano i tuoi risparmi. Immagina che non dovrai più andare a fare inutili discussioni con impreparati gestori bancari per capire cosa sono quei movimenti che si identificano come costi su costi e che giustificano l’esistenza di filiali fisiche fatiscenti e che contengono altrettanti obsoleti lavoratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mai più spese inutili a tuo carico! Invece, le Criptovalute sono valute che non sono emesse da una Banca Centrale e non hanno un corso legale (a parte El Salvador) e per acquistarle bisogna possedere solo un portafoglio (wallet digitale) o un conto virtuale. Ti basterà un userid e una password per accedere al tuo account e verificare quanto sei ricco. Certo, qualche commissione iniziale dovrai lasciarla (di attivazione e/o sulle transazioni), non tantissime rispetto ai possibili esorbitanti guadagni. Certo, se il portale fosse truffaldino, un po’ di rischio sul furto dell’identità e dei tuoi preziosi soldini potresti averlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo con pochi soldi non acquisterai un Bitcoin ma dei Token (gettoni). Sai cosa sono? Hai presente quelle feste o quelle sagre dove paghi l’ingresso per entrare negli spazi allestiti e poi all’interno ci sono le casse dove puoi cambiare i tuoi euro in gettoni per l’acquisto di panini, gelati, birra o fare i giochi negli stand? Ecco quelli sono i Token, che potrai possedere spendendo poco e goderti la grande festa! Certo, potrebbe succedere che è tutto falso. ma in percentuale bassa. Se vai su un portale vigorosamente certificato, ti iscrivi, mandi i tuoi soldi con un bonifico, ti tolgono le commissioni (costi di accesso, di acquisto, di vendita e altre percentuali che variano a secondo della piattaforma utilizzata) e poi potrai acquistare la tua parte di moneta virtuale entrando così nel fantastico mondo delle “Criptovalute!!!”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, non è detto che il prezzo di acquisto dall’invio del bonifico sia lo stesso in cui tu diventerai proprietario delle criptovalute, possono passare dei giorni in cui potrebbe succedere qualsiasi cosa che svaluterebbe tantissimo le quotazioni e con il tuo bonifico di acquisto potresti diventare proprietario di un decimo di quello promesso, ma potrebbero anche raddoppiarsi. Certo, quando la tua auto è da cambiare e avrai bisogno dei tuoi risparmi potresti trovare ben poco rispetto all’investimento iniziale. Come dire: nessuno garantisce il capitale! Ma vuoi mettere, molto meglio che pagare tutte le (prossimamente) inutili strutture come le varie banche centrali nazionali, quella europea e le Filiali dei vari Istituti Bancari. Quello che investirai sarà tutto tuo guadagno!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, in caso di fallimenti e crac niente Fondi a copertura. Ma non succede così spesso. Sì, va bene dai Mt. Gox nel 2014, QuadrigaCX nel 2019, Celsius e FTX nel 2022, qualcosina è successo, ma se poi non succede ne varrà sicuramente la pena. Inoltre, le criptovalute garantiscono fortemente la privacy perché non sono tracciabili e, utilizzando pseudonimi, assicurano l’anonimato. Come ti metti col Fisco? Che vuoi, sai com’è, in Italia non se lo sono fatto sfuggire, la regolamentazione fiscale è iniziata nel 2023 e nel 2025 hanno stabilito l’aliquota sulle plusvalenze al 26%, ma nel 2026 faranno di meglio, arriverà al 33%. Gli altri Stati ci stanno pensando, quindi ancora qualcuno ha spazio nel Far West delle Crypto. Mercato volatile dici? Ma no! Negli ultimi mesi le performance dei Bitcoin sono inarrestabili! Sì, certo nel 2021 il governo cinese dichiarò che non sarebbe mai entrato nel mercato delle cripto valute perché destabilizzanti rispetto alla solidità del potere, le ha rese illegali e nel giro di un giorno ci fu una repentina e cospicua perdita (tra l’altro causando un bel danno a qualche produttore di automobili elettriche che aveva appena dichiarato che avrebbe venduto i suoi gioielli innovativi usando solo criptovalute). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, certo, ultimamente le Criptomeme emesse da capi di Stato di nuovo insediamento (e famiglia) dal valore di acquisto di apertura, per uno dei 5.971.750 Token acquistabili, che era di soli 18 centesimi è rapidamente salito a 75 dollari. I primi trader che hanno acquistato le monete in pochi minuti hanno guadagnato, secondo un’analisi del New York Times, decine di milioni di dollari (uno di loro ha realizzato un profitto di 109 milioni in due giorni). Ma da allora il prezzo è crollato a circa 17 dollari, costando a un gruppo molto più ampio di investitori perdite cumulative per 2 miliardi (di dollari) e quindi più di 810.000 fedeli investitori hanno perso denaro (dati forniti da un’analisi che la società di criptovaluta forense Chainalysis ha eseguito per il New York Times). Ma le perdite totali per il quotidiano sono quasi certamente molto più grandi: i dati non includono infatti le transazioni avvenute su una serie di popolari mercati di criptovalute che hanno iniziato a offrire la moneta solo dopo che il suo prezzo era già aumentato. Ma questo non succede spesso. Forse le Criptomeme lanciate dalla moglie (con accattivante immagine del memedonna bionda liscia con cappello di Zorro) faranno molto meglio. Forse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, sì, dai, le criptovalute sono un po’ volatili perché forse modaiole, umorali, oscillano a secondo di chi posta sui social (chiacchiera), ma resta il fatto che comunque, con poco sforzo, potrai finalmente far rendere bene, anzi, benissimo i tuoi soldi, o no?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo per stomaci forti.</p>
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		<title>Le sfide dell’Italia nello scenario globale</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2024/06/24/le-sfide-dellitalia-nello-scenario-globale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2024 15:25:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane* • Con le sfide che il nostro Paese dovrà affrontare da qui in avanti, come la crescita del P.I.L. (Prodotto Interno Lordo), che è ancora lenta ma è pur sempre superiore a quella di altri Paesi dell’area EURO, la crisi dell’immigrazione e un mercato del lavoro che presenta delle debolezze, lo scenario [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">di Walter Frangipane* • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Con le sfide che il nostro Paese dovrà affrontare da qui in avanti, come la crescita del P.I.L. (Prodotto Interno Lordo), che è ancora lenta ma è pur sempre superiore a quella di altri Paesi dell’area EURO, la crisi dell’immigrazione e un mercato del lavoro che presenta delle debolezze, lo scenario globale rimane ancora un po’ incerto, anche se altri Paesi non stanno meglio di noi. La crescita, infatti, è ancora in vista, per così dire. Le questioni finanziarie saranno ancora, come