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	<title>Brunella Trifilio, Autore presso www.alpluraleonline.it</title>
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	<description>Periodico Mensile Al Plurale &#124; UNISIN</description>
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	<title>Brunella Trifilio, Autore presso www.alpluraleonline.it</title>
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		<title>Il peso del diritto internazionale e delle organizzazioni mondiali per l’equilibrio nei rapporti tra gli stati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:17:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Brunella Trifilio • Il concetto di comunità internazionale, come insieme di Stati e loro associazioni costituite per raggiungere obiettivi politici, economici e sociali condivisi, possiede un contenuto valoriale non sempre percepito nella sua interezza. Eppure, il grande valore del senso di appartenenza alla comunità internazionale e del suo operato tangibile a beneficio dei popoli [&#8230;]</p>
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<p>di Brunella Trifilio • </p>



<p class="has-drop-cap">Il concetto di comunità internazionale, come insieme di Stati e loro associazioni costituite per raggiungere obiettivi politici, economici e sociali condivisi, possiede un contenuto valoriale non sempre percepito nella sua interezza. Eppure, il grande valore del senso di appartenenza alla comunità internazionale e del suo operato tangibile a beneficio dei popoli è concretamente riscontrabile nel sostegno alla pace e alla democrazia che abbiamo voluto costruire insieme, dopo le tante divisioni che hanno preceduto il secondo conflitto mondiale. </p>



<p>Le organizzazioni internazionali, nate dall’esigenza di costruire insieme la pace duratura nella prosperità, hanno accompagnato uno sviluppo inclusivo mai circoscritto ai soli promotori, ma largamente esteso a tutti i cittadini del mondo, anche a quelli delle aree geografiche svantaggiate. Un impegno allo sviluppo allargato ed equilibrato tra popoli, anche molto diversi, progettato sul solido basamento del diritto internazionale, non solo sui grandi valori dell’umanità. Fondamento delle comunità internazionali è proprio il diritto internazionale, con l’insieme delle sue norme consuetudinarie (generali) e convenzionali (particolari) che aiutano i popoli a relazionarsi correttamente tra loro nonostante le differenze politiche, religiose, culturali, etniche. Nel parlare di comunità internazionale parliamo dunque di concretezza, di leggi, di azioni pubbliche per il bene comune, non solo di grandi ideali che ambiscono alla buona vita dei popoli. La Costituzione italiana, (attraverso l’articolo 10, comma 1 e l’articolo 87, comma 2) consente di adeguare il diritto italiano alle regole della comunità internazionale.</p>



<p>Se i destinatari delle norme consuetudinarie sono tutti i membri della società internazionale, quelle convenzionali sono riconducibili a specifici trattati sottoscritti volontariamente dagli Stati. L’esempio più importante di norma consuetudinaria è quella che estende la sovranità degli Stati alle acque territoriali, al sottosuolo e all’atmosfera. Tra le più importanti norme convenzionali rientrano quelle dei trattati che danno vita alle organizzazioni internazionali. Basta soffermarsi sugli obiettivi principali della più importante organizzazione internazionale del nostro tempo, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), per comprendere i vantaggi economici e sociali della cooperazione tra gli Stati. L’ONU viene fondata sulle macerie della seconda guerra mondiale, con l’adozione, da parte di 50 Stati del mondo, della Carta delle Nazioni Unite (trattato internazionale, alla base della sua nascita, firmato a San Francisco il 26 giugno 1945). </p>



<p>L’organizzazione comprende oggi 193 Stati che hanno aderito alle sue condizioni: capacità di adempiere agli obblighi previsti dalla Carta dell’ONU ed essere “amanti della pace”. Già quest’ultimo punto basterebbe a farci riflettere sulla potenza dei suoi propositi, senza avere dubbi circa l’importanza e la necessità del suo ruolo. Ma negli obiettivi dell’ONU c’è molto di più di un semplice intento di pace: le sue competenze, il suo ruolo internazionale di primo piano e le funzioni dei suoi organi.</p>



<p>Tra le competenze, definite dalla Carta in termini generali, basti ricordare il rispetto dei diritti umani; il mantenimento della pace e della sicurezza tra le nazioni; l’amicizia e la collaborazione tra gli Stati membri; l’aiuto ai Paesi più poveri. L’ONU ha un ruolo mondiale di primo piano almeno in tre ambiti: come foro internazionale, nell’affermazione del principio di autodeterminazione dei popoli e nel supporto alla realizzazione di un progresso economico, sociale e culturale che punti a sanare il divario tra i Paesi del Sud e del Nord del mondo. Tra gli organi principali dell’ONU (Assemblea Generale, Consiglio di sicurezza, Segretariato, Consiglio economico e sociale e Corte internazionale di giustizia), alcuni di essi sono chiamati oggi a compiti molto delicati. Al Consiglio di sicurezza spetta l’importante compito di adottare i provvedimenti necessari al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale attraverso semplici raccomandazioni (non vincolanti) o risoluzioni (vincolanti per gli Stati destinatari).</p>



<p>Se uno Stato viola la pace o minaccia di violarla, il Consiglio può agire concretamente con alcuni provvedimenti commisurati alla gravità della violazione: sanzioni economiche, blocco, rottura delle relazioni diplomatiche, impiego delle forze di pace (Caschi blu), azioni militari (misura estrema dopo il fallimento di ogni altro tentativo di pacificazione). Il Consiglio economico e sociale svolge il compito di promuovere la crescita economica dei Paesi in via di sviluppo e la cooperazione umanitaria e culturale tra i popoli. Le agenzie specializzate, pur non facendo parte dell’ONU, offrono la loro collaborazione nell’affrontare problematiche particolari. Tra queste, l’UNESCO (in ambito “educazione”, “scienza” e “cultura”), la FAO (in ambito “alimentazione” e “agricoltura”) e il WHO (in ambito “sanità”). Temi quali la sicurezza alimentare, la fame nel mondo, il sostegno alla cultura, la protezione del patrimonio artistico, storico e naturale a livello mondiale, la cooperazione tra Stati nelle scienze non possono considerarsi di secondaria importanza per il mantenimento della concordia tra i popoli.</p>



<p>Gli “organi sussidiari”, creati dall’ONU per affrontare le problematiche di alcuni settori di sua competenza, integrano il progetto ambizioso di un’umanità capace di guardare al mondo intero come alla propria casa, a una grande opportunità invece che a una minaccia. L’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) è un organo sussidiario che svolge il delicato compito di protezione e sostegno nella ricerca di un Paese in cui ottenere asilo politico. L’UNICEF, lavora invece per garantire sostegno ai bambini soprattutto nell’istruzione, nella salute e nell’alimentazione. Nell’ambito di una visione internazionale del progresso sostenibile dell’umanità, come non ricordare la Risoluzione 70/1 del 2015 (Trasformare il nostro mondo: L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile) che ha dato vita, a partire dal 2016, a un modello di crescita esemplare capace di coniugare le esigenze economiche con quelle sociali e ambientali. L’impegno, per ogni Paese firmatario, è quello di raggiungere – entro il 2030 &#8211; 17 obiettivi di sviluppo sostenibile:</p>



<p>1 &#8211; sconfiggere la povertà;<br>2 &#8211; sconfiggere la fame;<br>3 &#8211; salute e benessere;<br>4 &#8211; istruzione di qualità;<br>5 &#8211; parità di genere;<br>6 &#8211; acqua pulita e servizi igienico-sanitari;<br>7 &#8211; energia pulita e accessibile;<br>8 &#8211; lavoro dignitoso e crescita economica;<br>9 &#8211; imprese, innovazione e infrastrutture;<br>10 &#8211; ridurre le disuguaglianze;<br>11 &#8211; città e comunità sostenibili;<br>12 &#8211; consumo e produzione responsabili;<br>13 &#8211; lotta contro il cambiamento climatico;<br>14 &#8211; la vita sott’acqua;<br>15 &#8211; la vita sulla terra;<br>16 &#8211; pace, giustizia e istituzioni solide;<br>17 &#8211; partnership per gli obiettivi (collaborazione).</p>



