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	<title>Nino Lentini, Autore presso www.alpluraleonline.it</title>
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	<description>Periodico Mensile Al Plurale &#124; UNISIN</description>
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	<title>Nino Lentini, Autore presso www.alpluraleonline.it</title>
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		<title>In questo mondo di ladri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 09:37:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tra guerre, rincari e silenzi assordanti, il prezzo più alto lo pagano sempre i cittadini di Nino Lentini • Una famosa canzone del famosissimo cantautore Antonello Venditti scritta quasi quarant’anni fa diceva: Eh, in questo mondo di ladri c’è ancora un gruppo di amici che non si arrendono mai. Noi, noi stiamo bene tra noi [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Tra guerre, rincari e silenzi assordanti, il prezzo più alto lo pagano sempre i cittadini</h2>



<p>di Nino Lentini • </p>



<p class="has-drop-cap">Una famosa canzone del famosissimo cantautore Antonello Venditti scritta quasi quarant’anni fa diceva: Eh, in questo mondo di ladri c’è ancora un gruppo di amici che non si arrendono mai. Noi, noi stiamo bene tra noi e ci fidiamo di noi in questo mondo di ladri, in questo mondo di eroi…Non siamo molto importanti ma puoi venire con noi”. Che dire se non che aveva pienamente ragione.</p>



<p>Viviamo in un mondo in cui le ruberie, le grandi ruberie, sembrano ormai quasi legalizzate. Nessuno interviene davvero per cambiare uno stato di cose in cui approfittare delle situazioni è diventata, per alcuni, una vera e propria strategia. Ci si ingegna, si studia, ci si arrovella pur di trovare l’occasione giusta per infilare le mani nelle tasche della gente. Ogni evento — positivo o negativo — diventa un’opportunità per accumulare. Sempre di più. Sempre più in fretta. E quando si specula su un terremoto, su uno tsunami, su una catastrofe o su una guerra, allora non si tratta più di profitto: si tratta di bottino. Perché di bottino si parla quando il guadagno nasce dal dolore, dalla paura, dalla morte. Non si guarda in faccia a nessuno. Più la situazione è grave, più qualcuno si prepara a trarne vantaggio. Il rispetto scompare. L’etica evapora. Resta soltanto il calcolo. È di pochi giorni fa la notizia dello scoppio della guerra in Iran, attribuita all’intervento degli Stati Uniti e di Israele, con la motivazione — secondo quanto riportato dai media — di impedire un’espansione del programma nucleare iraniano. Ma al di là delle dinamiche geopolitiche, ciò che qui interessa sono le conseguenze economiche. Le guerre non producono soltanto distruzione: generano instabilità, alimentano speculazioni e innescano aumenti a catena. Greggio e gas sono i primi a risentirne, seguiti dai beni alimentari, dai prodotti di prima necessità, dal costo della vita nel suo complesso. Eppure c’è un dato che colpisce: molte petroliere già cariche risultano ferme per ragioni di sicurezza nelle acque del Golfo o oltre lo stretto di Hormuz. </p>



<p>L’approvvigionamento attuale è legato a contratti stipulati a prezzi precedenti. In teoria, dunque, almeno nell’immediato non dovrebbe esserci alcun aumento. Invece, alle pompe, il prezzo di benzina e gasolio è salito di circa dieci centesimi al litro per il momento. Un rincaro improvviso, che pesa direttamente sulle famiglie e sulle imprese. Ci si chiede allora: come si può definire tutto questo? Opportunismo? Speculazione? </p>



<p>Connivenza? Interessi personali? Forse un insieme di tutto ciò. Il punto non è soltanto economico. È morale. È la sensazione che, di fronte a dinamiche che incidono profondamente sulla vita quotidiana delle persone, il silenzio di chi dovrebbe vigilare e tutelare l’interesse collettivo diventi assordante. Un silenzio che disorienta, che allontana i cittadini dalle istituzioni e alimenta sfiducia. Non si tratta di accusare indistintamente tutti i politici. Esistono persone corrette e oneste, o almeno così si spera. Ma è innegabile che vi sia una parte della classe dirigente che, per interesse o convenienza, chiude gli occhi di fronte a meccanismi che penalizzano i più deboli. Così continuiamo a navigare in un mare agitato, sospinti dalle vele dell’ingiustizia, della protervia e dell’arroganza. E mentre si parla di mercati, equilibri internazionali e strategie energetiche, il peso reale ricade su chi lavora, su chi paga, su chi ogni giorno deve fare i conti con un potere d’acquisto che si assottiglia e che già adesso riscontra le notevoli difficoltà ad arrivare a fine mese, specialmente se a lavorare in famiglia è soltanto una persona. Forse aveva ragione chi cantava che viviamo “in questo mondo di ladri”… Un silenzio assordante che colpisce e smarrisce e ci fa pensare, sempre di più il tempo passa, che in questo mondo non siamo tutti uguali finché, come diceva sempre Venditti nella sua canzone, viviamo in un mondo pieno di ingiustificati debiti, viviamo negli scandali e disprezziamo i politici.</p>



<p>La differenza, oggi, la farà la capacità dei cittadini di non rassegnarsi, di pretendere trasparenza, responsabilità e rispetto dei diritti sanciti dalla nostra Carta Costituzionale.</p>



<p>Perché il vero rischio non è soltanto l’aumento del prezzo del carburante.</p>



<p>È l’assuefazione all’ingiustizia.</p>
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		<title>Sicurezza sul lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 10:33:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Un’emergenza che riguarda tutti) di Nino Lentini • La sicurezza sul lavoro non è più un tema di nicchia, ma riguarda ogni ambiente professionale, dall’impiegato che lavora al computer all’operaio che solleva pesi in un cantiere. La sicurezza sul lavoro continua a essere una delle grandi sfide del mondo occupazionale italiano e non solo, e [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">(Un’emergenza che riguarda tutti)</h2>