sempre, importanti, sia a causa del peso del debito pubblico, sia a causa della necessità di poter disporre di più lavoratori da allocare in diversi comparti dell’Economia produttiva, ma anche per una serie di altre ragioni socio-economiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero che la Banca d’Italia ha detto, in un certo qual modo, che il prodotto interno lordo potrebbe avere dei rallentamenti nel 2024, ma questo è da vedere. Sicuramente l’inflazione, che ha un impatto diretto e significativo sui consumatori, si è leggermente attenuata e questo va sottolineato, anche se la “core inflation” (variazione dei costi di beni e servizi) esclude a priori l’energia e gli alimentari, perché, come è ben risaputo, i prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia, appunto, sono esenti dal calcolo, perché sono rivestiti del carattere della “volatilità” e quindi possono fluttuare anche notevolmente. Tuttavia, le misure messe in atto per frenare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, come ad esempio i coefficienti dell’IVA su alcuni prodotti energetici, se da un lato portano benefici ai consumatori in termini di costi, dall’altro lato possono suscitare influenze negative sull’inflazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli investimenti, soprattutto nel settore edile (quelli però non finanziati), sono diminuiti nel 2023 e quest’anno potrebbero avere un ulteriore calo che potrebbe a sua volta incidere anche sulla diminuzione dell’occupazione relativamente a quel comparto produttivo. Potrebbe, inoltre, verificarsi una diminuzione della spesa dei consumatori e degli investimenti rispetto agli anni precedenti che porterebbe al rallentamento della crescita già in atto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Economia potrebbe, inoltre, di per sé già rallentare se non verranno attenuati gli inasprimenti delle condizioni finanziarie, sopra tutto se la Banca Centrale Europea manterrà, come dice di voler mantenere, il tasso del 4% fino a ottobre!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo potrebbe riflettersi negativamente sulle attività commerciali e manifatturiere. È importante notare che il 75,1% dei prestiti contratti nel 2023 dalle famiglie e dalle imprese erano cosiddetti prestiti a tasso variabile, in cui il livello di interessi rimborsati sul prestito è variabile, non fisso. Ciò significa che, se i tassi di interesse aumentassero, chi ha prestiti a tasso variabile dovrà rimborsare più interessi sul suo prestito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un aumento del costo del prestito per le imprese e per gli individui, quindi, significa che entrambi i gruppi probabilmente avranno meno risorse finanziarie da spendere altrove, sopra tutto nei consumi. Un altro possibile impatto potrebbe essere un indebolimento dei mercati del lavoro: ma questo è ancora presto per dirlo. Stringere la cinghia, come suol dirsi, e come più volte in passato ci siamo sentiti dire, potrebbe anche essere una delle misure chiave per sostenere la crescita a lungo termine nel nostro Paese. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia i sondaggi di Economisti e di Agenzie straniere hanno riconosciuto che l’Economia italiana ha superato con successo le recenti crisi, ma pongono l’accento sul fatto che l’Economia stessa potrebbe rallentare a causa delle condizioni finanziarie, se queste non verranno attenuate. Per garantire una crescita forte e sostenibile nel lungo termine, l’Italia dovrebbe adottare, ma questo lo dice l’O.C.S.E. (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), uno spostamento delle tasse, affrontando il problema della proprietà e dei consumi anziché del lavoro, nonché dovrebbe attuare riforme al sistema pensionistico e sostenere l’occupazione, tra gli altri, delle donne e dei giovani. <br>Ma c’è anche una notizia incoraggiante: la ripresa dell’energia idroelettrica dopo la siccità italiana del 2022 fa apparire i dati sulle energie rinnovabili migliori di quanto non siano in realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’energia solare ed eolica ha prodotto una buona quantità di energia in Italia lo scorso anno: i parchi eolici hanno generato la cifra record di 23,4 TWh di energia, mentre i pannelli solari hanno superato il totale precedente raggiungendo i 30,6 TWh. Tutte le fonti rinnovabili, compresa l’energia idroelettrica, hanno soddisfatto quasi il 37% della domanda elettrica rispetto al 31% nel 2022. Ma l’Italia è ancora lontana dal raggiungere l’obiettivo di transizione energetica del 70% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi dati mostrano, comunque, che il settore italiano delle energie rinnovabili si sta finalmente dando da fare, per così dire. Tuttavia, l’aumento segnalato della produzione rinnovabile sembra migliore a causa di una ripresa della produzione idroelettrica dopo un 2022 colpito dalla siccità, come poc’anzi accennato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per raggiungere l’obiettivo del 2030, il Piano Nazionale per l’Energia e il Clima (P.N.E.C.) dell’Italia pone in risalto che la produzione eolica e solare dovrebbe crescere del 17% all’anno, rispetto a circa il 13% dell’anno scorso. Sebbene si sia registrato un rialzo generale delle energie rinnovabili, c’è da osservare che è aumentata in particolare la produzione idroelettrica, tornando ai livelli precedenti, dopo una prestazione colpita dalla siccità nel 2022. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’aumento dell’energia verde, la produzione di energia da centrali a gas e a carbone è diminuita: rispettivamente del 17,4% e del 42%. Al calo della produzione italiana di combustibili fossili ha contribuito anche un calo del consumo di elettricità del 2,8% rispetto al 2022, una continua ricaduta della crisi energetica. L’effetto è stato ulteriormente facilitato dalle importazioni di energia elettrica dall’estero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la domanda da porre è: cosa sta spingendo avanti l’eolico e il solare italiani e cosa li sta frenando? Il mondo è nel mezzo di un passaggio inarrestabile verso l’energia pulita. Questo slancio è evidente non solo nella crescita dell’energia eolica e solare in Italia, ma anche nella tecnologia circostante che aiuta le energie rinnovabili a prosperare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alla crescita delle energie rinnovabili, lo sviluppo dello stoccaggio dell’elettricità sta riprendendo rapidamente. Si stanno mettendo in atto piani per sostenere lo sviluppo di nuove capacità di stoccaggio al fine di gestire in sicurezza la crescita delle energie rinnovabili: e questo è importante. Rimangono tuttavia aperte alcune questioni nazionali e locali, perché l’introduzione delle energie rinnovabili in Italia è come se fosse quasi tormentata, vien da dire, da procedure di autorizzazione lunghe e complesse!</p>



<p class="wp-block-paragraph">*Economista</p>