<p>Il “Preambolo” dell’Agenda descrive 5 macro aree, le famose Cinque P (Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership), nelle quali s’inseriscono le azioni da mettere in campo per raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Facile capire come non si tratti di semplici ideali (eventualmente non condivisibili), ma di obiettivi concreti raggiungibili con azioni pubbliche dettagliate per un futuro del pianeta irrinunciabile. Difficile capire invece se, ancora una volta, “la storia insegna, ma non ha scolari” (Antonio Gramsci).</p>
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		<title>L’armonia sociale non è un dato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 10:11:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La concordia si costruisce nel tempo, tra memoria del passato e conoscenza del presente, con costanza e dedizione istituzionale di Brunella Trifilio • Le guerre, i conflitti etnici, i dissidi interpersonali fanno parte della storia dei popoli che ignorano o dimenticano il valore della concordia. Ignorare o dimenticare tale valore non è poi così difficile [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La concordia si costruisce nel tempo, tra memoria del passato e conoscenza del presente, con costanza e dedizione istituzionale</p>
</blockquote>



<p>di Brunella Trifilio • </p>



<p class="has-drop-cap">Le guerre, i conflitti etnici, i dissidi interpersonali fanno parte della storia dei popoli che ignorano o dimenticano il valore della concordia. Ignorare o dimenticare tale valore non è poi così difficile quando, tra le priorità dei popoli, il sostegno alla cultura e la difesa della memoria passano in secondo piano. Immanuel Kant sosteneva che “lo stato di pace tra gli uomini, che vivono gli uni accanto agli altri, non è certo uno stato di natura (status naturalis), il quale è invece uno stato di guerra, nel senso che, sebbene non vi siano ostilità continuamente aperte, ve n’è tuttavia sempre la minaccia.”</p>



<p>Se è vero che il pericolo dello scontro (in ogni ambito, tempo e latitudine) è sempre in agguato, la dedizione istituzionale alla costruzione della concordia (in ogni ambito, tempo e latitudine) è più che scontata, se ciò per cui si governa non è altro che il bene del popolo. Le atrocità del secondo conflitto mondiale avevano insegnato ai popoli l’importanza della memoria (per non replicare gli errori già commessi), come dell’educazione all’agire civile per costruire solide democrazie. Una lezione della storia che ha tracciato, dentro e fuori i confini degli Stati, un percorso di grande impegno istituzionale verso la memoria, la cultura (come pilastro della consapevolezza) e la cittadinanza globale. Un impegno istituzionale ripagato con lunghi periodi di pace e prosperità economica lì dove (come in Europa) tanti valori condivisi hanno unito popoli diversi un tempo nemici.</p>



<p>Se è vero che la consapevolezza del passato, del presente e dei grandi valori dell’umanità (solidarietà, inclusione, libertà d’espressione…) ha favorito la costruzione dell’armonia sociale in vaste aree del mondo, la conflittualità di tante altre si spiegherebbe con una certa défaillance della memoria e della cognizione del proprio presente. E proprio sul fronte della conoscenza si apre un’altra questione importante. Il decadimento culturale di un popolo, in un contesto economico poco appagante, rappresenta infatti un problema in più. Il tentativo maldestro d’analizzare i problemi sociali (povertà, disoccupazione, difficile accesso alle cure mediche o al welfare pubblico…), senza possedere gli strumenti culturali che ne permettano una corretta interpretazione, può condurre il popolo decisamente fuori strada. Così, ad esempio, per effetto di un ragionamento errato, una data condizione di disagio economico e sociale può suscitare diffidenza nei confronti di chiunque si ritenga, senza valide ragioni, responsabile della situazione. Una diffidenza ingiustificata dal volto sempre nuovo. Diffidenza verso l’immigrato che si crede responsabile di una disoccupazione interna della quale invece si ignorano le reali cause. Diffidenza verso il personale sanitario (per lo stress legato alle lunghe liste d’attesa nelle strutture ospedaliere), quando non si è capaci di soffermarsi invece sulle reali problematiche della sanità pubblica.</p>



<p>Diffidenza verso uno Stato più o meno confinante, quando ci si convince che una situazione di crisi interna sia da ricercare oltre i propri confini nazionali, invece che negli eventuali errori della politica economica e sociale del proprio Paese. Dalla diffidenza alla discordia poi, il passo è breve. Come se non fossero già troppi i conflitti del mondo, la battaglia ideologica locale a questi nemici immaginari, “figli” di un’errata interpretazione del proprio presente, accentua quella disarmonia latente che gravita attorno alle persone, alle comunità, ai Paesi quando hanno già perso la memoria del loro passato più buio. Fatte queste premesse, si comprende come le alternative del popolo siano almeno due, con le relative conseguenze.</p>



<p>Scegliendo l’alternativa della povertà culturale e della chiusura, si corre il rischio di affidarsi poco alla ragione e molto all’istinto (la cosiddetta legge della giungla) e dunque a una conflittualità sociale via via crescente all’aumentare delle problematiche irrisolte e della globalizzazione. Scegliendo la strada della consapevolezza e della condivisione dei più alti valori della vita (solidarietà, rispetto, inclusione…), si costruiscono comunità civili guidate dalla ragione e rispettose delle leggi scritte nelle democrazie. In queste comunità democratiche, l’educazione al rispetto di ogni persona, a prescindere dalle differenze (etniche, religiose, sociali, economiche…) accompagna l’intera vita dei cittadini, nella convinzione comune che nessun tipo di predominio possa supportare la serenità individuale. La complessità di questo secondo percorso è più che scontata, ma necessaria.</p>



<p>Se si crede nel potere trasformativo dell’educazione dei popoli per la costruzione della concordia, bisogna pensarci dunque per tempo e in una dimensione geograficamente allargata; perché diventare buoni cittadini di un mondo sempre più interconnesso è un processo lungo, articolato, accidentato. Quando diventano necessarie la coercizione e la guerra per ristabilire l’ordine sociale, l’uomo ha nuovamente fallito la sua esistenza e i governanti la loro prova essenziale, quella di assicurare la buona vita dei popoli per mezzo di quella serenità duratura che sostiene le democrazie.</p>
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		<title>Emergenza sanitaria in Italia presentato l’8° rapporto della fondazione Gimbe</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2025/11/13/emergenza-sanitaria-in-italia-presentato-l8-rapporto-della-fondazione-gimbe/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 10:29:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Alla sanità 13,1 miliardi in meno in 3 anni mentre si rafforza la spesa sanitaria privata (+ 137%). A carico delle famiglie 41,3 miliardi e un italiano su 10 rinuncia a curarsi. di Brunella Trifilio • L’8 ottobre 2025, presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati, è stato presentato l’8° Rapporto della Fondazione [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Alla sanità 13,1 miliardi in meno in 3 anni mentre si rafforza la spesa sanitaria privata (+ 137%). A carico delle famiglie 41,3 miliardi e un italiano su 10 rinuncia a curarsi.</p>
</blockquote>



<p>di Brunella Trifilio • </p>



<p class="has-drop-cap">L’8 ottobre 2025, presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati, è stato presentato l’8° Rapporto della Fondazione GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale. Lo “stato di salute” del Servizio Sanitario Pubblico traspare, in tutta la sua evidenza, dai dati riportati nel documento. Ai numeri riguardanti il Servizio Sanitario Nazionale, si aggiungono le riflessioni d’apertura del Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, alla presentazione del Rapporto: «Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma. Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute. </p>



<p>Da anni i Governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio Sanitario Nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. È la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi».</p>