<p>di Nino Lentini • </p>



<p class="has-drop-cap">La sicurezza sul lavoro non è più un tema di nicchia, ma riguarda ogni ambiente professionale, dall’impiegato che lavora al computer all’operaio che solleva pesi in un cantiere. La sicurezza sul lavoro continua a essere una delle grandi sfide del mondo occupazionale italiano e non solo, e non riguarda esclusivamente chi lavora nei cantieri o nelle fabbriche, ma anche uffici, scuole e ospedali, ambienti apparentemente sicuri che in realtà non lo sono affatto. I numeri lo confermano: ogni anno in Italia si registrano centinaia di migliaia di infortuni sul lavoro e migliaia di casi mortali. Secondo i dati INAIL 2024 si contano circa 590 mila denunce di infortunio e oltre 1.200 decessi. </p>



<p>Un bilancio così nefasto merita una profonda riflessione. Un altro dato che colpisce riguarda le malattie professionali, con circa 88 mila nuove denunce nel 2024, il livello più alto degli ultimi cinquant’anni e in crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Questo aumento riflette una maggiore attenzione verso patologie come i disturbi osteo-muscolari, i problemi del sistema nervoso e altre condizioni croniche legate all’attività lavorativa. </p>



<p>L’ufficio viene spesso escluso dal dibattito sulla sicurezza, ma rappresenta invece una fonte di problemi crescenti per la salute. Posture scorrette, uso prolungato del computer, sedute non adeguate ed elevati carichi e ritmi di lavoro sono tra le principali cause di disturbi cronici. Le patologie più denunciate oggi sono infatti quelle muscolo-scheletriche, i disturbi visivi e lo stress da lavoro correlato. Non si tratta quindi di incidenti improvvisi, ma di danni progressivi che incidono sulla qualità della vita e sulla produttività.</p>



<p>Nei settori ad alto rischio, come l’edilizia, il manifatturiero e i trasporti, il pericolo è più evidente e spesso più grave. L’industria manifatturiera continua a essere tra i comparti con il maggior numero di infortuni denunciati, mentre l’edilizia resta uno dei settori più colpiti dagli incidenti mortali. In questi ambiti la prevenzione passa dall’uso corretto dei dispositivi di protezione individuale, dalla formazione continua e dal rigoroso rispetto delle procedure di sicurezza. Come detto in precedenza, il fenomeno non è solo italiano. </p>



<p>In Europa si registrano ogni anno circa 3 milioni di infortuni non mortali e oltre 3.000 decessi sul lavoro, a dimostrazione del fatto che la sicurezza resta una priorità irrisolta anche nei Paesi più avanzati. Dietro ogni statistica ci sono persone, famiglie e comunità. Anche se l’incidenza dei decessi sul lavoro in Italia è lentamente diminuita negli anni grazie alle politiche di prevenzione e controllo, i dati assoluti restano molto significativi e dimostrano che ogni giorno lavorativo può comportare rischi reali che devono essere affrontati con strumenti concreti.</p>



<p>In Italia il quadro normativo è solido e fa riferimento al Decreto Legislativo 81/2008. Tuttavia, i dati dimostrano che le leggi da sole non bastano. Serve una vera cultura della prevenzione, basata su formazione, responsabilità e attenzione quotidiana. Il datore di lavoro deve garantire ambienti sicuri, ma anche i lavoratori sono chiamati a fare la propria parte, applicando con attenzione le regole di sicurezza. La sicurezza sul lavoro non deve essere considerata un costo, ma un investimento. Dall’ufficio al cantiere, lavorare in ambienti sicuri significa salvare vite umane, ridurre i costi sociali e costruire un futuro lavorativo più sostenibile. Perché tornare a casa sani e salvi non dovrebbe essere una notizia, ma la normalità.</p>



<p>Bisogna lottare tutti insieme, facendo il massimo sforzo, ognuno per la propria parte e competenza — aziende, lavoratori e sindacati — affinché tutti i luoghi di lavoro siano tranquilli e sicuri. Solo così nei notiziari non si dovranno più sentire annunci di tragedie avvenute nei posti di lavoro, ma soltanto notizie positive sui traguardi raggiunti.</p>
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		<title>Globalizzazione e IA (due facce della stessa medaglia)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 14:21:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Nino Lentini • È passato ormai qualche anno da quando ho espresso il mio pensiero su ciò che stava avvenendo nella società civile, e cioè la trasformazione delle nostre società in un mondo sempre più globalizzato. Non ho mancato di esprimere le mie perplessità su quanto stava accadendo, non perché sia contro lo sviluppo [&#8230;]</p>
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<p>di Nino Lentini • </p>



<p class="has-drop-cap">È passato ormai qualche anno da quando ho espresso il mio pensiero su ciò che stava avvenendo nella società civile, e cioè la trasformazione delle nostre società in un mondo sempre più globalizzato. Non ho mancato di esprimere le mie perplessità su quanto stava accadendo, non perché sia contro lo sviluppo e le trasformazioni, ma perché, se affrontate guardando solo da un lato, si rischia di dimenticare alcuni valori importanti come il rispetto, il lavoro e le persone, intese come esseri viventi che meritano dignità e non come macchine da buttare quando si pensa non servano più. Attraverso la globalizzazione, è vero, sono avvenuti processi che hanno permesso ai Paesi, alle culture e alle società di essere sempre più interconnessi e interdipendenti a livello mondiale, favorendo la crescita economica, l’accesso a nuovi mercati, la diffusione delle tecnologie e una maggiore varietà di beni e servizi.</p>



<p>Dall’altra parte, però, sono aumentate le disuguaglianze e le pressioni sul lavoro. A causa della possibilità per le imprese di spostare la produzione e i servizi in Paesi dove i costi sono più bassi, i salari hanno subito blocchi e, in alcuni casi, vere e proprie diminuzioni. Si è così creato un mercato del lavoro globale in cui i lavoratori competono tra loro su scala mondiale. Il fatto che molte imprese possano delocalizzare le proprie attività in Paesi dove i salari sono notevolmente più bassi ha portato alla perdita di posti di lavoro nei Paesi sviluppati, all’aumento dei contratti temporanei e poco tutelati e, di conseguenza, a una crescente pressione sui diritti dei lavoratori. Tutto ciò ha reso il lavoro più flessibile, ma anche meno stabile.</p>