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		<title>L’impatto economico dell’intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2024 08:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane* • Come è noto in Puglia, a Borgo Egnazia, dal 13 al 15 giugno 2024, si terrà il Vertice dei G7, ovvero dei Capi di Stato e di Governo dei sette Stati Paesi membri, presieduto dall’Italia, che attualmente ha la Presidenza di turno fino al 31.12.2024 del G7, cui parteciperanno il Canada, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">di Walter Frangipane* • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Come è noto in Puglia, a Borgo Egnazia, dal 13 al 15 giugno 2024, si terrà il Vertice dei G7, ovvero dei Capi di Stato e di Governo dei sette Stati Paesi membri, presieduto dall’Italia, che attualmente ha la Presidenza di turno fino al 31.12.2024 del G7, cui parteciperanno il Canada, la Francia, la Germania, il Giappone, il Regno Unito, gli Stati Uniti d’America, nonché il Presidente del Consiglio Europeo e la Presidente della Commissione Europea in rappresentanza dell’Unione Europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le priorità della Presidenza italiana vi sarà la difesa del sistema internazionale basato sulla forza del diritto; la guerra d’aggressione russa all’Ucraina; il conflitto in Medio Oriente; il rapporto con le Nazioni in via di sviluppo e le economie emergenti, con particolare attenzione ai Paesi dell’Africa e alla Regione dell’Indo-Pacifico. Grande importanza rivestiranno anche le questioni migratorie e le sfide per il clima, le energie e la sicurezza alimentare. Inoltre, nel programma proposto dal governo italiano, troverà spazio l’Intelligenza Artificiale. Infatti proprio nella sessione dedicata all’Intelligenza Artificiale, la Presidenza italiana si è sentita “onorata” di annunciare la partecipazione di Papa Francesco. È la prima volta che un evento di questa portata (il G7) segna, nella sua storia, la partecipazione di un Pontefice al lavoro del Gruppo dei 7, e lo sarà nella sessione “Outreach” (Sensibilizzazione), aperta cioè anche ai Paesi invitati, e non solo ai membri del G7. Ci soffermiamo sull’Intelligenza Artificiale, perché è un argomento molto delicato, tutt’altro che facilmente comprensibile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Intelligenza Artificiale è estremamente sensibile perché abbraccia molteplici discipline, dall’Economia al Giuridico, dalla Scienza alla Tecnologia etc. Naturalmente l’augurio è che vada a beneficio dell’umanità, perché intanto l’Intelligenza Artificiale influenzerà quasi il 40% dei posti di lavoro in tutto il mondo, sostituendone alcuni e integrandone altri. Occorre, quindi, veramente un attento equilibrio delle politiche economiche e sociali per sfruttarne nel migliore modo possibile il potenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente ci troviamo davanti a una rivoluzione tecnologica che potrebbe far ripartire la produttività, come potrebbe, altresì, stimolare la crescita globale e aumentare i redditi in tutto il mondo, ma potrebbe anche, purtroppo, sostituire posti di lavoro, come accennato, e aggravare le disuguaglianze!<br>L’Intelligenza Artificiale si è contraddistinta per un’accelerazione rapida che ha entusiasmato il mondo, suscitando molta attenzione seguita da particolare interesse, ma ha anche causato allarmi, ponendo domande importanti sul suo potenziale impatto sull’Economia di tutto il mondo. Al netto delle implicazioni, delle complicazioni e delle conseguenze, gli effetti sono difficili da prevedere, poiché l’Intelligenza Artificiale si diffonderà nelle Economie di tutti i Paesi in modi abbastanza complessi e forse imprevedibili. Ciò che si potrebbe ipotizzare è che occorrerebbe anzitempo elaborare una serie di politiche sociali ed economiche per sfruttare in modo sicuro il vasto potenziale dell’Intelligenza Artificiale a beneficio di tutta l’umanità, come per esempio, tra le altre, rimodellare la natura del lavoro.<br>Già lo staff del Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) ha esaminato, in un’analisi a priori, il potenziale impatto dell’Intelligenza Artificiale sul mercato del lavoro globale. Questo perché molti studi hanno previsto la probabilità che molti posti di lavoro verranno sostituiti dall’Intelligenza Artificiale. Ma sappiamo anche che in molti casi è probabile che l’Intelligenza Artificiale integri il lavoro dell’uomo. L’analisi del F.M.I. ha colto entrambi i profili di queste dinamiche e, dalle caratteristiche oggettive, i risultati sembrano siano stati sorprendenti: quasi il 40% dell’occupazione globale è esposta all’intelligenza artificiale. Storicamente, l’automazione e la tecnologia dell’informazione hanno avuto la tendenza a influenzare le attività di routine, ma una delle cose che distingue l’Intelligenza Artificiale, bisogna dirlo, è la sua capacità di avere un impatto sui lavori altamente qualificati. Di conseguenza, le Economie avanzate si troveranno ad affrontare maggiori rischi legati all’Intelligenza Artificiale, ma anche maggiori opportunità per sfruttarne i benefici, rispetto ai mercati emergenti e alle Economie in via di sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece, nelle Economie avanzate, circa il 60% dei posti di lavoro potrebbe essere influenzato dall’Intelligenza Artificiale. Infatti circa la metà dei lavori esposti potrebbe trarre vantaggio dall’integrazione dell’Intelligenza Artificiale, migliorando la produttività. Per l’altra metà, le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale potrebbero eseguire compiti chiave attualmente svolti dagli esseri umani, il che potrebbe ridurre la domanda di manodopera, portando a “salari più bassi” e a una “riduzione delle assunzioni”. Nei casi più estremi, alcuni di questi posti di lavoro potrebbero addirittura “scomparire”.<br>Nei mercati emergenti e nei Paesi a basso reddito, invece, l’esposizione all’Intelligenza Artificiale dovrebbe essere rispettivamente del 40% e del 26%. Questi risultati suggeriscono che i mercati emergenti e le Economie in via di sviluppo si troveranno ad affrontare prevedibilmente meno interruzioni immediate a causa dell’Intelligenza Artificiale. Allo stesso tempo, molti di questi Paesi non dispongono delle infrastrutture o della forza lavoro qualificata per sfruttare i vantaggi dell’Intelligenza Artificiale, aumentando, quindi, il rischio che nel tempo la tecnologia possa peggiorare le disuguaglianze tra le nazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Intelligenza Artificiale potrebbe anche influenzare le disuguaglianze di reddito e la ricchezza all’interno degli stessi Paesi. Potremmo quasi vedere una polarizzazione all’interno delle fasce di reddito, con i lavoratori che riescono a sfruttare l’Intelligenza Artificiale, che vedono un aumento della loro produttività e dei loro salari, e quelli che non possono restare