<p>I numeri dell’8° Rapporto Gimbe, descrivono uno scenario alquanto problematico: il divario tra la spesa sanitaria pubblica pro capite rispetto alla media dei Paesi OCSE che sono membri dell’Unione Europea (727 euro); i 5,8 milioni circa di cittadini che, nel corso del 2023, hanno rinunciato a curarsi (di cui 3,1 milioni per motivi economici); la crisi motivazionale del personale sanitario che tende ad abbandonare il Servizio Sanitario Nazionale; il sovraffollamento dei Pronto soccorso e le lunghe liste d’attesa per accedere all’assistenza sanitaria; le differenze nella qualità dei servizi sanitari e assistenziali a livello territoriale, con un Sud che ne paga le maggiori conseguenze; la migrazione sanitaria, come inevitabile effetto delle inefficienze di alcuni territori.</p>



<p>Di fronte a tali evidenze, emerge l’urgenza di un rilancio della Sanità pubblica nell’interesse di tutta la popolazione, ma con una maggiore attenzione alle fasce socio-economiche più deboli, ai fragili, a chi vive in alcune aree del Mezzogiorno. Un rilancio che punti al rafforzamento della Sanita pubblica, all’innovazione, all’eliminazione delle differenze territoriali e degli eventuali sprechi. Un rilancio, efficace ed efficiente, ma sempre guidato dai principi fondanti del Servizio Sanitario Nazionale (universalismo, equità, uguaglianza). L’organizzazione della Sanità pubblica, quale pilastro della democrazia, non ammette differenze territoriali, reddituali, personali. Intervenire su queste eventuali differenze come sulle possibili disfunzioni del Servizio Sanitario Nazionale &#8211; che impediscano alle persone di curarsi o complichino il loro accesso alle cure &#8211; è un dovere dei governanti al quale deve corrispondere piena consapevolezza (del proprio diritto alla salute) da parte di tutti i cittadini. Se la Sanità pubblica è un valore democratico irrinunciabile per tutti, non si può rinunciare a una presa di coscienza collettiva sul diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Ogni cittadino è chiamato a fare la sua parte perché un diritto così importante, forte indicatore del livello di civiltà di un popolo e delle sue conquiste democratiche, sia preservato nel presente e tramandato alle future generazioni.</p>
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		<title>Le connessioni sentimentali dall’aldilà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 09:58:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Brunella Trifilio • intervista Giulio Bruno • bancario e scrittore • Le connessioni sentimentali dall’aldilà, settimo libro di Giulio Bruno dopo sei romanzi gialli, un mosaico di storie e di voci misteriosamente interconnesse tra la vita e la morte. Un altro prestigioso riconoscimento, la Menzione d’onore per la narrativa al 50° Premio Letterario Casentino di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Brunella Trifilio</strong> • intervista <strong>Giulio Bruno</strong> • <em>bancario e scrittore</em> • </p>



<p class="has-drop-cap">Le connessioni sentimentali dall’aldilà, settimo libro di Giulio Bruno dopo sei romanzi gialli, un mosaico di storie e di voci misteriosamente interconnesse tra la vita e la morte. Un altro prestigioso riconoscimento, la Menzione d’onore per la narrativa al 50° Premio Letterario Casentino di Poesia, Narrativa, Saggistica, Teatro/Cinema e tante sorprese per i lettori. Esce di scena la leggendaria coppia investigativa Giannitteri-Marcillei per lasciare il posto a un giovane protagonista sconcertato dal suo destino. </p>



<p>Robertino muore a soli 15 anni a causa di un incidente stradale, ma la penna indagatrice dell’autore lo catapulta nel mistero di una nuova vita oltre la morte. Il percorso letterario dell’autore cambia “colore”, senza rinunciare all’enigma. Un filo di mistero avvolge, ancora una volta, i soliti problemi meridionali alla scarsa consapevolezza dei diritti sanciti dalla legge o al timore di esprimersi liberamente nel corso della vita terrena. Un “filo esistenziale” aggrovigliato che, la professoressa Marietta, riavvolge al suo arcolaio per mezzo della cultura e dei grandi valori della vita che consegna quotidianamente ai ragazzi sepolti nel cimitero di Rocca Acerba, durante le sue lezioni all’aperto. Come lo stesso autore sottolinea, non è facile capire se si tratti di “narrativa, mystery, soprannaturale, amore, intrigo”. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="732" height="1024" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Libro-732x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2184" style="width:800px;height:auto" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Libro-732x1024.jpg 732w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Libro-215x300.jpg 215w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Libro-768x1074.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Libro-1098x1536.jpg 1098w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Libro-1464x2048.jpg 1464w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/10/Libro-scaled.jpg 1831w" sizes="(max-width: 732px) 100vw, 732px" /></figure>



<p>Ma è chiarissimo il senso di continuità con le precedenti pubblicazioni, seppure con una bella dose di originalità: la forza della libertà d’espressione dei morti contrapposta al silenzio rassegnato dei vivi. I morti, la cui voce non è percepibile dai vivi, sono ormai liberi di manifestare il proprio pensiero, nonostante la cristallizzazione (in un’ombra azzurrognola), dei contorni fisici e morali della precedente esistenza. </p>



<p>Magra consolazione con un timing così sbagliato! Nell’immaginario cimitero di Rocca Acerba i ricordi delle gioie e dei dolori elaborati da queste strane figure azzurrognole intersecano i pensieri dei vivi che, oltrepassando il confine tra due mondi antitetici ma collegati (il cancello del cimitero), si recano sulle tombe dei loro cari. Nell’ultimo libro di Bruno, tutto è misteriosamente immaginario nel suo sconcertante realismo sociale. Comportamenti discordanti ma strettamente interconnessi dominano la scena letteraria. Da una parte, l’immobilismo silenzioso dei vivi. </p>



<p>Dall’altra, la frenetica ricerca della verità nelle parole (non udibili da chi è ancora in vita) e nei gesti (invisibili agli occhi dei viventi) di coloro che sono già morti. Anche questa volta, Giulio Bruno costringe i suoi personaggi ad occuparsi dei mali di una società nella quale si subisce o si domina, senz’altra alternativa. La problematicità di un territorio dal notevole potenziale viene raccontata, per mezzo di una storia irreale capace di ribaltare il lettore in uno realismo che lo disorienta. La contrapposizione tra il bene e il male, meno esplicita che nelle precedenti pubblicazioni di Bruno, è appena percepibile dal lettore nello spazio circoscritto di un cimitero di provincia e in queste strane interazioni funzionali tra la vita e la morte. Nonostante l’ambientazione in una immaginaria piccola realtà meridionale &#8211; con l’ausilio di un cancello cimiteriale come confine tra due mondi antitetici &#8211; il libro ha un carattere decisamente poco provinciale. </p>



<p>Il finale, come l’intera storia, non è scontato, ma in linea con il percorso letterario dell’autore. La ricerca di una verità che &#8211; come il cammino accidentato verso un’utopia o un inarrivabile orizzonte &#8211; vale il senso della nostra esistenza. Una storia volutamente contrapposta al nostro oggi, l’altra “faccia della luna”.</p>



<p><strong>Benvenuto in UNISIN-Confsal allo scrittore e collega Giulio Bruno.</strong> <strong>Nel libro Le connessioni sentimentali dall’Aldilà, restano centrali alcune questioni irrisolte &#8211; mafia, disuguaglianze, malasanità, povertà – ma cambia la voce narrante. Per quale motivo?</strong></p>