<p>Uno dei principali problemi del mondo globalizzato è che i diritti dei lavoratori non sono globalizzati quanto i mercati. Le leggi sul lavoro restano nazionali, mentre le imprese operano a livello internazionale, creando squilibri e difficoltà nel garantire condizioni eque. In conclusione, la globalizzazione, se da una parte offre opportunità di crescita e innovazione, dall’altra aumenta incertezze, disuguaglianze e competizione. La vera sfida è governarla, perché ancora oggi si continua a globalizzare senza rafforzare adeguatamente le tutele, investire in formazione e promuovere un lavoro dignitoso su scala globale. Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, anche qui è necessario porre molta attenzione e non lasciarsi fagocitare, in modo assolutamente errato, diventando esseri inutili, cosa che assolutamente non siamo. È un ambito complesso e potenzialmente pericoloso se non si riesce a indirizzarlo nella giusta direzione. </p>



<p>È vero che l’intelligenza artificiale, basata su algoritmi e grandi quantità di dati, permette di aumentare l’efficienza e la produttività, ridurre gli errori umani, supportare decisioni complesse e favorire innovazioni straordinarie nel campo della sanità, della scienza e dell’ambiente. Tuttavia, è altrettanto vero che, se non gestita nel modo giusto, può provocare la perdita di posti di lavoro, creare dipendenza dalla tecnologia e sollevare seri problemi legati alla privacy e all’uso dei dati. Con l’intelligenza artificiale cambia il modo di lavorare: si automatizzano mansioni ripetitive o di routine, si supportano decisioni complesse e si favoriscono il lavoro da remoto e l’uso di piattaforme avanzate. Tutto ciò comporta una maggiore produttività, ma anche il rischio concreto della perdita di posti di lavoro.</p>



<p>L’impatto dell’intelligenza artificiale sulla globalizzazione del lavoro è significativo. Essa permette alle aziende di delocalizzare alcune attività dove le competenze sono più specializzate, facilita la gestione delle catene di produzione internazionali e migliora il coordinamento e la velocità dei processi.</p>



<p>Le sfide e i rischi sono legati alle disuguaglianze che possono crearsi: chi possiede competenze avanzate ne trarrà beneficio, mentre chi non le ha rischia di restare indietro. L’intelligenza artificiale, infatti, non sostituisce solo lavori manuali, ma anche professionali e intellettuali.</p>



<p>La chiave di tutto resta, sempre e comunque, la formazione continua. Globalizzazione e intelligenza artificiale hanno un elemento fondamentale in comune: l’uomo deve restare il fulcro di ogni questione.</p>



<p>La sfida, in ogni caso e in ogni situazione, è saper utilizzare ciò che accade nel mondo in modo responsabile, garantendo che tutto sia al servizio dell’uomo e non il contrario.</p>
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		<title>Intelligenza Artificiale (Un’invasione a trecentosessanta gradi)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 14:23:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nino Lentini • Indubbiamente il mondo cambia, come è giusto che sia, anche se in questi ultimi decenni il cambiamento è avvenuto in modo frenetico e repentino, anziché graduale come in passato. Con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale – intesa nel senso più ampio come la capacità (o il tentativo) di un sistema artificiale, tipicamente informatico, di [&#8230;]</p>
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<p><strong>Nino Lentini</strong> • </p>



<p class="has-drop-cap">Indubbiamente il mondo cambia, come è giusto che sia, anche se in questi ultimi decenni il cambiamento è avvenuto in modo frenetico e repentino, anziché graduale come in passato. Con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale – intesa nel senso più ampio come la capacità (o il tentativo) di un sistema artificiale, tipicamente informatico, di simulare una forma generica di intelligenza – le cose mutano alla velocità della luce. Certamente, il cambiamento, inteso come progresso, è sempre accolto favorevolmente, poiché ogni innovazione è percepita come un miglioramento della vita, sia sul piano professionale che su quello lavorativo. Se pensiamo a come si lavorava cinquant’anni fa nei campi, per esempio, chi mieteva il grano con la mietitrice doveva, dopo aver raccolto il prodotto, separare e ammassare i residui di erbe da un lato e il grano dall’altro, per poi sistemare tutto il materiale prima della vendita. Un lavoro immenso. Lo stesso discorso vale per la raccolta delle olive: prima di essere portate al frantoio per la trasformazione in olio, dovevano essere raccolte, e i campi brulicavano di decine e decine di persone impiegate in questa attività. Oggi tutto ciò non avviene più: le macchine sostituiscono in modo straordinario il lavoro duro e faticoso svolto dagli esseri umani. </p>



<p>La trasformazione si è già verificata e continua a verificarsi anche nel mondo del lavoro, sia per i colletti bianchi che per quelli blu. L’automazione industriale ha permesso di accelerare e aumentare la produzione. Le industrie automobilistiche, ad esempio, con l’avvento della robotica, hanno potuto non solo incrementare la produzione, ma anche migliorarne l’affidabilità. Periodicamente – dapprima ogni quattro anni e successivamente ogni tre, in occasione dei rinnovi contrattuali – le banche e le organizzazioni sindacali hanno tenuto conto delle innovazioni, riconoscendo la necessità che gli istituti di credito si facessero carico, nei limiti del possibile e del ragionevole, di accogliere le proposte avanzate dalle OO.SS. Queste ultime avevano il compito di tutelare i lavoratori, coloro che con il proprio impegno avevano contribuito alla crescita dell’azienda e che continuavano a sentire la responsabilità di dare sempre il massimo.</p>



<p>Il teorema era semplice: se il lavoratore sta bene e riesce a dare il massimo anche l’azienda sta bene e diventa sempre più forte e florida. Naturalmente, tutto ciò poteva avvenire solo se le nuove regole, inserite nei regolamenti e nei contratti, tenevano nella giusta considerazione chi aveva il merito di tutto questo: il lavoratore. Oggi più che mai, con l’avvento dell’intelligenza artificiale, ci troviamo di fronte a una trasformazione senza precedenti, che sarà certamente molto invasiva. È fondamentale, quindi, che entrambe le parti – aziende e sindacati – agiscano con responsabilità e attenzione. </p>



<p>Le organizzazioni sindacali, in particolare, devono farsi carico in modo unitario e responsabile di uno studio serio e approfondito, affinché sia il lavoratore che l’occupazione, ricordiamo che quest’ultima, è sempre la prima a essere messa a rischio, siano adeguatamente tutelati. Ricordate il periodo della pandemia? Con l’introduzione dello smart working, le aziende si sono subito lanciate su questo nuovo modello, intravedendo un’opportunità per risparmiare sulle spalle dei lavoratori. Ci è voluta tutta la determinazione del sindacato per far ragionare le aziende e ottenere regole scritte a tutela di chi lavorava da casa, garantendo il riconoscimento dei suoi diritti e delle risorse messe a disposizione. </p>