indietro. Le ricerche hanno dimostrato che l’Intelligenza Artificiale può aiutare i lavoratori meno esperti a migliorare la loro produttività più rapidamente. I lavoratori più giovani potrebbero trovare più facile sfruttare le opportunità, mentre i lavoratori più anziani potrebbero avere serie difficoltà ad adattarsi. L’effetto sul reddito da lavoro dipenderà in gran parte dalla misura in cui l’Intelligenza Artificiale integrerà i lavoratori ad alto reddito. Se l’Intelligenza Artificiale integrasse in modo significativo i lavoratori a reddito più elevato, potrebbe portare a un aumento sproporzionato del loro reddito da lavoro. Bisogna anche dire che i guadagni di produttività derivanti dalle aziende che adottano l’Intelligenza Artificiale aumenteranno probabilmente i rendimenti di capitale, il che potrebbe anche favorire i redditi più alti. Entrambi questi fenomeni potrebbero esacerbare le disuguaglianze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella maggior parte degli scenari, l’Intelligenza Artificiale probabilmente peggiorerà la disuguaglianza complessiva. Questa tendenza potrebbe essere non poco preoccupante, per cui la classe politica dovrà affrontarla in modo proattivo per evitare che la tecnologia alimenti ulteriormente le tensioni sociali. Sarebbe auspicabile che i Paesi istituiscano reti di sicurezza sociale complete e offrano programmi di riqualificazione per i lavoratori sopra tutto quelli vulnerabili. Solo in tal modo si potrebbe rendere la transizione verso l’Intelligenza Artificiale più inclusiva, proteggendo i mezzi di sussistenza e frenando le disuguaglianze. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È più che intuibile che l’Intelligenza Artificiale verrà integrata nelle aziende di tutto il mondo a una velocità notevole, per cui è importante che i politici agiscano e agiscano anche in fretta.  A tale scopo per aiutare i paesi a elaborare le giuste politiche, il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) ha sviluppato un indice di preparazione all’Intelligenza Artificiale che misura a sua volta la preparazione in alcuni specifici settori quali le infrastrutture digitali, le politiche del capitale umano e del mercato del lavoro, l’innovazione e l’integrazione economica, la regolamentazione e l’etica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro, a sostegno della componente relativa alle politiche del capitale umano e del mercato del lavoro, ad esempio, saranno valutati, asserisce il F.M.I., elementi quali gli anni di scolarizzazione e la mobilità nel mercato del lavoro, nonché la percentuale di popolazione coperta da reti di sicurezza sociale. Mentre invece, per la componente normativa ed etica, verranno valutati l’adattabilità ai modelli di business digitali del quadro giuridico di un Paese e la presenza di una governance forte per un’applicazione efficace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma i risultati ottenuti dagli studi effettuati e ancora in atto del F.M.I. hanno rivelato che le economie più ricche, comprese quelle avanzate e alcune Economie di mercato emergenti, tendono ad essere meglio attrezzate per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale, mentre i Paesi a basso reddito, ahimè, lo sono molto di meno, sebbene vi siano notevoli differenze tra gli stessi Paesi.<br>Nel complesso, nonostante alcune aree di perplessità da mettere ben a fuoco, le previsioni per un futuro migliore sembrano molto lusinghiere. <br>*Economista</p>
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		<title>Conferenza sul clima a Dubai, i nostri corpi sono ecosistemi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 16:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Walter Frangipane • Non molti hanno focalizzato la loro attenzione sulla COP28 di questi giorni, ovvero la 28ma Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici all’Expo City di Dubai, sotto la Presidenza degli Emirati Arabi Uniti, in corso dal 30 novembre fino al 12 dicembre. Questo probabilmente perché altre notizie come la Politica Economica e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Walter Frangipane</strong> • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Non molti hanno focalizzato la loro attenzione sulla COP28 di questi giorni, ovvero la 28ma Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici all’Expo City di Dubai, sotto la Presidenza degli Emirati Arabi Uniti, in corso dal 30 novembre fino al 12 dicembre. Questo probabilmente perché altre notizie come la Politica Economica e la cronaca hanno forse più giustamente richiesto collocamenti di primo piano sui mass media.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo di cosa si tratta nel modo più sintetico possibile.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">“Earth is running a fever” (La Terra ha la febbre) ha scritto un famoso giornale straniero e i colloqui sul clima delle Nazioni Unite si sono concentrati, in effetti, sulle conseguenze dei cambiamenti climatici.<br>Oltre 120 Paesi sostengono la Dichiarazione sul clima e sulla salute della COP28 degli Emirati Arabi Uniti, la quale rappresenta un momento di svolta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="792" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Dubai-web-1024x792.jpg" alt="" class="wp-image-1783" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Dubai-web-1024x792.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Dubai-web-300x232.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Dubai-web-768x594.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Dubai-web-1536x1188.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Dubai-web.jpg 1980w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La Presidenza della COP28, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Ministero della Salute e della Prevenzione degli Emirati Arabi Uniti, ha presentato la “Dichiarazione degli Emirati Arabi Uniti COP28 sul clima e sulla salute” per porre la salute al centro dell’azione per il clima e per accelerare lo sviluppo di sistemi sostenibili resilienti al clima e sistemi sanitari equi. Pertanto, al fine di ampliare le soluzioni per il clima e la salute, è stata annunciata una serie di nuovi impegni finanziari per sostenere le azioni politiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Dichiarazione segna il riconoscimento, da parte dei Governi, del crescente impatto sanitario dei cambiamenti climatici sulle Comunità e sui Paesi. Inoltre riconosce i grandi benefici per la salute delle persone derivanti da un’azione climatica più forte, anche attraverso la riduzione dell’inquinamento atmosferico e l’abbassamento dei costi sanitari. Per la prima volta, i Ministri della Sanità partecipano alla Conferenza annuale delle Nazioni Unite sul clima insieme con i Ministri dell’Ambiente. Ciò segnala un cambiamento nel modo in cui vengono considerate le politiche climatiche, con una maggiore