<p>“Ho voluto cimentarmi in un genere letterario che non fosse il poliziesco o il noir. Elaborare “Le connessioni” è stato un esercizio di scrittura alternativo allo schema collaudato del “giallo”, utilizzato nei precedenti 6 romanzi. Mi andava di sperimentare, di mettermi alla prova, di trovare stimoli diversi con personaggi e ambientazioni nuove. È un romanzo introspettivo, intimo, per molti versi crepuscolare, anche se mi piace ribadire che non si tratta di una storia triste o lugubre, a dispetto del contesto cimiteriale che fa da sfondo al romanzo. È un libro che parla di sentimenti, di amore nell’accezione più ampia del termine. E, nella coralità delle vicende raccontate, affronta i temi più drammatici della società in cui viviamo, osservati e commentati dalla voce di chi voce non ha più, ovvero i defunti. In altre parole, le vittime di mafia, di malasanità, di violenza di genere e di bullismo, per fare qualche esempio, raccontano direttamente le disavventure che ne hanno procurato la morte. Questo è il capovolgimento che opera il romanzo rispetto alle mie storie precedenti, con conseguente cambiamento della voce narrante.”</p>



<p><strong>Nella ricerca di una connessione tra passato, presente e futuro, compare un personaggio che evidenzia le anomalie del mondo giovanile (bullismo, violenza, indifferenza verso la politica, assenza di coscienza critica…). La professoressa Maietta istituisce nel cimitero una scuola ideale: una “palestra” di pace, democrazia, giustizia, legalità. Un esempio scontato nella realtà dei viventi?</strong></p>



<p>“Un esempio “poco” scontato, se si considera come vanno le cose nel mondo… Aumentano i casi di femminicidio e di violenza a tutti i livelli, assistiamo a un progressivo imbarbarimento della società, caduta di valori e perdita di punti di riferimento. Le guerre in corso, il genocidio del popolo Palestinese, le continue tragedie del mare ci stanno a indicare che a livello globale è in atto una vera regressione del modello di civiltà che pensavamo di aver consolidato.</p>



<p>L’attività virtuosa della prof Marietta, per tornare al romanzo, ci offre lo spunto per interrogarci sul valore imprescindibile di una corretta educazione civica da reintrodurre a tutti i livelli, dell’esigenza di affrontare le dinamiche del mondo e analizzarle in modo ipercritico, avendo sempre come orizzonte da raggiungere le coordinate geografiche della pace, della giustizia e della legalità.”</p>



<p><strong>Le entità azzurrognole del cimitero di Rocca Acerba conservano, non percepibili dai vivi, le sembianze, i sentimenti, le abitudini, la professione della loro vita prima della morte. Le disuguaglianze economiche e sociali, ancora non completamente superate, ricordano al lettore l’esistenza irrinunciabile e immortale di chi, come il sindacalista, ha speso la propria vita per migliorare quella degli altri…</strong></p>



<p>“Nella storia sono presenti molti personaggi, a me piace per questo motivo definirlo un romanzo “corale”. Sono presenti “figure” di diversa estrazione sociale, diversa provenienza o etnia, anche diversa moralità: sacerdoti, insegnanti, capimafia, fascisti, comunisti, prostitute… ognuno di essi con una precisa fisionomia e una caratterizzazione ben delineata. Anche i tempi di vita passata sono differenti, alcuni di questi personaggi stazionano nel cimitero di Rocca Acerba da pochi mesi, altri da molti lustri, altri ancora da un secolo e più. Tra i tanti, la figura del sindacalista che citavi è una di quelle presenze che non passa inosservata.</p>



<p>Premesso che ogni figura ha una collocazione precisa e mai casuale, e che alla conclusione della storia tutto si comporrà come in un puzzle, sul sindacalista vale la pena spendere qualche riflessione: nella sua vita terrena, ai tempi del ventennio fascista, racconta di essersi impegnato nella battaglia per l’occupazione delle terre incolte, contro latifondisti e padroni per l’emancipazione di contadini e operai.</p>



<p>Nella dimensione di aldilà dove si trova adesso, è attivo nel promuovere riunioni e incontri con le figure dei deceduti per incidenti sul lavoro. Un altro tema che racconta della incivile vergogna di un Paese che nel 2025 registra nella propria lugubre contabilità una media di 3 decessi al giorno di lavoratrici e lavoratori…”</p>



<p></p>
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		<title>Francesco, il giardino segreto dell’umanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2025 07:52:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Brunella Trifilio ∙ «Racconto una storia che ho sentito da bambino, a casa mia. In una famiglia il nonno abitava lì, col figlio, la nuora, i nipotini. Ma il nonno era invecchiato, aveva avuto un piccolo ictus, era anziano e quando era a tavola e mangiava, si sporcava un po’. Il papà aveva vergogna di [&#8230;]</p>
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<p>Brunella Trifilio ∙ </p>



<p class="has-drop-cap">«Racconto una storia che ho sentito da bambino, a casa mia. In una famiglia il nonno abitava lì, col figlio, la nuora, i nipotini. Ma il nonno era invecchiato, aveva avuto un piccolo ictus, era anziano e quando era a tavola e mangiava, si sporcava un po’. Il papà aveva vergogna di suo padre. E diceva: “Ma, non possiamo invitare gente a casa…”. E decise di fare un tavolo piccolo, in cucina, perché il nonno prendesse il pasto da solo in cucina. Alcuni giorni dopo, arrivò a casa dopo il lavoro e trovò suo figlio, di 6 anni, che giocava con legni, con il martello, con i chiodi… “Ma cosa fai, ragazzo?”, gli chiese. “Sto facendo un tavolino…”. “E perché?” .”Perché quando tu sarai vecchio, potrai mangiare da solo come mangia il nonno!”, rispose il bimbo».</p>



<p>Scrivere di Francesco non è facile perché nulla è possibile aggiungere al suo pensiero (come a questa riflessione) per renderlo meglio. Le parole di Francesco sono più che sufficienti per raccontare la sua “rivoluzione di pace” e il suo “anticonformismo” rispetto al conformismo di un tempo dominato dall’individualismo, dalla “cultura dello scarto”, da cattivi ideali nutriti dalle false informazioni (fake news) che, attraverso il web, minacciano le democrazie (come pochi opliti fortemente stretti in cerchio attorno a una grande massa di persone in difficoltà nel distinguere il vero dal falso). Proprio a proposito del Web, già nel 2016, Francesco scriveva: “Non è la tecnologia che determina se la comunicazione è autentica o meno, ma il cuore dell’uomo e la sua capacità di usare bene i mezzi a sua disposizione.”</p>



<p>In un tempo così difficile, Francesco si ostina a parlare di “speranza” e di “sogni” a chi costruirà il suo domani nel conformismo negativo e pessimista del presente. “Non lasciatevi rubare la speranza. I sogni sono importanti. Tengono il nostro sguardo largo, ci aiutano ad abbracciare l’orizzonte, a coltivare la speranza in ogni azione quotidiana. E i sogni dei giovani sono i più importanti di tutti. Un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato; non potrà capire la vita, la forza della vita. I sogni ti svegliano, di portano in là, sono le stelle più luminose, quelle che indicano un cammino diverso per l’umanità”.</p>



<p>Francesco è ostinatamente anticonformista anche nella continua ricerca di un equilibrio mondiale basato sulla pace, l’amore, la fratellanza tra i popoli, la giustizia, la tolleranza in un tempo che vuole portarci in una direzione esattamente contraria. Le sue parole fuori dal coro, ma così ricche del vero senso della vita, sono destinate all’eternità a prescindere dall’appartenenza politica, religiosa, etnica, culturale, geografica. “Il mondo è più bello quando si costruiscono ponti, non muri”. E noi abbiamo visto i danni delle barriere geografiche o ideologiche. “L’amore è più forte dell’odio e la speranza è più forte della paura.”. Quando il nostro sfrenato individualismo ha fatto prevalere l’odio sull’amore, la paura sulla speranza, il linguaggio ostile e conflittuale sul confronto pacifico, Francesco ci ha rassicurati insegnandoci il valore della “tenerezza” nella piena convinzione che “la tenerezza è il linguaggio dei più forti”. Le parole di Francesco ci guideranno un giorno verso la pace perché abbiamo visto che “con la guerra si perde tutto e con la pace si guadagna”. </p>