<p>Con l’intelligenza artificiale, a mio avviso, il problema si moltiplicherà all’ennesima potenza, con rischi ancora più elevati. La riduzione dei posti di lavoro, che già da anni avviene in modo sistematico e continuo, sarà con l’intelligenza artificiale un problema ancora più pressante, che non lascerà spazio a distrazioni. È necessario essere vigili e attenti, studiare il fenomeno in modo serio e approfondito per affrontarlo nei luoghi deputati alla discussione di questi temi. Bisogna essere pronti a rispondere alle proposte aziendali con controproposte determinate, capaci di controbilanciare e contrastare eventuali misure che potrebbero penalizzare i lavoratori. Le aziende, infatti, tenderanno a perseguire esclusivamente i propri interessi, senza tenere nella giusta considerazione ciò che serve ai lavoratori per continuare a essere il vero motore del sistema produttivo. Per questo, è essenziale difendere e tutelare il lavoratore con regole scritte e inequivocabili, che garantiscano certezze per il presente e per il futuro, anche per le nuove generazioni. </p>



<p>L’intelligenza artificiale farà parte del nostro tempo e avrà un ruolo sempre più rilevante, ma una cosa è certa: nessuno potrà mai sostituire integralmente l’intelligenza umana. L’uomo, con la sua vera intelligenza, rimarrà sempre al vertice di qualsiasi scala di valori.</p>
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		<title>OMS… cosa sta succedendo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 07:08:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Nino Lentini • Vediamo innanzitutto cos’è l’OMS, Organizzazione Mondiale delle Sanità, e di che cosa si occupa. Istituita nel 1948 a Ginevra è l’autorità incaricata a gestire e coordinare il settore della salute all’interno del sistema delle Nazioni Unite. Il suo obiettivo è fare in modo che tutti gli esseri umani possono godere del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Nino Lentini • </p>



<p class="has-drop-cap">Vediamo innanzitutto cos’è l’OMS, Organizzazione Mondiale delle Sanità, e di che cosa si occupa. Istituita nel 1948 a Ginevra è l’autorità incaricata a gestire e coordinare il settore della salute all’interno del sistema delle Nazioni Unite. Il suo obiettivo è fare in modo che tutti gli esseri umani possono godere del miglior livello di salute possibile, definita come uno stato di benessere fisico, mentale e sociale, e non solamente come assenze di malattie o infermità. Tra le varie funzioni l’OMS è impegnata a fornire una guida sulle questioni sanitarie globali, indirizzare la ricerca sanitaria, stabilire norme standard, e formulare scelte di politica sanitaria basate su evidenze scientifiche. </p>



<p>Inoltre, garantisce assistenza tecnica agli stati membri, monitora e valuta le tendenze in ambito sanitario, finanzia la ricerca medica e fornisce aiuti di emergenza in caso di calamità, come è avvenuto durante la pandemia di COVID-19. Attraverso i propri programmi, l’OMS lavora anche per migliorare la nutrizione, le condizioni abitative, l’igiene e le condizioni di lavoro in tutto il mondo. Per raggiungere questi obiettivi, si avvale dei propri organismi di governo: l’Assemblea mondiale della Sanità e il Consiglio Esecutivo. I centri di collaborazione dell’OMS sono istituzioni nazionali, generalmente dipartimenti o unità di università, laboratori, centri di ricerca, ospedali e istituti accademici. </p>



<p>Da chi viene finanziato l’OMS? L’organizzazione riceve parte dei suoi finanziamenti dagli stati membri che pagano un contributo obbligatorio, calcolato sul PIL di ciascun paese e concordato ogni due anni in occasione dell’Assemblea Mondiale della Sanità, nonché da donazioni private. L’OMS conta 194 Stati Membri suddivisi in sei regioni: Europa, Americhe, Africa, Mediterraneo Orientale, Pacifico Occidentale, e Sud-Est Asiatico. L’OMS è quindi una organizzazione essenziale per l’umanità, poiché svolge un ruolo di collegamento tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo o sottosviluppati, cercando di armonizzare gli interventi necessari per alleviare le sofferenze nel mondo. Nonostante il ruolo fondamentale dell’OMS, le polemiche non mancano. </p>



<p>Recentemente, due stati membri, Argentina e Stati Uniti, hanno avviato le procedure per uscire dall’organizzazione. Se la decisione verrà confermata l’uscita degli Stati Uniti dall’OMS diventerà effettiva nel gennaio del 2026, causando enormi problemi all’organizzazione su diversi fronti. Gli Stati Uniti, infatti, rappresentano uno dei maggiori finanziatori dell’OMS, contribuendo con circa il 20% del budget annuale, pari a circa 110 milioni di dollari l’anno in contributi obbligatori e 1,1 miliardi di donazioni volontarie. </p>



<p>Complessivamente l’OMS gestisce oltre 6,8 miliardi di dollari. Le critiche mosse all’OMS da questi due Paesi riguardano principalmente la gestione della crisi sanitaria e la percezione di una influenza politica all’interno dell’organizzazione. Gli Stati Uniti e l’Argentina sostengono che l’OMS abbia gestito in modo fallimentare la pandemia COVID-19, mostrando una maggiore vicinanza ad alcune super potenze rispetto ad altre. Inoltre, gli Stati Uniti esprimono insoddisfazione per i contributi finanziari sproporzionati che versano rispetto ad altre nazioni. </p>



<p>Sarà la verità o è forse un motivo poco nobile per buttare fango su una organizzazione che lavora per tutelare tutti, senza distinzione di età, sesso, religione o di appartenenza sociale? Se gli Stati Uniti confermeranno la loro uscita, si verificheranno gravi conseguenze sia per l’OMS che per la sanità pubblica americana. Infatti gli Stati Uniti perderebbero l’accesso a importanti programmi sanitari internazionali e a risorse fondamentali per la gestione delle emergenze sanitarie globali. Questa situazione evidenzia una tendenza al nazionalismo sanitario e una crescente diffidenza verso le organizzazioni internazionali, con potenziali implicazioni sanitarie globali. </p>