attenzione alle implicazioni sociali delle decisioni governative. L’annuncio arriva mentre le morti annuali dovute all’inquinamento atmosferico colpiscono quasi 9 milioni di persone, mentre 189 milioni di persone sono esposte ogni anno a eventi meteorologici estremi. Per la prima volta viene riconosciuta, inoltre, la necessità che i Governi proteggano le Comunità e preparino i sistemi sanitari per far fronte agli impatti sanitari legati al clima, come le malattie estreme, il caldo, l’inquinamento atmosferico e le malattie infettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Dichiarazione è stata sviluppata con il sostegno di una serie di “Paesi campioni” tra cui Brasile, Malawi, Regno Unito, Stati Uniti, Paesi Bassi, Kenya, Fiji, India, Egitto, Sierra Leone e Germania. <br>Gli impatti del cambiamento climatico sono già alle nostre porte: sono diventati una delle maggiori minacce alla salute. Come ha affermato Al Jaber, Presidente della COP28 “I Governi hanno ormai giustamente riconosciuto la salute come un elemento cruciale dell’azione per il clima”, &#8211; e ha proseguito &#8211; “la Dichiarazione invia un segnale forte che dobbiamo ridurre le emissioni globali e lavorare insieme per rafforzare i nostri sistemi sanitari”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Emissioni-web-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-1784" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Emissioni-web-1024x682.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Emissioni-web-300x200.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Emissioni-web-768x512.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Emissioni-web-1536x1023.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2024/01/Emissioni-web.jpg 1980w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità ha affermato: “La crisi climatica è una crisi sanitaria, ma per troppo tempo la salute è stata una nota a piè di pagina nelle discussioni sul clima”, sottolineando, tra l’altro, la necessità di costruire sistemi sanitari resilienti al clima e a basse emissioni di carbonio, per proteggere la salute del pianeta e delle persone. <br>La Dichiarazione copre una serie di aree di azione nel nesso tra clima e salute, tra cui la costruzione di sistemi sanitari più resilienti ai cambiamenti climatici, il rafforzamento della collaborazione intersettoriale per ridurre le emissioni e massimizzare i benefici per la salute derivanti dall’azione per il clima, e l’aumento dei finanziamenti per soluzioni climatiche e sanitarie. I firmatari si sono inoltre impegnati a incorporare obiettivi sanitari nei loro piani nazionali sul clima e a migliorare la collaborazione internazionale per affrontare i rischi sanitari derivanti dai cambiamenti climatici, anche nelle future COP (Conferenze delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È inoltre riconosciuto che la finanza sarà un fattore determinante per il successo della Dichiarazione.<br>Pertanto, la Presidenza della COP28 si è unita al Fondo globale per la lotta all’AIDS, alla tubercolosi e alla malaria, al Fondo verde per il clima, alla Fondazione Rockefeller e all’Organizzazione mondiale della sanità per mettere a punto una serie di principi volti a rafforzare i finanziamenti per il clima e la salute, a mobilitare nuove risorse e finanziamenti aggiuntivi, e a promuovere l’innovazione con progetti trasformativi e nuovi approcci multisettoriali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’annuncio della Dichiarazione al vertice mondiale sull’azione per il clima del 2 dicembre è stato solo uno dei numerosi annunci della Presidenza della COP28, che ha riconosciuto la necessità di ridurre gli impatti sulla salute dei cambiamenti climatici, anche al di là del settore sanitario, e ha incluso nuove misure per promuovere una rapida decarbonizzazione, al fine di ridurre le emissioni di almeno il 43% nei prossimi sette anni, per mantenere l’aumento del clima nell’ambito dell’1,5°C., per come era già stato previsto nell’accordo di Parigi del 12 dicembre 2015.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia fa’ un certo effetto, in realtà, sapere come la decisione di tenere un vertice mondiale sul clima sia tenuto proprio in un Paese in cui la produzione di petrolio e di gas sia il pilastro della propria Economia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma va bene così, purché si superino veramente le pronunciazioni di alta retorica e di appelli all’unità dei massimi leaders mondiali e si vigili, altresì, strenuamente sui “greenwashing” che sono ambientalismi di facciata e marketing ingannevoli, che alcuni Paesi purtroppo consentono a quelle imprese e holding che pur di accrescere il proprio “employer branding” (marchio) nonché il loro bacino di utenza, dichiarano impropriamente che la loro produzione ha un impatto ambientale positivo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, la salute dovrebbe rappresentare la ragione più convincente per intraprendere veramente azioni in favore del clima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo perché “our bodies are ecosystems, and the world is an ecosystem,” (i nostri corpi sono ecosistemi e il mondo è un ecosistema), ha affermato John Kerry, inviato americano per il clima: “if you poison our land and you poison our water and you poison our air, you poison our bodies (se avvelenate la nostra terra, se avvelenate la nostra acqua e se avvelenate la nostra aria, avvelenate i nostri corpi).<br>Anche Papa Francesco, che ha inviato a Dubai il Segretario di Stato Card. Pietro Parolin, ha auspicato che la COP28 sia un punto di svolta: manifesti una volontà politica chiara e tangibile, che porti a una decisa accelerazione della transizione ecologica, attraverso forme che abbiano tre caratteristiche: siano «efficienti, vincolanti e facilmente monitorabili.<br>*Economista</p>
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		<title>Partecipazione, la vera novità del nuovo Ccnl del Credito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Storace]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 15:42:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alessio Storace • Il recente rinnovo del CCNL Abi è decisamente positivo per molti aspetti, sia economici che normativi. Del corposo aumento salariale di 435 euro, oltre agli arretrati, si è già parlato molto, mentre sicuramente usciranno approfondimenti sulle principali novità normative. Qui vogliamo approfondire quella che è una novità assoluta nel nostro contratto: l’introduzione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alessio Storace</strong> • </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Il recente rinnovo del CCNL Abi è decisamente positivo per molti aspetti, sia economici che normativi. Del corposo aumento salariale di 435 euro, oltre agli arretrati, si è già parlato molto, mentre sicuramente usciranno approfondimenti sulle