<p>Francesco parla della sua stessa Chiesa come strumento di solidarietà e di supporto per tutti i bisognosi. Il suo desiderio di affermare il ruolo di una Chiesa “povera per i poveri” ci ricorda che “chi non vive per servire, non serve per vivere.” Anche la forza del suo amore per l’ambiente (se escludiamo l’esempio di San Francesco d’Assisi) è senza precedenti. Per Francesco noi “non siamo padroni della natura, siamo parte di essa.” Parole che gravano come un macigno sui responsabili dello sfruttamento selvaggio delle risorse naturali e di tutti coloro che ipotizzano, per il futuro, una radicale inversione di marcia rispetto alle politiche internazionali di sviluppo sostenibile. “Abbiate cura della Terra come della vostra casa”, dice Francesco a noi tutti e ai nostri governanti. Parole che ogni governante (che abbia a cuore la buona vita dei cittadini) dovrebbe mettere al centro della propria agenda governativa. “La Terra, nostra casa comune, è come una sorella con cui condividiamo la vita.”</p>



<p>Grazie, Francesco. Ci perdonerai se ancora non ti abbiamo ascoltato, ma continua a illuminarci il cammino.<br>Buon viaggio, Papa buono.</p>
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		<title>Giornata della donna 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2025 09:49:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa festeggiare, con una mimosa, un giorno di marzo? di Brunella Trifilio ∙ Ci risiamo, 8 marzo 2025. Ennesima giornata dedicata alla donna e nessuna novità degna di nota che possa riguardarla nella sua tangibile realtà quotidiana. Una giornata di festa dissimulatrice come tante. Una ricorrenza, nata da nobilissimi propositi, si riconferma (con il solito [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Cosa festeggiare, con una mimosa, un giorno di marzo?</h2>



<p>di Brunella Trifilio ∙ </p>



<p class="has-drop-cap">Ci risiamo, 8 marzo 2025. Ennesima giornata dedicata alla donna e nessuna novità degna di nota che possa riguardarla nella sua tangibile realtà quotidiana. Una giornata di festa dissimulatrice come tante. Una ricorrenza, nata da nobilissimi propositi, si riconferma (con il solito scempio di mimose) la sintesi perfetta dei fallimenti di una società apparentemente evoluta e inclusiva. </p>



<p>Una giornata malinconica, 24 ore di perbenismo e celebrazione contro le 8.736 già trascorse sempre uguali alle altre che le hanno precedute, anno dopo anno. Così, anche quest’anno, la festa dedicata alla donna ci ricorda che lei è un concentrato di potenzialità inespresse, sciupate, dimenticate da una società che non riesce ad includerla per il suo valore, nonostante i buoni propositi. Si festeggia così una donna penalizzata nel sociale, nel lavoro, nella famiglia, nel reddito. Si festeggia un essere umano frantumato (nel corpo e nella psiche) dall’inarrestabile minaccia di una violenza di genere inaccettabile. Si festeggia un’anomalia sociale riconfermata nei dati del recente Rendiconto di Genere del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza INPS. </p>



<p>Dal documento emergono marcate condizioni di svantaggio delle donne che vivono nel nostro Paese in ambito familiare, sociale e lavorativo. Tante le differenze di genere riscontrabili nei percorsi d’istruzione e lavorativi. Tante le differenze a livello retributivo e pensionistico. Tante le carenze in ambito assistenziale. Troppa la violenza di genere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/03/Women-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-2048" srcset="https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/03/Women-1024x576.jpg 1024w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/03/Women-300x169.jpg 300w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/03/Women-768x432.jpg 768w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/03/Women-1536x864.jpg 1536w, https://www.alpluraleonline.it/wp-content/uploads/2025/03/Women.jpg 1980w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Dal Rendiconto di genere presentato dall’INPS nel 2025 emergono segnalazioni non più trascurabili per programmare una decisa “inversione di marcia”. Nell’analisi dei dati, è significativo partire dalla tematica “istruzione” per capire quanto siano resistenti alcuni paradossi legati al genere. Infatti, nell’anno 2023 le donne hanno sorpassato gli uomini nel diploma (52,6%) come nella laurea (59,6 %). </p>



<p>Si tratta di una superiorità in ambito “istruzione” che si scontra, in maniere evidente, con le differenze retributive e di carriera in ambito lavorativo. Infatti, solo il 21,1% dei dirigenti e il 32,4% dei quadri è donna. Anche il gap retributivo di genere, con una differenza di venti punti percentuali a sfavore delle donne, è ancora troppo marcato. Il tasso di occupazione femminile nel 2023 si attesta al 52.5% contro il 70,4% di quello maschile (divario di genere pari al 17,9%). Quanto alle assunzioni femminili, si rileva una percentuale ancora troppo bassa (42,3% rispetto al totale) che accentua ulteriormente il divario di genere in ambito lavorativo. Come se non bastasse, si rileva un’instabilità occupazionale senza tregua per il genere femminile: solo il 18% delle assunzioni femminili sono a tempo indeterminato contro il 22,6% di quelle maschili. Ancora significativa la differenza di genere in relazione ai contratti di lavoro a tempo parziale che per le donne rappresentano il 64,4% del totale. </p>



<p>Se consideriamo il part-time involontario, si rileva che interessa prioritariamente il genere femminile (15,6% degli occupati rispetto al 5,1% del genere maschile). Altra nota dolente, che appesantisce la non favorevole situazione lavorativa, è il notevole impegno della donna nell’assistenza e cura dei familiari (esempio: 14,4 milioni le giornate di congedo parentale richieste dalle donne contro le 2,1 milioni degli uomini) in assenza o scarsità di supporto esterno alla famiglia come gli asili nido (esempio: l’obiettivo dei 45 posti nido ogni 100 bambini d’età compresa tra 0 e 2 anni viene raggiunto soltanto dalla Valle d’Aosta, dall’Emila Romagna e dall’Umbria). Quanto al problema delle differenze in ambito pensionistico, si riscontra una superiorità numerica delle donne nel totale dei beneficiari di pensione (7,9 milioni di pensionate contro i 7,3 milioni di pensionati) che non trova però corrispondenza negli importi erogati alle donne rispetto ai colleghi uomini (paradosso del gap pensionistico a sfavore delle donne nonostante la loro superiorità numerica). </p>



<p>Se analizziamo i dati che riguardano il lavoro dipendente privato, notiamo che gli importi medi delle pensioni di anzianità/anticipate, invalidità e vecchiaia sono notevolmente inferiori a quelle degli uomini (rispettivamente del 25,5%, del 32% e del 44,1%). Queste marcate differenze nelle prestazioni pensionistiche non sono altro che le conseguenze delle disuguaglianze già subite in ambito lavorativo in termini di carriera, retribuzione e riduzioni dell’orario di lavoro dovuti a carichi familiari. Altro dato significativo (utile per riflettere sulle conseguenze della discontinuità lavorativa delle donne e sulla loro difficoltà a raggiungere i requisiti contributivi) è il basso numero di donne che accedono alla pensione di anzianità/anticipata con solo il 24,5% fra i lavoratori autonomi e il 27% tra quelli privati. Ad aggravare ulteriormente una situazione già difficile, la “piaga viva” della violenza di genere con i suoi dati preoccupanti sull’aumento delle denunce. Il reddito erogato dall’INPS alle donne vittime di violenza in ambito familiare (Reddito di Libertà) ha interessato la notevole cifra di 2.481 donne nel 2021, ma negli anni successivi (per mancanza di risorse) i trattamenti economici sono stati confermati soltanto nelle Regioni Friuli- Venezia Giulia ed Emilia Romagna grazie a risorse regionali.</p>