<p>In un’epoca in cui le malattie infettive non conoscono confini, la collaborazione internazionale è essenziale per affrontare e sconfiggere le emergenze sanitarie. Se all’interno dell’OMS esistono problemi, è giusto che vengano affrontati e risolti. Tuttavia, non si può ignorare l’importanza del suo operato. L’OMS ha svolto, svolge e continuerà a svolgere un ruolo cruciale nella tutela della salute globale. Speriamo che il suo lavoro prosegua con sempre maggiore efficacia per il bene di tutti.</p>
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		<title>Addio Francesco (un grande Papa un grande Uomo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2025 07:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nino Lentini ∙ Il 21 aprile 2023 la notizia della morte del Papa, avvenuta alle ore 7:35, ha lasciato tutti sconcertati e sgomenti. È vero che le sue condizioni di salute non erano buone, ma dopo un ricovero di 38 giorni al Policlinico Gemelli, era stato dimesso. I medici gli avevano raccomandato di prendersi cura [&#8230;]</p>
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<p>Nino Lentini ∙ </p>



<p class="has-drop-cap">Il 21 aprile 2023 la notizia della morte del Papa, avvenuta alle ore 7:35, ha lasciato tutti sconcertati e sgomenti. È vero che le sue condizioni di salute non erano buone, ma dopo un ricovero di 38 giorni al Policlinico Gemelli, era stato dimesso. I medici gli avevano raccomandato di prendersi cura di sé fino alla completa guarigione. Ma, come sappiamo, il Papa era fatto a modo suo.</p>



<p>Pur evitando di celebrare le messe e sottoporsi allo stress dei riti della Settimana Santa, non riusciva a rinunciare al contatto con i fedeli. Le sue apparizioni pubbliche sono state diverse, l’ultima proprio la domenica di Pasqua, quando ha impartito la benedizione Urbi et Orbi e ha attraversato Piazza San Pietro a bordo della papamobile, salutando la folla. Nessuno avrebbe mai immaginato che, il giorno successivo – lunedì dell’Angelo – sarebbe arrivata una notizia così dolorosa. Evidentemente, il suo cammino terreno era giunto al termine, secondo la volontà del Signore.</p>



<p>Come comunicato dal Camerlengo, cardinale Kevin Farrell, ora vive nella Casa del Padre. Durante il suo pontificato, Papa Francesco ha tracciato un solco profondo, una strada che ci accompagnerà come bandiera di vita e speranza, per il presente e per gli anni a venire.</p>



<p>Ha cercato di riformare la Chiesa, promuovendo un messaggio di pace, giustizia e vicinanza ai poveri. Il suo impegno per la misericordia, la sua apertura verso le diverse realtà sociali e culturali, hanno segnato profondamente il suo pontificato. La sua morte lascia un vuoto immenso nella Chiesa cattolica e nel mondo intero.</p>



<p>Con lui si chiude un’era. Il suo esempio di umiltà, coraggio e apertura rimarrà un faro per noi e per le generazioni future. La sua eredità vivrà nelle sue parole, nelle sue azioni e nell’impatto che ha avuto sulla Chiesa e sull’umanità.</p>



<p>In quasi dodici anni di pontificato, ha compiuto 47 viaggi apostolici, visitando 66 Paesi in tutti i continenti: dall’Italia al Brasile, da Cuba agli Stati Uniti, dall’Africa al Sud-est asiatico. Ogni viaggio era occasione per lanciare messaggi forti, in sintonia con la sua visione di una Chiesa vicina agli ultimi, ai sofferenti, ai dimenticati. Pochi mesi dopo l’elezione, si recò a Lampedusa, cuore pulsante dell’emergenza migranti: lì gettò una corona di fiori in mare e lanciò un grido di denuncia e una preghiera per le vittime dei naufragi nel Mediterraneo.</p>



<p>In Brasile, per la Giornata Mondiale della Gioventù, visitò le favelas di Varginha e celebrò messa sulla spiaggia di Copacabana, portando un messaggio di speranza e solidarietà. Il suo sorriso, la sua vicinanza ai giovani, la sua parola semplice ma potente, hanno lasciato un segno profondo in milioni di cuori. Indimenticabile il suo viaggio in Polonia e ad Auschwitz nel 2016: la visita ai campi di concentramento toccò le coscienze. Le sue parole, cariche di dolore e semplicità, restano scolpite nella memoria: “Mai più la guerra, mai più l’odio”.<br>Nel 2019 fu la volta del Giappone, dove da Hiroshima e Nagasaki lanciò un appello contro le armi nucleari: “Mai più armi, mai più bombe”.</p>



<p>Nel 2024 compì il suo ultimo viaggio, il più lungo del pontificato: Indonesia, Papua Nuova Guinea e Singapore. A questo si aggiunse una visita toccante in Corsica.</p>



<p>Fu un viaggio di pace, speranza e unità tra i popoli, e rappresentò la degna conclusione del suo ministero itinerante. Ogni visita non fu mai solo diplomatica, ma sempre atto di fede, gesto di amore e impegno per la giustizia sociale. Papa Francesco è stato un uomo che ha scelto di camminare con chi soffre, con chi lotta e con chi spera.</p>



<p>Ha tracciato la strada per un mondo più bello e più pulito, senza guerre, pieno d’amore e rispetto per ogni diversità. Poche settimane fa, in Piazza San Pietro, durante il Pellegrinaggio delle Famiglie, ha voluto rilanciare tre parole fondamenta per vivere bene insieme: “Permesso, scusa, grazie.”</p>



<p>Permesso, per non essere invadenti. Scusa, perché tutti possiamo sbagliare. Grazie, per l’amore ricevuto.<br>Se mettiamo in pratica il suo esempio e queste tre parole, possiamo davvero costruire un mondo migliore, vivere in pace, eliminare le guerre ed essere persone migliori.</p>