principali novità normative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui vogliamo approfondire quella che è una novità assoluta nel nostro contratto: l’introduzione della Partecipazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una novità assoluta perché, a nostra memoria, in nessun contratto è stata mai introdotta questa tematica, prevista dall’art. 46 della Costituzione italiana e rimasta lettera morta negli ultimi 76 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo tema si sono susseguite diverse proposte di legge, a volte anche contrastanti, che però raramente hanno realmente iniziato un iter di approvazione in Parlamento. Insomma tanta attività, ma zero risultati e solo pochi timidi passi in avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, a quanto pare, i tempi sono maturi per andare oltre, rompere gli indugi ed avviare una vera e propria fase sperimentale nel mondo del credito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cos’è la Partecipazione? Per “partecipazione” si intende quel tipo di gestione aziendale che coinvolge direttamente i lavoratori, tramite dei rappresentanti eletti a tal fine, nelle decisioni strategiche per la vita dell’azienda stessa, ad esempio piani industriali, fusioni ed incorporazioni, ma anche discussione di bilanci annuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia qualche timido esempio c’è stato, ma forse non ci si è creduto abbastanza, mentre ora si può fare qualcosa di organico e strutturale che non riguarda una sola azienda, ma un intero settore, quello bancario, che potrebbe fare scuola e scia per l’intera economia italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche perché è vero che nel nostro territorio abbiamo avuto qualche esempio non edificante, ma è pur vero che in altre economie più floride, vedi la Germania, la partecipazione è realtà da moltissimo tempo ed ha anche fatto un grandissimo passo in avanti assumendo, giustamente, il titolo di “cogestione”, che è poi lo sbocco naturale della partecipazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pertanto ora è aperto il dibattito ed il confronto con le banche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di prima non si potranno tirare indietro perché tutti gli istituti di credito, unitamente a tutti i sindacati, hanno siglato questa importante novità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora è il momento di dare seguito, ora è il momento della concreta applicazione.</p>
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		<title>La piaga della corruzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Walter Frangipane]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2023 14:49:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Walter Frangipane* ∙ La corruzione è un “enorme ostacolo alla realizzazione di tutti i diritti umani”: così ha sottolineato l’Ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i diritti umani, affermando che trasparenza, responsabilità, assenza di discriminazione e partecipazione significativa sono mezzi efficaci per combattere la corruzione. La corruzione è definita dall’Organizzazione Transparency International di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Walter Frangipane</strong>* ∙ </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">La corruzione è un “enorme ostacolo alla realizzazione di tutti i diritti umani”: così ha sottolineato l’Ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i diritti umani, affermando che trasparenza, responsabilità, assenza di discriminazione e partecipazione significativa sono mezzi efficaci per combattere la corruzione. La corruzione è definita dall’Organizzazione Transparency International di Berlino come “the misuse of entrusted power for private gain” (l’uso improprio del potere affidato a fini di lucro).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un rapporto del 2019 del Fondo Monetario Internazionale (I.M.F.) ha rilevato che se tutti i Paesi (190 Stati membri) dovessero ridurre i livelli di corruzione, si potrebbe guadagnare 1 trilione di dollari di entrate fiscali andate perse, pari all’1,25% del P.I.L. globale. La corruzione è un problema che viene definito “malvagio” e investe tutti i Paesi del mondo ed è influenzata da fattori complessi di carattere politico, economico e sociale. Essa si manifesta in molte forme e trascende tutti i confini giurisdizionali. Sebbene raramente vi sia un’unica causa ben identificabile di corruzione, alcuni fattori possono contribuire alla sua manifestazione, tra cui la povertà, il basso status sociale ed economico dei funzionari pubblici e, in particolare, l’insufficiente o mancanza di meccanismi di trasparenza e responsabilità istituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto questa luce, la corruzione ha preso piede come questione politica per molte organizzazioni internazionali. Negli ultimi due decenni, infatti, c’è stato un vero e proprio cambiamento nell’ambito delle Organizzazioni internazionali che si occupano in maniera specifica di corruzione. Questo cambiamento è stato determinato, in particolare, da una serie di fattori, tra cui l’aumento dei costi monetari influenzati dalla corruzione stessa, ma sopra tutto da una maggiore attenzione dei mass-media sulla corruzione, nonché dall’aumento della percezione pubblica della corruzione ritenuta a ben ragione come dannosa per la società. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="680" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/11/Corruzione2-copia-1024x680.jpg" alt="" class="wp-image-1745" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/11/Corruzione2-copia-1024x680.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/11/Corruzione2-copia-300x199.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/11/Corruzione2-copia-768x510.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/11/Corruzione2-copia-1536x1020.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/11/Corruzione2-copia.jpg 1980w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema della corruzione e del suo impatto sugli obiettivi di sviluppo, quindi, non è più relegato a mere conversazioni tra decisori politici e funzionari di governo, né viene disatteso nei pubblici discorsi, solo perché si ritiene che l’argomento sia abbastanza complesso o specificatamente politico. Anzi, le Organizzazioni internazionali hanno sviluppato politiche e pratiche anticorruzione, nonché istituzioni corrispondenti, per vigilare sul rispetto delle azioni e degli sforzi volti ad evitare la corruzione.