<p>A partire dalla realtà semplicemente osservata o documentata, occorrerà affrontare la problematica con efficacia (rimozione effettiva di tutti gli ostacoli alla parità), iniziando da un deciso “cambio di marcia” culturale che parta dal sistema educativo e si unisca al senso di responsabilità e all’impegno di tutti gli attori istituzionali chiamati a garantire l’uguaglianza dei cittadini. Le panchine rosse sono già troppe e troppe le mimose in un giorno di marzo.</p>
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		<title>Sanità Pubblica un diritto sancito dalla Costituzione italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2025 14:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Servizio Sanitario Nazionale non può rinunciare ai principi di universalità, uguaglianza, equità. di Brunella Trifilio ∙ Il nostro ultraquarantenne Servizio sanitario nazionale (SSN), nato dalla legge 833 del 1978 per curare (senza distinzioni) tutti i cittadini bisognosi d’assistenza, sembrerebbe “gravemente ammalato”. Da una parte i cittadini necessitanti di cure e sostegno, dall’altra un sistema [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-style-plain is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-heading">Il Servizio Sanitario Nazionale non può rinunciare ai principi di universalità, uguaglianza, equità.</h3>
</blockquote>



<p><strong>di Brunella Trifilio</strong> ∙ </p>



<p>Il nostro ultraquarantenne Servizio sanitario nazionale (SSN), nato dalla legge 833 del 1978 per curare (senza distinzioni) tutti i cittadini bisognosi d’assistenza, sembrerebbe “gravemente ammalato”. Da una parte i cittadini necessitanti di cure e sostegno, dall’altra un sistema sanitario e assistenziale nato per farvi fronte ma che domanda, a sua volta, interventi immediati “per non morire”.</p>



<p>Questo bizzarro corto circuito tra assistente e assistito, che li pone quasi sullo stesso piano di disagio, impone riflessioni urgenti sulle garanzie sancite dall’articolo 32 della nostra Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti…”. Da una parte, la teoria del nostro civilissimo SSN concepito sui principi dell’universalità (unitarietà dei livelli d’assistenza su tutto il territorio), dell’uguaglianza (erogazione dei servizi in assenza di discriminazioni e distinzioni individuali, sociali ed economiche) e dell’equità (parità d’accesso alle prestazioni in relazione a uguali bisogni di salute).</p>



<p>Dall’altra, l’eterogenea realtà quotidiana delle tante difficoltà d’accesso alle cure mediche e all’assistenza per tutti senza stress, appesantimenti dei bilanci familiari, differenze territoriali, reddituali e sociali. Se ci si allontana dai principi fondativi del nostro SSN, si rischia di allontanarsi dai valori espressi dall’articolo 32 della nostra Costituzione con la conseguenza di compromettere, insieme alla salute della collettività, la stessa dignità dei cittadini italiani.</p>



<p>Questo non può e non deve accadere. Eppure, la paura di perdere il facile accesso alle cure mediche o di dover rinunciare all’assistenza prevista per i familiari più fragili (disabili, bambini e anziani) sembrerebbe una delle più grandi preoccupazioni nazionali. Una paura che nasce dalla sensazione di trovarsi di fronte ad una vera e propria emergenza: strutture di Pronto Soccorso al collasso; crisi del personale sanitario; frattura sanitaria e assistenziale tra Nord e Sud; crescita della spesa sanitaria familiare; rinuncia alle cure e alla prevenzione; insufficienza dei servizi di supporto sanitario e assistenziale agli anziani e marcate differenze territoriali d’accesso. Il continuo e progressivo definanziamento del SSN sembrerebbe non aver risolto lo storico problema degli sprechi, contribuendo al peggioramento della situazione.</p>



<p>Qualunque sia la causa dell’attuale stato delle cose, ne sono ormai evidenti le conseguenze, prima fra tutte la pesante ripercussione (aumento della spesa out-of-pocket) su bilanci familiari già molto impoveriti. Chi non può curarsi a proprie spese, rinuncia alle cure e principalmente alla prevenzione. Secondo l’ISTAT, nel 2023, 4,48 milioni di persone hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici, pur avendone bisogno. I motivi di questa rinuncia sembrerebbero tanti: tempi d’attesa troppo lunghi; difficoltà d’accesso alle prestazioni per la lontananza della struttura sanitaria o per la mancanza di mezzi di trasporto; reddito insufficiente. Alcune informazioni fornite dalla piattaforma web “Noi Italia 2024”, nell’area tematica relativa alla salute e al welfare, ci permettono di osservare la situazione recente, anche nel confronto regionale e con riferimento al contesto europeo.</p>



<p>Anche la Fondazioni GIMBE ci fornisce dati che restituiscono un quadro d’insieme piuttosto preoccupante (cfr. 7° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale) tra i quali il divario della spesa sanitaria pubblica pro capite rispetto alla media dei Paesi Ocse membri dell’Unione Europea. Con riferimento all’Europa e al 2021 (cfr. Noi Italia 2024), l’Italia risulta il Paese con il più basso livello di posti letto ospedalieri ogni mille abitanti (3,1) con l’aggravante di un valore ancora peggiore nelle già disagiate regioni meridionali (2,7).</p>



<p>Ad aggravare ulteriormente le note differenze interne al Paese contribuisce l’emigrazione ospedaliera tra Regioni, con evidenti conseguenze negative sui bilanci familiari e regionali del Mezzogiorno che da questo fenomeno viene ulteriormente impoverito. Le risposte concrete al crescente invecchiamento della popolazione, in termini di servizi domiciliari e residenziali, sono ancora insufficienti ed eterogenee. Non esiste ancora un sistema unitario di assistenza domiciliare per la non autosufficienza. L’Assistenza domiciliare integrata (ADI) offre prestazioni limitate e frammentarie con una media di circa 16 ore annue d’assistenza per ogni anziano, con la conseguenza di un carico finanziario familiare non più sopportabile o l’alternativa rinuncia del caregiver al proprio lavoro (nell’impossibilità di sostenere i costi dell’assistenza privata).</p>



<p>Ci si chiede inoltre se la chiusura di moltissimi ospedali non abbia favorito gli sprechi invece che ridurli (cosa dire delle enormi distanze percorse dalle ambulanze nella ricerca di un ospedale che abbia la possibilità di accogliere il paziente?) e accentuato i pericoli per la vita dei cittadini in emergenza sanitaria (strutture di primo soccorso estremamente decentrate e sovraffollate). In un contesto d’indebolimento del SSN, le strutture private accreditate finiscono con il sostituirsi a quelle pubbliche, di fatto fagocitandole.</p>



<p>Un’altra criticità è la recente crisi del personale sanitario. L’emigrazione dei medici italiani verso Paesi esteri, che destinano maggiori risorse alla Ricerca e alla Sanità pubblica e che sono in grado di retribuire adeguatamente la loro professionalità, non può lasciare indifferenti. Tanta la disaffezione e la frustrazione del personale sanitario a causa di turni massacranti o stipendi non soddisfacenti rispetto alla professionalità espressa, delle scarse possibilità di carriera in relazione alle capacità, dell’escalation dei casi di violenza nelle strutture di Pronto Soccorso.</p>



<p>Quanto ai Livelli essenziali d’assistenza (LEA), il divario tra Nord e Sud, mette ancora una volta in discussione i principi fondativi del nostro SSN. Per quanto riguarda le prestazioni che il SSN dovrebbe garantire a tutti i cittadini (gratuitamente o dietro pagamento del ticket), se si guarda ai dati del 2022, si nota che solo poche Regioni riescono a rispettare gli standard essenziali di cura, con ulteriore accentuazione del divario Nord/Sud. </p>



<p>Molto preoccupanti sono le differenze territoriali d’assistenza in ambito pediatrico. Non si arresta la tendenza delle famiglie del Sud ad affrontare “viaggi della speranza” per i propri figli (bambini e adolescenti) per ricevere cure pediatriche nei centri specialistici del Centro-Nord (principalmente Roma, Firenze e Genova). Sulla base di recenti valutazioni del CREA (Centro per la ricerca economica applicata in sanità) il 6,1% delle famiglie italiane è in povertà sanitaria (difficoltà o rinuncia a curarsi) con un Sud che raggiunge la preoccupante percentuale dell’8%.</p>