<p>Grazie, Papa Francesco. Resterai per sempre nei nostri cuori.</p>
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		<title>La desertificazione Bancaria nel meridione… e non solo: una crisi silenziosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 15:42:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Nino Lentini ∙ Negli ultimi anni, il Sud Italia, come sempre accade quando si tratta di soffrire, è sempre il primo ad affrontare, purtroppo, un fenomeno preoccupante e spesso sottovalutato: la desertificazione bancaria. Questo termine descrive la progressiva, continua e costante chiusura di filiali bancarie nei territori meno popolati o economicamente fragili, lasciando intere [&#8230;]</p>
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<p>di Nino Lentini ∙ </p>



<p class="has-drop-cap">Negli ultimi anni, il Sud Italia, come sempre accade quando si tratta di soffrire, è sempre il primo ad affrontare, purtroppo, un fenomeno preoccupante e spesso sottovalutato: la desertificazione bancaria. Questo termine descrive la progressiva, continua e costante chiusura di filiali bancarie nei territori meno popolati o economicamente fragili, lasciando intere comunità prive di accesso diretto ai servizi finanziari essenziali.<br>Secondo recenti dati, il numero di sportelli bancari nel Mezzogiorno è diminuito drasticamente, con percentuali ben superiori rispetto al resto del Paese. In molte province meridionali, interi comuni sono rimasti senza alcuna filiale bancaria, costringendo cittadini e imprese a percorrere decine di chilometri per poter accedere a un bancomat o a un servizio di consulenza finanziaria.</p>



<p>Questa tendenza è alimentata da diversi fattori, tra cui la digitalizzazione dei servizi bancari, che ha spinto molte banche a ridurre i costi operativi eliminando le filiali fisiche. Tuttavia, nel Meridione, dove il digital divide è ancora una realtà, questa transizione sta creando nuove disuguaglianze, penalizzando soprattutto anziani e piccole imprese.</p>



<p>La chiusura degli sportelli bancari ha effetti devastanti sull’economia locale. Le piccole e medie imprese, che rappresentano il cuore pulsante del tessuto produttivo meridionale, si trovano prive di un riferimento bancario diretto per ottenere finanziamenti e gestire le proprie operazioni quotidiane. Senza un supporto adeguato, il rischio è la stagnazione economica e la perdita di opportunità di sviluppo.</p>



<p>Dal punto di vista sociale, la desertificazione bancaria aggrava l’isolamento delle aree interne e meno popolate, rendendo ancora più difficoltoso l’accesso a servizi essenziali per i cittadini. Gli anziani, in particolare, risentono maggiormente di questa situazione, non avendo spesso le competenze digitali necessarie per usufruire dei servizi bancari online.</p>



<p>Purtroppo questo fenomeno, che prima avveniva solo al sud adesso si sta, progressivamente spandendo a macchia d’olio, nel senso che pian pianino sta interessando tutta l’Italia, anche nelle zone che sembravano dover essere intoccabili.</p>



<p>Per contrastare la desertificazione bancaria nel Meridione, e non solo, è necessario un intervento congiunto di istituzioni e settore bancario, prevedendo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Incentivi per il mantenimento degli sportelli nelle aree più svantaggiate attraverso agevolazioni fiscali;</li>



<li>Potenziamento dell’educazione finanziaria e digitale principalmente per le fasce di popolazione più anziana in modo da favorire l’utilizzo sicuro dei servizi bancari;</li>



<li>Creazione di sportelli bancari mobili;</li>
</ul>



<p>Sviluppo di partnership pubblico/private per garantire un servizio bancario di prossimità che possa sostenere il tessuto economico e sociale.</p>



<p>La desertificazione bancaria nel Meridione, ma anche nel resto del Paese, non è solo una questione economica, ma rappresenta un serio problema di coesione sociale e di accesso ai diritti fondamentali. È indispensabile un’azione concreta per evitare che intere comunità vengano ulteriormente penalizzate, aggravando il divario già esistente tra Nord e Sud del Paese. Il futuro del Mezzogiorno e dell’Italia tutta dipende anche dalla capacità di garantire servizi bancari adeguati a cittadini e imprese, sostenendo così una crescita equilibrata e inclusiva.</p>
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		<title>In Italia la povertà impera</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2025/02/11/in-italia-la-poverta-impera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2025 14:23:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Nino Lentini ∙ In Italia, nonostante le belle parole che i nuovi governanti ci propinano attraverso televisioni, radio e carta stampata, la disoccupazione aumenta. I giovani non trovano lavoro e sono costretti a migrare, anche oltre confine, mentre la povertà impera. Mi viene in mente la Costituzione e quanto di meraviglioso è contemplato in [&#8230;]</p>
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<p>di Nino Lentini ∙ </p>



<p class="has-drop-cap">In Italia, nonostante le belle parole che i nuovi governanti ci propinano attraverso televisioni, radio e carta stampata, la disoccupazione aumenta. I giovani non trovano lavoro e sono costretti a migrare, anche oltre confine, mentre la povertà impera. Mi viene in mente la Costituzione e quanto di meraviglioso è contemplato in essa. Per ricordarlo anche a me stesso, vediamo quindi cosa recita la nostra Carta Costituzionale agli articoli 1 e 4.</p>



<p><strong>Art. 1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.</strong></p>



<p>La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.<br>Art. 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.</p>



<p>Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Dopo aver letto e riletto questi due articoli della nostra Costituzione, ci rendiamo conto di come, nella realtà, nessuno – in particolare chi, di volta in volta, sale al governo del Paese – abbia mai tenuto conto di quanto sancito dai nostri padri fondatori. Molti, infatti, non pensano al bene comune, ma soltanto a interessi di parte, con l’intento di far ingrossare il proprio portafogli. Eppure basterebbe così poco per far rifiorire questa nostra bella Italia, attraverso l’emanazione di leggi e tutele a favore del popolo sovrano. </p>



<p>Ma niente di tutto questo viene fatto. E allora le imprese, affogate dalle tasse, sono costrette a licenziare perché non riescono a sostenere i costi di un lavoro che diventa sempre più pesante, se non addirittura a chiudere i battenti. Alla fine del 2024, l’anagrafe delle imprese italiane registra un bilancio positivo, con un saldo tra aperture e chiusure che si attesta a +36.856 unità nei dodici mesi da poco conclusi.</p>