<br>Il terreno più fertile ed ottimale &#8211; per così dire &#8211; per la prosperità della corruzione sembra essere, secondo l’opinione prevalente, il settore sanitario. L’appropriazione indebita dei bilanci della sanità pubblica e le tangenti nel processo di approvvigionamento farmaceutico, tanto per fare alcuni esempi, possono provocare sprechi che limitano l’accesso dei cittadini ai servizi sanitari e ai medicinali essenziali. Ma la corruzione non è una piaga che interessa soltanto il sistema sanitario italiano, ma tanti e tanti altri Paesi del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti alcune “Organizzazioni internazionali”, come l’Organizzazione mondiale della sanità, il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite e altre, già da molto tempo stanno costruendo una base di prove su quali meccanismi di trasparenza e di responsabilità si possa ridurre quanto più possibile la corruzione nel sistema sanitario, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile per la buona salute e il benessere collettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I rischi della corruzione nel sistema sanitario sono emersi più evidenti, ed in un certo senso sono stati amplificati, nel corso della pandemia del COVID in questi anni appena trascorsi, quando cioè i sistemi sanitari di tutto il mondo hanno dovuto far fronte a richieste senza precedenti e imprevedibili di sistemi che potenzialmente erano già fragili di per sé stessi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le rapide risposte delle Organizzazioni internazionali e dei governi, mentre tentavano di ridurre la diffusione della malattia, hanno creato condizioni altamente favorevoli al sistema corruttivo. Tali condizioni includevano la flessibilità nelle risposte, la semplificazione dei controlli sugli appalti, il rapido flusso di ingenti fondi e la necessità di risposte urgenti. Di conseguenza, corruzione e frode si sono rivelate sotto forme di truffe sui prezzi e su alcuni beni viziati e falsificati, come abbiamo potuto apprendere da varie inchieste anche qui in Italia e non solo. Tutto questo ha minacciato di minare la sostenibilità dei sistemi sanitari e probabilmente avrà impatti negativi che potrebbero persistere anche dopo il controllo dell’epidemia stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un’analisi più approfondita delle cause della corruzione, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha rilevato fra l’altro testualmente che “a weak governance is one of the fundamental leading causes of corruption” ovvero “una governance debole è una delle principali cause fondamentali della corruzione”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il “buon governo” (“good governance”) è visto, pertanto, come un quadro concettuale credibile per rendere operativi gli sforzi contro la corruzione, al fine di contribuire al raggiungimento di uno sviluppo sociale ed economico più sostenibile, che diventa realizzabile solo in un contesto sociale che consenta l’accesso dei cittadini alle informazioni e alle responsabilità della “governance”. Al contrario, la mancanza di “buon governo” va collegata, secondo le Organizzazioni internazionali, alla corruzione e alla non adeguata efficienza delle istituzioni; mentre il “buon governo” può eliminare la corruzione attraverso l’instaurazione dello stato di diritto e l’efficienza e la responsabilità del settore pubblico.<br>Infatti il “buon governo” ha notevole valore se viene considerato come condizione «sine qua non» per far progredire sistemi sanitari efficienti ed efficaci onde mitigare quanto più possibile la cattiva gestione. Esso è anche considerato uno degli elementi costitutivi chiave del sistema sanitario, perché può contribuire in maniera incisiva a garantire che siano messe in atto politiche adeguate, che ci sia un controllo efficace e che ci siano, inoltre, solidi meccanismi di responsabilità per la sua corretta progettazione e gestione.  Le varie complessità del sistema sanitario richiedono, quindi, approcci di “governance” su misura per identificare le vulnerabilità alla corruzione, agli sprechi, alla cattiva gestione e alle frodi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le azioni volte a prevenire la corruzione, che traducono i princìpi di buona governance, sono da considerare un “gold standard” per affrontare le vulnerabilità del settore. Certo la corruzione nel settore sanitario è meno probabile allorquando vi è un’ampia adesione allo stato di diritto, di trasparenza e di fiducia e in cui il settore pubblico è governato da codici di servizio efficaci e forti meccanismi di responsabilità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La “good governance”, come anche la responsabilità e la trasparenza, consente ai cittadini di ritenere le autorità responsabili di migliori risultati di sviluppo, poiché incoraggia l’impegno civico nel processo decisionale, guida inoltre verso la creazione e l’attuazione di strategie per prevenire la corruzione. Naturalmente responsabilità e trasparenza camminano insieme. La responsabilità richiede trasparenza e viceversa. In questo caso, la trasparenza va intesa nel senso che i cittadini debbano essere informati su come e perché vengono prese le decisioni di politica pubblica. Ma per capire questo sono necessarie informazioni sulle procedure seguite e sui criteri utilizzati dai responsabili politici nell’assumere le decisioni stesse. Ovviamente comprendere il motivo per cui vengono prese le decisioni richiede la divulgazione delle informazioni attinte dai responsabili politici e la rivelazione degli argomenti addotti a favore oppure contro quelle determinate decisioni. La trasparenza della governance può essere ulteriormente intesa come il livello di accesso alle informazioni che la governance medesima mette a disposizione dei cittadini di quel territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasparenza, in una situazione in cui le informazioni su un processo decisionale sono rese pubbliche e facilmente verificabili sia in termini di regole che di identità dei decisori, aumenta la probabilità di individuazione della corruzione. Inoltre, la trasparenza favorisce il rilevamento e riduce la probabilità di comportamenti corrotti, perché abbassa le barriere che impediscono le informazioni, consentendo il controllo e il monitoraggio e scoraggiando anche la corruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasparenza, inoltre, facilita il coinvolgimento del pubblico, aumentando le opportunità per i cittadini di influenzare la spesa pubblica, le politiche e il processo decisionale della “governance”.<br>Gli sforzi anticorruzione e il buon governo spesso si intrecciano. Inoltre, il concetto di “buon governo” ha molti significati. Spesso questi significati si basano sui meccanismi attraverso i quali esso possa essere raggiunto, come la democrazia partecipativa, la trasparenza appunto, i servizi pubblici responsabili e resi efficienti nonché la presenza e l’applicazione dei diritti civili. Tuttavia mettere in atto questi meccanismi non è impresa così semplice!</p>



<p class="wp-block-paragraph">* <em>Economista</em></p>