<p>Un Sud al collasso sanitario, con una speranza di vita anche minore (di 1,5 anni) e un tasso di mortalità per tumore sempre più preoccupante nel confronto con il Nord del Paese. La sensazione, in ambito sanitario, è quello di un Paese inesorabilmente disgregato dalle diversità territoriali, economiche, sociali. Di fronte a tutto questo, ci si chiede come possano sopravvivere ancora i principi di universalità, uguaglianza ed equità e come rimediare all’emergenza.</p>



<p>Le possibilità concrete per un’inversione di tendenza sono tante, basterebbe prenderle in decisa considerazione. Aumentare le risorse da destinare alla Sanità pubblica non potrà bastare se non si programma una riorganizzazione davvero efficiente ed efficace del SSN. Una buona digitalizzazione sanitaria potrebbe migliorare l’accessibilità ai servizi e ridurre gli sprechi, ma non senza un’adeguata “alfabetizzazione digitale” da parte degli utenti e del personale sanitario.</p>



<p>Ridurre gli sprechi e le inefficienze del SSN (sovra-utilizzo di prestazioni sanitarie inappropriate e sotto-utilizzo di quelle efficaci, inadeguato coordinamento, acquisti non razionali, sprechi da mobilità per le ambulanze che devono percorrere lunghi tratti per raggiungere ospedali lontani a causa della chiusura di molte strutture di prossimità…) è fondamentale. Ma prima di operare qualsiasi scelta esecutiva per migliorare la situazione attuale, bisognerebbe rafforzare l’idea che l’Italia è un Paese unico e indivisibile, anche in ambito sanitario. Un Paese progredito e democratico, con un Servizio Sanitario Nazionale “orgoglioso” dei suoi principi fondativi, dei suoi medici e dell’articolo 32 della Costituzione italiana.</p>
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		<title>Fake news, rischi per la società e la tenuta delle democrazie</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2024/09/30/fake-news-rischi-per-la-societa-e-la-tenuta-delle-democrazie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Sep 2024 08:48:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Brunella Trifilio • L’universo web e social è stimolante e potenzialmente al servizio del progresso e della buona convivenza tra i popoli, a patto che vi si acceda con correttezza e attenzione perché non immune da rischi e pericoli. Chi pratica questo mondo deve prestare molta attenzione alle notizie false, incomplete, scorrette, parziali, manipolatorie [&#8230;]</p>
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<p>di Brunella Trifilio • </p>



<p class="has-drop-cap">L’universo web e social è stimolante e potenzialmente al servizio del progresso e della buona convivenza tra i popoli, a patto che vi si acceda con correttezza e attenzione perché non immune da rischi e pericoli. Chi pratica questo mondo deve prestare molta attenzione alle notizie false, incomplete, scorrette, parziali, manipolatorie confezionate così bene da sembrare reali. Queste informazioni solo apparentemente vere, le fake news, costituiscono uno dei più grandi problemi dell’epoca moderna per l’uomo, la società, le democrazie. Ma bisogna distinguere tra bufale e fake news perché le differenze non sono sempre scontate. Mentre le bufale sono informazioni di facile costruzione e diffusione anche se totalmente fasulle, le fake news si distinguono per alcuni aspetti particolari che le caratterizzano con una certa regolarità e ne determinano i loro pesanti effetti negativi proprio perché facilmente credibili. Effetti davvero pericolosi per la civile convivenza tra i vari popoli del mondo e tra i cittadini all’interno dei singoli Paesi. </p>



<p>Le fake news comportano disinformazione (intenzionale distorsione dell’informazione) e misinformazione (inesatta informazione non intenzionale come accade quando, inconsapevolmente e con leggerezza, si condivide sui social una notizia falsa). Se i due fenomeni sono distinguibili nella terminologia, entrambi hanno lo stesso inquietante effetto di influenzare le azioni e le scelte (politiche, commerciali, sociali, ecc.) dei singoli individui, portando un vantaggio a chi ne è l’artefice. La pericolosità delle fake news si può ravvisare in alcune caratteristiche che ne facilitano la diffusione come la loro credibilità (sono ben confezionate) e il sensazionalismo che spesso le caratterizza. </p>



<p>L’attenzione che suscitano è molto spesso legata a stereotipi e pregiudizi dei destinatari che accendono le loro emozioni (rabbia, ansia, disprezzo, frustrazione, ecc.) fino al punto da sollecitare reazioni negative e desiderio di ampia condivisione. Spesso l’argomento ha carattere sensazionalistico per attirare maggiormente l’attenzione e favorire la diffusione veloce della notizia fake. Ad aggravare la pericolosità del fenomeno si aggiunge la potente velocità di trasmissione tipica del web. Ma come difenderci dalle notizie false? Alcuni accorgimenti possono aiutare a diffidare delle notizie apparentemente vere. Occorre innanzitutto soffermarsi sulle fonti e sulla loro attendibilità e verificare se altre hanno riportato la notizia. Anche l’accurata ricerca sull’autore della notizia è fondamentale per capire cosa stiamo leggendo. </p>



<p>La notizia deve essere letta con una certa accuratezza evitando di fidarsi facilmente dei “titoli urlati” (scritti a grandi caratteri con utilizzo dei punti esclamativi) e di testi offensivi o dal linguaggio poco moderato. Altri elementi da valutare con una certa attenzione sono l’indirizzo del sito ed eventuali errori di battitura. Il diffondersi facile di fake news indirizzate ad utenti del web sprovveduti ha favorito l’affermazione di una nuova figura professionale, il fact checker (“verificatore di notizie”). Il fact checker svolge il compito di analizzare le informazioni diffuse sul web per accertarne l’attendibilità, contrassegnando quelle false. </p>



<p>Se il fact-checking è alla base del lavoro giornalistico, quanti comuni cittadini possiedono il tempo e i mezzi culturali per verificare l’attendibilità di una notizia prima di fidarsi ciecamente della sua fonte? Questo è forse il più grande problema dei nostri tempi legato alle fake news; non tanto la notizia falsa, pur nella sua enorme pericolosità, quanto la nostra incapacità di leggervi dentro.</p>
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		<title>La vitalità del Sindacato tra conquiste del lavoro e democrazia, dal primo al secondo millennio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 May 2024 08:31:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Brunella Trifilio • Quante volte, durante la nostra vita lavorativa, abbiamo ascoltato aforismi motivazionali, condividendoli senza esitare. “A livello individuale siamo una goccia. Insieme siamo un oceano.” (Ryunosuke Satoro, scrittore giapponese). “Se tutti avanziamo insieme, il successo arriverà da solo.” (Henry Ford, industriale americano e fondatore della Ford Motor Company). “Un uomo può essere [&#8230;]</p>
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<p>di Brunella Trifilio • </p>



<p class="has-drop-cap">Quante volte, durante la nostra vita lavorativa, abbiamo ascoltato aforismi motivazionali, condividendoli senza esitare. “A livello individuale siamo una goccia. Insieme siamo un oceano.” (Ryunosuke Satoro, scrittore giapponese). “Se tutti avanziamo insieme, il successo arriverà da solo.” (Henry Ford, industriale americano e fondatore della Ford Motor Company). “Un uomo può essere un elemento cruciale di un team, ma da solo non fa una squadra.” (Kareem Abdul-Jabbar, ex giocatore di basket professionista americano). Sono solo alcune delle frasi celebri utilizzate dagli imprenditori per motivare i lavoratori a “camminare” insieme con l’obiettivo di potenziare economicamente le proprie aziende.</p>