<p>I settori più a rischio restano quelli manifatturieri e del commercio, mentre le piccole e medie imprese, con risorse finanziarie più limitate, potrebbero essere le più vulnerabili. Quante imprese, infatti, negli ultimi anni, sono state costrette – loro malgrado – a dire basta e chiudere l’attività, con la conseguenza di dover mandare sul lastrico intere famiglie? Quanti, di fronte a questa situazione, cambiano aria, nel senso che sono costretti a reimpostare altrove la propria vita, familiare e lavorativa? Chi può, lo fa; ma molti altri non riescono più a sbarcare il lunario. Basterebbe fermarsi un attimo, rileggere gli articoli 1 e 4 della Costituzione e recitarli ad alta voce, tutta d’un fiato: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, promuovendo le condizioni per rendere effettivo questo diritto.”</p>



<p>È un diritto per tutti poter lavorare, e non può essere – come accade oggi – necessario mendicare questo diritto. Non si può essere costretti a bussare alla porta di questo o quel personaggio per chiedere ciò che è costituzionalmente sancito. Non si può e non si deve mendicare per avere un lavoro e, spesso, vedersi sbattuta la porta in faccia.</p>



<p>Non si può e non si deve tollerare che la povera gente sia umiliata e costretta a mendicare perché rifiutata ingiustamente e abbandonata in mezzo a una strada.</p>



<p>Non si può e non si deve accettare che i ricchi diventino sempre più ricchi sulla pelle del popolo, mentre chi è in difficoltà non ha nemmeno un tozzo di pane per sfamare se stesso e la propria famiglia – per chi ancora ne ha una.</p>



<p>Non si può e non si deve vivere di miseria solo perché chi governa non fa nulla per cambiare questo stato di cose, ma pensa esclusivamente al proprio tornaconto personale. Non si può più. Ed allora, è forse giunto il momento di applicare a pieno l’articolo 1 della Costituzione, laddove afferma: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”</p>



<p>È giunto il momento che il popolo sovrano si ribelli, in modo civile e democratico, e riprenda ciò che è suo: la sovranità, per fare scelte basate su rispetto, democrazia e solidarietà.</p>
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		<title>Il lavoro… questo strano mostro</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2025/01/23/lavoro-questo-strano-mostro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 10:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Nino Lentini  ∙ Anche nell’anno appena iniziato, la musica non cambia per ciò che concerne la ricerca del lavoro per i giovani laureati e non, da una parte, mentre invece dall’altra c’è chi ha già un lavoro e non vede l’ora di andare in pensione o anche in prepensionamento. Infatti molte aziende, ed in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Nino Lentini  ∙ </p>



<p class="has-drop-cap">Anche nell’anno appena iniziato, la musica non cambia per ciò che concerne la ricerca del lavoro per i giovani laureati e non, da una parte, mentre invece dall’altra c’è chi ha già un lavoro e non vede l’ora di andare in pensione o anche in prepensionamento. Infatti molte aziende, ed in modo particolare le banche, offrono l’opportunità di accompagnarti alla pensione con un assegno quanto più vicino a quello che poi, nel momento della maturazione della pensione, sarà il valore reale economico mensile della pensione Inps.</p>



<p>Intanto analizziamo alcuni dati forniti da ISTAT per cercare di capire meglio, dopo di che analizziamo questo strano fenomeno che da anni oramai è diventato un leitmotiv.</p>



<p>I dati di seguito riportati provengono dal sito lapresse.it: “A novembre 2024, rispetto al mese precedente, diminuiscono gli occupati e i disoccupati, mentre cresce il numero di inattivi. Lo rileva l’Istat. Il calo dell’occupazione (-0,1%, pari a -13mila unità) coinvolge gli uomini, i dipendenti a termine e i 15-34enni; l’occupazione è invece in crescita tra le donne, i dipendenti permanenti e chi ha almeno 35 anni di età, rimanendo sostanzialmente stabile tra gli autonomi. Il tasso di occupazione risulta invariato al 62,4%. </p>



<p>Il numero di persone in cerca di lavoro diminuisce (-1,6%, pari a -24mila unità) per le donne e i 25-49enni, mentre aumenta nelle altre classi di età e, seppur lievemente, anche tra gli uomini. Il tasso di disoccupazione scende al 5,7% (-0,1 punti), quello giovanile sale al 19,2% (+1,4 punti). Il numero di inattivi aumenta (+0,2%, pari a +23mila unità) per gli uomini e gli under35, diminuisce nelle altre classi d’età ed è sostanzialmente stabile tra le donne. Il tasso di inattività sale al 33,7% (+0,1 punti). Confrontando il trimestre settembre-novembre 2024 con quello precedente (giugno-agosto), si registra un incremento nel numero di occupati dello 0,2% (+49mila unità). La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa alla diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-8,4%, pari a -136mila unità) e all’aumento degli inattivi (+0,9%, pari a +115mila unità). A novembre 2024, il numero di occupati supera quello di novembre 2023 dell’1,4% (+328mila unità); l’aumento coinvolge gli uomini, le donne e chi ha almeno 35 anni di età, mentre per i 15-34enni si registra una diminuzione. Il tasso di occupazione in un anno sale di 0,5 punti percentuali. Rispetto a novembre 2023, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-23,9%, pari a -459mila unità) e cresce quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+2,6%, pari a +323mila).”</p>



<p>In sostanza sulla base di questi dati si vede chiaramente che da una parte aumenta il numero dei disoccupati e degli inattivi mentre dall’altra chi lavora guarda con ansia ed apprensione il giorno della agognata pensione. E’ uno stranissimo fenomeno che si giustifica solamente per il fatto che da oltre un decennio, e forse più, il mondo del lavoro è radicalmente cambiato in modo vertiginoso e non ti lascia nemmeno il tempo di abituarti al cambiamento che già ne arriva un altro. Oramai da oltre vent’anni, in modo piuttosto sistematico, i cambiamenti avvengono con regolarità quasi ogni due tre anni.</p>



<p>E succede una rivoluzione non da poco. Nel momento in cui pensi che ce l’hai fatta a metabolizzare il cambiamento e metterti al passo con i tempi, ecco che subito, dalla sera alla mattina tutto cambia di nuovo ed in modo travolgente. Ed allora bisogna rimboccarsi le maniche e ricominciare tutto da capo.</p>