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		<title>Negazionismi</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2023/09/21/negazionismi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[corrado]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2023 10:17:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mario Caspani ∙ In latino negotium è la negazione dell’otium, dato che il prefisso “nec” sta ad indicare chiaramente l’accezione negativa del termine. Sembrerebbe quindi che i nostri antenati romani attribuissero al riposo (magari creativo) un valore positivo, in contrapposizione all’attività lavorativa, qualsiasi essa fosse.Verrebbe quindi da pensare che non sempre dare una patente di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mario Caspani ∙ </p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">In latino negotium è la negazione dell’otium, dato che il prefisso “nec” sta ad indicare chiaramente l’accezione negativa del termine. Sembrerebbe quindi che i nostri antenati romani attribuissero al riposo (magari creativo) un valore positivo, in contrapposizione all’attività lavorativa, qualsiasi essa fosse.<br>Verrebbe quindi da pensare che non sempre dare una patente di negatività rappresenti il reale stato delle cose, dato che, in questo caso, senza il negotium di tanti la società romana, repubblicana o imperiale, fate voi, non avrebbe potuto mantenere in otium le poche migliaia di privilegiati appartenenti ai ceti più abbienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma si sa, passano i secoli, cambiano i costumi (a volte però mica tanto) e capita che usanze, azioni o fatti che in altre epoche potevano essere ritenute positive, piacevoli, degne di approvazione, oggi vengano considerate negativamente, sorpassate, in molti casi addirittura riprovevoli. O viceversa.<br>Prendete ad esempio il fare debiti. L’indebitarsi, nel sentire comune, è sempre stato sinonimo di difficoltà economiche (guarda Tizio, è pieno di debiti fino al collo!), causa di sciagure personali e familiari che hanno fatto la fortuna di romanzieri, nel senso di aver fornito loro trame di rovine, disgrazie e, magari nel lieto fine, riscatti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/09/Vaccino-Covid19-copia-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-1726" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/09/Vaccino-Covid19-copia-1024x683.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/09/Vaccino-Covid19-copia-300x200.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/09/Vaccino-Covid19-copia-768x512.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/09/Vaccino-Covid19-copia-1536x1024.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2023/09/Vaccino-Covid19-copia.jpg 1980w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tra fine secondo e inizio terzo millennio, invece, con la diffusione massiccia di mutui, carte di debito/credito, prestiti al consumo, si è definitivamente affermato il concetto di “vita a debito”.<br>Pensateci un attimo, ormai quasi tutto ciò che acquistiamo lo rimborseremo nei mesi o negli anni a venire, ipotecando il nostro reddito futuro in modo più o meno consapevole, ma tutto ciò non genera più riprovazione sociale e men che meno sdegno, anzi!, l’atto di indebitarsi viene sollecitato in tutti i modi possibili dai produttori di ogni bene di consumo dato che il vincolo debitorio è un forte legame fidelizzante e viene incentivato con azioni commerciali mirate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il debitore preferisce fingere di non sapere che legandosi mani e piedi al creditore entra, in misura minore o maggiore a seconda dell’importo dovuto, sotto il suo controllo, in una spirale consumistica futura che è quasi sempre già prevista dai guru del marketing.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi oggi non è per niente considerato negativamente fare debiti. Volenti o nolenti siamo diventati perfetti consumatori. Non persone (soggetti), bensì consumatori, oggetti di offerte mirate a soddisfare le nostre voglie, generate da sapienti campagne promozionali e pubblicitarie che rendono di volta in volta indispensabile lo smartphone di ultimo tipo, o il tv di ultimissima generazione che magari si potrà guardare davanti e dietro, o l’auto elettrica che fa bene all’ambiente (tutto da dimostrare) ma fa meno bene alle vostre tasche (e questo è sicuro) e alla vostra capacità di mobilità (questo e più che sicuro, è certo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma siccome da sempre l’uomo non può vivere senza avere un colpevole da additare al pubblico ludibrio, ecco i colpi di bacchetta magica degli ultimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dapprima la pandemia, che ci ha deliziato per anni con tutto il suo carrozzone di false verità, false certezze, false soluzioni a veri problemi, ci ha riempito la vita con personaggi di dubbia capacità e dubbia morale. Ma quale migliore occasione per elevare al ruolo di pubblico nemico il “negazionista” dell’efficacia dei vaccini, l’esecrabile no-vax? Dagli all’untore, di manzoniana memoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Finito, o quasi, il circo pandemico arriva “l’anno più caldo di sempre” (e non è vero) a ringalluzzire gli ammosciati seguaci di Greta e di tutti i suoi predecessori catastrofisti, che rimandano l’annunciata fine del mondo con la cadenza imperterrita di un piano quinquennale della non compianta URSS.<br>Nuovo tema nuovo mostro da additare, il “negazionista climatico”, cioè colui che non accetta supinamente le affermazioni apodittiche dei catastrofisti a gettone, ma secondo buona e antica consuetudine, vorrebbe conoscere dati, opinioni diverse, interpretazioni non solo calate dall’altro (governi e organismi sovranazionali) o dal basso (giornali e tv) ma, che ne so, magari assistere a un dibattito ad armi pari tra due scienziati di diverso avviso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente sarà impossibile, perché l’accusa di “negazionismo”, ormai assurta alla vetta dell’insulto supremo, automaticamente vieta la possibilità di confronto, dato che con il negazionista non si discute, lo si cancella preventivamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora mi torna in mente una bella frase di Leonardo Sciascia, scritta ormai quasi 50 anni fa ma più che mai attuale, che calza a pennello: <strong><em>“Il più bello esemplare di fascista in cui ci si possa oggi imbattere (e ne raccomandiamo agli esperti la più accurata descrizione e catalogazione) è quello del sedicente antifascista unicamente dedito a dare del fascista a chi fascista non è.”</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Basta sostituire a “fascista” il termine “negazionista”, perché il vero negazionista è colui il quale vuole tappare la bocca a chi chiede un confronto, che sia sui vaccini, sul clima o su qualsiasi altra emergenza o presunta tale che ci capiterà malauguratamente di affrontare in futuro.</p>
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