<p>Se i lavoratori devono fare “gioco di squadra” nell’interesse dell’azienda, perché dovrebbero esitare a coordinarsi nel loro interesse e per il bene dell’intera società di cui sono pilastri portanti? Sorvolando su alcune critiche, più o meno recenti, indirizzate al mondo sindacale, la domanda sembrerebbe inutilmente scontata. Critiche sulle quali dobbiamo invece riflettere perché ci riportano indietro nel tempo, agli albori della Rivoluzione industriale oppure al ventennio fascista. La tentazione di disgregare i lavoratori non ha mai completamente abbandonato una determinata categoria di pensatori, anche i più populisti. In fondo, può capitare che si parli da un comodo salotto, addirittura in nome del popolo, senza capirne neanche i bisogni più elementari.</p>



<p>Se gli aforismi sul valore della squadra sono funzionali all’impresa come alla condivisibile strategia d’aggregazione dei suoi dipendenti, Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpeda richiama, meglio di qualunque argomentazione al riguardo, il senso della necessaria aggregazione dei lavoratori in quanto persone legate dallo stesso vincolo di subordinazione al datore di lavoro. La tela, simbolo delle conquiste nel segno dell’aggregazione, ci restituisce la memoria di ciò che il sindacato ha fatto per l’affermazione dei diritti delle persone, come lavoratori e cittadini, ma anche di quanto dovrà ancora fare in una società sempre più individualista.</p>



<p>Il dipinto contiene un messaggio sociale inequivocabile: uniti si vince. Il periodo immortalato nella tela è quello delle prime conquiste del lavoro, ma il messaggio è straordinariamente attuale. Il corteo procede compatto e dignitoso, senza differenze di genere e d’età (i diritti sono per tutti), da un passato ormai alle spalle ma privo di diritti elementari (il buio in fondo alla tela), verso un futuro di conquiste imminenti (la luce sulla strada). Viene facile immaginare i personaggi che precedono questa “fiumana” di gente come una guida indispensabile a rafforzarne la sua “potenza” (il sindacato). Così come è difficile ignorare, nella realtà attuale, la potenzialità contrattuale dei lavoratori uniti nelle loro mutevoli rivendicazioni dei tempi moderni.</p>



<p>Guardare al futuro e sapersi adattare al cambiamento è fondamentale, ma per poterlo fare con dignità ed efficacia bisogna guardarsi indietro, alla strada già tracciata dai lavoratori che hanno saputo aggregarsi &#8211; senza timori &#8211; in nome dei diritti. Grazie a questo “occhio retrospettivo”, ritroveremo le durissime condizioni di lavoro che hanno preceduto la nascita delle prime forme di organizzazioni sindacali: orari insostenibili, salari da fame, occupazione minorile, mancanza di sicurezza. Quando, non senza fatica, si riuscirà ad arrivare alle prime forme di associazionismo dei lavoratori, le condizioni di lavoro cambieranno sensibilmente. Con l’accettazione della nuova realtà – l’indiscusso potere contrattuale dei lavoratori uniti &#8211; gli imprenditori riconosceranno finalmente salari più adeguati, la giornata lavorativa di otto ore, maggiore sicurezza e tutele per malattia e invalidità. I Governi, a loro volta, riconosceranno gradualmente diritti fondamentali come quello di voto, perché le rivendicazioni del mondo sindacale si sono sempre accompagnate al desiderio di affermare la democrazia e la pace sociale.</p>



<p>Oggi, nei paesi dominati dal libero mercato, grazie alla contrattazione collettiva, sembra tutto molto scontato; ma il pericolo di perdere i diritti acquisiti o di non poterne conquistare altri più in linea con le nuove esigenze (work-life balance, riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio, stabilità, inclusione, sicurezza, sostegno alla disabilità ed alla terza età, ecc.) è sempre dietro l’angolo. In una società individualista connotata da forti disuguaglianze sociali ed economiche &#8211; oggi più di ieri &#8211; non si può correre il rischio di dividere i lavoratori andando così più facilmente incontro alla contrattazione individuale.</p>



<p>Se l’emancipazione nel lavoro, non può prescindere dalla forza dell’unione dei lavoratori, la consapevolezza dei singoli può fare la differenza. La forza dell’aggregazione non può bastare senza la consapevolezza dei propri diritti individuali e la passione verso quelli comuni. Perché “Un uomo che lavora con le sue mani è un operaio; un uomo che lavora con le sue mani e il suo cervello è un artigiano; ma un uomo che lavora con le sue mani, il suo cervello e il suo cuore è un artista” (San Francesco d’Assisi). La consapevolezza di non essere nati per diventare parti meccaniche di un circuito manovrato dai forti è come un’ispirazione a diventare artisti della propria “buona vita” valorizzando la propria individualità, ma con occhi e cuore profondamente attenti al valore dei diritti comuni.</p>
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		<title>Trasformare il nostro mondo: prosperità, inclusione, pace, collaborazione tra i popoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Brunella Trifilio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2023 10:04:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Agenda 2030 per lo sviluppo Sostenibile Campionato mondiale per la vita: 17 goal in 15 anni, entusiasmo a macchia di leopardo Brunella Trifilio ∙ L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, quale programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità impegna i 193 Paesi membri dell’ONU che l’hanno sottoscritta nel 2015 a raggiungere traguardi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Agenda 2030 per lo sviluppo Sostenibile</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Campionato mondiale per la vita: 17 goal in 15 anni, entusiasmo a macchia di leopardo</h3>



<p><strong>Brunella Trifilio</strong> ∙ </p>



<p class="has-drop-cap">L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, quale programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità impegna i 193 Paesi membri dell’ONU che l’hanno sottoscritta nel 2015 a raggiungere traguardi economici e sociali orientati al bene dell’umanità. Un programma internazionale partito ufficialmente all’inizio del 2016 e concepito come un campionato sportivo mondiale sui generis: i firmatari dell’Agenda si impegnano a vincere le loro “partite” tutti insieme e per il bene di ogni popolo entro il 2030. Una vittoria comune e collettiva nel raggiungimento di molti obiettivi di sviluppo sostenibile come, la lotta alla povertà, il contrasto al cambiamento climatico, l’eliminazione della fame, l’emancipazione femminile. Proprio come nel calcio, l’obiettivo dell’Agenda è “andare a rete” con la differenza che, in questo caso, ognuno dei partecipanti s’impegna a vincere la propria partita per trasformare il Pianeta nella sostenibilità e per il bene comune (non un solo vincitore, ma 193).</p>



<p>Gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals &#8211; SDGs), da raggiungere in 15 anni, sono 17 punti chiave del cambiamento globale sostenibile associati a 169 target o traguardi strettamente interconnessi tra loro. Si tratta di obiettivi e traguardi “comuni” perché nessuno deve essere escluso o lasciato indietro nel percorso di rinnovamento planetario tracciato dall’Agenda.</p>



<p>Con l’obiettivo di monitorare il percorso dei Paesi firmatari dell’Agenda 2030, la Commissione Statistica delle Nazioni Unite ha istituito l’Inter Agency and Expert Group on SDG Indicators che ha elaborato gli indicatori per valutare i risultati raggiunti nel tempo.</p>



<p>In Italia, i dati di monitoraggio dei progressi raggiunti in ambito “Sustainable Development Goals” sono forniti dall’ISTAT. Nel 2023 è stato prodotto il sesto Rapporto sugli SDGs. Il posizionamento attuale dell’Italia rispetto agli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 delinea un quadro generale non ancora completamente rassicurante: il 42,6% delle misure evidenzia alcuni miglioramenti rispetto ai target; il 32,8% evidenzia un peggioramento; il 24,6% segnala una situazione stazionaria. Ancora in evidenza, in termini di sviluppo sostenibile, la disparità tra le regioni italiane con una differenza Nord/Sud che richiederebbe una certa attenzione.</p>



<p>La scadenza comune del 2030 si avvicina, ma non tutti i Paesi aderenti hanno dimostrato capacità di impegnarsi allo stesso modo per raggiungere i traguardi sottoscritti. Per L’Italia, la strada da percorrere è ancora in salita, ma l’entusiasmo non dovrà morire.</p>
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