<p>Ma ad un certo punto della nostra vita bisogna fare i conti, non solo con la volontà che quella non manca mai, ma anche con le nostre forze che con l’età inesorabilmente si affievoliscono. E purtroppo, quando si verifica la possibilità di andarsene, di uscire dal mondo del lavoro, una persona che ha svolto il proprio lavoro con amore e la dedizione di un buon padre di famiglia, non se lo fa ripetere due volte e appone la sua ultima firma per uscire da un mondo che oramai non gli appartiene più ma anche per dire con voce alta e piena d’amore: “Largo ai giovani”.</p>
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		<title>Intelligenza Artificiale… potrà mai sostituire l’intelligenza umana?</title>
		<link>https://www.alpluraleonline.it/2024/11/19/intelligenza-artificiale-potra-mai-sostituire-lintelligenza-umana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nino Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 09:25:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'altra pagina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nino Lentini • Ultimamente non si fa altro che parlare dell’intelligenza artificiale come se fosse la panacea per tutti i mali e come se fosse anche la svolta definitiva per superare l’intelligenza che l’ha creata: quella umana.Ma vediamo nello specifico cosa vuol dire intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale (AI) è la base per simulare i processi di [&#8230;]</p>
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<p>Nino Lentini • </p>



<p class="has-drop-cap">Ultimamente non si fa altro che parlare dell’intelligenza artificiale come se fosse la panacea per tutti i mali e come se fosse anche la svolta definitiva per superare l’intelligenza che l’ha creata: quella umana.<br>Ma vediamo nello specifico cosa vuol dire intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale (AI) è la base per simulare i processi di intelligenza umana attraverso la creazione e l’applicazione di algoritmi integrati in un ambiente di calcolo dinamico. </p>



<p>Le applicazioni di intelligenza artificiale che sono a contatto o anche integrate del corpo umano possono essere pericolose se mal progettate, utilizzate in modo improprio o hackerate. Un uso non regolamentato dell’intelligenza artificiale negli armamenti potrebbe condurre a una perdita di controllo su armi distruttive. L’intelligenza artificiale è una disciplina che ha l’obiettivo di creare programmi capaci di simulare il comportamento e il ragionamento umano. Lo scopo dell’Intelligenza Artificiale è quello di creare qualcosa che agisca in maniera analoga a noi e che possa essere indistinguibile da una macchina. </p>



<p>L’intelligenza artificiale permette ai sistemi di capire il proprio ambiente, mettersi in relazione con quello che percepisce e risolvere problemi, e agire verso un obiettivo specifico. Il computer riceve i dati (già preparati o raccolti tramite sensori, come una videocamera), li processa e risponde. Alcuni esempi di applicazioni moderne dell’IA sono le auto a guida autonoma, il monitoraggio della finanza, i servizi di trasporto taxi (Uber), gli algoritmi dei social media e la progettazione generativa nel software CAD (è una tecnologia per consentire ai creatori di progettare, disegnare e realizzare documentazione tecnica sostituendo le tecniche di disegno manuale con un processo digitale). Come tutte le novità che portano grande innovazione, in questo caso parliamo di intelligenza artificiale, in una società in continua crescita e rivoluzione in tutti i campi ma in modo particolare nell’ambito lavorativo, bisogna accompagnare i cambiamenti e controllarli affinché le trasformazioni siano di natura positiva e non si traducano in catastrofi lavorative, con la perdita di lavoro e quindi di notevole diminuzione del numero delle persone occupate. Vediamo quali sono i lavori che se, come dicevo prima, non ci sarà un controllo serio e severo, potrebbero sparire con l’intelligenza artificiale. </p>



<p>Gli impiegati, poiché un lavoro può essere e subire trasformazioni automatizzabili, gli analisti, gli operatoti di telemarketing, gli assistenti statistici e i cassieri in tutte le attività dove oggi è previsto un cassiere, vedi per esempio supermercati, nati negli ultimi cinquant’anni in maniera massiva, e in tutti negozi piccoli o grandi che siano.</p>



<p>Insomma se non si sta attenti a tutte le trasformazioni ed i cambiamenti che a breve ed a lungo termine porterà l’intelligenza artificiale, secondo una recente analisi statistica, circa 20 milioni di lavoratori nell’Unione Europea potrebbero perdere il posto di lavoro.</p>



<p>L’intelligenza artificiale può automatizzare alcuni aspetti del lavoro quotidiano, ma non potrà mai occuparsi di mansioni dove creatività ed empatia sono essenziali. Tutto ciò rafforza il fatto che è vero che con l’intelligenza artificiale si possono realizzare macchine capaci di fare cose notevolmente superiori alle possibilità umane, ma è anche vero che senza l’intervento dell’uomo tutto diventa inutile.<br>L’intelligenza artificiale sarà sempre seconda rispetto all’intelligenza umana. Andare nello spazio e conquistare la luna sono due esempi di come tutto diventa inutile se non c’è l’uomo. Indipendentemente se è lui stesso che governa dall’interno gli strumenti di navigazione o se questi vengono pilotati e gestiti da remoto. </p>



<p>Qualunque cosa che l’uomo può partorire dalla propria mente non avrà mai alcun futuro se non controllata e gestita dalla mente che l’ha inventata. Abbiamo potuto verificare, fin dalla notte dei tempi, che è l’intelligenza dell’uomo l’unica vera risorsa inesauribile ed è per questo che è e sarà la sola ed unica capace di governare tutti i cambiamenti, presenti e futuri. Indubbiamente, come sempre accade in questi casi, c’è chi ha interessi per spingere in modo sconsiderato ed incontrollato verso l’intelligenza artificiale, cercando di convincerci che questa è l’unica soluzione possibile per il bene degli esseri umani e dell’umanità tutta. Omettendo, però, di raccontarci i reali scopi finalizzati al profitto, che si nascondono dietro l’impiego dell’intelligenza artificiale. </p>



<p>Bisogna essere convinti, invece, usando la nostra testa e quindi la nostra intelligenza, che sicuramente il progresso non si può fermare, e mai nessuno lo potrà o vorrà fare, ma ogni cosa deve avvenire nel rispetto di tutti. Poi se si vuole, cosi come sarà, spingere sull’intelligenza artificiale basta lavorare tenendo sempre a mente che l’unica vera intelligenza seria, capace, controllabile e con i sentimenti che servono è quella umana, unica ed inimitabile.</p>
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